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	<title>Arturu.it &#187; Linux</title>
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	<description>La necessità di parlare, l&#039;imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l&#039;uomo più grande.</description>
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		<title>Cracking di reti Wi-Fi</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/10/21/cracking-di-reti-wi-fi/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 21:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category>
		<category><![CDATA[wi-fi]]></category>

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		<description><![CDATA[

Gli ultimi anni sono stati segnati da una diffusione significativa delle connessioni wi-fi sia in ambito domestico che lavorativo. In entrambi gli ambiti, tuttavia, troppo spesso si sottovalutano i rischi connessi alla sicurezza delle reti wireless; il più degli utenti, infatti, ignora che il cracking di queste reti può essere davvero molto semplice e, fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-575" title="tux_scorpione" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg" alt="tux_scorpione" width="100" height="100" />Gli ultimi anni sono stati segnati da una diffusione significativa delle <strong>connessioni wi-fi</strong> sia in ambito domestico che lavorativo. In entrambi gli ambiti, tuttavia, troppo spesso si sottovalutano i rischi connessi alla sicurezza delle reti wireless; il più degli utenti, infatti, ignora che il cracking di queste reti può essere davvero molto semplice e, fatto ancor più grave, può essere messo in pratica con successo anche da utenti poco esperti.</p>
<p>Questo breve articolo si propone di illustrare, anche attraverso esempi pratici, le tecniche di cracking più comuni al fine di consentire al lettore di adottare le opportune contromisure necessarie a mettere in sicurezza la propria rete senza fili.<br />
<span id="more-649"></span><br />
<strong>Reti WEP e WPA</strong></p>
<p>Attualmente la quasi totalità delle reti wi-fi è protetta mediante gli standard WEP e WPA-PSK.<br />
Il <strong>WEP</strong> (Wired Equivalent Privacy) è uno standard basato sull&#8217;algoritmo di cifratura dei dati RC4, il quale ha il vantaggio di essere molto veloce ma poco sicuro: nella particolare implementazione utilizzata, infatti, sono stati riscontrati difetti gravissimi che permettono il calcolo della chiave di rete a partire da dati ottenuti dall&#8217;analisi del traffico criptato.<br />
Il <strong>WPA-PSK</strong> (Wi-Fi Protected Access / Pre Shared Keys) è un protocollo creato per tamponare il problema scaturito dal fallimento del WEP. Utilizza chiavi di criptazione dinamiche a 128 bit e combina la chiave in uso con un vettore di inizializzazione (IVS). Le chiavi variano dinamicamente e la stessa non compare mai due volte consecutive.<br />
<strong>WPA2-AES</strong> è l&#8217;evoluzione dei protocolli precedenti, più robusto dei due sistemi appena trattati.</p>
<p><strong>La suite Aircrack-ng</strong></p>
<p>Per gli esempi pratici di questo articolo useremo la nota suite per l&#8217;auditing di reti wireless <em>Aircrack-ng</em> su sistema operativo Linux (è possibile, anche se più problematico, utilizzare la suite anche su sistemi Windows).<br />
Aircrack-ng offre all&#8217;utilizzatore un <em>packet sniffer</em> e una serie di tool di analisi che possono essere impiegati con qualsiasi scheda wireless munita di supporto per il <em>monitor mode</em>.</p>
<p>Dopo aver effettuato il download dal sito ufficiale dovremo procedere all&#8217;installazione; per farlo si consiglia di seguire le istruzioni presenti sul sito dell&#8217;autore; se avete Ubuntu ve la caverete con l&#8217;istruzione:</p>
<blockquote>
<pre>$ sudo apt-get install aircrack-ng</pre>
</blockquote>
<p><strong>Il Monitor Mode</strong></p>
<p>Le schede di rete funzionano normalmente in una modalità che legge in prima istanza il <strong>MAC Address</strong> del pacchetto catturato e lo scarta automaticamente se non è indirizzato nostro host. Per i nostri fini è invece necessario poter catturare tutto il traffico &#8220;circolante&#8221;.<br />
La modalità <strong>Monitor</strong> permette la ricezione del pacchetto anche nel caso in cui il nostro host non sia associato con l&#8217;access point o il terminale che lo ha generato.<br />
Per impostare la scheda di rete nella modalità Monitor, si utilizzano comunemente le seguenti istruzioni:</p>
<blockquote>
<pre>$ su
# airmon-ng stop &lt;interfaccia&gt;
# airmon-ng start &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/airmon.png" border="0" alt="" /></p>
<p>Per verificare se il <strong>Monitor Mode</strong> sia stato attivato correttamente sarà sufficiente lanciare il comando:</p>
<blockquote>
<pre># iwconfig</pre>
</blockquote>
<p>e leggere il valore del campo Mode dall&#8217;output del comando.</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/monitor.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Sniffing dei pacchetti</strong></p>
<p>Si definisce &#8220;sniffing&#8221; l&#8217;attività di intercettazione passiva dei dati che transitano in una rete telematica. Lo sniffing, in pratica, non è altro che la cattura dei pacchetti in transito su una rete.<br />
Per visualizzare l&#8217;elenco delle reti sotto monitoraggio è sufficiente lanciare il comando</p>
<blockquote>
<pre># airodump-ng &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>Lanciato senza altri parametri il comando citato non salva i pacchetti ricevuti da nessuna parte ma si limita a fare <em>polling</em> tra tutti i canali alla ricerca del massimo numero di reti possibile (il polling consiste nel provare a connettersi su tutti i canali ad intervalli regolari di tempo).</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/airodump.png" border="0" alt="" /></p>
