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> <channel><title>Arturu.it &#187; News</title> <atom:link href="http://www.arturu.it/blog/category/news/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.arturu.it/blog</link> <description>Web 3.0? premi f11, poi f5 e poi sorridi...</description> <lastBuildDate>Wed, 11 Jan 2012 22:17:10 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Hardening Linux come utilizzare gli script: firewall, brute force e DDoS</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Aug 2011 15:40:57 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[CentOS]]></category> <category><![CDATA[hardening]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[os]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=943</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/solving/" title="Soluzioni">Soluzioni</a></p>Tempo fa in questo articolo sull&#8217;hardening di base dei sistemi linux si è parlato delle tecniche basilari per mettere in sicurezza un sistema linux esposto sulla rete. In questo articolo vedremo come aumentare di un altro gradino la sicurezza utilizzando [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/tux-pol-150x150/" rel="attachment wp-att-833"><img
class="alignleft size-full wp-image-833" title="Hardening linux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/tux-pol-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tempo fa in questo articolo sull&#8217;<a
title="Hardening di base di un sistema linux ovvero i vaneggiamenti di un sysadmin paranoico" href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/">hardening di base dei sistemi linux</a> si è parlato delle tecniche basilari per <strong>mettere in sicurezza</strong> un sistema linux esposto sulla rete. In questo articolo vedremo come aumentare di un altro gradino la sicurezza utilizzando alcuni tra gli <strong>script più famosi</strong>, ovvero: <strong>apf</strong> (Advanced Policy-based Firewall), <strong>bfd</strong> (Brute Force Detection) e <strong>DDoS Deflate</strong>. In questo articolo vedremo come installare i citati scripts e la prima configurazione, inoltre, vedremo dove si trovano i file di configurazione per eventuali regolazioni &#8220;di fino&#8221;. Questo articolo è rivolto a persone che hanno una buona padronanza dei sistemi linux, inoltre, l&#8217;uso del solo &#8220;copia e incolla&#8221; incosciente può causare un blocco del vostro sistema, come sempre consiglio di ragionare prima di compiere azioni avventate.</p><p><span
id="more-943"></span></p><h2>Installazione e configurazione di APF: Advanced Policy-based Firewall</h2><p>Questo script consente di pilotare iptables, su <a
title="Maggiori informazioni su apf" href="http://www.rfxn.com/projects/advanced-policy-firewall/" target="_blank">questa pagina</a> si trovano informazioni più dettagliate su apf. Per installare APF bisogna guadagnare i permessi di root e scaricare il seguente file:</p><pre># wget http://rfxnetworks.com/downloads/apf-current.tar.gz</pre><p>scompattiamo e installiamo</p><pre># tar xfz apf-current.tar.gz
# cd apf-*
# ./install.sh</pre><p>a questo punto il firewall è installato e bisogna configurarlo, apriamo il file:</p><pre>/etc/apf/conf.apf</pre><p>le prime opzioni da configurare sono le seguenti e rispettivamente servono per: attivare il firewall (di default, attraverso un cron job, ogni 5 minuti vengono aggiornate le regole); configurazione degli ingressi TCP e UDP attivi; AntiDos.</p><pre>DEVEL_MODE="1"
IG_TCP_CPORTS="21,22,25,53,80,110,143,443,3306"
IG_UDP_CPORTS="53,111"
USE_AD="1"</pre><p>successivamente possiamo far partire APF con il comando:</p><pre># apf --start</pre><p>Se non siamo contenti della configurazione possiamo muoverci tra la configurazione di APF, ogni singola impostazione è strettamente descritta nel file stesso. Se vogliamo modificare la configurazione AntiDos, per renderla più restrittiva dobbiamo editare il seguente file:</p><pre>/etc/apf/ad/conf.antidos</pre><h2>Installazione e configurazione di BFD: Brute Force Detection</h2><p>Questo è uno script che analizza i file di log alla ricerca di errori di autenticazione, per maggiori informazioni sul funzionamento si può consultare <a
title="Informazioni su bfd" href="http://www.rfxn.com/projects/brute-force-detection/" target="_blank">questa pagina</a>. Per installare BFD, come al solito guadagnamo i privilegi di root e rispettivamente con i seguenti comandi scarichiamo, scompattiamo e installiamo lo script:</p><pre># wget http://rfxnetworks.com/downloads/bfd-current.tar.gz
# tar xfz bfd-current.tar.gz
# cd bfd-*
# ./install.sh</pre><p>il file di configurazione si trova nella seguente posizione:</p><pre>/usr/local/bfd/conf.bfd</pre><p>attiviamo lo script e impostiamo una mail modificando le seguenti impostazioni</p><pre>ALERT="1"
EMAIL_USR="username@yourdomain.com"</pre><p>come per il precedente script possiamo modificare una miriade di impostazioni che si trovano nel file di configurazione, non è complicato in quanto ogni impostazione è minuziosamente descritta. Buona cosa è editare il file</p><pre>/usr/local/bfd/ignore.hosts</pre><p>inserendo il vostro IP, per evitare, in caso di errori, che lo script neghi a voi stessi l&#8217;accesso. Non ci resta che far partire lo script:</p><pre>/usr/local/sbin/bfd -s</pre><h2>Installazione e configurazione di DDoS Deflate</h2><p>Questo script inizialmente è stato sviluppare per funzionare sui server MediaLayer per arginare gli attacchi (D)Dos, molti sysadmin vista l&#8217;efficacia decidono di installarlo sui propri server. Come al solito guadagnamo i privilegi di amministratore e con i seguenti comandi scarichiamo e installiamo DDoS Deflate:</p><pre># wget http://www.inetbase.com/scripts/ddos/install.sh
# sh install.sh</pre><p>e già pronto per funzionare ma se vogliamo modificare qualche impostazione possiamo modificare il file:</p><pre>/usr/local/ddos/ddos.conf</pre><p>non ci resta che avviare lo script:</p><pre># /usr/local/ddos/ddos.sh -c</pre><h2>Conclusioni</h2><p>In questo articolo abbiamo visto come aumentare di una tacca la sicurezza del nostro sistema linux, ricordate sempre che la sicurezza in modo assoluto non esiste e buona fortuna.</p><p>Saluti</p><p>PS Per gli script appena installati ricordate che al riavvio non partiranno, bisogna impostarli per farli partire al reboot.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Che cos&#8217;è anonymous, alla ricerca del movimento che vuole cambiare il mondo</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/07/30/che-cosa-e-anonymous-movimento-piano-mondo/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/07/30/che-cosa-e-anonymous-movimento-piano-mondo/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Jul 2011 01:20:29 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[guy fawkes]]></category> <category><![CDATA[hacker]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[movimento]]></category> <category><![CDATA[PA]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=896</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/linux/" title="Linux">Linux</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p>Ultimamente mi ha incuriosito un movimento nato su Internet chiamato Anonymous. Il movimento nasce anni fa sulla piattaforma Imageboard di http://www.4chan.org/, dalla spontanea aggregazione di persone che commentavano la board /b/ firmandosi come Anonymous. Quel primo movimento caotico e multiculturale, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/30/che-cosa-e-anonymous-movimento-piano-mondo/300px-anonymous_flag-svg/" rel="attachment wp-att-898"><img
class="alignleft size-full wp-image-898" title="300px-Anonymous_Flag.svg" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/300px-Anonymous_Flag.svg_.png" alt="Anonymous" width="216" height="148" /></a>Ultimamente mi ha incuriosito un <strong>movimento</strong> nato su <strong>Internet</strong> chiamato <strong>Anonymous</strong>. Il movimento nasce anni fa sulla piattaforma <a
title="Imageboard" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imageboard" target="_blank"><strong>Imageboard</strong></a> di <a
title="For Chan" href="http://www.4chan.org/" target="_blank">http://www.4chan.org/</a>, dalla spontanea aggregazione di persone che commentavano la board <a
title="Chan /b/" href="http://boards.4chan.org/b/" target="_blank">/b/</a> firmandosi come <strong>Anonymous</strong>. Quel primo movimento caotico e multiculturale, è formato da numerose culture e idee ma una tra tutte prevale e che accomuna i suoi membri: &#8220;Cambiare il Mondo e renderlo più giusto&#8221;; favoloso, chi non ha mai avuto un desiderio simile, un po&#8217; tutti penso. Questo movimento cresce e si diffonde in tutto il mondo, fino a diventare quello che è oggi, dai più definito superficialmente come un gruppo di <strong>hacker</strong> che compiono crimini, ma, secondo quello che ho visto fino ad ora, non è solo questo, c&#8217;è dell&#8217;altro.</p><p><span
id="more-896"></span></p><h2>Sviluppo del movimento</h2><p>Le prime notizie di azioni rilevanti del movimento si hanno nel 2006, gli Hacktivisti di <strong>Anonymous</strong> si scagliano contro un parco divertimenti dell&#8217;Alabama reo di aver vietato a un bambino affetto di AIDS di immergersi in una piscina. Successivo è l&#8217;attacco al sito di un autore radio-fonico, Hal Turner, colpevole di sostenere la tesi della supremazia della razza bianca su tutte le altre. Nel Dicembre 2007 gli Hacktivisti di <strong>Anonymous</strong> smascherano il pedofilo Chris Forcand segnalandolo alla polizia e fornendo prove della sua compevolezza.</p><p>Nel 2008 gli Hacktivisti di <strong>Anonymous</strong> si organizzano per combattere la famigerata e temibile setta di <a
title="Scientology" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scientology" target="_blank">Scientology</a>. In questa occasione molti manifestanti si mascherano da <a
title="Guy Fawkes" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Fawkes" target="_blank">Guy Fawkes</a> temendo le ritorsioni della setta. La reazione di Scientology si fa sentire con azioni diffamatorie nei confronti di <strong>Anonymous</strong>, la setta defaccia un sito per ragazzini epilettici inserendo immagini in movimento che causano crisi firmandosi con il nome di <strong>Anonymous</strong>.</p><p>Il gruppo di Hacktivisti di <strong>Anonymous</strong> sostiene d&#8217;aver dato supporto informatico ai movimenti liberali dell&#8217;Iran, dello Zimbabwe, della Tunisia, dell&#8217;Egitto che poi sono sfociati nelle rivolte popolari atti a rovesciare i governi. In fine dando supporto agli Indignados spagnoli cavalcando il vento di anti-politica che sta nascendo in Europa.</p><p>Anonymous supporta e promuove i documenti di WikiLeaks. Attacca visa, paypal e altri istituti bancari quando essi decidono di non accettare più donazioni in favore di WikiLeaks.</p><p>Se volete approfondire l&#8217;aspetto storico, informazioni si trovano su wikipedia (presumibilmente scritte dagli stessi <strong>Anonymous</strong>): <strong><a
title="Anonymous" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anonymous" target="_blank">Anonymous</a></strong>, <a
title="Imageboard" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imageboard" target="_blank">Imageboard</a>.</p><h2>Il concetto di Hacktivista</h2><p>Attualmente, la maggior parte dei membri si definisce <a
