



L’asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per il gusto di contestare? oppure c’è qualcosa che non và… In questo articolo cercherò di affrontare il problema e andare a vedere perché alcuni si ostinano a contestare anche quando sembrerebbe tutto risolto.
Le licenze per l’utilizzo delle frequenze sono state assegnate. I costi sono esorbitanti, in totale 136.337.000 di euro, un valore molto superiore a quello registrato negli altri paesi europei, + 176% sulla base d’asta. Molti temono, specialmente le associazioni consumatori che le spese folli per le licenze portino ad un costo elevatissimo del servizio come è già successo per l’UMTS, cioè che il servizio diventi costoso a fronte del proposito di superare il problema del digital divide italiano.
Una competizione vivace, che secondo il ministro delle TLC Paolo Gentiloni è “testimonianza sia dell’interesse per questa nuova tecnologia di banda larga senza fili, sia dell’impegno che le imprese vincitrici vorranno sostenere per far partire in Italia i servizi WiMax”. (si poteva fare benissimo statale, come avrebbero voluto molte regioni, provincie e comuni, ndr).



Le frequenze assegnate, su cui si dovrà costruire le reti WiMax, sono da 3,4 a 3,6 GHz. Sono proprio queste bande di frequenze che generano molte discussioni e malcontenti.
Per costruire una rete senza fili le frequenze che si scelgono per trasmettere i dati sono vitali. Detto semplicemente: più alta è la frequenza meno lontano andrà il segnale. In termini pratici: a 900 MHz (0,9 GHz) si riesce ad arrivare fino a 25 Km (in aree extraurbane) con i 1800 MHz (1,8 GHz, il famoso dualband) bisogna scendere a 6 Km. All’avvento dell’UMTS, HSDPA e simili si è scelta come frequenza i 2,1 GHz, questo ha fatto si che delle tecnologie molto superiori al GSM hanno delle prestazioni pessime sulla distanza e decenti vicino alla cella. All’epoca del lancio dell’UMTS le compagnie per migliorare le prestazioni furono costrette ad avvicinare ed aumentare il numero di celle, di consegueza aumentarono i costi. Per un approfondimento su questo tema è utile leggere questo articolo. Visto cosa è successo con l’UMTS, l’HSDPA, ecc, non è servito d’esperienza, per il WiMax si è scelto comunque di utilizzare le frequenze molto alte che vanno da 3,4 a 3,6 GHz.
Questo modo di procedere, dalla scelta delle frequenze alla messa all’asta delle frequenze, fa diventare il WiMax da molto economico e affidabile a molto costoso e poco perfomante. Chi costruirà le reti dovrà prima di tutto costruire altre celle (ripetitori e antenne per intenderdi) molto più vicine rispetto a quelle già presenti (quindi con tutte le problematiche del caso, vedasi tutti i permessi e resistenze dei cittadini a mettere nuove antenne vicino alle case) che faranno lievitare i costi. Secondo, le compagnie dovranno rientrare dei costi delle licenze, sempre se non venderanno a pezzetti le aree ad altre compagnie (è previsto dal bando di gara, se chi si aggiudica la gara non utilizzerà le frequenze dovrà rivendere a chi ne faccia richiesta) che faranno lievitare i costi.
Sul problema delle frequenze è utile leggere questo articolo (vicenda) e questo articolo (per sapere come è andata a finire), la vicenda poteva servire da esperienza per l’Italia, ma non è stato così.
Alcuni paesi hanno più saggiamente scelto (a partire dall’UMTS, l’HSDPA, ecc.), frequenze molto più lunghe (basse). Queste scelte hanno portato dei vantaggi notevoli, in alcuni casi a prestazioni superiori alle aspettative come in Giappone.
Negli USA si vorrebbe costruire una rete WiMax nazionale e coprire tutto il territorio degli Stati Uniti. Per questo ci sono stati degli investimenti di circa 2,7 miliardi di dollari (1,7 miliardi di euro) si pensa che si riuscirà a costruire la rete entro 12-24 mesi. Ma la cosa più importante è la frequenza che si adotterà: saranno i 700 MHz (0,7 GHz). Per approfondire leggere questo articolo.
In Giappone, molto più avanzati, l’azienda NTT DoCoMo dal 2006 si sta attrezzando (terminerà nel 2009) ad incrementare le velocità dell’HSDPA e dell’HSUPA fino a 300 Mbit in download e 75 Mbit in upload, questa azienda utilizza come frequenza i 20 MHz (0,02 GHz), approfondimento su questo articolo.
Trarre delle conclusioni è facile.
L’utilità e l’economicità di una tecnologia dipende da chi decide e amministra.
Ciao, Arturu.it






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