<p>Questa fase, generalmente, percede lo sniffing vero e proprio; in questa fase preliminare, in sostanza, si &#8220;sceglie la vittima&#8221; dell&#8217;attacco. Per farlo sarà innanzituitto necessario appuntarsi alcune informazioni sulla rete individuata:</p>
<ul>
<li>BSSID</li>
<li>ESSID</li>
<li><a id="ed_Id_1" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">Channel</a> (<a id="ed_Id_2" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">canale</a>)</li>
<li>SSID del/dei client/s</li>
</ul>
<p>Fatto questo sarà possibile lanciare il comando che avvia lo sniffing vero e proprio e salva su file il traffico catturato:</p>
<blockquote>
<pre># airodump-ng -c &lt;<a id="ed_Id_3" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">canale</a>&gt; -b &lt;BSSID&gt; -w &lt;filedicattura.ivs&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>A questo punto, a seconda del tipo di protezione che difende la rete-obiettivo si può agire con tecniche differenti.<br />
In certi casi, a dire il vero non frequentissimi, gli access point si proteggono da attacchi esterni tramite il <strong>MAC filtering</strong>, che consiste nell&#8217;accettare connessioni soltanto dagli host il cui indirizzo sia presente in una lista dedicata (whitelist).<br />
Sfruttando il fatto che almeno il MAC address dell&#8217;utente proprietario della rete sia presente in whitelist si può tentare di attaccare questo sistema facendo <strong>MAC Spoofing</strong>, ovvero cambiando con una riga di comando il proprio MAC Address con quello del proprietario della rete, che può essere ricavato ad esempio dalla lista delle connessioni tracciate da airodump.<br />
I seguenti comandi cambiano il proprio indirizzo MAC con quello inserito come argomento:</p>
<blockquote>
<pre># ifconfig &lt;interfaccia&gt; down
# ifconfig &lt;interfaccia&gt; hw ether &lt;nuovo_mac&gt;
# ifconfig &lt;interfaccia&gt; up</pre>
</blockquote>
<p><strong>Cracking WEP</strong></p>
<p>Come già accennato il WEP ha un difetto di implementazione che lo rende vulnerabile ad un attacco basato su un semplice calcolo statistico: qualora si sia intercettata una quantità sufficiente di traffico l&#8217;attacco ha percentuali di riuscita vicine al 99%.</p>
<p>Se il nostro obiettivo è bucare (o meglio testare) una rete protetta con WEP, il primo passo da compiere è, quindi, quello di catturare un adeguato numero di pacchetti nel più breve tempo possibile. Per farlo una comune attività di sniffing potrebbe essere sufficiente.<br />
Qualora si desideri velocizzare l&#8217;operazione è possibile utilizzare in combinazione tecniche di <strong>fake association</strong> e <strong>packet injection</strong>: con la prima tecnica si crea un&#8217;associazione fittizia con l&#8217;access point vittima mentre con la seconda si fa in modo che nella rete circolino un gran numero di pacchetti.<br />
In questo modo sarà sufficiente pochissimo tempo per raccogliere il nostro bottino.</p>
<p>Il comando che mette in pratica quanto appena descritto è aireplay-ng, lanciato coi parametri indicati:</p>
<p>1) Per la &#8220;Fake Association&#8221;</p>
<blockquote>
<pre># aireplay-ng -1 0 -e &lt;ESSID&gt; -a &lt;BSSID&gt; -h &lt;mio_mac&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>2) Per il &#8220;Packet Injection&#8221;</p>
<blockquote>
<pre># aireplay-ng -3 -b &lt;BSSID&gt; -h &lt;mio_mac&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>Al termine delle operazioni lanciamo il comando:</p>
<blockquote>
<pre># aircrack-ng &lt;filedicattura.ivs&gt;</pre>
</blockquote>
<p>&#8230;ed attendiamo il responso.</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/aircrack.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Cracking WPA-PSK</strong></p>
<p>Le reti WPA-PSK fortunatamente non soffrono della grave vulnerabilità del protocollo WEP. Craccare una rete di questo tipo necessità, pertanto, di un approccio per tentativi in cerca della giusta <em>passphrase</em>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo preliminare è catturare un <em>handshake</em> valido. Per chi non lo sapesse l&#8217;handshake è una sequenza di pacchetti scambiati tra un client autorizzato e un Access Point che porta all&#8217;autenticazione.</p>
<p>Per conseguire questo primo fine si possono seguire due strade, la prima è aspettare che un client si connetta spontaneamente, la seconda è usare il <strong>Deauthentication attack</strong>.<br />
Il principio è far disconnettere un client con lo scopo di fargli ripetere la procedura di autenticazione, che sarà attentamente catturata dal nostro sniffer.<br />
La prima opzione, che pare a prima vista &#8220;poco furba&#8221;, diventa l&#8217;unica praticabile quando nessun client è connesso alla rete obiettivo.</p>
<p>Una volta catturato l&#8217;handshake si passa alla ricerca della passphrase.<br />
Per questioni di tempo è impensabile effettuare un attacco a tentativi col grezzo &#8220;brute force&#8221; (prova sequenziale di tutte le combinazioni di un insieme di caratteri detto &#8220;charset&#8221;). E&#8217; da preferire un <strong>attacco a dizionario</strong>, che però richiede una <em>wordlist</em> (lista di parole di senso compiuto normalmente utilizzate come password; ad esempio nomi di persona) di buona qualità per risultare efficiente.<br />
Una volta ottenuta la wordlist sarà sufficiente eseguire il comando:</p>
<blockquote>
<pre>aircrack-ng -w &lt;wordlist.txt&gt; -b &lt;mac_address&gt; &lt;filedicattura.ivs&gt;</pre>
</blockquote>
<p>ed attendere speranzosi che la password cercata sia nel dizionario.<br />
Un tipo di attacco di questo tipo andrà difficilmente a buon fine se la password è stata scelta con le dovute cautele.</p>
<p><strong>Evoluzione del cracking e difesa della rete</strong></p>