title="Hacktivista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hacktivism" target="_blank">hacktivista</a> e non hacker nel senso stretto del termine, la differenza è sottile e non di facile comprensione. Un hacktivista si definisce come un manifestante nel mondo digitale.</p><p>L&#8217;Hacktivista con la sola presenza su un sistema informatico esplica la sua funzione di protesta. Come tutti sanno quando un server ha un grosso numero di accessi incomincia a non funzionare bene, cioè inizia a razionalizzare le proprie risorse finché non fornirà più alcun dato. Finita la manifestazione di protesta gli <strong>hacktivisti</strong> abbandonano il server ed esso, senza alcun danno, inizia a fornire nuovamente dati.</p><p>Alcune volte tra gli hacktivisti si &#8220;intrufolano&#8221; veri e propri hackers che tentano di violare i sistemi informatici presi di mira, certamente è difficile capire se ci sono nessi tra gli hacktivisti e hackers.</p><h2>Gli hacker del movimento</h2><p>Questa possiamo dire che è la parte più estremista del movimento. Come tutti ben sanno, in Italia il movimento di <strong>Anonymous</strong> è diventato noto per gli attacchi, ad opera da parte di una corrente interna di <strong>hacker</strong>, verso alcuni siti web italiani e non:</p><ul><li>Enel.com, con la motivazione di &#8220;<em>ancora una volta mostra di perseguire i propri interessi in modo indegno. Al fine di costruire impianti idroelettrici in Guatemala, nel municipio di Cotazal, l&#8217;Enel assolda (con i denari di tutti gli italiani) 500 mercenari in assetto di guerra con passamontagna e forze antisommossa per occupare la comunità indigena maya ixil di San Felipe Chenla, che dal 3 gennaio sta protestando contro la Enel</em>&#8221; (fonte non più disponibile in quanto il sito che rivendicava l&#8217;attacco è stato oscurato);</li><li>i siti web della sony e specialmente la piattaforma di gioco online, a quanto pare gli hacktivisti di Anonymous sostengono che i videogiochi rimbecilliscono le persone;</li><li>molti siti governativi Statunitensi in quanto l&#8217;amministrazione americana ha arrestato l&#8217;hacker che ha fornito ad Assange i materiali riservati pubblicati su wikileaks;</li><li>Paypal in quanto ha rifiutato di accettare donazioni in favore di wikileaks;</li><li>molti siti delle università italiane per dimostrare alle stesse la fragilità dei loro sistemi;</li><li>il sito dell&#8217;Agicom con la denuncia di &#8220;<em>L&#8217;Agcom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d&#8217;autore.</em><br
/> <em>L&#8217;Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare determinati siti web in modo da renderli irraggiungibili dall&#8217;Italia. Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario. Questa normativa dovrebbe entrare in vigore tra pochi giorni. Per questo chiediamo l&#8217;aiuto di tutti in questa protesta&#8221; contro misure che minano &#8220;alle fondamenta il diritto di avere una Rete libera e imparziale</em>&#8221; <a
title="Repubblica" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/06/28/news/anonymus_agcom-18348847/">fonte</a>;</li><li>i siti vicini al partito del Pdl, per la questione Agcom;</li><li>il Cnaipic, ma questa è una storia controversa in quanto ci sono state prima delle rivendicazioni e poi delle smentite, però non si capisce la motivazione;</li></ul><p>A quanto ho intuito, ma non lo posso dimostrare, il gruppo di hacker è alla ricerca di documenti &#8220;scottanti&#8221; che possono comprovare insabbiamenti e &#8220;la corruzione interna ai governi&#8221;, documenti che successivamente verranno usati per le altre fasi del loro <a
title="Il piano per cambiare il mondo" href="http://www.whatis-theplan.org/forum" target="_blank">piano</a>.</p><h2>Organizzazione</h2><p>Facendo un analisi molto superficiale <strong>Anonymous</strong> sembra un movimento caotico e totalmente anarchico, ma cercando di capire ed analizzando un pochino si scopre che non è del tutto così. Navigando tra i canali della chat ho notato una struttura organizzata per temi e aree geografiche, fatta eccezione per il caotico canale italiano; sul canale italiano gli attacchi al canipic hanno attirato una moltitudine di persone in cerca di fama, perciò, è stato quasi impossibile riuscire a capire che cos&#8217;è <strong>Anonymous</strong>.</p><p>A quanto ho capito <strong>Anonymous</strong> non ha una gerarchia o una linea gerarchica, ma è formata da gruppi autogestiti che perseguono un obiettivo comune: &#8220;Cambiare il Mondo e renderlo più giusto&#8221;. In bocca al lupo!</p><p>L&#8217;intera organizzazione del movimento non è gestita in un unico sito ma è distribuita su una moltitudine di siti web, quelli che sono riuscito a rintracciare sono i seguenti:</p><ul><li><a
title="Il piano per cambiare il mondo" href="http://www.whatis-theplan.org">http://www.whatis-theplan.org</a>, &#8220;Il piano per cambiare il mondo&#8221;;</li><li><a
title="http://anonops.blogspot.com/" href="http://anonops.blogspot.com/">http://anonops.blogspot.com/</a>;</li><li><a
title="http://anonops-ita.blogspot.com/" href="http://anonops-ita.blogspot.com/" target="_blank">http://anonops-ita.blogspot.com/</a></li><li><a
title="http://www.anonnewsnet.com/" href="http://www.anonnewsnet.com/">http://www.anonnewsnet.com/</a>;</li><li><a
title="http://anonnews.org/" href="http://anonnews.org/" target="_blank">http://anonnews.org/</a>;</li><li><a
title="http://www.whyweprotest.net/" href="http://www.whyweprotest.net/" target="_blank">http://www.whyweprotest.net/</a>;</li><li><a
title="http://hbgary.anonleaks.ch/" href="http://hbgary.anonleaks.ch/" target="_blank">http://hbgary.anonleaks.ch/</a>;</li><li><a
title="http://youranonnews.tumblr.com/" href="http://youranonnews.tumblr.com/" target="_blank">http://youranonnews.tumblr.com/</a>;</li><li><a
title="http://lulzsecurity.com/" href="http://lulzsecurity.com/" target="_blank">http://lulzsecurity.com/</a>;</li><li><a
title="http://anonplus.infiniteserve.com/" href="http://anonplus.infiniteserve.com/" target="_blank">http://anonplus.infiniteserve.com/</a>;</li><li><a
title="http://irc.lc/AnonOps/OpItaly" href="http://irc.lc/AnonOps/OpItaly" target="_blank">http://irc.lc/AnonOps/OpItaly</a> , la chat italiana;</li><li>tanti altri basta cercare su google o dai collegamenti dei siti citati.</li><li>numerosi account su twitter, facebook e social network in genere&#8230;</li></ul><h2>Il piano per cambiare il mondo in un anno</h2><p>Diciamo che è ambizioso come obiettivo. Per ora sono riuscito a trovare soltanto dei video su youtube, e &#8220;Il piano&#8221; è suddiviso in tre fasi dalla durata totale di un anno. La prima fase è iniziata il 15 Giugno 2011, presumibilmente è la fase di presentazione visto che stanno facendo tutto sto &#8220;baccano&#8221;. In che cosa consistano le altre due fasi non si riesce a capire in quanto nei video viene detto che &#8220;i dettagli saranno rilevati in seguito&#8221;. Ve ne propongo alcuni tra i più &#8220;folcroristici&#8221;:</p><p><iframe
src="http://www.youtube.com/embed/WE-WkBqf7j0" frameborder="0" width="560" height="349"></iframe></p><p><iframe
src="http://www.youtube.com/embed/2z2dAbgJreo" frameborder="0" width="425" height="349"></iframe></p><p><iframe
src="http://www.youtube.com/embed/Q2OUgDyH_Vo" frameborder="0" width="425" height="349"></iframe></p><p>&nbsp;</p><h2>Conclusioni</h2><p>Diciamo che queste sono le prime impressioni che mi son fatto su <strong>Anonymous</strong>. Sono molto curioso su questo movimento, specialmente di capire se la storia &#8220;Del cambiare il Mondo&#8221; fino a quanto può essere vera, comunque, ci sono molti punti oscuri che non riesco a spiegare. Vedremo che succede.</p><p>Saluti.</p><p>PS Se a &#8220;qualcuno&#8221; non è piaciuto l&#8217;articolo e decide di attaccarmi, lo faccia pure, sicuramente riuscirà a fare danni; sono abbastanza conscio che la sicurezza assoluta non esiste. In questo articolo ho solo raccontato, liberamente, ciò che son riuscito a vedere e a conoscere.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/07/30/che-cosa-e-anonymous-movimento-piano-mondo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Notizie interessanti luglio 2011: Kernel 3, vmware 5, hack SecureID, Ebay, hack Skype, Anonymous</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/07/19/notizie-interessanti-luglio-2011-kernel-vmware-5-hack-secureid-skype-ebay-anonymous/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/07/19/notizie-interessanti-luglio-2011-kernel-vmware-5-hack-secureid-skype-ebay-anonymous/#comments</comments> <pubDate>Tue, 19 Jul 2011 10:36:13 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[hacker]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <guid
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href="http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/msn-messenger-video-bucato-buffer-overflow/tux-2/" rel="attachment wp-att-574"><img
class="alignleft size-full wp-image-574" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Ecco un elenco di notizie degli ultimi due mesi che reputo interessanti per il modo informatico e le ripropongo ai lettori del blog. Gli argomenti spaziano da: rilascio del kernel linux 3.0, rilascio di vmware 5, SecureID violato, Ebay acquista Magento, Skype violato, Social Network, una notizia di un mese fa su Anonymous.<br
/> <span
id="more-862"></span></p><ul><li>E&#8217; stato rilasciato il kernel linux 3.0 <a
title="Kernel.org" href="http://www.kernel.org" target="_blank">www.kernel.org</a> . La mail originale di Linus Torvald che annuncia il rilascio del kernel 3.0 <a
title="Mail di Linus Torvalds" href="http://lwn.net/Articles/444314" target="_blank">http://lwn.net/Articles/444314</a> .</li><li>Rilasciato VmWare ESXi 5 <a
title="VmWare ESXi 5" href="http://suretalent.blogspot.com/2011/05/vmware-esxi-50-release-features-of.html" target="_blank">http://suretalent.blogspot.com/2011/05/vmware-esxi-50-release-features-of.html</a></li><li>Lockheed Martin RSA tra i più grandi produttori di armi al mondo violata, a quanto pare è stato duplicato un token RSA SecurID. <a
title="SecurID RSA Violato" href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2386086,00.asp" target="_blank">http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2386086,00.asp</a> evento che rende pericolosa anche le transazioni online.</li><li>Ebay acquista Magento <a
title="Ebay acquista Magento" href="http://www.magentocommerce.com/blog/ebay-agrees-to-acquire-magento" target="_blank">http://www.magentocommerce.com/blog/ebay-agrees-to-acquire-magento</a></li><li>Le chiamate su skype si possono intercettare <a
title="Skype intercettare chiamate" href="http://www.scmagazine.com.au/News/258827,how-to-intercept-skype-calls.aspx" target="_blank">http://www.scmagazine.com.au/News/258827,how-to-intercept-skype-calls.aspx</a> grazie al reverse engineering del protocollo <a
title="Reverse engineering di skype" href="http://tech.slashdot.org/story/11/06/02/1914250/Skype-Protocol-Has-Been-Reverse-Engineered" target="_blank">http://tech.slashdot.org/story/11/06/02/1914250/Skype-Protocol-Has-Been-Reverse-Engineered</a> durato anni. Una possibile alternativa potrebbe essere <a
title="Alternative a skype" href="http://www.fsf.org/blogs/community/skype-replacement-projects" target="_blank">http://www.fsf.org/blogs/community/skype-replacement-projects</a></li><li>Anche gli hackers di Anonymous vogliono lanciare il loro Social Network, logicamente solo notizie in completo anonimato, forse non gli è andata giù l&#8217;estromissione da Google+ , oppure per uno spirito di concorrenza con il nuovo Social Network della Microsoft annunciato in modo maldestro h<a
title="Social Network Microsoft" href="http://www.socl.com/" target="_blank">ttp://www.socl.com/</a>. Il social di Anonymous <a
title="Social Network di Anonymous" href="http://anonplus.com/" target="_blank">http://anonplus.com/</a> in questa pagina l&#8217;annuncio <a
title="Annuncio del Social Network di Anonymous" href="http://www.examiner.com/anonymous-in-national/anonplus-the-anti-social-networkhttp-anonplus-com" target="_blank">http://www.examiner.com/anonymous-in-national/anonplus-the-anti-social-networkhttp-anonplus-com</a></li><li>E per ultimo una notizia vecchia, il 3 giugno 2011 il team di hackers Lulz Security diffonde online la configurazione del server web di nintendo.com dopo averlo violato, la ripropongo, magari a qualcuno interessa vedere come i grossi web server vengono configurati e gli errori che si fanno, prima però una massima di qualcuno che non ricordo il nome:</li></ul><blockquote><p>Chi non conosce gli errori della Storia, è destinato a ripeterli</p></blockquote><p><a
