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	<title>Arturu.it &#187; Mercato</title>
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	<description>La necessità di parlare, l&#039;imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l&#039;uomo più grande.</description>
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		<title>Microsoft &#8211; La notizia che non ti aspetti</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[


La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la notizia ha stupito tutti, in seguito ha sollevato un sacco di opinioni e pareri contrastanti.
Riassunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-460" title="windows_users" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/windows_users.png" alt="windows_users" width="128" height="128" />La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la notizia ha stupito tutti, in seguito ha sollevato un sacco di opinioni e pareri contrastanti.</p>
<h3>Riassunto delle puntate precedenti</h3>
<p align="justify">Per chi non fosse del settore riassumo velocenmente cosa è successo in questi ultimi anni.<span id="more-611"></span></p>
<div>
<ul>
<li>Fino a qualche anno fà Microsoft Office era la suite per l&#8217;ufficio predominante. Per il salvataggio dei documenti utilizza i formati proprietari della Microsoft (doc, xls, pps ecc., che non sono formati standard ISO), questo permette alla Microsoft di fare il bello e il cattivo tempo tagliando fuori tutte le persone e le aziende che non utilizzano Office.</li>
<li>Nasce OpenOffice.org che utilizza il formato ODF. Questo formato esisteva già da tempo ed era uno degli standard ISO XML. OpenOffice.org da la possibilità ai suoi utenti di elaborare i documenti di altre suite, compresa Microsoft Office.</li>
<li>Tutte le altre suite per l&#8217;ufficio a partire da Lotus della IBM passano ad ODF. L&#8217;unica suite a non supportare ODF rimane Microsoft Office.</li>
<li>La Microsoft, per far fronte al dilagare di OpenOffice.org e ODF, per riuscire a mantenere il suo regime di monopolio propone il suo formato in XML: OOXML. Dopo diversi anni di valutazione non viene dichiarato standard ISO al 100%. Intanto ODF, sotto la pressione di molti utenti e associazioni che si battono per la libera fruizione dei contenuti, sbarca nelle Pubbliche Amministrazioni di tutto il mondo (esclusa l&#8217;Italia).</li>
<li>Microsoft con il rilascio del SP2 per Office 2007 decide di supportare nativamente ODF.</li>
</ul>
</div>
<h3>I positivisti</h3>
<p align="justify">Molte sono le persone entusiaste di questa notizia perché vedono in questa novità diversi lati positivi:</p>
<div>
<ul>
<li>l&#8217;intercompatibilità tra tra diverse piattaforme e applicativi;</li>
<li>l&#8217;utente sarà libero di visualizzare i documenti indipendentemente dal programma e dalla piattaforma;</li>
<li>
<div>si utilizzerà un formato standard ISO XML che garantisce la longevità dei documenti nel tempo (ogni avanzamento di versione della suite non obbliga gli utenti a convertire i files);</div>
</li>
<li>un documento prodotto con l&#8217;ultima versione della suite sarà visualizzabile e modificabile anche con le versioni precedenti della suite.</li>
</ul>
</div>
<h3>I Dubbiosi</h3>
<p align="justify">Questa svolta inaspettata fa pensare, persone che lavorano nel settore pensano che visti i precedenti della Microsoft con i formati aperti bisgogna dubitare. In effetti qualche precedente c&#8217;è, ad esempio lo stravolgimento dell&#8217;HTML a partire dal &#8216;96/98 quando Internet Explorer è divenuto il browser più utilizzato (chiunque voglia approfondire può leggere questo articolo di <a title="[Collegamento Esterno] Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbraccia,_estendi_ed_estingui" target="_blank">Wikipedia</a>).</p>
<p align="left">Alcuni sospettano, dopo le dichiarazioni di microsoft che ODF non sarà supportato con tutte le sue funzionalità, che si voglia far fare un confronto tra i due formati in modo che l&#8217;utente scelga OOXML.</p>
<p align="justify"><em>Jason Matusow, director of corporate standards di Microsoft, e Doug Mahugh, senior product manager per OOXML, hanno fornito maggiori dettagli sull&#8217;implementazione di ODF in <a href="http://www.betanews.com/article/Microsofts_Matusow_and_Mahugh_on_Offices_move_to_open_format_support/1211408119" target="_blank">questa intervista</a> apparsa su <em>BetaNews</em>. Mahugh ha spiegato che <strong>non tutte le funzionalità fornite da Office 2007 sono supportate da ODF</strong>: tra queste, ad esempio, gli oggetti SmartArt, la formattazione condizionale e alcuni tipi di grafico di Excel. Per aggirare questo ostacolo, che è poi il problema più rilevante nella conversione tra differenti formati di documento, Microsoft farà in modo che, al momento del salvataggio in ODF, l&#8217;utente venga avvisato di eventuali elementi che potrebbero essere persi o non correttamente convertiti.</em></p>
<p align="justify">Secondo alcuni, questo supporto parziale convincerà gli utenti che ODF è un formato inferiore ad OOXML facendo scegliere per il secondo. Il supporto parziale potrebbe far visualizzare in modo differente i documenti costruiti con Office con le altre suite. Molti sono convinti che questa è una strategia della Microsoft per consolidare la sua posizione di monopolista e ostacolare la crescita della concorrenza.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p align="justify">Che la Microsoft sia in calo è un dato certo (un pò meno in Italia). La decisione di adottare ODF nativamente è il minimo da fare per non rimanere fuori dal mercato, visto che, sotto la pressione dei sostenitori delle libertà digitali, le Pubbliche Amministrazioni stanno puntanto sui formati aperti. E&#8217; successo in Inghilterra che le scuole del regno hanno rifiutato Microsoft perché non forniva formati standard e aperti, ci sarebbe stata un&#8217;intera generazione cresciuta con OpenOffice, eventualità disastrosa per Microsoft perché successivamente l&#8217;utilizzo di OpenOffice si sarebbe trasferito anche all&#8217;ambito lavorativo.</p>