<p>Ovviamente questo testo non ha pretese di esaustività nel trattare la materia del cracking di una rete senza fili: esistono, infatti, tecniche più sofisticate che sfruttano altri tipi di vulnerabilità ma di più difficile applicazione. Di contro sono veramente pochi gli utenti in grado di utilizzare metodi differenti da quelli qui descritti.</p>
<p>Negli ultimi tempi sono stati sviluppati sistemi software che velocizzano il numero di operazioni effettuabili nell&#8217;arco di tempo in un attacco: i più interessanti sfruttano i velocissimi <strong>processori grafici</strong>, molto adatti per fare calcoli di questa natura, oppure sono basati sulla <strong>programmazione distribuita</strong> (il calcolo viene affidato non a una sola macchina ma ad una rete di calcolatori). Questo genere di innovazioni può minare anche la sicurezza delle password più sofisticate e di lunghezza medio-alta.</p>
<p>Per proteggersi dal WEP, pare scontato che l&#8217;unica soluzione sia non usarlo. Il WEP non è mai sicuro, e il cracking risulta facile qualsiasi sia la passphrase impiegata.<br />
Il WPA-PSK offre protezione buona a patto che la password sia sufficientemente lunga, composta da vari tipi di caratteri (maiuscole/minuscole/numeri/caratteri speciali) e non sia una parola potenzialmente presente nel dizionario. La sicurezza cresce esponenzialmente con ogni carattere in più aggiunto alla password!<br />
In ogni caso, quando possibile, il sistema migliore è certamente passare a WPA2-AES oppure, soluzione consigliata in ambito professionale, dotarsi di un server di autenticazione, ad esempio un server RADIUS.</p>
<p><a href="http://www.mrwebmaster.it/sicurezza/articoli/cracking-reti-wi-fi_1083.html">Fonte mr webmaster</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Convertire da MIDI a WAV&#8230;</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/convertire-da-midi-a-wav/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Soluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[conversioni]]></category>
		<category><![CDATA[midi]]></category>
		<category><![CDATA[wav]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza ombra di dubbio l&#8217;operazione più snervante per me è convertire file MIDI in audio e poi scriverli su un cd. Il problema non si pone quando è un solo file ma quando devo passare un&#8217;intera compilation su cd&#8230; Da poco ho trovato una soluzione quasi magica a questo problema&#8230;

Allora come sistema operativo uso Kubuntu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-64" title="cdrom_mount" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/cdrom_mount.png" alt="cdrom_mount" width="128" height="128" />Senza ombra di dubbio l&#8217;operazione più snervante per me è convertire file MIDI in audio e poi scriverli su un cd. Il problema non si pone quando è un solo file ma quando devo passare un&#8217;intera compilation su cd&#8230; Da poco ho trovato una soluzione quasi magica a questo problema&#8230;<span id="more-597"></span></p>
<div>
<p>Allora come sistema operativo uso Kubuntu 7.10 e timidity++ come server midi.</p></div>
<div>
<p>Tramite la shell il comando con cui si converte un file MIDI in formato WAV-RIFF, adatto per l&#8217;incisione di un CD, è il seguente:</p></div>
<div>
<p>timidity -Ow -s 44100 file_midi -o file_wav</p></div>
<p>successivamente tramite shell o un programma grafico si possono trasferire i file su un cd vuoto. In questo modo la conversione dei file midi deve essere fatta sempre ad uno ad uno, cosa molto tediosa, possiamo fare in modo che vengano convertiti tutti i file MIDI presenti in una determinata cartella e trasferiti su cd in modo automatizzato. Per risolvere questo problema si può utilizzare uno script adatto allo scopo. Di seguito uno script commentato in ogni parte.</p>
<p><code>#!/bin/sh<br />
##<br />
## midi2cd MIDI_FILE...<br />
##<br />
#<br />
# Modificare questa variabile per indicare le coordinate del<br />
# masterizzatore.<br />
#<br />
DEV="0,0,0"<br />
#<br />
# Se si tratta di un masterizzatore ATAPI che non è riconosciuto<br />
# da Cdrdao, conviene assegnare la stringa "--driver generic-mmc".<br />
#<br />
CD_DRIVER=""<br />
#<br />
# I file MIDI vengono forniti come argomenti della riga di comando.<br />
#<br />
MIDI_LIST="$@"<br />
#<br />
# Collocazione dei file temporanei.<br />
#<br />
TEMPORARY=`tempfile`<br />
rm -f $TEMPORARY<br />
mkdir $TEMPORARY<br />
TOC="$TEMPORARY/TOC"<br />
#<br />
# Variabile usata per numerare sequenzialmente le tracce.<br />
#<br />
N="0"<br />
#<br />
# File correnti.<br />
#<br />
MIDI=""<br />
WAV=""<br />
#<br />
# Inizia il file TOC di Cdrdao.<br />
#<br />
echo CD_DA &gt; $TOC<br />
#<br />
# Si convertono i file MIDI.<br />
#<br />
for MIDI in $MIDI_LIST<br />
do<br />
#<br />
# Incrementa N.<br />
#<br />
N=$(($N+1))<br />
#<br />
# Definisce il nome da dare al file WAV: usa il numero sequenziale<br />
# e gli aggiunge l'estensione.<br />
#<br />
WAV="$TEMPORARY/$N.wav"<br />
#<br />
# Converte il file MIDI.<br />
#<br />
timidity -Ow -s 44100 $MIDI -o $WAV<br />
#<br />
# Aggiunge le informazioni necessarie nel file TOC di Cdrdao.<br />
#<br />
echo // Track $N &gt;&gt; $TOC<br />
echo TRACK AUDIO &gt;&gt; $TOC<br />
echo NO PRE_EMPHASIS &gt;&gt; $TOC<br />
echo TWO_CHANNEL_AUDIO &gt;&gt; $TOC<br />
echo AUDIOFILE \"$WAV\" 0 &gt;&gt; $TOC<br />
#<br />
done<br />
#<br />
# Incide il CD.<br />
#<br />
cdrdao write            \<br />
--overburn          \<br />
-v 2                \<br />
--buffers 128       \<br />
--speed 4           \<br />
--device $DEV       \<br />
$CD_DRIVER          \<br />
$TOC</code></p>