href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/19/notizie-interessanti-luglio-2011-kernel-vmware-5-hack-secureid-skype-ebay-anonymous/nintendo/" rel="attachment wp-att-876">configurazione server web nintendo.com</a></p><p>Saluti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/07/19/notizie-interessanti-luglio-2011-kernel-vmware-5-hack-secureid-skype-ebay-anonymous/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ubuntu come vedere la rai con il player Silverlight (Moonlight) della Microsoft</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Jun 2011 17:35:57 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category> <category><![CDATA[moonlight]]></category> <category><![CDATA[rai]]></category> <category><![CDATA[silverlight]]></category> <category><![CDATA[ubuntu]]></category> <category><![CDATA[video]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=743</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/solving/" title="Soluzioni">Soluzioni</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/ubuntu-c/" title="Ubuntu &amp; C.">Ubuntu &amp; C.</a></p>Da molto tempo cerco una soluzione per vedere i programmi Rai su Ubuntu, oggi su Rai Tre mentre vedevo uno dei miei programmi preferiti: Va&#8217; Pensiero (tre secoli dell&#8217;opera lirica spiegata da Antonio Pappano); improvvisamente Rai Tre non si vede [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/solving/" title="Soluzioni">Soluzioni</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/ubuntu-c/" title="Ubuntu &amp; C.">Ubuntu &amp; C.</a></p><p><a
rel="attachment wp-att-745" href="http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/images/"><img
class="alignleft size-full wp-image-745" title="Silverlight" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/images.jpeg" alt="" width="131" height="146" /></a>Da molto tempo cerco una soluzione per vedere i programmi Rai su Ubuntu, oggi su Rai Tre mentre vedevo uno dei miei programmi preferiti: <strong>Va&#8217; Pensiero</strong> (tre secoli dell&#8217;opera lirica spiegata da Antonio Pappano); improvvisamente Rai Tre non si vede più. Panico!!! Faccio partire il mio Ubuntu e dopo 10 secondi sono sul sito Rai. Come tutti sanno, la Rai ha scelto di adottare un sistema proprietario della Microsoft per diffondere in rete i suoi canali televisivi: Silverlight. Questa scelta per chi utilizza Ubuntu o i sistemi linux in generale è una tragedia, perché, anche se esiste una alternativa open (Moonlight) sui siti Rai non ha mai funzionato o funzionato male. L&#8217;ultima volta che ho provato ad installare Silverligh mi faceva vedere solo la pubblicità, quando andava a caricare il video mi usciva un avviso che mi avvertiva che Silverlight non era installato, bho, ancora non mi sono spiegato il perché funzionasse soltanto quando c&#8217;era della pubblicità da visionare.</p><p>Oggi è successo un evento che mi ha fatto risolvere il problema, potenza della lirica?</p><p><span
id="more-743"></span></p><p>Installo per l&#8217;ennesima volta Moonlight (Silverlight per il mondo Open):</p><ul><li> vado sul sito <a
title="Installare Silverlight su Ubuntu Linux" href="http://www.go-mono.com/moonlight/download.aspx" target="_blank">http://www.go-mono.com/moonlight/download.aspx</a> e clicco su download, (utilizzare <a
title="Installare Silverlight su Ubuntu Linux" href="http://go-mono.com/moonlight/download.aspx" target="_blank">http://go-mono.com/moonlight/download.aspx</a> in caso non funzionasse il primo, link segnalato nei commenti da Leonardo);</li><li>mi si apre la finestrella di installazione dei plugin di firefox e clicco su installa;</li><li>aspetto il download (14Mb circa) e riavvio firefox;</li></ul><p>A questo punto vado sul sito della Rai e mi appare una finestra che fino ad oggi non mi era mai apparsa: &#8220;Moonlight Codecs Installer&#8221;, praticamente sono dei codec per leggere i video (non potevano usare lo stesso codec della pubblicità, visto che funziona?):</p><ul><li>clicco su &#8220;Install Codecs&#8221;;</li><li>accetto la licenza della Microsoft (erano anni che non vedevo una richiesta simile);</li><li>inizia il download, appena finito clicco su Chiudi.</li><li>Ricarico la pagina, mi sorbisco altri 30 secondi di pubblicità, e FUNZIONA!!!</li></ul><p>Monto contento mi finisco di vedere la mia puntata e mi faccio una domanda, funzionerà anche sul portatile? Rifaccio tutto il procedimento e&#8230; si sente l&#8217;audio ma il video non si vede. GRRR&#8230; Calma!!! E&#8217; solo un problema di impostazioni, se sul fisso ha funzionato perché non deve funzionare anche sul portatile?</p><ul><li>clic con il tasto destro dentro il player e scelgo &#8220;Moonlight Settings&#8221;;</li><li>clic sull&#8217;ultima scheda &#8220;Advanced&#8221; e tolgo l&#8217;impostazione &#8220;Use hardware accelleration&#8221;, sul mio vecchiotto portatile la scheda video non ha accelleraizone hardware.</li></ul><p>Spero di esser stato utile, subito sotto le immagini in sequenza per chi non ha voglia di leggere tutto quello che ho scritto.</p><p>Arturu.it</p><p><a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/images/' title='Silverlight'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/images-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Silverlight" title="Silverlight" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-0/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-0'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-0-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-0" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-0" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-1/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-1'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-1-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-1" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-1" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-2/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-2'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-2-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-2" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-2" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-3/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-3'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-3-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-3" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-3" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-4/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-4'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-4-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-4" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-4" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-5/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-5'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-5-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-5" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-5" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-6/' title='ubuntu-rai-moonlight-silverlight-6'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ubuntu-rai-moonlight-silverlight-6-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-6" title="ubuntu-rai-moonlight-silverlight-6" /></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/06/19/ubuntu-vedere-la-rai-con-il-player-silverlightmoonlight-microsoft/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Incendio Server Aruba</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/04/29/incendio-server-aruba/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/04/29/incendio-server-aruba/#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 07:41:05 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[Aruba]]></category> <category><![CDATA[Sito]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=739</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/reti/" title="Reti">Reti</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p>Arezzo Mattina del 29 Aprile &#8211; Si è sviluppato un incendio nella zona degli UPS di Aruba, attualmente i server sono stati spenti per sicurezza (a quanto dice Aruba), quindi mezzo web italiano non è raggiungibile. A quanto sembra si [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/reti/" title="Reti">Reti</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p><p>Arezzo Mattina del 29 Aprile &#8211; Si è sviluppato un incendio nella zona degli UPS di Aruba, attualmente i server sono stati spenti per sicurezza (a quanto dice Aruba), quindi mezzo web italiano non è raggiungibile. A quanto sembra si presenta una mattinata lunga per chi ha ospitato presso Aruba il proprio servizio web, posta, posta certificata e altro, circa mezzo web italiano, si è parlato di circa un milione di domini.</p><p>Aruba per correre ai ripari ha aperto un account su twitter a questo indirizzo: <a
title="http://twitter.com/#!/Arubait" href="http://twitter.com/#!/Arubait" target="_blank">http://twitter.com/#!/Arubait</a>, le prime informazioni sono state queste:</p><blockquote><div><a
title="Aruba it" href="http://twitter.com/#%21/Arubait">Arubait</a> Aruba it</div><div><div>Aruba:Causa principio di incendio nella serverfarm principale si è attivato l&#8217;energit poweroff togliendo energia alla struttura</div></div><p>&nbsp;</p></blockquote><blockquote><div><a
title="Aruba it" href="http://twitter.com/#%21/Arubait">Arubait</a> Aruba it</div><div><div>sono in corso le verifiche e le operazioni di messa in sicurezza della zona. seguiranno aggiornamenti.</div></div></blockquote><div><blockquote><div><div><a
title="Aruba it" href="http://twitter.com/#%21/Arubait">Arubait</a> Aruba it</div><div><div>Aruba: il principio di incendio ha coinvolto la zona degli ups senza intaccare le sale dati.</div></div></div></blockquote><div><div><blockquote><div><div><a
title="Aruba it" href="http://twitter.com/#%21/Arubait">Arubait</a> Aruba it</div><div><div>A seguito del principio di incendio sulle  batterie degli UPS, confermiamo che le macchine server e le sale dati  non hanno subito alcun danno</div></div></div></blockquote><div><div><div>Il resto delle informazioni si possono trovare su: <a
title="http://twitter.com/#!/Arubait" href="http://twitter.com/#!/Arubait" target="_blank">http://twitter.com/#!/Arubait</a></div></div></div></div></div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/04/29/incendio-server-aruba/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Wireless, wi-fi, wi-max&#8230; Ma ancora viaggio con l&#8217;ISDN&#8230;</title><link>http://www.arturu.it/blog/2010/10/08/wireless-wi-fi-wi-max-ma-ancora-viaggio-con-lisdn/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2010/10/08/wireless-wi-fi-wi-max-ma-ancora-viaggio-con-lisdn/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Oct 2010 21:52:05 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[normativa]]></category> <category><![CDATA[wi-fi]]></category> <category><![CDATA[wimax]]></category> <category><![CDATA[wireless]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=691</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/reti/" title="Reti">Reti</a></p>Ultimamente nel panorama politico italiano si ritorna a discutere di connettività senza fili, tema a me molto caro che i miei lettori conoscono bene perché molto spesso me ne esco con questa tematica. In passato ho parlato di come il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/reti/" title="Reti">Reti</a></p><p><a
href="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-575" title="tux_scorpione" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Ultimamente nel panorama politico italiano si ritorna a discutere di connettività senza fili, tema a me molto caro che i miei lettori conoscono bene perché molto spesso me ne esco con questa tematica. In passato ho parlato di come il <a
href="http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/wi-max-la-arivoluzione-democratica/">Wi-Max</a> italiano sarebbe miseramente fallito a causa di scelte governative poco intelligenti, tecnologia che in altri paesi come il Giappone permette di collegarsi a fino a 200 Mbit/s con un raggio massimo di 50 Km dalla stazione (<a
href="http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/wi-max-la-arivoluzione-democratica/">Articolo 1</a>, <a
href="http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/wi-max-come-andata-a-finire/">Articolo 2</a>).</p><p><span
id="more-691"></span><a
href="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/wimax.jpg"><img