<p align="justify">Questa è una scelta per rimanere a galla e non perdere posizioni. Starà a noi e agli organi antitrust vigilare in modo che la Microsoft non si ripeta come è successo in passato.</p>
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		<title>Legalità nei siti della Pubblica Amministrazione</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci sono mezzi termini per descrivere i risultati dell&#8217;analisi del CNIPA sui progressi delle presenze web della pubblica amministrazione: i disabili non sono considerati, gli strumenti che utilizzano per accedere ad Internet, ai contenuti e ai servizi non sono presi in considerazione, le loro necessità sono semplicemente dimenticate dalla PA online.Il CNIPA, il braccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-13" title="Community Help" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/Community-Help.png" alt="Community Help" width="128" height="128" />Non ci sono mezzi termini per descrivere i risultati dell&#8217;analisi del <a href="http://www.cnipa.gov.it/" target="_blank">CNIPA</a> sui progressi delle presenze web della pubblica amministrazione: i disabili non sono considerati, gli strumenti che utilizzano per accedere ad Internet, ai contenuti e ai servizi non sono presi in considerazione, le loro necessità sono semplicemente dimenticate dalla PA online.Il CNIPA, il braccio informatico del Governo, ha condotto una rilevazione sulla presenza web delle amministrazioni pubbliche riscontrando, a molti anni dalla <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22legge+stanca%22&amp;t=4&amp;o=0" target="_blank">Legge Stanca</a> sull&#8217;accessibilità dei siti web pubblici, che <strong>solo il 3 per cento dispone di siti web accessibili</strong>.</p>
<p><span id="more-607"></span></p>
<div>Ieri al Forum PA ne ha parlato l&#8217;esperto dell&#8217;organismo tecnico, Antonio De Vanna, che nel corso del convegno <em>Accessibilità tra attuazione ed evoluzione</em> ha spiegato che &#8220;sulle home page di 1.426 siti di Pubbliche Amministrazioni centrali, emerge che la conformità alle 9 caratteristiche analizzate, riconducibili a 8 dei 22 requisiti previsti dal DM 8 luglio 2005, è raggiunta solo dal 3 per cento del totale, con alcune amministrazioni la cui conformità raggiunge il 6 per cento&#8221;.</div>
<p align="justify">Sono passati quattro anni dal varo della Legge Stanca, ha sottolineato De Vanna, e &#8220;a circa tre anni dalla sua entrata in vigore non sono ancora soddisfacenti i risultati raggiunti su questo fronte dalla Pubblica Amministrazione Centrale e da quella Locale&#8221;.</p>
<p>La norma è in sé promossa a pieni voti, ha spiegato l&#8217;esperto del CNIPA, evidenziando come sia stata presa a modello a livello europeo. Il problema sta tutto nella <strong>lentezza del processo di attuazione</strong> ma anche nel <strong>mancato ricorso alle sanzioni</strong>: come a dire che molti siti delle PA violano la norma ma questo non ha conseguenze. Questi elementi, uniti alla &#8220;necessità di presidiare l&#8217;innovazione tecnologica e l&#8217;evoluzione del concetto di categoria svantaggiata &#8211; ha continuato De Vanna &#8211; ci spingono a riflettere su nuove azioni normative, culturali ed organizzative che diano nuovo slancio all&#8217;adeguamento da parte della Pubblica amministrazione e che consentano di raggiungere l&#8217;obiettivo fissato dalla Conferenza Ministeriale di Riga, ovvero la piena conformità di tutti i siti della Pubblica amministrazione entro il 2010&#8243;.</p>
<p>Il tempo non abbonda ma, secondo De Vanna, con un &#8220;maggior coinvolgimento della classe dirigente responsabile dei Sistemi Informatici, della Comunicazione e dell&#8217;Accessibilità&#8221; è possibile portare a casa il risultato. Per ora rimane il fatto che i molti servizi online della PA, pur tempestati dal ricorso ossessivo a piattaforme proprietarie e talvolta criticati perché scarsamente funzionati ed utili, sono accessibili perlopiù alla sola popolazione abile. Sul sito del CNIPA una <a href="http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/Attivit%c3%a0/Accessibilit%c3%a0/" target="_blank">sezione dedicata</a> può consentire a tutte le amministrazioni, centrali e locali, di riscattare il proprio clamoroso ritardo, offrendo le linee guida per mettere in atto le misure necessarie a trasformare le proprie presenze su web. Altre info e riferimenti, oltreché sui numerosi siti di settore, si trovano su <a href="http://www.pubbliaccesso.gov.it/" target="_blank">publiaccesso.gov.it</a>.</p>
<p><em>(<a href="http://www.tecaccess.net/content/services/training.shtml" target="_blank">fonte immagine</a>) </em></p>
<p align="justify"><a title="Fonte" href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2284470" target="_blank">Fonte Punto-Informatico</a></p>
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		<title>In Umbria legge regionale sul software libero</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Perugia &#8211; Gli uffici pubblici della Regione Umbria dovranno adottare software a codice aperto per produrre documenti e servizi, in modo tale da garantirne un accesso senza ostacoli da parte dei cittadini. Questo uno dei punti chiave di una nuova normativa, la prima in una regione italiana, che promuove nei fatti la diffusione del software [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="icona"><img src="http://punto-informatico.it/punto/20060720/20.gif" border="0" alt="In Umbria legge regionale sul software libero" align="left" /></div>
<p><!--inn--></p>