<p>lo script seguente si potrebbe chiamare <em>midi2cd</em> ed eseguendolo in una qualsiasi cartella (es: <em>midi2cd *.mid</em>) converterà in automatico i file midi in audio e li scriverà su cd. Nell&#8217;utilizzare questo script bisogna considerare alcuni punti:</p>
<ul>
<li>i file midi verranno processati in ordine alfabetico;</li>
<li>la qualità dei file audio che si ottengono dipende molto dalle librerie di suoni che si utilizzano, quindi sarebbe opportuno, se si desidera una qualità audio superiore utilizzare librerie adatte e non quelle di default (molto leggere);</li>
<li>il totale di minuti da convertire, bisogna rispettare le capacità di un cd;</li>
<li>lo script deve avere i permessi necessari per essere eseguito, dipende da sistema a sistema, ad es su kubuntu funziona da utente normale.</li>
</ul>
<div>Volendo si possono apportare delle migliorie, sarebbe utile che lo script riconosca in automatico il materizzatore.</div>
<div>Ciao, alla prossima&#8230;</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La sanità investirà sull&#8217;Open source</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/la-sanita-investira-sullopen-source/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[OS]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[OpenSource]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>

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		<description><![CDATA[Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.

Talvolta però non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.</span></p>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Talvolta però non bastano la capacità e la professionalità dei medici, servono apparecchiature all&#8217;avanguardia e strumentazioni tecnologiche e innovative. Gli operatori sanitari devono essere in grado di scambiare le informazioni in tempo reale, devono poter accedere alle cartelle cliniche e ai reperti medici rapidamente senza ostacoli procedurali e organizzativi.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><span id="more-584"></span><br />
</span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">La sanità oggi non sembra essere in grado di sostenere la razionalizzazione di questi processi, convinta che una riorganizzazione globale sia sinonimo di costi aggiuntivi che i bilanci delle aziende sanitarie non possono coprire.</span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">L&#8217;utilizzo invece dell&#8217;Open source (letteralmente “sorgente aperta”) o del free software (sofware libero) può offrire una valida e qualitativa alternativa alla lentezza e alle difficoltà incontrate nell&#8217;interscambio di informazioni all&#8217;interno di un&#8217;azienda o di una struttura ospedaliera. Si tratta di uno strumento informatico rivoluzionario, ormai già presente sul mercato e in via di espansione, che nel giro di pochi anni è destinato ad aprire nuovi orizzonti in molti settori e campi lavorativi, nell&#8217;ottimizzazione dei processi gestionali e organizzativi anche della sanità pubblica e privata </span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Con l&#8217;Open source &#8211; insieme di software distribuiti gratuitamente e corredati dei relativi codici sorgenti &#8211; un programma, o sistema operativo, deve rispettare i canoni del codice aperto, ossia dovrà essere liberamente diffusibile (senza costi o restrizioni, tipiche del software proprietario) ed anche personalizzabile attraverso la libera accessibilità ai codici sorgenti dell&#8217;applicativo stesso. In tal modo, chiunque avesse necessità di estendere un software (già solido e specializzato) con ulteriori funzionalità adatte a specifiche e soggettive esigenze, avrà la possibilità di realizzare tali modifiche in piena autonomia, senza dover chiedere autorizzazioni o versare pagamenti alla software house (casa produttrice di software).</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Solo dunque con la condivisione dei programmi è possibile trovare il “pacchetto informatico” più idoneo e vantaggioso per il proprio sistema procedurale e organizzativo e adeguarlo alle nuove esigenze che via via si presentano.<br />
Claudio Saccavini, Cio del Dipartimento di Scienze medico-diagnostiche-Terapie speciali dell&#8217;Università di Padova, che sarà a Rovigo all&#8217;Open source Expo 2007 per la conferenza dal titolo “Open source e Open standard per lo sviluppo della sanità elettronica: potenzialità e opportunità”,<br />
è uno studioso nonché grande sostenitore dell&#8217;applicazione dell&#8217;Open    source nella sanità.<br />
“Oggi le aziende sanitarie e le strutture ospedaliere gestiscono un numero esponenziale di informazioni – avverte – e non basta più il supporto cartaceo. A Padova, ad esempio, si è passati in Radiologia dalla gestione di 250 immagini a 7-8.000 l&#8217;anno, è evidente che si rischia l&#8217;entropia delle informazioni dei clinici. Il vero problema non è l&#8217;informazione al paziente, ma la comunicazione interna tra i professionisti che devono poterle integrare e condividere. L&#8217;Università di Padova ha creato, utilizzando il sistema Open source, un programma per la gestione dati tra il reparto di Endoscopia e Radiologia, in modo che i referti medici o le indagini ragiologiche possano essere visionate in tempo reale”. Ma sono molte altre le applicazioni, come ad esempio per la cartella clinica elettronica, per l&#8217;organizzazione del centro unico di prenotazione, per la distribuzione dei farmaci a domicilio. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Secondo Saccavini però le difficoltà non si incontrano tanto nell&#8217;utilizzo delle tecnologie, quanto nella formazione delle risorse umane. “Per l&#8217;acquisto di una Tac o di una risonanza magnetica i fondi si trovano, ma il più delle volte le direzioni generali delle Ulss non calcolano o non prendono in considerazione poi i costi indotti, quelli della formazione che, se non attivata, di fatto frena la crescita e l&#8217;innovazione”. Così per il docente universitario diventa un luogo comune pensare che l&#8217;informatizzazione porti solo ad un vantaggio economico. “Bisogna essere più lungimiranti e pensare ai benefici a medio-lungo termine. Alle direzioni generali delle Ulss interessano il controllo di gestione e l&#8217;economia di scala, ai medici gli aspetti clinici. Ecco che con l&#8217;Open source ci può essere la giusta mediazione e integrazione tra le due esigenze. Il sistema sanitario sta cambiando e sono convinto che finito il tempo delle tecnologie d&#8217;avanguardia si apra la scommessa dell&#8217;adozione dei sistemi informatici Os e dell&#8217;automazione dei processi. Mi auguro anche che arrivi il momento degli investimenti nelle risorse umane”. I progetti che riguardano l&#8217;innovazione tecnologica trovano solitamente fondi e contributi a livello nazionale e regionale, ma il problema è che l&#8217;approccio all&#8217;Open source viene opzionato principalmente in centri di eccellenza. “Ci sono casi sporadici, come l&#8217;Ulss di Arzignano dove l&#8217;Os è stato applicato nell&#8217;ambito di un progetto per la gestione della privacy, che purtroppo rimane fine a se stesso – spiega Saccavini -. Sarebbe opportuno che il ministero finanziasse il “riuso” di questi sistemi aperti, in modo che le esperienze e le progettualità fossero messe a disposizione di tutti i soggetti interessati. Uno sforzo lo sta facendo in tal senso il Cnipa che ha creato un Osservatorio nazionale sull&#8217;Open source, uno strumento unico a livello europeo. E fa molto bene il responsabile Vittorio Pagani a lanciare l&#8217;idea di una community gestita dal ministero, perché fondamentale per chi accede all&#8217;open source è proprio la condivisione dei vari software e programmi, il riuso insomma. Non è solo un problema di fondi e finanziamenti, ma di entrare in un nuovo modo di pensare, in uno stile di vita che sostiene la cooperazione anche nella pubblica amministrazione in genere”. </span></p>
<p><a href="http://www.datamanager.it/articoli.php?idricercato=21363" target="_blank">Fonte datamanager.it </a></div>
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		<title>Mail sui gestori di pacchetti</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/539/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come al solito mi sono arrivate alcune mail sull&#8217;articolo appena pubblicato: sui gestori di pacchetti. Ci sono alcune precisazioni e novità. Bisogna dire che i gestori di pacchetti non fanno ricerche su internet ma recuperano il software da indirizzi impostati nei repository. I Repository sono delle liste di indirizzi (detto semplicemente) che indicano al gestore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito mi sono arrivate alcune mail sull&#8217;articolo appena pubblicato: sui gestori di pacchetti. Ci sono alcune precisazioni e novità. Bisogna dire che i gestori di pacchetti non fanno ricerche su internet ma recuperano il software da indirizzi impostati nei repository. I Repository sono delle liste di indirizzi (detto semplicemente) che indicano al gestore dove si trovano i pacchetti da scaricare. Le liste di base con tutto il software ufficiale della distribuzione sono già preimpostate, ma nessuno vieta di inserire nuovi repository con tanti altri programmi aggiuntivi. Come ad esempio seguendo <a href="http://nothing-to-report.blogspot.com/2007/08/repository-aggiuntivi.html" target="_blank">questo link</a>, oppure inserendo nei repository <a href="http://www.getdeb.net/" target="_blank">questo sito</a>.</p>
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		<title>Gestori di pacchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:25:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-415" title="synaptic" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/synaptic.png" alt="synaptic" width="128" height="128" />Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del programmatore questa è la soluzione migliore ma dal punto di vista dell&#8217;utente, specialmente per chi non ha molta esperienza, può diventare un incubo. Infatti, per poter installare un determinato software bisogna installare prima i pacchetti necessari al suo funzionamento, stando attenti che questi pacchetti a loro volta non richiedano altri pacchetti per poter funzionare e così via; nel gergo Open Source questo procedimento viene chiamato “Risoluzione delle dipendenze”. Per ovviare a questo problema si utilizzano dei programmi appositamente costruiti che sono i “Gestori di Pacchetti”. Attualmente oltre a risolvere le dipendenze i gestori di pacchetti provvedono alla ricerca del software, al download, all&#8217;installazione e alla configurazione. Attualmente l&#8217;utente finale deve solo scegliere il programma che più preferisce, attendere il download, la configurazione ed utilizzare il software. Lo stesso gestore si occupa di rimuovere i programmi, di mantenere aggiornato il sistema, occuparsi dell&#8217;upgrade di versione della distribuzione (ad es. Ubuntu), di aggiornare i driver, ecc., mantenendo sempre pulito e stabile il sistema anche dopo anni e anni di installazione e rimozione del software.</p>
<p><span id="more-516"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi esistono diverse tecnologie per la gestione dei pacchetti, questa situazione è dovuta alla moltitudine delle distribuzioni GNU/Linux esistenti, infatti, ognuna di essa utilizza un gestore diverso. I gestori largamente usati sono:</p>
<ul>
<li>YUM, utilizzato in 	Fedora Core;</li>
</ul>
<ul>
<li>up2date, utilizzato dai sistemi Red Hat Enterprise Linux. La sua versatilità lo fa dialogare anche con reti di distribuzione YUM e APT che contengono pacchetti RPM;</li>