class="alignright size-full wp-image-595" title="wimax" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/wimax.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Da qualche giorno il dibattito politico si è spostato sull&#8217;abrogazione dell&#8217;articolo 7 del decreto Pisanu (155/2005). L&#8217;articolo obbligava i gestori di tutti gli esercizi pubblici (internet point, bar,  biblioteche, università…) che offrivano la connessione Internet alla  richiesta di una speciale licenza al questore, nonché  all’identificazione degli utenti tramite documento di identità. Il Decreto, tra le varie disposizioni si proponeva di impedire  a dei terroristi di collegarsi alla Rete senza essere identificati, in realtà si è trasformato in un muro alla diffusione della nascente (si fa per dire) tecnologia Wi-Max in Italia. L&#8217;aspetto più grave è che questa disposizione si è dimostrata <strong>totalmente inutile,</strong> in quanto le attenzioni di molti &#8220;criminali&#8221; si sono rivolte verso gli access-point wireless dei privati (il più delle volte installati da utenti poco esperti), i &#8220;punti wireless&#8221; dei privati sono facilmente violabili <a
href="http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/cracking-wep-128bit-in-60-secondi/">consentendo l&#8217;accesso</a> in totale anonimato a chiunque, anzi, sotto l&#8217;identità del povero malcapitato (<a
href="http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/cracking-wep-128bit-in-60-secondi/">Articolo 1</a>, <a
href="http://www.arturu.it/blog/2009/10/21/cracking-di-reti-wi-fi/">Articolo 2</a>). Si è costruito così un falso senso di sicurezza. Siamo sicuri che nessuna rete wi-fi è stata mai violata da un &#8220;Terrorista&#8221;?! non lo sapremo mai perché tutti si sentivano sicuri e non si è indagato su questo. Forse era più saggio monitorare gli accessi anonimi con delle parole chiave tipo &#8220;bomba,innesco,c4,ecc&#8221;, si è preferito alzare il tappeto e buttare la polvere sotto&#8230;</p><blockquote><p>Da <a
href="http://daily.wired.it/news/politica/wi-fi-libero-tutt-accordo-roberto-cassinelli-spiega-la-posizione-del-pdl.html">wired.it</a>:</p><p>L&#8217;intenzione di Linda Lanzillotta, Paolo Gentiloni e Luca Barbareschi era quella di <a
href="http://daily.wired.it/news/politica/wi-fi-abolizione-del-decreto-pisanu-sono-iniziate-le-discussioni.html" target="_blank"><strong>riaccendere i riflettori politici e istituzionali sul problema del wi-fi</strong></a>, il primo passo è fatto. La proposta dei tre, che mette d&#8217;accordo opposizioni e Futuro e Libertà, ha infatti trovato <strong>sostegno praticamente incondizionato alla Camera</strong> e l&#8217;ipotesi che la connessione senza fili possa proliferare indisturbata prima di Natale si fa sempre più concreta. A favore dell&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 7 del Decreto Pisanu del 2005 si è schierata anche l&#8217;<strong>Udc</strong>, attraverso la sottoscrizione della proposta da parte di Roberto Raho. Pareri favorevoli sono arrivati anche da parte della <strong>Lega Nord</strong> e del<strong> Pdl</strong>, con una netta <a
href="http://www.clubdellaliberta.it/index.php?pagina=articolo&amp;idarticolo=1901" target="_blank"><strong>presa di posizione del Club della libertà</strong></a>. La sensibilità dell&#8217;<strong>Idv</strong> è inoltre manifesta da tempo. Quindi, se la matematica non è  un&#8217;opinione e non essendo necessario mettersi a contare con calcolatrici  o pallottolieri di sorta, <strong>la maggioranza c&#8217;è ed è schiacciante</strong> e l&#8217;intenzione di mettere mano al regola che prevede che chiunque si  colleghi a Internet da una connessione pubblica debba essere  identificato con un documento d&#8217;identità non è in discussione.</p></blockquote><p>Anche se ci sono tutte le intenzioni di liberalizzare gli accessi alle wi-fi in Italia non succederà mai. Questo lo dico <em>in tempi non sospetti</em> con un 99% di certezza. Se ci fossero reti wireless veramente libere tutti i gestori mobili non avrebbero più ragion d&#8217;esistere, basta avere uno smartphone con il supporto wi-fi, un laptop, un iphone, ipad, iqualcosaltro e si è tutti interconnessi, la telefonata come l&#8217;sms diventerebbero <strong>preistoria</strong>!!!</p><p>In Italia, mentre noi ci preoccupiamo di liberalizzare l&#8217;accesso alle wi-fi gli altri paesi <a
href="http://punto-informatico.it/3004189/PI/News/wimax-contro-lte-numeri-opinioni.aspx">sperimentano il Wi-Max</a> da <strong>330 MEGABIT</strong> e le <a
href="http://punto-informatico.it/2813224/PI/News/wimax-alla-riscossa-ma-lte-insegue.aspx">connessioni LTE</a> &#8230; io viaggio ancora con l&#8217;ISDN a <strong>64kilobit</strong>, e non sono il solo&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2010/10/08/wireless-wi-fi-wi-max-ma-ancora-viaggio-con-lisdn/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Come rubare una Botnet</title><link>http://www.arturu.it/blog/2010/01/24/come-rubare-una-botnet/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2010/01/24/come-rubare-una-botnet/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Jan 2010 14:51:51 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Frodi]]></category> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[Botnet]]></category> <category><![CDATA[carta di credito]]></category> <category><![CDATA[phishing]]></category> <category><![CDATA[torpig]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=679</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/reti/" title="Reti">Reti</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Recentemente mi sto interessando di botnet, qualche giorno fa ho visto un interessante video-lezione-conferenza sul furto di botnet. Una botnet è una rete di computer collegati ad internet che fanno parte di un insieme di computer controllato da un&#8217;unica entità, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-575" title="tux_scorpione" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg" alt="tux_scorpione" width="100" height="100" />Recentemente mi sto interessando di botnet, qualche giorno fa ho visto un interessante video-lezione-conferenza sul furto di botnet. Una botnet è una rete di computer collegati ad internet che fanno parte di un insieme di computer controllato da un&#8217;unica entità, il botmaster. Ciò può essere causato da falle nella sicurezza o mancanza di attenzione da parte dell&#8217;utente e dell&#8217;amministratore di sistema, per cui i computer vengono infettati da virus informatici o trojan i quali consentono ai loro creatori di controllare il sistema da remoto. I controllori della botnet possono in questo modo sfruttare i sistemi compromessi per scagliare attacchi distribuiti del tipo denial-of-service (DDoS) contro qualsiasi altro sistema in rete oppure compiere altre operazioni illecite, in taluni casi agendo persino su commissione di organizzazioni criminali. I computer che compongono la botnet sono chiamati bot (da roBOT) o zombie. Un gruppo di ricercatori presso UCSB di recente è riuscito a prendere il controllo su una parte di Torpig botnet per 10 giorni. Durante questo periodo, hanno osservato 180 mila infezioni e registrate quasi 70GB di dati raccolti che i bot. Questi dati includono le informazioni presentate da tutti i siti che la persona infetta aveva visitato, smtp, ftp, pop3, Windows, password, numeri di carta di credito e le password da parte dei manager password.</p><p><span
id="more-679"></span>Qui ci sono i fatti più interessanti della conferenza:</p><p>Torpig utilizza una tecnica chiamata <strong>&#8220;flussante dominio&#8221;</strong> per evitare di essere <em>arrestato</em>, semplicemente bloccando l&#8217;IP o il <em>nome del dominio</em> del server del centro di controllo. L&#8217;idea è semplice &#8211; in funzione della data e ora l&#8217;algoritmo genera un <em>nome di dominio</em> a cui connettersi. Se il dominio viene chiuso, il bot userà semplicemente un dominio diverso, dopo qualche tempo. I ricercatori conoscendo la generazione dei <em>nomi di domino</em> sono stati in grado di assumere il controllo su una parte della botnet crackando l&#8217;algoritmo di generazione <em>nome di dominio</em> e la registrazione di alcuni dei <em>nome di dominio</em> da utilizzare per la comunicazione.</p><p>Successivamente, i <em>cattivi</em> notato che una parte della botnet è stata sottratta, rilasciano un aggiornamento software per tutti i bot che utilizzeranno un nuovo algoritmo di flusso di dominio, questi nuovi algoritmi usano gli argomenti popolari del giorno sul social network Twitter e li utilizzano per generare i <em>nomi di dominio</em>.Con questo nuovo algoritmo i ricercatori non erano più in grado di prevedere il dominio che sarebbe stato utilizzato il giorno successivo, bisognerebbe conoscere un giorno prima l&#8217;argomento più polare su un social network che riporta per l&#8217;80% notizie in tempo reale.</p><p>Quando i bot comunicano con il server di comando trasmettono un campo ID univoco che è stato generato dall&#8217;hardware della macchina. Questo ha permesso ai ricercatori di stimare il numero reale di computer infetti. I ricercatori hanno visto 1,2 milioni di indirizzi IP unici, ma soltanto 180.000 macchine. I bot analizzati rubavano i dati finanziari da 410 istituti finanziari (top 5: PayPal, Poste Italiane, Capital One, E * Trade, Chase), avrebbero un registro di carte di credito (prime 5 carte: Visa, Mastercard, American Express, Maestro, Discover ), e avrebbero anche rubato tutte le password dal gestore delle password dei browser.</p><p>In uno studio del 2008 Symantec ha stimato che le informazioni riguardanti le carte di credito sono vendute da 10 a 25 dollari per ogni carta nel mercato nero. Le informazioni dei conti bancari sono vendute da 10.00 a 1,000 dollari per ogni conto. L&#8217;utilizzo di questo studio ha permesso ai ricercatori di stimare, durante il periodo di 10 giorni, l&#8217;importo delle risorse finanziarie che i bots hanno raccolto sono state del valore di 83.000 a 8,3 milioni di dollari. Utilizzando varie stime dei ricercatori si è calcolato che i bot sono usati per il denial of service e la larghezza di banda totale sarebbe 17Gbps.</p><p>Dal momento che è stato Torpig a inviare tutti i dati HTTP POST e-mail al server di comando e controllo, i ricercatori hanno statistiche sulle e-mail e hanno scoperto che il 14% di tutte le email sono state lette sui posti di lavoro, il 10% ha parlava di sicurezza del computer / malware, 7% di denaro, 6% erano appassionati di sport, il 5% erano preoccupati per gli esami e la loro qualità, il 4% parlavano della ricerca di partner online. Il 28% delle persone riutilizzato la propria password su più domini. Ci sono state 173.686 password univoche.</p><p>I ricercatori hanno convertito le password in formato Unix e hanno cercato di forzarle con John the Ripper. 56.000 erano crackate in meno di 65 minuti con attacco di forza bruta, invece utilizzando un dizionario 14.000 password son bastati 10 minuti. E altri 30.000 sono state le password crackate nelle 24 ore successive. Il 58% di tutte le password sono state crackate in 24 ore.</p><p>Il video conferenza è lungo 1h 15m ed è presentato da Richard A. Kemmerer.</p><p><object
classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param
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/> <a