<div>Perugia &#8211; Gli uffici pubblici della Regione Umbria dovranno adottare <strong>software a codice aperto</strong> per produrre documenti e servizi, in modo tale da garantirne un accesso senza ostacoli da parte dei cittadini. Questo uno dei punti chiave di una nuova normativa, la prima in una regione italiana, che promuove nei fatti la diffusione del software libero.</p>
<p>La norma approvata dalla Regione al primo articolo promuove il pluralismo informatico e qualora la pubblica amministrazione dovesse ricorrere a programmi proprietari <strong>dovrà motivarne la scelta</strong> e adoperarsi in ogni caso per adottare &#8220;un formato dei documenti più possibile prossimo a formati a sorgente aperto&#8221;. Entro tre anni l&#8217;amministrazione regionale dovrà aver adeguato le proprie strutture informatiche e avviato programmi di formazione del personale.</div>
<div>A parte questi obblighi, la norma spinge gli uffici regionali ad adottare software aperto anche nelle procedure interne. Ad esempio nel caso del <strong>trattamento dei dati dei cittadini</strong>, &#8220;la cui diffusione o comunicazione a terzi non autorizzati possa comportare pregiudizio per la pubblica sicurezza&#8221;.</div>
<div>Di interesse che, proprio nel caso del trattamento dei dati, l&#8217;informativa sulle modalità della procedura dovranno comprendere anche <strong>le modalità di reperimento</strong> e le denominazioni dei software a codice aperto utilizzati dall&#8217;amministrazione.<br />
<span id="more-603"></span><br />
La nuova normativa, favorita dall&#8217;orientamento espresso già nella scorsa legislatura dal ministero all&#8217;Innovazione per la promozione dell&#8217;open source nella PA, impone all&#8217;amministrazione nuovi obblighi anche in fase di <strong>acquisto di software</strong>. Nell&#8217;analizzare quanto necessario ai servizi pubblici sarà infatti necessario includere nella valutazione il software libero.</p>
<p>Altri elementi comprendono <strong>l&#8217;incentivazione</strong> alla realizzazione di progetti open source in enti pubblici e scuole, la promozione del concetto stesso di open source nei programmi didattici e istituisce un <strong>fondo per lo sviluppo open source</strong>.</p>
<p>Infine, attraverso un centro di competenza sull&#8217;open source si lavorerà con istituzioni pubbliche, sviluppatori e associazioni professionali per &#8220;lo studio, la promozione e la diffusione delle tecnologie&#8221; aperte.</p>
<p>La legge, disponibile <a href="http://www.dottorini.org/leggi/sw_libero.pdf" target="_blank">in pdf</a>, è frutto di una proposta di normativa avanzata dal consigliere regionale Oliviero Dottorini (Verdi e Civici) che spiega: &#8220;Prima fra tutte le regioni d&#8217;Italia (l&#8217;Umbria, ndr.) si dota di una legge che ha come finalità quella di garantire al cittadino il pluralismo informatico e di rompere i monopoli che di fatto ingessano il mercato, costringendo la pubblica amministrazione a investimenti spropositati e allo stesso tempo inevitabili&#8221;.</p>
<p>Il riferimento, sottolinea l&#8217;esponente del Sole che ride, è alle ingenti spese oggi sostenute per l&#8217;acquisizione di <strong>licenze per software proprietario</strong>: &#8220;Dal 2005 ad oggi la nostra regione ha speso circa un milione e mezzo di euro per il rinnovo e l&#8217;acquisto di nuove licenze software, di cui il novanta per cento prodotti targati Microsoft, azienda che è bene ricordare l&#8217;Unione Europea ha condannato per abuso di monopolio nel mercato europeo dell&#8217;informatica&#8221;.</p>
<p>&#8220;Grazie a questa legge ? conclude Dottorini &#8211; i progetti di diffusione e adozione del software libero possono contare sui trenta mila euro già stanziati a gennaio, grazie al nostro emendamento al Dap, che auspichiamo possano aumentare per il prossimo anno&#8221;.</p></div>
<p>Fonte <a title="Fonte" href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1578347" target="_blank">Punto-Informatico.it </a></p>
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		<title>Wi-Max com&#8217;è andata a finire..</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-35" title="amarok-alt" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/amarok-alt.png" alt="amarok-alt" width="128" height="128" />L&#8217;asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per il gusto di contestare? oppure c&#8217;è qualcosa che non và&#8230; In questo articolo cercherò di affrontare il problema e andare a vedere perché alcuni si ostinano a contestare anche quando sembrerebbe tutto risolto.<span id="more-599"></span></p>
<h4>La situazione italiana.</h4>
<p align="justify">Le licenze per l&#8217;utilizzo delle frequenze sono state assegnate. I costi sono esorbitanti, in totale <strong>136.337.000</strong> di euro, un valore molto superiore a quello registrato negli altri paesi europei, + 176% sulla base d&#8217;asta. Molti temono, specialmente le associazioni consumatori che le spese folli per le licenze portino ad un costo elevatissimo del servizio come è già successo per l&#8217;UMTS, cioè che il servizio diventi costoso a fronte del proposito di superare il problema del digital divide italiano.</p>
<p align="justify"><em>Una competizione vivace, che secondo il ministro delle TLC Paolo Gentiloni è &#8220;testimonianza sia dell&#8217;interesse per questa nuova tecnologia di <em>banda larga senza fili</em>, sia dell&#8217;impegno che le imprese vincitrici vorranno sostenere per far partire in Italia i servizi WiMax&#8221;. (si poteva fare benissimo statale, come avrebbero voluto molte regioni, provincie e comuni, ndr).</em></p>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/30.jpg" border="0" alt="copertura AIRadsl e AFT" width="500" height="348" /></div>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/31.jpg" border="0" alt="blocco B" width="500" height="350" /></div>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/32.jpg" border="0" alt="blocco c" width="500" height="353" /></div>