</ul>
<ul>
<li>YasT, utilizzato 	nelle distribuzioni Linux SUSE;</li>
</ul>
<ul>
<li>urpmi, utilizzato da 	Mandrakelinux;</li>
</ul>
<ul>
<li>Advanced Packaging 	Tool (APT) per RPM</li>
</ul>
<ul>
<li>dpkg utilizzato per primo sulle distribuzioni Debian GNU/Linux e poi da altre distribuzioni. Utilizza un formato di pacchetti .deb ed è stato il primo a risolvere le dipendenze.</li>
</ul>
<ul>
<li>portage/emerge utilizzato su Gentoo, famoso perché a differenza degli altri (che scaricano il programma già compilato) scarica il codice sorgente e provvede ad ottimizzarlo e compilarlo per l&#8217;hardaware installato sul computer, in questo modo si ha un software ottimizzato per il proprio computer e non uno generico che va bene per tutti.</li>
</ul>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<h4>Esempio pratico</h4>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Attualmente se voglio installare un programma o una libreria su un sistema GNU/Linux le uniche cose di cui mi devo preoccupare è decidere quale programma mi serve, al resto (download, istallazione e configurazione) ci pensa il gestore dei pacchetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi ho comprato un bel DVD contenente una delle mie opere preferite “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, logicamente dopo aver speso un sacco di soldi vorrei farmi un bel Backup del disco, devo trovare un programma che mi permetta di farlo. Prima di tutto apro il gestore dei pacchetti che sul mio sistema (Kubuntu) è Adept (interfaccia grafica di dpkg-apt)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" align="justify"><img class="size-medium wp-image-527 aligncenter" title="mini_schermata1" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata1-300x183.png" alt="mini_schermata1" width="300" height="183" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il gestore dei pacchetti mi permette due tipi di visualizzazioni: il software disposto per categorie (come nel menù di sistema) oppure in ordine alfabetico, scelgo per categorie così posso trovare più facilmente il mio programma</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="mini_schermata3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata3-300x258.png" alt="mini_schermata3" width="300" height="258" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tramite la casella cerca trovo il software che mi interessa, in questo caso è k9copy (purtroppo ancora le descrizioni dei programmi sono ancora in inglese, solo le descrizioni) che mi permette di fare un backup di un film DVD 9GB su un supporto da 4.7GB, del tutto simile a DVDShrink esistente sui sistemi Microsoft Windows:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-530" title="mini_schermata4" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata4-300x253.png" alt="mini_schermata4" width="300" height="253" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Seleziono e clicco su “Applica le modifiche” e attendo il download dei 5 MB necessari</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-531" title="mini_schermata5" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata5-300x253.png" alt="mini_schermata5" width="300" height="253" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Al termine del download il gestore provvederà ad installare e a configurare il programma appena scaricato:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-532" title="mini_schermata6" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata6-300x254.png" alt="mini_schermata6" width="300" height="254" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Appena completata l&#8217;installazione il programma sarà subito disponibile nel menù di sistema sotto la categoria Multimedia, stessa catalogazione del gestore dei pacchetti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-533" title="mini_schermata7" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata7-300x110.png" alt="mini_schermata7" width="300" height="110" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ecco k9copy in azione:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-534" title="mini_schermata8" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata8-300x233.png" alt="mini_schermata8" width="300" height="233" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il programma è totalmente in italiano e rispecchia la descrizione contenuta nel gestore dei pacchetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Successivamente mi accorgo che nel trascrivere su disco un vecchio backup di un DVD fatto con Clone CD non mi viene riconosciuta l&#8217;immagine. Come al solito apro il gestore dei pacchetti (stavolta con l&#8217;altra visualizzazione) e cerco Clone CD e trovo la mia libreria.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-535" title="mini_schermata9" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata9-300x248.png" alt="mini_schermata9" width="300" height="248" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Dopo aver cliccato su Applica modifiche come al solito verrà scaricata, installata e configurata la libreria. Ad esempio sarà usata come: plug-in nel programma di masterizzazione, come un normale programma se dispone di un&#8217;interfaccia grafica, oppure, dalla linea di comando.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In questo articolo ho cercato di portare a conoscenza i grossi passi avanti fatti dalle distribuzioni GNU/Linux riguardante l&#8217;installazione del software. Fino a poco tempo fa per un nuovo utente riuscire ad installare un software, senza troppe preoccupazioni, era quasi impossibile, infatti, ancora oggi si pensa che per installare i programmi sui sistemi Linux sia sempre necessario compilare i sorgenti e risolvere le dipendenze, attualmente sulla maggior parte delle distribuzioni tutto il software che si scarica è già precompilato e le dipendenze vengono risolte in automatico. Esistono distribuzioni come Gentoo che ottimizzano il software per l&#8217;hardware in uso compilando il codice sorgente del programma prima di installarlo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Infine vorrei fare un&#8217;osservazione prima di concludere: attualmente sulla maggior parte dei sistemi GNU/Linux servono due clic per installare e usare qualsiasi tipo di software senza pagare nulla, cosa che non succede su altri sistemi.</p>