href="http://www.youtube.com/watch?v=2GdqoQJa6r4">Rubare una botnet</a></p><p>Qui ci sono tutti gli argomenti della conferenza:</p><ul><li> [02:00] terminologia botnet &#8211; bot, botnet, server di comando e controllo, canale di controllo, botmaster.</li><li> [03:00] Introduzione al trojan Torpig e la piattaforma Mebroot malware.</li><li> [05:00] Come Torpig opere.</li><li> [11:30] Torpig iniezione HTML.</li><li> [15:00] fluxing dominio.</li><li> [19:15] Capofila c Torpig&#8217;s &amp; C server.</li><li> [24:10] principi di raccolta dei dati.</li><li> [26:00] C &amp; C protocollo del server.</li><li> [31:10] stima botnet di dimensioni.</li><li> [37:00] minacce &#8220;botnet&#8221; è: il furto di informazioni finanziarie, denial of service, server proxy, furti privacy.</li><li> [37:30] Minaccia: furto di informazioni finanziarie.</li><li> [42:00] Threat: Denial of Service.</li><li> [43:30] minacce: i server proxy.</li><li> [44:20] Minaccia: furto Privacy.</li><li> [47:00] Analisi Password.</li><li> [50:40] punizione penale.</li><li> [53:00] applicazione della legge.</li><li> [58:00] Rimpatrio dei dati.</li><li> [01:00:00] Etica.</li><li> [01:02:00] Conclusioni.</li><li> [01:06:00] Domande e risposte.</li></ul> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2010/01/24/come-rubare-una-botnet/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Non usate Internet Explorer</title><link>http://www.arturu.it/blog/2010/01/22/non-usate-internet-explorer/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2010/01/22/non-usate-internet-explorer/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Jan 2010 21:20:01 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[Internet Explorer]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=675</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p>In Francia e Germania le autorità diffondono una nota: non usate Internet Explorer. Alla base della vicenda c&#8217;è una vulnerabilità relativa a Internet Explorer versione 6 su sistema operativo Windows XP. Lo stesso problema di sicurezza starebbe alla base del [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p><p><span
style="text-align: justify;"><em><img
class="alignleft size-full wp-image-566" style="margin: 5px;" title="fallawin3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/fallawin3.jpg" alt="fallawin3" width="122" height="122" />In Francia e Germania le autorità diffondono una nota: non usate Internet Explorer. Alla base della vicenda c&#8217;è una vulnerabilità relativa a Internet Explorer versione 6 su sistema operativo Windows XP. Lo stesso problema di sicurezza starebbe alla base del contenzioso tra Google governo cinese.</em></span></p><p><span
style="font-style: italic;">Il governo tedesco agli utenti: «Non usate Explorer»&#8221;,&#8221; Explorer, anche la Francia lancia l&#8217;allarme&#8221;</span>. Sono questi i titoli di alcuni dei principali quotidiani online dedicati a una vicenda che merita un minimo approfondimento. Riportiamo il calendario a qualche giorno fa e per rinfrescare la memoria segnaliamo <a
href="http://www.hwupgrade.it/articoli/software/2359/google-spiata-dalla-cina-usando-un-buco-di-explorer_index.html" target="_blank">questo</a> link dedicato alla vicenda in cui Google e Governo cinese si trovano a confrontarsi. Google ha  rilevato alcune violazioni dei propri sistemi informatici notando accessi indesiderati ad alcuni account di posta elettronica: tali caselle email sarebbero per di più riconducibili ad alcuni attivisti cinesi per i diritti umani.</p><p><span
id="more-675"></span></p><p>Da Mountain View vengono chieste spiegazioni alle autorità cinesi con la minaccia da parte di Google di sospendere ogni attività in Cina: Google parrebbe disposta a rinunciare alle enormi opportunità di business legate ai forti tassi di crescita del mercato IT in Cina e all&#8217;elevato numero di utenti potenzialmente raggiungibile. Per il momento il governo cinese non ha dato importanti riscontri, e pure le autorità americane si sono fatte avanti per far chiarezza sull&#8217;accaduto: oltre a Google ci sarebbero altre 30 aziende fatte oggetto di attacchi informatici provenienti dalla Cina. La vicenda è ancora tutta da chiarire nei suoi dettagli e, forse, ai giornali giungerà solo una parte di tali informazioni.</p><p>Questi appena descritti sono in estrema sintesi i fatti di cronaca a cui però si deve aggiungere un dettaglio essenziale e importante per poter comprendere i titoli dei quotidiani citati in apertura. Stando a quanto identificato da molti esperti di sicurezza informatica, tra i quali i tecnici di <a
href="http://siblog.mcafee.com/cto/operation-%E2%80%9Caurora%E2%80%9D-hit-google-others/" target="_blank">McAfee</a>, alla base degli attacchi subiti da Google e dai già citati account Gmail vi sarebbe una vulnerabilità di alcune versioni datate di Internet Explorer.</p><p>Sarebbe proprio la vulnerabilità di Internet Explorer ad aver scatenato un putiferio in Europa tanto da indurre il Bundesamt fuer Sicherheit in der Informationstechnik &#8211; l&#8217;Ufficio Federale responsabile per la sicurezza informatica &#8211; a diffondere un comunicato nel quale invita a non usare Internet Explorer senza se e senza ma. Anche disattivando ActiveX e impostando il più alto livello di sicurezza Internet Explorer nelle versioni 6, 7 e 8 viene definito insicuro da BSI e gli utenti sono invitati a utilizzare browser alternativi.</p><p
style="text-align: center;"><img
style="width: 590px; height: 296px;" src="http://www.hwupgrade.it/articoli/software/2362/certa1.gif" alt="" /></p><p>Alla presa di posizione delle autorità tedesche fa eco un&#8217;analoga dichiarazione del CERTA (Centre d&#8217;Expertise Gouvernemental de Réponse et de Traitement des Attaques informatique) francese. Il messaggio è in sostanza il medesimo: utilizzate un browser alternativo.</p><p>A tutte queste dichiarazioni si contrappongono altre prese di posizione non così convinte della pericolosità di Internet Explorer, o meglio non convinte che altre alternative possano offrire condizioni di utilizzo veramente sicure all&#8217;utente finale. Sophos prende chiaramente posizione a fianco di <a
style="border-bottom: 0.075em solid darkgreen ! important; font-weight: normal ! important; font-size: 100% ! important; text-decoration: underline ! important; padding-bottom: 1px ! important; color: darkgreen ! important; background-color: transparent ! important; background-image: none; padding-top: 0pt; padding-right: 0pt; padding-left: 0pt;" href="http://www.hwupgrade.it/articoli/software/2362/microsoft-internet-explorer-per-francia-e-germania-pericoloso_index.html#" target="_blank">Microsoft</a> e nel blog di Graham Cluley &#8211; senior technology consultant &#8211; si legge:</p><div
style="margin-left: 40px;"><span
style="font-style: italic;">“Sembra che i governi europei facciano a gara a mettere in guardia gli utenti e gli enti pubblici contro i pericoli di Internet Explorer, invitandoli a non utilizzare questo strumento fino a quando Microsoft non avrà risolto i problemi di sicurezza ma non bisogna agire in modo avventato! Spingere gli utenti ad abbandonare Internet Explorer può essere rischioso in quanto non tutti sono a proprio agio nell’utilizzare altri browser e potrebbero dunque riscontrare dei problemi nel supporto, soprattutto in considerazione del fatto che alcune applicazioni web-based non funzionano adeguatamente senza Internet Explorer. Cambiare browser ha senso solo se l’utente ha una buona conoscenza del nuovo strumento prescelto. Questo è il classico caso in cui potrebbe essere meglio non lasciare la strada vecchia per quella nuova, a meno di non conoscere perfettamente l’alternativa che si è deciso di seguire”. </span></div><p>Ora, in un contraddittorio è lecito dare la parola all&#8217;accusa &#8211; e lo abbiamo fatto indicando gli annunci fatti dalle autorità francesi e tedesche &#8211; ma anche alla difesa, e lo facciamo segnalandovi questo breve video diffuso poche ore fa da Microsoft Italia.</p><p
style="text-align: center;"><object
classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param
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style="text-align: center;"><a
href="http://vimeo.com/8813503">Internet Explorer -</a></p><p>Il video per ovvie ragioni non scende troppo nel dettaglio ma da parte Microsoft vengono citate ulteriori <a
href="http://blogs.technet.com/msrc/" target="_blank">fonti</a> di approfondimento. Cerchiamo ora di capire meglio il problema relativo a Internet Explorer e alla vicenda nel suo complesso per poi valutare in maniera autonoma l&#8217;accaduto.</p><p>Dalle caratteristiche pubblicate per sfruttare la vulnerabilità di Internet Explorer 6 &#8211; Microsoft indica solo questa versione affetta dalla vulnerabilità in oggetto- gli utenti che hanno subito un attacco sono stati indotti a visitare una particolare pagina web appositamente creata. Nel caso specifico potrebbe essere stata usata una email, insomma Microsoft sottolinea la natura mirata degli attacchi ai singoli utenti e non all&#8217;infrastruttura di Google.</p><p>A ciò nella ricostruzione di Redmond viene fatto notare un dato di fatto non trascurabile: la vulnerabilità è sfruttabile su sistema operativo <a
style="border-bottom: 0.075em solid darkgreen ! important; font-weight: normal ! important; font-size: 100% ! important; text-decoration: underline ! important; padding-bottom: 1px ! important; color: darkgreen ! important; background-color: transparent ! important; background-image: none; padding-top: 0pt; padding-right: 0pt; padding-left: 0pt;" href="http://www.hwupgrade.it/articoli/software/2362/microsoft-internet-explorer-per-francia-e-germania-pericoloso_2.html#" target="_blank">Microsoft Windows XP</a> e con Internet Explorer versione 6. Microsoft sottolinea come entrambi i prodotti siano vetusti &#8211; vengono definiti paleolitici dal<a
href="http://blogs.technet.com/feliciano_intini/archive/2010/01/18/chiarimenti-sulle-modalit-di-attacco-del-recente-security-advisory-su-ie.aspx" target="_blank"> blog</a> di Feliciano Intini &#8211; sottolineando come oggi sia disponibile Windows 7 e Internet Explorer 8. Per la versione del browser ci sentiamo di condividere la posizione di Microsoft mentre per quanto riguarda il sistema operativo è inutile sottolineare quanto Windows XP sia tutt&#8217;oggi diffuso, soprattutto in molte aziende. Per Microsoft pare non esserci alcun allarme straordinario, anzi i vari esponenti approfittano della situazione per sensibilizzare su un aspetto fondamentale per la sicurezza: l&#8217;aggiornamento del software e del sistema operativo.</p><p>Un dettaglio però non ci tornava e abbiamo voluto chiedere diretto riscontro a Feliciano Intini -chief security advisor di Microsoft Italia -. Nelle note delle autorità tedesche e francesi vengono indicati come potenzialmente vulnerabili anche Internet Explorer 7 e 8, mentre dalle informazioni diffuse da Microsoft il problema parrebbe limitato alla sola versione 6 in abbinamento a Windows XP. Inutile sottolineare che su molti altri articoli pubblicati non venga nemmeno indicata la versione di Internet Explorer. Questa omissione farebbe quindi supporre che tutti gli utenti abituati all&#8217;uso di tale software siano in pericolo.</p><p>Siamo quindi andati alla fonte rivolgendo il quesito all&#8217;esperto di Microsoft. La situazione più pericolosa si concretizza su PC dotati di sistemi operativi Microsoft Windows XP in abbinamento Internet Explorer versione 6. La stessa vulnerabilità è presente in Internet Explorer 7 e 8 ma con sistema operativo più recente preoccupa di meno se l&#8217;utente abilità la modalità IE Protected Mode e DEP. Al momento è nota l&#8217;esistenza di attacchi a sistemi dotati di Internet Explorer 6 e Windows XP e pare più complicato sfruttare le medesime vulnerabilità su sistemi più aggiornati. Detto ciò, e Microsoft stessa lo ammette, il problema va risolto e anche in fretta.</p><p>Nell&#8217;apertura di questo articolo abbiamo descritto una situazione molto seria e problematica, soprattutto in relazione alla diffusione di Internet Explorer e al potenziale bacino di utenti a rischio. Nell&#8217;analisi dei fatti il tutto risulta più limitato e circostanziato. Sia chiaro: la vulnerabilità in Internet Explorer 6 rimane e al momento è meno preoccupante nelle versioni 7 e 8, andrà risolta magari senza aspettare il prossimo patch day.</p><p>Stando alle attuali informazioni disponibili e in attesa di eventuali sviluppi,  la sitazione diviene pericolosa in un contesto nel quale l&#8217;utente o chi per esso non sia in grado di gestire correttamente il proprio sistema omettendo poche e semplici abitudini che ormai da anni descriviamo: software e sistema operativo aggiornato con le ultime patch in abbinamento a suite per la sicurezza completa (il solo <a