<p align="justify">Le frequenze assegnate, su cui si dovrà costruire le reti WiMax, sono da 3,4 a 3,6 GHz. Sono proprio queste bande di frequenze che generano molte discussioni e malcontenti.</p>
<h4>La questione delle frequenze</h4>
<p align="justify">Per costruire una rete senza fili le frequenze che si scelgono per trasmettere i dati sono vitali. Detto semplicemente: <span style="text-decoration: underline;">più</span> alta è la frequenza <span style="text-decoration: underline;">meno</span> lontano andrà il segnale. In termini pratici: a 900 MHz (0,9 GHz) si riesce ad arrivare fino a 25 Km (in aree extraurbane) con i 1800 MHz (1,8 GHz, il famoso dualband) bisogna scendere a 6 Km. All&#8217;avvento dell&#8217;UMTS, HSDPA e simili si è scelta come frequenza i 2,1 GHz, questo ha fatto si che delle tecnologie molto superiori al GSM hanno delle prestazioni pessime sulla distanza e decenti vicino alla cella. All&#8217;epoca del lancio dell&#8217;UMTS le compagnie per migliorare le prestazioni furono costrette ad avvicinare ed aumentare il numero di celle, di consegueza aumentarono i costi. Per un approfondimento su questo tema è utile leggere <a href="http://www.mvpnetwork.it/attualita/sitoriali/il-wimax-fa-schifo-se-non-si-conosce.html" target="_blank">questo articolo</a>. Visto cosa è successo con l&#8217;UMTS, l&#8217;HSDPA, ecc, non è servito d&#8217;esperienza, per il WiMax si è scelto comunque di utilizzare le frequenze molto alte che vanno da 3,4 a 3,6 GHz.</p>
<p align="justify">Questo modo di procedere, dalla scelta delle frequenze alla messa all&#8217;asta delle frequenze, fa diventare il WiMax da molto economico e affidabile a molto costoso e poco perfomante. Chi costruirà le reti dovrà prima di tutto costruire altre celle (ripetitori e antenne per intenderdi) molto più vicine rispetto a quelle già presenti (quindi con tutte le problematiche del caso, vedasi tutti i permessi e resistenze dei cittadini a mettere nuove antenne vicino alle case) che faranno lievitare i costi. Secondo, le compagnie dovranno rientrare dei costi delle licenze, sempre se non venderanno a pezzetti le aree ad altre compagnie (è previsto dal bando di gara, se chi si aggiudica la gara non utilizzerà le frequenze dovrà rivendere a chi ne faccia richiesta) che faranno lievitare i costi.</p>
<p align="justify">Sul problema delle frequenze è utile leggere <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2233043" target="_blank">questo articolo</a> (vicenda) e <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2234514" target="_blank">questo articolo</a> (per sapere come è andata a finire), la vicenda poteva servire da esperienza per l&#8217;Italia, ma non è stato così.</p>
<h4>In altri paesi che si fa? Funziona?</h4>
<p align="justify">Alcuni paesi hanno più saggiamente scelto (a partire dall&#8217;UMTS, l&#8217;HSDPA, ecc.), frequenze molto più lunghe (basse). Queste scelte hanno portato dei vantaggi notevoli, in alcuni casi a prestazioni superiori alle aspettative come in Giappone.</p>
<p align="justify">Negli USA si vorrebbe costruire una rete WiMax nazionale e coprire tutto il territorio degli Stati Uniti. Per questo ci sono stati degli investimenti di circa 2,7 miliardi di dollari (1,7 miliardi di euro) si pensa che si riuscirà a costruire la rete entro 12-24 mesi. Ma la cosa più importante è la frequenza che si adotterà: saranno i 700 MHz (0,7 GHz). Per approfondire leggere <a href="http://punto-informatico.it/2235606/Telefonia/News/WiMax--S-igrave---mettiamoci-qualche-miliardo-di-dollari/p.aspx" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
<p align="justify">In Giappone, molto più avanzati, l&#8217;azienda <a href="http://www.nttdocomo.com/" target="_blank">NTT DoCoMo</a> dal 2006 si sta attrezzando (terminerà nel 2009) ad incrementare le velocità dell&#8217;HSDPA e dell&#8217;HSUPA fino a 300 Mbit in download e 75 Mbit in upload, questa azienda utilizza come frequenza i 20 MHz (0,02 GHz), approfondimento su <a href="http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2237023" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p align="justify">Trarre delle conclusioni è facile.</p>
<p align="justify"><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;utilità e l&#8217;economicità di una tecnologia dipende da chi decide e amministra.</span></p>
<p align="justify">Ciao, Arturu.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wi-MAX: l(&#8217;)a (a)rivoluzione democratica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal 2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare ma sta diventanto (come al solito) la gallina d&#8217;oro per i soliti operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere l&#8217;evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che con un costo irrisorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-321" title="network_local3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/network_local3.png" alt="network_local3" width="128" height="128" />Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal 2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare ma sta diventanto (come al solito) la gallina d&#8217;oro per i soliti operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere l&#8217;evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che con un costo irrisorio (intorno ai 1000 euro ogni 7850 km<sup>2</sup>) permette di collegare ad internet qualsiasi persona munita di computer, PDA, Smartphone e cellulare con velocità a partire da 1 Mbit/s fino a 70 Mbit/s. In questo articolo cercherò, nel limite delle mie capacità mentali, di affrontare questo problema controverso&#8230;</p>