<h4>Collegamenti utili</h4>
<div><a href="http://sourceforge.net/" target="_blank">http://sourceforge.net/</a> Sito di riferimento per il mondo Open Source per il download dei sorgenti dei programmi.</div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><a href="http://www.kde-apps.org/" target="_blank">http://www.kde-apps.org/</a> , sito in inglese che illustra le applicazioni disponibili per KDE, molto utile per i meno esperti, contenente recensioni suoi programmi disponibili.</p>
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		<title>L&#8217;ascesa del software libero nella P.A.</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/lascesa-del-software-libero-nella-p-a/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno dell&#8217;open source continua a diffondersi nelle Pubbliche Amministrazioni (PA). Dopo anni e anni di imposizione di formati e di software proprietari incomincia a diffondersi una filosofia di condivisione e di assolutà libertà. Una delle prime amministrazioni locali a fare il passo è stata la provincia autonoma di Bolzano che ha incominciato ad utilizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Il fenomeno dell&#8217;open source continua a diffondersi nelle Pubbliche Amministrazioni (PA). Dopo anni e anni di imposizione di formati e di software proprietari incomincia a diffondersi una filosofia di condivisione e di assolutà libertà. Una delle prime amministrazioni locali a fare il passo è stata la provincia autonoma di Bolzano che ha incominciato ad utilizzare i fondi europei (<a href="http://www.provincia.bz.it/lpa/news/news_i.asp?art=166324" target="_blank">vedi dettagli</a>) per far migrare le proprie scuole dal costosissimo e incostituzionale software proprietario all&#8217;Open Source, successivamente ha incominciato ad estendere l&#8217;utilizzo all&#8217;intera amministrazione pubblica, abbattendo i costi delle licenze software del 100% (cioè l&#8217;acquisto e l&#8217;aggiornamento dei programmi), rimangono solo i costi relativi alla manutenzione. Dopo questo successo economico&#8230;</p>
<p><span id="more-509"></span></p>
<p align="justify">Dopo questo successo economico e costituzionale questa politica ha incominciato a diffondersi in tutte le pubbliche amministrazioni italiane come ad esempio quella della provincia di Bari che ha dato il via al progetto:</p>
<p align="justify"><em>&#8220;Disegno di Legge Regionale recante norme in materia di trasformazione ed adeguamento tecnologico della Pubblica Amministrazione Regionale secondo criteri di difesa della libertà, della democrazia e della sicurezza informatica nell&#8217;era della comunicazione digitale&#8221;.</em></p>
<p align="justify"><em>&#8220;Per la prima volta in Italia &#8211; si legge in una nota diffusa dal PRC &#8211; viene proposto un disegno di legge regionale che si propone di regolamentare e trasformare la Pubblica Amministrazione attraverso l&#8217;adozione di un altro modello di impiego e di realizzazione del software utilizzato nella Pubblica Amministrazione passando da quello proprietario, costosissimo, a codice chiuso, immodificabile e con licenza d&#8217;uso a pagamento, a quello Open Source, modificabile e quasi sempre gratuito ed adattabile ad ogni esigenza dell&#8217;utilizzatore&#8221;.</em></p>
<p><em>Secondo i promotori, &#8220;le ricadute positive che deriverebbero dall&#8217;approvazione di questo DDL in termini di contenimento dei costi a bilancio, di sviluppo e crescita dell&#8217;economia e dell&#8217;occupazione sono già evidenti in numerose esperienze già realizzatesi altrove nel mondo, in Italia ed in Europa. Lo stesso DDL affronta, per la prima volta attraverso un atto legislativo, anche il grave problema dell&#8217;Hardware condizionato all&#8217;uso di software ad alto costo economico e sociale&#8221;. </em></p>
<p align="justify">Su questa scia di innovazione e miglioramento (oltre ad altre PA come Puglia, Toscana ed Umbria, e presso enti locali come la provincia di Pescara o i comuni di Torino e Firenze) ieri la Regione Lombardia annuncia che migrerà al software Open Source reinderizzando i fondi risparmiati per far lavorare i giovani programmatori della regione, in questo modo si evita di mandare i propri fondi all&#8217;estero e lasciare senza lavoro altrettanti validi giovani programmatori italiani. L&#8217;intervista fatta all&#8217;autore di questo progetto si può leggere <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=2005737&amp;r=PI" target="_blank">cliccando qui</a>, invece il testo della proposta di legge si può trovare <a href="http://politicadelsoftware.openlabs.it/files/regione-lombardia-pdl-software-libero.pdf" target="_blank">cliccando qui</a>.</p>
<p align="justify">Sulla scia del fenomeno Open Source il governo recentemente ha aperto un portale dedicato all&#8217;Open che si può trovare <a href="http://www.osspa.cnipa.it/home/" target="_blank">cliccando qui</a>. Questo nuovo portale serve principalmente per favorire la collaborazione, la cooperazione, la condivisione delle informazioni e del supporto all&#8217;Open alle diverse PA, evitando quello che è successo fino ad ora a causa dell&#8217;utilizzo del software proprietario, cioè mi riferisco a tutte quelle problematiche comuni a tutte le PA che si ripresentano spesso e che devo essere risolte in modo autonomo a causa delle restizioni di questi software, invece con l&#8217;utilizzo dei Software Open Source la soluzione di un problema viene messa a disposizione di tutti facendo risparmiare tempo e denaro in quanto la condivisione dei dati e delle conoscenze è alla base di tutto il sistema.</p>