style="border-bottom: 0.075em solid darkgreen ! important; font-weight: normal ! important; font-size: 100% ! important; text-decoration: underline ! important; padding-bottom: 1px ! important; color: darkgreen ! important; background-color: transparent ! important; background-image: none; padding-top: 0pt; padding-right: 0pt; padding-left: 0pt;" href="http://www.hwupgrade.it/articoli/software/2362/microsoft-internet-explorer-per-francia-e-germania-pericoloso_2.html#" target="_blank">antivirus</a> potrebbe non bastare!), magari non sviluppata da Microsoft ma da terze parti in virtù di una maggiore possibilità di scelta.</p><p>In apertura abbiamo citato enti francesi e tedeschi e pare doveroso segnalare il punto di vista del CERT-SPC -unità di prevenzione e gestione degli incidenti informatici del Sistema Pubblico di Connettività &#8211; italiano che in una nota diffusa <a
href="http://www.cert-spc.it/index.php/bollettini/notiziari/333-vulnerabilita-su-internet-explorer-al-sicuro-gli-utenti-della-versione-8" target="_blank">qui</a> riporta:</p><blockquote><p><em>In relazione alla vulnerabilità di tipo &#8220;zero-day&#8221; che interessa Internet Explorer già  osservata dal CERT-SPC dallo scorso 15 Gennaio ed illustrata nella sezione bollettini, si rappresenta che in ambito SPC al momento non sono stati segnalati incidenti riconducibili alla stessa.  Si evidenzia però il rischio associato alla possibilità di sfruttare tale vulnerabilità in associazione ad iniziative di spam, ai risultati proposti  dai motori di ricerca ed ai collegamenti presenti sui social network, inerenti eventi di particolare ed attuale interesse collettivo, quali il recente sisma  che ha devastato HAITI o all’attenzione mediatica sull’uscita del film AVATAR. Tali circostanze possono essere utilizzate dagli attaccanti per indurre gli utenti a visitare pagine web appositamente realizzate per inoculare malware o la sfruttare anche questa vulnerabilità in Explorer.<br
/> &#8230;Microsoft, infine, in una nota preventivamente anticipata al CERT-SPC ha indicato anche l&#8217;ipotesi di un aggiornamento di sicurezza di tipo &#8220;OUT OF BAND&#8221; ovvero straordinario rispetto al normale ciclo di rilascio del software correttivo appena avvenuto per il mese di Gennaio. </em></p></blockquote><p><a
href="http://www.hwupgrade.it/articoli/software/2362/microsoft-internet-explorer-per-francia-e-germania-pericoloso_index.html" target="_blank">Fonte</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2010/01/22/non-usate-internet-explorer/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Windows: un bug che dura da 17 anni</title><link>http://www.arturu.it/blog/2010/01/22/windows-un-bug-che-dura-da-17-anni/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2010/01/22/windows-un-bug-che-dura-da-17-anni/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:31:12 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[bug]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=672</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>In tutte le versioni ancora supportate di Windows esiste una vulnerabilità che, secondo il suo scopritore, se ne sta lì nascosta da almeno 17 anni. Nel frattempo BigM si industria per sanare IE. Mentre Microsoft è ancora impegnata nello sviluppo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-566" style="margin: 5px;" title="fallawin3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/fallawin3.jpg" alt="fallawin3" width="122" height="122" />In tutte le versioni ancora supportate di Windows esiste una vulnerabilità che, secondo il suo scopritore, se ne sta lì nascosta da almeno 17 anni. Nel frattempo BigM si industria per sanare IE.</p><p>Mentre Microsoft è ancora impegnata nello sviluppo di una patch per Internet Explorer che risolva <a
href="http://punto-informatico.it/2788034/PI/News/google-bucata-via-internet-explorer.aspx" target="_blank">la falla</a> recentemente utilizzata negli attacchi a Google, un esperto di sicurezza ha divulgato i dettagli di una vulnerabilità apparentemente celata in Windows dalla &#8220;notte dei tempi&#8221;, ovvero dall&#8217;anno 1993. Ad esserne interessate sarebbero tutte le versioni a 32 bit di Windows a partire da NT, inclusi XP, Server 2003, Vista, Server 2009 e 7.</p><p><span
id="more-672"></span><a
href="http://taviso.decsystem.org/" target="_blank">Tavis Ormandy</a>, scopritore della falla e information security engineer presso Google, spiega in <a
href="http://archives.neohapsis.com/archives/fulldisclosure/2010-01/0346.html" target="_blank">questo advisory</a> che il problema è legato alla <a
href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_DOS_Machine" target="_blank">Virtual DOS Machine</a>, e può essere sfruttato per iniettare del codice direttamente nel kernel di Windows: questo potrebbe consentire a un aggressore o a un malware di prendere il controllo delle aree più &#8220;sensibili&#8221; e protette del sistema, e installare ad esempio key logger o rootkit.</p><p><em>The Register</em> <a
href="http://www.theregister.co.uk/2010/01/19/microsoft_escalation_bug/" target="_blank">riporta</a> che la società <a
href="http://www.immunitysec.com/" target="_blank">Immunity</a> di Miami ha già aggiunto l&#8217;exploit della vulnerabilità al proprio software di auditing indirizzato ai professionisti della sicurezza. La società afferma che l&#8217;exploit è stato testato con successo su tutte le versioni di Windows ad eccezione della 3.1.</p><p>In attesa che Microsoft rilasci una patch, Ormandy afferma che è possibile proteggersi della debolezza disattivando i sottosistemi MSDOS e WOWEXEC di Windows: per farlo è necessario modificare alcune voci di registro così come spiegato in <a
href="http://support.microsoft.com/default.aspx/kb/220159" target="_blank">questo articolo</a> del supporto tecnico di Microsoft. Va rimarcato che disattivando questi due componenti si perde la compatibilità con i vecchi programmi a 16 bit (quelli per DOS e Windows 3.1), ma per la stragrande maggioranza degli utenti questo non dovrebbe essere un problema.</p><p>Ormandy sostiene di aver segnalato il bug a Microsoft nel giugno del 2009, tenendone nel frattempo segreti i dettagli: non avendo ricevuto da BigM alcuna risposta, e avendo constatato che il baco è ancora aperto, negli scorsi giorni si è deciso a rendere il problema di pubblico dominio insieme a un exploit dimostrativo.</p><p>Contattata da <em>The Register</em>, Microsoft ha fatto sapere, per bocca di un suo portavoce, di stare vagliando l&#8217;advisory di Ormandy e di non essere a conoscenza di attacchi che sfruttino questa vulnerabilità.</p><p>Ieri il big di Redmond <a
href="http://blogs.technet.com/feliciano_intini/archive/2010/01/19/security-advisory-979352-su-ie-preavviso-di-rilascio-straordinario-oob.aspx" target="_blank">ha anche annunciato</a> che la recente falla di Internet Explorer verrà corretta appena possibile, e al di fuori del suo ordinario ciclo di pubblicazione dei bollettini di sicurezza. Sui rischi e la portata di tale vulnerabilità Microsoft Italia <a
href="http://punto-informatico.it/2789511/PI/News/vulnerabilita-ie-microsoft-rassicura.aspx" target="_blank">ha recentemente minimizzato</a>.</p><p>&#8220;Pur non essendo mutato in modo significativo lo scenario di rischio (nel senso che gli attacchi noti sono rimasti quelli mirati e circoscritti, ed efficaci solo su sistemi con IE6), il clamore mediatico e la confusione da parte dei clienti che ne è derivata (vedi dubbi tra versioni impattate dalla vulnerabilità &#8211; praticamente tutte &#8211; e quella seriamente impattate da eventuali attacchi intrusivi &#8211; solo IE6), anche relativamente alle contromisure temporanee di difesa (vedi abilitazione del DEP), hanno spinto verso la decisione di un rilascio in modalità Out-of-band (OOB)&#8221; ha scritto ieri Feliciano Intini, chief security advisor di Microsoft Italia, sul suo blog.</p><p><a
href="http://punto-informatico.it/2790858/PI/News/windows-si-puo-bucare-via-dos.aspx" target="_blank">Fonte</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2010/01/22/windows-un-bug-che-dura-da-17-anni/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>DECAF e Microsoft non ti spia più</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/12/22/decaf-e-microsoft-non-ti-spia-piu/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/12/22/decaf-e-microsoft-non-ti-spia-piu/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Dec 2009 22:29:17 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=668</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a></p>Due hacker pubblicano un software ideato per contrastare le misure di indagine forense rese possibili dai tool automatizzati di Microsoft. COFEE è un software progettato dalla Microsoft che serve per indagini forensi, in parole povere tutte le polizie del mondo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-568" title="icona" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/freebsd1.png" alt="icona" width="96" height="96" />Due hacker pubblicano un software ideato per contrastare le misure di indagine forense rese possibili dai tool automatizzati di Microsoft. COFEE è un software progettato dalla Microsoft che serve per indagini forensi, in parole povere tutte le polizie del mondo e le forze dell&#8217;ordine hanno in dotazione questo software che usano per le loro indagini, fin qua non c&#8217;è problema. Ma, non si capisce come, è finito sulle reti p2p; dopo questo evento spunta DECAF.</p><p>Microsoft ci aveva provato a chiudere il vaso di Pandora aperto con la <a
href="http://punto-informatico.it/2747281/PI/News/caffe-forensics-microsoft-sale-sul-p2p.aspx" target="_blank">distribuzione non autorizzata di COFEE</a> sui network di P2P, temendo possibili contromosse da parte di hacker o cybercriminali. Ma la <a
href="http://punto-informatico.it/2761243/PI/News/troppo-cofee-rende-microsoft-nervosa.aspx" target="_blank">minaccia legale</a> non è bastata a fermare il libero fluire in Rete del tool forense e <strong>alla fine quella contromossa si è concretizzata</strong> nella forma di <a
href="http://decafme.org/" target="_blank">DECAF</a>: ovvero <em>Detect and Eliminate Computer Assisted Forensics</em>.</p><p><span
id="more-668"></span>Nella stessa misura in cui COFEE serve agli investigatori per raccogliere prove e tracce su sistemi informatici connessi a indagini e crimini, così DECAF appronta una serie di contromisure tese a bloccare tutti i tentativi di intromissione, analisi e log possibili col tool gratuito di Redmond.</p><p>&#8220;Vogliamo promuovere un sano e illimitato flusso del traffico Internet e dimostrare perché le forze dell&#8217;ordine non dovrebbero affidarsi soltanto a Microsoft per automatizzare la ricerca intelligente di prove&#8221; <a
href="http://www.theregister.co.uk/2009/12/14/microsoft_cofee_vs_decaf/" target="_blank">ha detto</a> uno degli autori di DECAF spiegando <strong>le motivazioni</strong> alla base del software da lui contribuito a creare.</p><p>Da Redmond avevano provato a far sparire le tracce di COFEE minacciando ritorsioni legali per quei siti che lo avessero continuato a offrire come download, e come dimostra l&#8217;esistenza di DECAF la possibilità di veder nascere una contromisura in quegli ambienti dove per Microsoft si annida l&#8217;illegalità, il software non certificato e ogni genere di pericoli per l&#8217;utente, era ben più che concreta.</p><p>Una volta installato in pianta stabile sul sistema, DECAF agisce monitorando il PC e verificando l&#8217;avvio dei processi, il collegamento di chiavette USB e l&#8217;esistenza di tracce riconducibili ai file di COFEE. Nel qual caso l&#8217;esito del monitoraggio dinamico fosse positivo, DECAF provvede automaticamente a <strong>cancellare i log creati dall&#8217;utility forense</strong>, camuffare gli indirizzi fisici MAC, &#8220;smontare&#8221; e disabilitare i drive USB e altro ancora. I suoi due autori promettono inoltre future versioni capaci di bloccare il sistema protetto agendo da remoto.</p><p>Appare ovviamente scontato il fatto che, anche qualora Microsoft provasse a buttare il giù il sito di DECAF, il tool continuerebbe a essere disponibile in rete, sul P2P e altrove, magari su <em>Wikileaks</em> dove già hanno provveduto a <a