<p><span id="more-591"></span></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-595" title="wimax" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/wimax.jpg" alt="wimax" width="300" height="210" />WiMAX è una tecnologia di trasmissione senza fili d&#8217;accesso a banda larga, in grado di fornire elevate prestazioni, in termini di velocità di trasmissione di dati, a basso costo. La possibilità di essere utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalle caratteristiche geografiche (si possono utilizzare sistemi WiMAX, in tutti gli ambienti, dall’urbano al rurale), rende WiMAX competitivo sul mercato per ogni tipo di utenza (dall’azienda all&#8217;utente singolo). WiMAX è in grado di operare sia su bande di frequenza sottoposte a licenza (cioè porzioni dello spettro frequenziale assegnate in uso esclusivo dalle istituzioni governative preposte a enti e aziende, solitamente dietro compenso) che su bande &#8220;non licenziate&#8221; (cioè su frequenze per il cui utilizzo non vi è alcun pagamento). La tecnologia supporta velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s in aree metropolitane, utilizzando una tecnologia che non richiede la visibilità ottica tra le stazioni. Secondo i proponenti di WiMAX questa ampiezza di banda è sufficiente per supportare simultaneamente almeno 40 aziende con connettività di tipo T1 e 70 abitazioni con connettività al livello DSL da 1 Mbit/s.</em> (Definizione tratta da Wikipedia, per approfondire <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/WiMAX" target="_blank">clicca qui</a>).</p>
<h3>2. In Italia che succede&#8230;?</h3>
<p align="justify">Per rendere operativa una rete WiMAX sono essenziali le frequenze radio su cui far transitare il segnale. In Italia fino a qualche tempo fà, queste frequenze, erano utilizzate dal Ministero della Difesa. Di recente, il Ministero, ha migrato le comunicazioni su altre frequenze con la seguente motivazione: <em><a href="http://www.comunicazioni.it/approfondimenti/pagina18.html" target="_blank">un contributo all&#8217;eliminazione del DIGITAL-DIVIDE nel Bel Paese</a>, la creazione di un&#8217;alternativa al terrestre per quanto riguarda la connettività, la risoluzione della copertura dell&#8217;ultimo miglio</em>, ecc., ecc. &#8230; bla, bla, bla &#8230; e paroloni vari&#8230;</p>
<h4>2.1 Potenzialità&#8230;</h4>
<p align="justify">Wooow!!! Bellissima iniziativa!!! Dunque ogni comune con 1000 euro (100 più, 100 meno) ogni 50 km può installare una bella antenna e condividere la connessione, così facendo si riuscirebbe a coprire l&#8217;intero territorio italiano con una bella rete pubblica. I vantaggi potrebbero essere molteplici: connessione per tutti i computer della nazione, connessione di tutti i dispositivi mobili. Con un solo investimento (quasi irrisorio) si <strong>riducono di circa il 90% il costo</strong> delle connessioni ad internet e si <strong>azzerano</strong> i costi delle telefonate sia per la Pubblica Amministrazione che per i cittadini. Per chi non fosse a conoscenza: su qualsiasi computer connesso ad internet si possono usare i programmi di VoIP (il più famoso è Skype) per far transitare attraverso internet le telefonate, la stessa cosa si può fare con un portatile, PDA e Smartphone; ultimamente esistono alcuni cellulari (io conosco quello della <a href="http://www.macitynet.it/macprof/aA23865/index.shtml" target="_blank">Nokia</a> di qualche anno fa, intanto ne sono nati altri) che possono aggangiarsi alle reti wireless e con skype installato si può chiamare gratis un altro dispositivo connesso ad internet (in tutto il globo). C&#8217;è una nazione vicino a noi che è riuscita a realizzare tutto questo: la macedonia (per approfondimenti cliccare <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1351175" target="_blank">qui</a> e <a href="http://blog.iltuoweb.net/2005/12/07/la-macedonia-verso-lopen-source.html" target="_blank">qui</a>).</p>
<h4>2.2 Dalla fantasia alla realtà&#8230;</h4>
<p>Ritorniamo in Italia, ops, alla realtà&#8230;</p>
<p align="justify">In Italia si è deciso di dividere in territorio in grandi maxi-aree e mettere all&#8217;asta le relative frequenze a cui si può partecipare soltando avendo dei requisiti particolari (<a href="http://www.comunicazioni.it/ministero/ufficio_stampa/comunicati_stampa/pagina111.html" target="_blank">bando</a>). Tutto questo procedere sembra in netto contrasto con quanto, anche a livello Comunitario, sia stato sempre espresso come <em><span style="text-decoration: underline;">diritto  					d&#8217;accesso alla tecnologia</span></em> da parte dei cittadini, ispiratore di varie direttive EU in ambito ICT a far capo dalla nota <em>direttiva  					quadro</em> del Parlamento Europeo e del Consiglio, n. 2002/21/CE del 7 marzo 2002, che <em>&#8220;istituisce un quadro normativo comune  					per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica&#8221;</em> (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l24216a.htm" target="_blank">leggi</a>) e ribadito nei vari titoli  					del capitolo <em>&#8220;Società dell&#8217;Informazione&#8221;</em>, (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/s21012.htm#APPROCHE" target="_blank">leggi</a>).</p>
<p align="justify">Su questa decisione hanno protestato in molti, comprese alcune provincie e comuni (<a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/gara-wimax/polemiche-bando/polemiche-bando.html" target="_blank">come quello di genova</a>):</p>