<p align="justify">Un Saluto, Arturu.</p>
<p align="justify">PS Riflettete&#8230; E&#8217; meglio collaborare ed essere un&#8217;unico continente che essere migliaia di isole sparse per l&#8217;oceano&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Qualcosa stà cambiando&#8230;</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/qualcosa-sta-cambiando/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno Dell (il secondo distributore al mondo di computer), difronte alle migliaia di richieste dei suoi utenti ha dovuto fare delle scelte che di certo non faranno piacere a Bill Gates. Come prima cosa ha reintrodotto Windows XP al posto di Vista (che riesce a vendere solo nella categoria Consumer) e poi con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Da qualche giorno Dell (il secondo distributore al mondo di computer), difronte alle migliaia di richieste dei suoi utenti ha dovuto fare delle scelte che di certo non faranno piacere a Bill Gates. Come prima cosa ha reintrodotto <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1965548&amp;r=PI" target="_blank">Windows XP al posto di Vista</a> (che riesce a vendere solo nella categoria Consumer) e poi con l&#8217;annuncio che venderà i propri computer con <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1972312&amp;r=PI" target="_blank">Linux Ubuntu già preinstallato</a>&#8230;<span id="more-492"></span></p>
<div>Il mondo incomincia ad accorgersi che le politiche aziendali e i prodotti di Microsoft non sono veramente all&#8217;altezza della situazione come vorrebbero far intendere i &#8220;venditori&#8221;.</div>
<p>Facciamo il punto della situazione:</p>
<div>1) Dell, secondo produttore al mondo di pc, riceve un sacco di lamentele da parte dei suoi clienti che sono scontenti di Windows Vista. Per ricorrere ai ripari Dell in un primo momento fa reinstallare Windows XP per non vedere calare i suoi profitti;</div>
<p>2) Microsoft risponde che gli utenti che hanno richiesto questo sono &#8220;una minoranza&#8221; e che hanno &#8220;esigenze particolari&#8221; (poter usare un computer, ndr);<br />
3) Microsoft per evitare che si continui ad installare Windows XP e costringere tutti i distributori di pc a passare a Vista annuncia che da gennaio prossimo non venderà più licenze di Windows XP;<br />
4) Dell, sotto queste imposizioni e su una grandissima richiesta dei suoi clienti decide di installare Ubuntu 7.04 al posto di Windows Vista.</p>
<div>Ottimo!!!</div>
<p>Dopo questa bella notizia posso andare a dormire&#8230; <img title="Laughing" src="../../home/mambots/editors/tinymce/jscripts/tiny_mce/plugins/emotions/images/smiley-laughing.gif" border="0" alt="Laughing" /></p>
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		<title>Cracking WEP-128bit in 60 secondi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Reti]]></category>
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		<category><![CDATA[wireless]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni ricercatori della Technical University of Darmstadt hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel loro paper come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.
Una rete wireless protetta con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="xclock" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/xclock.png" alt="xclock" width="128" height="128" />Alcuni ricercatori della <a href="http://www.tu-darmstadt.de/index.en.html" target="_blank">Technical University of Darmstadt</a> hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.<br />
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel <a href="http://eprint.iacr.org/2007/120.pdf" target="_blank">loro paper</a> come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.<br />
Una rete wireless protetta con chiave 128-bit WEP può ora essere compromessa in meno di un minuto sfruttando la loro nuova metodologia di attacco.</p>
<p><span id="more-8"></span></p>
<p align="justify">Dal <a href="http://www.cdc.informatik.tu-darmstadt.de/aircrack-ptw/" target="_blank">loro sito web</a> è possibile scaricare un archivio compresso contenente il necessario per aggiungere il nuovo metodo al noto programma di cracking disponibile su Linux: &#8220;WEP Aircrack&#8221;.<br />
Fino ad adesso gli attacchi WEP più efficienti richiedevano per lo meno 500.000 pacchetti WEP utili per calcolare la chiave 104-bit usata dal sistema di protezione WEP 128-bit.<br />
Una maniera molto semplice per collezionare pacchetti dati è quello di usare la tecnica dell’ARP reinjection, injection forzata di query ARP crittate.<br />
In questo modo anche una rete wireless poco trafficata può essere compromessa in un tempo variabile dai 10 ai 40 minuti.</p>
<p align="justify">I ricercatori sono stati in grado di migliorare l’attacco sviluppato da Klein contro l’algoritmo RC4 usata dal WEP, in maniera che i singoli bytes della chiave possano essere calcolati in maniera indipendente.<br />
Il risultato è che con 40.000 pacchetti WEP c’è il 50% di possibilità di calcolare la chiave corretta.<br />
Con 85.000 pacchetti la percentuale sale al 95%.<br />
Il loro attacco stando a quanto dichiarato dovrebbe funzionare anche con WEPPlus, visto che la loro metodologia non è diretta verso la debolezza degli IVs, cosa che appunto WEPPlus nel tentativo di migliorare la sicurezza evita di utilizzare.</p>
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