href="http://wikileaks.org/wiki/Microsoft_COFEE_%28Computer_Online_Forensics_Evidence_Extractor%29_tool_and_documentation,_Sep_2009" target="_blank">ospitare COFEE</a>. Si attende ora la risposta che Redmond deciderà di fornire all&#8217;esistenza del &#8220;decaffeinato&#8221; del loro forensics tool.</p><p><a
href="http://punto-informatico.it/2772856/PI/News/cofee-microsoft-meglio-decaf.aspx" target="_blank">Fonte</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/12/22/decaf-e-microsoft-non-ti-spia-piu/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Windows: schermata nera della morte</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/12/04/windows-schermata-nera-della-morte/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/12/04/windows-schermata-nera-della-morte/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Dec 2009 14:38:04 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[bug]]></category> <category><![CDATA[vista]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <category><![CDATA[xp]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=666</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>L&#8217;ultimo aggiornamento rilasciato da Microsoft per ovviare a problemi di sicurezza potrebbe causare all&#8217;utente finale problemi ben più seri, secondo quanto riportato da Pc World. In molti casi, infatti, l&#8217;installazione dell&#8217;aggiornamento causerebbe un diffuso problema di schermo nero che rende [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p>L&#8217;ultimo aggiornamento rilasciato da Microsoft per ovviare a problemi di sicurezza potrebbe causare all&#8217;utente finale problemi ben più seri, secondo quanto riportato da <a
href="http://www.pcworld.com/article/183335/" target="_blank">Pc World</a>. In molti casi, infatti, l&#8217;installazione dell&#8217;aggiornamento causerebbe un diffuso problema di schermo nero che rende il PC inutilizzabile.</p><p>Secondo quanto affermato da Mel Morris, CEO e CTO di Prevx, una società inglese specializzata in sicurezza, il problema colpirebbe in modo uguale Windows 7, Vista e XP.</p><p>Prevx aveva già ricevuto alcuni campanelli di allarme nel corso della passata settimana, attraverso alcune segnalazioni pervenute dagli utenti. Microsoft, avrebbe infatti, con l&#8217;ultimo aggiornamento, apportato dei cambiamenti all&#8217;Access Control List (ACL), una lista di permessi per gli utenti loggati. L&#8217;ACL interagisce con le chiavi di registro, creando alcuni componenti visibili sul desktop, come la sidebar. L&#8217;aggiornamento, a quanto pare, modifica in modo errato queste chiavi di registro, causando il problema che dà come risultato il simpatico schermo nero.</p><p><span
id="more-666"></span></p><p>Mel Morris è perentorio quando afferma: &#8220;if you&#8217;ve got this problem, it&#8217;s massively debilitating&#8221;, un problema c&#8217;è insomma e nemmeno di poco conto.</p><p>Prevx spiega nei dettagli <a
href="http://www.prevx.com/blog/140/Black-Screen-woes-could-affect-millions-on-Windows--Vista-and-XP.html" target="_blank">sul proprio blog </a>il problema che causerebbe l&#8217;ultimo aggiornamento di Microsoft che, lo ricordiamo, è stato distribuito dal 10 di Novembre per risolvere vulnerabilità in Windows, Windows Server, Excel e Word. Mel Morris offre inoltre, <a
href="http://info.prevx.com/download.asp?GRAB=blackscreenfix" target="_blank">a questo indirizzo</a>, una patch che potrebbe riuscire a risolvere il problema.</p><p><a
href="http://www.hwupgrade.it/news/sicurezza/black-screen-of-death-per-l-ultima-patch-di-microsoft_30934.html" target="_blank">Fonte</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/12/04/windows-schermata-nera-della-morte/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Poste Italiane Hacked</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/10/11/poste-italiane-hacked/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/10/11/poste-italiane-hacked/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Oct 2009 08:46:40 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[PA]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=647</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p>Sotto attacco il sito delle Poste italiane. Pirati informatici ne hanno alterato l&#8217;homepage, scrivendoci una propria nota in italiano, dove dichiarano perché l&#8217;hanno fatto: per dimostrare quanto siano deboli le protezioni di Poste e così allarmare i correntisti sulla sicurezza [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-575" title="tux_scorpione" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg" alt="tux_scorpione" width="100" height="100" />Sotto attacco <a
href="http://www.poste.it/"><span
style="text-decoration: underline;">il sito delle Poste italiane</span></a>. Pirati informatici ne hanno alterato l&#8217;homepage, scrivendoci una propria nota in italiano, dove dichiarano perché l&#8217;hanno fatto: per dimostrare quanto siano deboli le protezioni di Poste e così allarmare i correntisti sulla sicurezza dei loro dati.</p><p>Poste smentisce che questi siano mai stati in pericolo, tuttavia. Alle 20.20 di sabato sera, l&#8217;attacco: il sito di Poste.it è stato sfregiato dai pirati. Dopo 30 minuti i responsabili se ne sono accorti e hanno messo il sito offline, rendendolo quindi non più raggiungibile dagli utenti.</p><p><span
id="more-647"></span><br
/> Sul sito campeggiava una grande scritta, &#8220;hacked&#8221;, e una nota scritta dai due presunti hacker, che si sono firmati Mr. Hipo e StutM. &#8220;Perché questo atto di forza? Per dimostrare a milioni di italiani che i loro dati sensibili non sono al sicuro! Sembra pazzesco &#8211; si legge &#8211; eppure tutta la sicurezza garantita nei servizi online di e-commerce è solamente apparente&#8221;, era scritto nella nota. &#8220;Per vostra fortuna noi siamo persone non malintenzionate, perciò i vostri dati e i vostri accounts non sono stati toccati; ma cosa succederebbe &#8211; si legge ancora &#8211; se un giorno arrivasse qualcuno con intenzioni ben peggiori delle nostre?&#8221;.</p><p><img
class="aligncenter" title="Pagina Hacked" src="http://www.macitynet.it/artimgs/aA40169/img1.jpg" alt="" width="500" height="186" /><br
/> &#8220;Con questo gesto quindi &#8211; continua la nota &#8211; invitiamo i responsabili a occuparsi della grave mancanza di sicurezza nei servizi online delle Poste s.p.a.&#8221;. I responsabili però minimizzano. &#8220;È solo un &#8216;defacement&#8217; che riguarda il sito informativo di Poste.it. Non sono stati violati i server con i dati personali degli utenti, che quindi non sono mai stati in pericolo&#8221; dice a <em>Repubblica.it</em> Gerardo Costabile, responsabile Sicurezza Logica, Poste Italiane.</p><p>Il defacement è un&#8217;azione dimostrativa abbastanza comune, che consiste nello sfregiare un sito. Al solito, per riuscirci, i pirati sfruttano bug ed errori sul server che regge il sito. &#8220;Ancora non sappiamo come l&#8217;hanno fatto. Lo sapremo entro domani mattina, probabilmente. Adesso la polizia postale è nei nostri datacenter per le indagini sul caso&#8221;, aggiunge. &#8220;I defacement comunque sono un fenomeno abbastanza fisiologico su internet, se ne contano circa mille all&#8217;anno solo in Italia&#8221;.</p><div
id="adv180x150m">  <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"></script><script src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/cronaca/interna/1979204099@Middle"></script></div><p><img
class="aligncenter" title="Messaggio degli Hacker" src="http://www.macitynet.it/artimgs/aA40169/img2.jpg" alt="" width="519" height="292" /></p><p>Vero è che, negli anni, i pirati hanno colpito così siti di varie levature, anche istituzionali. <a
href="http://exploit.blogosfere.it/2006/05/un-deface-al-si.html"><span
style="text-decoration: underline;">Nel 2006 è capitato persino al ministero della Difesa</span></a>. &#8220;Questa volta fa rumore perché si tratta di Poste e perché i pirati lanciano un&#8217;accusa in italiano&#8221;, aggiunge. Questo dettaglio in effetti è inusuale. Di solito i defacement sono neutri (semplicemente i pirati fanno vedere quanto sono bravi e scrivono in inglese); stavolta hanno voluto invece gettare fango direttamente sulla reputazione di Poste. Aspetti che potrebbero indirizzare le indagini verso i responsabili.</p><p><a
class="wpGallery" href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/poste-attacco/poste-attacco/poste-attacco.html?rss?ref=rephpnews">Fonte Repubblica.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/10/11/poste-italiane-hacked/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Migliaia di account Hotmail a rischio</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/10/06/migliaia-di-account-hotmail-a-rischio/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/10/06/migliaia-di-account-hotmail-a-rischio/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Oct 2009 08:40:02 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Hotmail]]></category> <category><![CDATA[phishing]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=643</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a></p>Nella giornata di ieri Neowin.net ha pubblicato un&#8217;importante notizia: le credenziali relative a miglia di account Hotmail sono state pubblicate per alcune ore online. Da quanto riporta Neowin.net l&#8217;elenco disponibile era relativo solo a profili con lettera iniziale a e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-460" title="windows_users" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/windows_users.png" alt="windows_users" width="128" height="128" />Nella giornata di ieri <a
href="http://www.neowin.net/news/main/09/10/05/thousands-of-hotmail-passwords-leaked-online" target="_blank"> Neowin.net</a> ha pubblicato un&#8217;importante notizia: le credenziali relative a  miglia di account Hotmail sono state pubblicate per alcune ore online. Da  quanto riporta Neowin.net l&#8217;elenco disponibile era relativo solo a profili con  lettera iniziale a e b, ma questa circostanza potrebbe suggerire l&#8217;esistenza di  un archivio ben più ricco.</p><p>Il Microsoft Security Response Center ha ricevuto prontamente notifica  dell&#8217;accaduto e ha promesso di comunicare ulteriori informazioni a breve. In una  prima fase venne ipotizzato un problema di sicurezza interno ai sistemi  Microsoft ma tale circostanza viene negata dalla casa di Redmond.</p><p>E&#8217; disponibile una <a
href="http://windowslivewire.spaces.live.com/blog/cns%212F7EB29B42641D59%2141528.entry?wa=wsignin1.0&amp;sa=654988517" target="_blank"> nota</a> ufficiale diffusa da Microsoft in cui si riconduce il problema a un  classico fenomeno di Phishing. Nel documento pubblicato da Microsoft vengono  anche fornite alcune indicazioni di tipo generale per cautelarsi nei confronti  del phishing: oltre a molta cautela da parte dell&#8217;utente nel fornire le  proprie credenziali relative a user e password viene suggerito un aggiornamento  costante della password oltre ovviamente all&#8217;utilizzo di un software antivirus completo, ben configurato e aggiornato.</p><p>A <a
href="http://windowslivewire.spaces.live.com/blog/cns%212F7EB29B42641D59%2141528.entry?wa=wsignin1.0&amp;sa=654988517" target="_blank"> questo</a> indirizzo sono riportate anche indicazioni dedicate a chi è caduto  vittima di questo problema con il proprio account Hotmail.</p><p><a
class="wpGallery" href="http://www.hwupgrade.it/news/software/migliaia-di-account-hotmail-a-rischio_30338.html">Fonte</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/10/06/migliaia-di-account-hotmail-a-rischio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Exploit minaccia Vista e Windows 7</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/10/03/exploit-minaccia-vista-e-windows-7/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/10/03/exploit-minaccia-vista-e-windows-7/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Oct 2009 10:17:10 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[Buffer over flow]]></category> <category><![CDATA[bug]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=640</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Un esperto di sicurezza ha pubblicato un exploit per una recente vulnerabilità di Windows Vista. Potrebbe essere utilizzato per eseguire del codice a distanza. Microsoft sta ultimando una patch Roma &#8211; A rendere più urgente la correzione di un recente [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-460" title="windows_users" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/windows_users.png" alt="windows_users" width="128" height="128" />Un esperto di sicurezza ha pubblicato un exploit per una recente vulnerabilità di Windows Vista. Potrebbe essere utilizzato per eseguire del codice a distanza. Microsoft sta ultimando una patch</p><p> Roma &#8211; A rendere più urgente la correzione di <a