<p align="justify"><em>Il punto è che questa promettente tecnologia banda larga senza fili è stata attesa per due anni, da vari soggetti, pubblici e privati; e ora che finalmente sta per essere lanciata si scontra con le aspettative di molti. Ognuno aveva fatto piani per utilizzarla ai propri scopi. &#8220;Noi avremmo voluto usare il WiMax per creare una rete cittadina a Genova, con servizi pubblici innovativi&#8221;, spiega a </em><em>Repubblica.it Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto Città Digitale. Il problema? &#8220;Per realizzare il nostro sogno saremmo costretti a concorrere con gli operatori, nell&#8217;asta prevista dal bando, per ottenere una licenza WiMax&#8221;, spiega Bollorino. &#8220;E con le risorse finanziarie di una pubblica amministrazione è cosa molto improbabile riuscire nell&#8217;intento. Tra l&#8217;altro non c&#8217;è nemmeno una licenza che vada bene per noi. Le licenze all&#8217;asta sono regionali o riguardano più regioni accorpate. Non ce ne sono per singole province&#8221;. </em></p>
<p align="justify">Queste licenze fanno talmente gola che anche aziende come la <a href="http://www.wimax-italia.it/2007/07/20/rai-way-pensa-gia-al-wimax/" target="_blank">rai</a> e <a href="http://www.wimax-italia.it/2008/02/05/mediaset-punta-al-wimax/" target="_blank">mediaset</a> si accapigliano, visti i costi/profitti&#8230; Un elenco dei concorrenti si può trovare <a href="http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/comunicati_stampa/elenco_offerte_iniziali_wimax2.pdf" target="_blank">qui in pdf</a>.</p>
<h4>2.3 Perchè le aste per il WiMAX sono la scelta peggiore per il cittadino&#8230;?</h4>
<p align="justify">Questa situazione si era presentata con la tecnologia UMTS. Tutti sappiamo come è andata a finire: una tecnologia di gran lunga superiore al GPRS e più economica; ma quante sono le persone che la sfruttano? magari solo per videotelefonare&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è stata intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l&#8217;accesso alle frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati. A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tutte le aziende vincitrici non avranno nessun interesse ad introdurre subito nel mercato la nuova tecnologia, prima dovranno sfruttare l&#8217;UMTS e l&#8217;HSPA, poi introdurranno piano piano il WiMAX a caro prezzo (dopo averlo blindato logicamente).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nessuno potrà ccostruirsi la propria rete senza fili WiMAX, come oggi succede per il wi-fi, in quanto trasmettere su quelle frequenze sarà un reato.</p>
<p align="justify">Nel caso particolare del WI-MAX, non stiamo parlando di tecnologie il cui costo in termini di infrastruttura sia molto elevato o riconducibile ad altre tipologie di servizi mobili anche di ultima generazione, ma di una SOLUZIONE DI INTERNETWORKING BEN DIFFERENTE, in grado di coprire molti aspetti e molti usi rispetto alle attuali soluzioni di connettività e servizi mobili e fissi ed il cui costo in configurazione ad uso personale rientra nei parametri di un investimento &#8220;casalingo&#8221; (poche centinaia di Euro), nonchè in quelli poco più elevati di un&#8217;attività amatoriale – quale potrebbe essere quella di un&#8217;associazione radioamatoriale – per un&#8217;installazione in grado di servire alcune decine di utenti.<br />
Non sembra quindi giustificato un approccio anteponente il permesso dello sfruttamento commerciale a vantaggio degli operatori del settore – con conseguente chiusura dello spettro radio interessato &#8211; all&#8217;uso privato SENZA SCOPO DI LUCRO a favore dei singoli cittadini italiani ed europei delle medesime frequenze e tecnologie.<br />
In tal modo si verificherebbe di fatto una DISCRIMINAZIONE di TECNOLOGIA ai danni dei cittadini e consumatori, poichè diverrebbe di fatto impossibile o molto difficile utilizzare il WI-MAX in regime libero a fronte di un&#8217;assegnazione dell&#8217;intero spettro frequenze (o della maggior parte di esso), a fini commerciali; verrebbe cancellata quindi la possibilità per chiunque di utilizzare in maniera AUTONOMA e LIBERA le apparecchiature STANDARD atte a realizzare le reti in questione, il cui commercio e diffusione sono invece mondialmente permessi (e riconosciuti anche in territorio Europeo). Una tale DISCRIMINAZIONE TECNOLOGICA sarebbe in contrasto con i principi cardine contenuti nell&#8217;emanazioni Comunitarie del settore <em>&#8220;Società  					dell&#8217;informazione&#8221;</em> sopracitata, cap. <em>Verso un nuovo quadro per l&#8217;infrastruttura delle comunicazioni elettroniche</em>, oltreché ben poco libertaria  					e democratica.</p>
<h3>3. Conclusioni&#8230;</h3>
<p align="justify">Per concludere, come al solito non ci si capisce niente&#8230; Tutto ingarbugliato, quando in altri stati è stato semplice senza bandi e senza giochini politici. Comunque mi frullano in testa alcune domande:</p>
<div>
<ul>
<li>perché si è deciso di mettere all&#8217;asta le frequenze? Magari lo stato deve guadagnare&#8230;</li>
<li>ma non guadagnerebbe di più non pagando telefonate e la connettività? allora deve guadagnare un privato (per logica se non guadagna lo stato guadagna il privato)&#8230;</li>
<li>ma allora chi ci guadagna? bho&#8230;</li>
<li>avremmo vantaggi dal WiMAX commerciale? si, sicuramente costerà un pò meno dell&#8217;UMTS a parità di prestazioni, un pò più caro a prestazioni superiori, sicuramente spropositatamente più caro del costo reale (cioè pochissimo)&#8230;</li>
<li>negli altri stati con il WiMAX libero, quali sono i costi? in Macedonia si và da 15 a 19 euro mensili qualsiasi tipo di comunicazione: fisso, cellulare o internet 24h/24h&#8230;</li>
<li>Ma il digital-divide? resterà sempre, non serve che il popolo comunichi altrimenti diventa troppo informato ed è un pericolo&#8230;</li>
</ul>
</div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ciao Saluti&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ps. Chiunque voglia firmare la petizione si trova <a href="http://www.wimaxlibero.org/" target="_blank">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La sanità investirà sull&#8217;Open source</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/la-sanita-investira-sullopen-source/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.

Talvolta però non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.</span></p>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Talvolta però non bastano la capacità e la professionalità dei medici, servono apparecchiature all&#8217;avanguardia e strumentazioni tecnologiche e innovative. Gli operatori sanitari devono essere in grado di scambiare le informazioni in tempo reale, devono poter accedere alle cartelle cliniche e ai reperti medici rapidamente senza ostacoli procedurali e organizzativi.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><span id="more-584"></span><br />
</span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">La sanità oggi non sembra essere in grado di sostenere la razionalizzazione di questi processi, convinta che una riorganizzazione globale sia sinonimo di costi aggiuntivi che i bilanci delle aziende sanitarie non possono coprire.</span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">L&#8217;utilizzo invece dell&#8217;Open source (letteralmente “sorgente aperta”) o del free software (sofware libero) può offrire una valida e qualitativa alternativa alla lentezza e alle difficoltà incontrate nell&#8217;interscambio di informazioni all&#8217;interno di un&#8217;azienda o di una struttura ospedaliera. Si tratta di uno strumento informatico rivoluzionario, ormai già presente sul mercato e in via di espansione, che nel giro di pochi anni è destinato ad aprire nuovi orizzonti in molti settori e campi lavorativi, nell&#8217;ottimizzazione dei processi gestionali e organizzativi anche della sanità pubblica e privata </span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Con l&#8217;Open source &#8211; insieme di software distribuiti gratuitamente e corredati dei relativi codici sorgenti &#8211; un programma, o sistema operativo, deve rispettare i canoni del codice aperto, ossia dovrà essere liberamente diffusibile (senza costi o restrizioni, tipiche del software proprietario) ed anche personalizzabile attraverso la libera accessibilità ai codici sorgenti dell&#8217;applicativo stesso. In tal modo, chiunque avesse necessità di estendere un software (già solido e specializzato) con ulteriori funzionalità adatte a specifiche e soggettive esigenze, avrà la possibilità di realizzare tali modifiche in piena autonomia, senza dover chiedere autorizzazioni o versare pagamenti alla software house (casa produttrice di software).</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Solo dunque con la condivisione dei programmi è possibile trovare il “pacchetto informatico” più idoneo e vantaggioso per il proprio sistema procedurale e organizzativo e adeguarlo alle nuove esigenze che via via si presentano.<br />
Claudio Saccavini, Cio del Dipartimento di Scienze medico-diagnostiche-Terapie speciali dell&#8217;Università di Padova, che sarà a Rovigo all&#8217;Open source Expo 2007 per la conferenza dal titolo “Open source e Open standard per lo sviluppo della sanità elettronica: potenzialità e opportunità”,<br />
è uno studioso nonché grande sostenitore dell&#8217;applicazione dell&#8217;Open    source nella sanità.<br />
“Oggi le aziende sanitarie e le strutture ospedaliere gestiscono un numero esponenziale di informazioni – avverte – e non basta più il supporto cartaceo. A Padova, ad esempio, si è passati in Radiologia dalla gestione di 250 immagini a 7-8.000 l&#8217;anno, è evidente che si rischia l&#8217;entropia delle informazioni dei clinici. Il vero problema non è l&#8217;informazione al paziente, ma la comunicazione interna tra i professionisti che devono poterle integrare e condividere. L&#8217;Università di Padova ha creato, utilizzando il sistema Open source, un programma per la gestione dati tra il reparto di Endoscopia e Radiologia, in modo che i referti medici o le indagini ragiologiche possano essere visionate in tempo reale”. Ma sono molte altre le applicazioni, come ad esempio per la cartella clinica elettronica, per l&#8217;organizzazione del centro unico di prenotazione, per la distribuzione dei farmaci a domicilio. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Secondo Saccavini però le difficoltà non si incontrano tanto nell&#8217;utilizzo delle tecnologie, quanto nella formazione delle risorse umane. “Per l&#8217;acquisto di una Tac o di una risonanza magnetica i fondi si trovano, ma il più delle volte le direzioni generali delle Ulss non calcolano o non prendono in considerazione poi i costi indotti, quelli della formazione che, se non attivata, di fatto frena la crescita e l&#8217;innovazione”. Così per il docente universitario diventa un luogo comune pensare che l&#8217;informatizzazione porti solo ad un vantaggio economico. “Bisogna essere più lungimiranti e pensare ai benefici a medio-lungo termine. Alle direzioni generali delle Ulss interessano il controllo di gestione e l&#8217;economia di scala, ai medici gli aspetti clinici. Ecco che con l&#8217;Open source ci può essere la giusta mediazione e integrazione tra le due esigenze. Il sistema sanitario sta cambiando e sono convinto che finito il tempo delle tecnologie d&#8217;avanguardia si apra la scommessa dell&#8217;adozione dei sistemi informatici Os e dell&#8217;automazione dei processi. Mi auguro anche che arrivi il momento degli investimenti nelle risorse umane”. I progetti che riguardano l&#8217;innovazione tecnologica trovano solitamente fondi e contributi a livello nazionale e regionale, ma il problema è che l&#8217;approccio all&#8217;Open source viene opzionato principalmente in centri di eccellenza. “Ci sono casi sporadici, come l&#8217;Ulss di Arzignano dove l&#8217;Os è stato applicato nell&#8217;ambito di un progetto per la gestione della privacy, che purtroppo rimane fine a se stesso – spiega Saccavini -. Sarebbe opportuno che il ministero finanziasse il “riuso” di questi sistemi aperti, in modo che le esperienze e le progettualità fossero messe a disposizione di tutti i soggetti interessati. Uno sforzo lo sta facendo in tal senso il Cnipa che ha creato un Osservatorio nazionale sull&#8217;Open source, uno strumento unico a livello europeo. E fa molto bene il responsabile Vittorio Pagani a lanciare l&#8217;idea di una community gestita dal ministero, perché fondamentale per chi accede all&#8217;open source è proprio la condivisione dei vari software e programmi, il riuso insomma. Non è solo un problema di fondi e finanziamenti, ma di entrare in un nuovo modo di pensare, in uno stile di vita che sostiene la cooperazione anche nella pubblica amministrazione in genere”. </span></p>
<p><a href="http://www.datamanager.it/articoli.php?idricercato=21363" target="_blank">Fonte datamanager.it </a></div>
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		<title>Microsoft Arranca</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo le statistiche di Microsoft le vendite di Windows Vista superano le più rosee aspettative, invece, alcune testate on-line confermano il contrario e secondo i venditori Inglesi non sembrerebbe proprio cosi. La Microsoft a fronte delle grandi richieste dei costruttori e degli utenti ha dovuto progettare un tool per downgradare i computer con Vista ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-564" title="Vista_Logo_circolare" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/Vista_Logo_circolare.png" alt="Vista_Logo_circolare" width="90" height="133" />Secondo le statistiche di Microsoft le <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1988380" target="_blank">vendite di Windows Vista</a> superano le più rosee aspettative, invece, alcune <a href="http://www.news.com/Running-the-numbers-on-Vista/2100-1016_3-6207375.html?tag=nefd.lede" target="_blank">testate on-line</a> confermano il contrario e secondo i <a href="http://www.telegraph.co.uk/money/main.jhtml?xml=/money/2007/09/24/cnpc124.xml" target="_blank">venditori</a> Inglesi non sembrerebbe proprio cosi. La Microsoft a fronte delle grandi richieste dei costruttori e degli utenti ha dovuto progettare un tool per <a href="http://www.hwupgrade.it/news/software/microsoft-windows-vista-e-downgrade-a-xp_22671.html" target="_blank">downgradare</a> i computer con Vista ad Xp, inoltre ha <a href="http://www.hwupgrade.it/news/web/microsoft-allunga-la-vita-di-windows-xp_22715.html" target="_blank">allungato la disponibilità</a> di vendita di Windows Xp. I punti deboli di Vista sono molteplici: il rallentamento generale del computer dopo molto tempo d&#8217;utilizzo, mancata retrocompatibilità con i driver funzionanti su Xp, mancata retrocompatibilità con i software in commercio, mancato sviluppo di WinFS rimandato alla prossima versione, consumo energetico superiore alla media, richieste hardware eccessive, ecc.</p>
<div>Oltre ai bug, molto imbarazzanti, riguardanti <a href="../../home/component/content/28.html?task=view" target="_blank">Windows Update</a>, <a href="../../home/component/content/25.html?task=view" target="_blank">MSN Messenger</a> ed <a href="../../home/component/content/27.html?task=view" target="_blank">Excel</a> la vera battuta d&#8217;arresto per la casa di Redmond è stata la <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2058003" target="_blank">bocciatura</a> presso l&#8217;ISO (International Organization for Standardization) e l&#8217;IEC (International Electrotechnical Commission) della proposta di standardizzare il proprio formato XML per i documenti, strategia studiata appositamente per far concorrenza al formato ODF (riconosciuto standard dall&#8217;ISO) supportato nativamente da Open Office e recentemente dagli utenti di <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1489851" target="_blank">Lotus Notes</a> sui sistemi IBM.</div>
<div>Mentre la Microsoft si barcamena con le <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2066038" target="_blank">multe antitrust</a> dell&#8217;unione europea e le <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1960609" target="_blank">cause perse</a> con alcune compagnie rivali i diretti concorrenti conquistano terreno e nuovi mercati. Infatti, dopo la decisione di <a href="../../home/component/content/12.html?task=view" target="_blank">DELL</a> di vendere i suoi pc con <a href="../../home/component/content/12.html?task=view" target="_blank">preinstallato Linux</a> seguiti a ruota dai piccoli produttori alcune amministrazioni pubbliche iniziano ad adottare sistemi linux, specialmente in <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2071556" target="_blank">Russia</a>, <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2067910" target="_blank">India</a>, <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2059266" target="_blank">Francia</a>, quasi tutta l&#8217;africa, i paesi del Sud America, Norvegia, Monaco, gli ambienti universitari e di ricerca. Recentemente un sacco di grandi compagnie come <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2073574" target="_blank">Intel</a>, <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2068078" target="_blank">AMD</a>, <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2072479" target="_blank">Nvidia</a>, <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2059360" target="_blank">Ati</a> che prima non vedevano in linux nessun riscontro economico incominciano a sviluppare tecnologie grazie alla grande qualità e versatilità del sistema rispetto a Windows. L&#8217;ultimo grande successo del software open source sono gli smartphone, infatti sarà installata una distribuzione linux sui <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2075852" target="_blank">nuovi smatphone</a> della <a href="http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=1990143" target="_blank">Motorola</a>, Panasonic, NEC e Texas Instruments.</div>
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