href="http://punto-informatico.it/2705160/PI/News/sicurezza-caldo-settembre-microsoft.aspx" target="_blank">un recente bug di Windows</a> relativo al protocollo di rete Server Message Block (SMB) 2 è stata la divulgazione, negli scorsi giorni, di un nuovo exploit pubblico utilizzabile per eseguire codice sui PC in cui girano Windows Vista, Windows Server 2008 e le versioni di Windows 7 precedenti alla RTM.</p><p><span
id="more-640"></span>Ad allarmare gli esperti c&#8217;è il fatto che il nuovo exploit, scritto dal ricercatore Stephen Fewer di Harmony Security, è stato inserito in <a
href="http://trac.metasploit.com/browser/framework3/trunk/modules/exploits/windows/smb/smb2_negotiate_func_index.rb" target="_blank">Metasploit</a>, un toolkit open source per il penetration testing utilizzato di frequente anche per fini poco leciti.</p><p>Microsoft è a conoscenza del problema da circa un mese e sebbene non abbia ancora rilasciato una patch ha messo a disposizione degli utenti un workaround automatizzato: per applicarlo è sufficiente visitare <a
href="http://support.microsoft.com/kb/975497" target="_blank">questa pagina</a> e cliccare sul pulsante Fix it di sinistra, il quale provvede a disattivare SMB 2. Per riattivare questo componente, preferibilmente dopo aver applicato la relativa patch (in via di sviluppo), basterà cliccare sul pulsante Fix it di destra.</p><p>La falla, relativa all&#8217;implementazione del protocollo SMB 2, è stata scoperta lo scorso mese dall&#8217;esperto di sicurezza Laurent Gaffié, il quale pubblicò anche un exploit proof of concept: tale codice era però soltanto dimostrativo, e non poteva essere utilizzato direttamente per lanciare degli attacchi. Nonostante ciò, ai ricercatori di sicurezza non è occorso molto tempo per mettere a punto i primi exploit funzionanti: fino ad oggi il loro codice è circolato però soprattutto in forma privata, e poteva essere utilizzato solo per attacchi di denial of service.</p><p>Fewer sostiene che il suo exploit può essere utilizzato anche per l&#8217;esecuzione di codice a distanza, e per installare sui PC delle vittime backdoor o malware. L&#8217;efficacia del programma <a
href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/172739/pressure_on_microsoft_as_windows_attack_now_public.html" target="_blank">è stata però messa in dubbio</a> da Kostya Kortchinsky, ricercatore senior presso la società Immunity, il quale afferma di essere riuscito ad eseguire del codice per mezzo dell&#8217;exploit di Fewer esclusivamente all&#8217;interno di una macchina virtuale VMware: al di fuori dell&#8217;ambiente di virtualizzazione il codice di Fewer causerebbe soltanto il crash del sistema.</p><p>Microsoft dovrebbe correggere definitivamente la falla con il rilascio dei prossimi bollettini di sicurezza, previsti per il 13 ottobre.</p><p>Come si è detto, BigM ha già fornito una soluzione temporanea al problema servendosi di uno script Fix it, una forma di workaround introdotta circa sei mesi fa e, da allora, <a
href="http://hardware.silicon.com/desktops/0,39024645,39550668,00.htm" target="_blank">utilizzata in oltre 300 occasioni</a> per risolvere problemi, modificare le configurazioni di Windows o proteggere gli utenti da certi virus. Microsoft afferma che in oltre il 95% dei casi il pulsante Fix it &#8220;ha completamente risolto il problema&#8221;.</p><p><a
class="wpGallery" href="http://punto-informatico.it/2719089/PI/News/un-nuovo-exploit-minaccia-vista.aspx">Fonte Punto-Informatico</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/10/03/exploit-minaccia-vista-e-windows-7/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sicurezza, il caldo settembre di Microsoft</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/sicurezza-il-caldo-settembre-di-microsoft/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/sicurezza-il-caldo-settembre-di-microsoft/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 19:39:13 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[bug]]></category> <category><![CDATA[Zero-day]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=623</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Cinque bollettini di sicurezza, tutti critici, e un advisory nel quale si conferma l&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day. Salva la versione finale di Seven, problemi per le release candidate e Vista Roma &#8211; Nella tarda serata di ieri Microsoft ha [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-564" title="Vista_Logo_circolare" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/Vista_Logo_circolare.png" alt="Vista_Logo_circolare" width="90" height="133" />Cinque bollettini di sicurezza, tutti critici, e un advisory nel quale si conferma l&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day. Salva la versione finale di Seven, problemi per le release candidate e Vista</p><p> Roma &#8211; Nella tarda serata di ieri Microsoft ha pubblicato <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms09-sep.mspx" target="_blank">cinque bollettini di sicurezza</a>, tutti classificati con il massimo grado di rischio e tutti relativi a vulnerabilità che, almeno potenzialmente, potrebbero essere sfruttate da malintenzionati per eseguire del codice a distanza. BigM ha anche pubblicato un advisory in cui prende atto dell&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day in Windows Vista.<br
/> <span
id="more-623"></span><br
/> Come previsto, <a
href="http://punto-informatico.it/2703886/PI/News/ftp-microsoft-nel-mirino-dei-cracker.aspx" target="_blank">la recente vulnerabilità zero-day</a> nel servizio FTP di Internet Information Services rimane aperta: Microsoft sta ancora testando la relativa patch, che conta di distribuire non appena possibile <em>out-of-band</em>, ossia fuori dal suo tradizionale ciclo mensile. Nel frattempo il big di Redmond invita i propri utenti a consultare <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/975191.mspx" target="_blank">questo advisory</a>, dove fornisce alcune soluzioni temporanee al problema.</p><p>Tutte le vulnerabilità descritte nei nuovi bollettini di sicurezza riguardano versioni di Windows precedenti alla 7, e sono causate da bug contenuti nel motore JScript (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkId=157304" target="_blank">MS09-045</a>), nel Wireless LAN AutoConfig Service (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=151360" target="_blank">MS09-049</a>), nel formato Windows Media (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=158082" target="_blank">MS09-047</a>), nell&#8217;implementazione del protocollo TCP/IP (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkId=155978" target="_blank">MS09-048</a>) e nel controllo ActiveX DHTML Editing Component (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=158009" target="_blank">MS09-046</a>).</p><p><a
href="http://blogs.technet.com/msrc/default.aspx" target="_blank">Sul blog</a> del <em>Microsoft Security Response Center</em> (MSRC) si evidenzia come le debolezze contemplate nei bollettini MS09-045, MS09-046 e MS09-047 possano essere sfruttate inducendo un utente a visitare una pagina web maligna, mentre quelle corrette nei bollettini MS09-048 e MS09-049 sono potenzialmente innescabili da attacchi diretti via rete tesi ad eseguire del codice a distanza o creare condizioni di denial of service.</p><div
style="text-align: center;"><img
src="http://www.punto-informatico.it/punto/20090910/tabellams.gif" alt="" /></div><p>Microsoft ritiene che <strong>le patch da applicare con più urgenza</strong> siano quelle relative alle vulnerabilità del motore JScript e del formato Windows Media: in entrambi i casi la probabilità che i cracker riescano a sfruttare queste falle è assai elevata. Gli scenari di attacco sono piuttosto classici: una pagina web contenente uno script maligno o un file Windows Media appositamente creato per innescare il bug ed eseguire del codice con gli stessi privilegi dell&#8217;utente locale. Le versioni di Windows interessate sono tutte quelle attualmente supportate (tranne Seven).</p><p><strong>La seconda falla più urgente</strong> è quella legata al controllo ActiveX DHTML Editing Component, che Microsoft afferma non essere in alcun modo legata a quella dell&#8217;<a
href="http://punto-informatico.it/2684415/PI/Brevi/microsoft-ecco-patch-salva-windows.aspx" target="_blank">Active Template Library</a>. In questo caso gli utenti a rischio sono quelli di Windows 2000, XP e Server 2003.</p><p>Il problema relativo al <strong>servizio di autoconfigurazione del Wireless</strong> riguarda invece Windows Vista e Windows Server 2008 e, sebbene potenzialmente serio, Microsoft sostiene sia piuttosto difficile da sfruttare per via delle protezioni contenute nei suoi più recenti sistemi operativi.</p><p>Delle <strong>tre vulnerabilità relative allo stack TCP/IP</strong>, una interessa Windows Vista e Windows Server 2008 e potrebbe essere sfruttata per eseguire codice in modalità remota. Le altre due falle possono essere utilizzate per lanciare attacchi di denial of service contro sistemi su cui giri Windows 2000: in questo caso Microsoft afferma che, a causa dell&#8217;architettura stessa del componente TCP/IP di Windows 2000, non è possibile risolvere il problema mediante un semplice aggiornamento. Per tale ragione BigM invita i clienti che non posso migrare ad una versione più recente di Windows Server di configurare attentamente il proprio firewall.</p><p>Il blog sulla sicurezza <em>Threatpost</em> <a
href="http://threatpost.com/blogs/microsoft-cisco-issue-patches-tcp-dos-flaw-108" target="_blank">spiega</a> che le patch relative al TCP/IP appena rilasciate da Microsoft e <a
href="http://www.cisco.com/warp/public/707/cisco-sa-20090908-tcp24.shtml" target="_blank">da Cisco</a> risolvono <a
href="http://punto-informatico.it/2427930/PI/Commenti/sockstress-buco-che-minaccia-internet.aspx" target="_blank">alcuni problemi</a> scoperti circa un anno fa in molte implementazioni del celebre protocollo di Internet.</p><p>Microsoft <strong>ha infine aggiornato il bollettino <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms09-037.mspx" target="_blank">MS09-037</a></strong> relativo alla famosa e già citata vulnerabilità Active Template Library (ATL). Il motivo dell&#8217;update è da ricercare nella scoperta di una falla correlata a quella ATL e contenuta in un altro controllo ActiveX contenuto in Windows XP Media Center 2005 e in Windows Vista.</p><p>Una tabella sinottica dei bollettini di settembre è stata pubblicata <a
href="http://isc.sans.org/diary.html?storyid=7099&amp;rss" target="_blank">qui</a> dall&#8217;<em>Internet Storm Center</em>.</p><p><strong>Security Advisory 975497</strong><br
/> Nella giornata di ieri Microsoft ha anche pubblicato un <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/975497.mspx" target="_blank">advisory di sicurezza</a> che conferma l&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day legata al protocollo <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Server_message_block" target="_blank">SMB</a> 2.0 in alcune recenti versioni di Windows. A differenza di <a
href="http://g-laurent.blogspot.com/2009/09/windows-vista7-smb20-negotiate-protocol.html" target="_blank">quanto riportato</a> dallo scopritore della falla, l&#8217;esperto di sicurezza Laurent Gaffié, Microsoft afferma che il problema interessa esclusivamente Windows Vista, Windows Server 2008 e Windows 7 RC, ma non la versione finale (RTM) di Seven.</p><p>BigM ha criticato Gaffié per aver &#8220;irresponsabilmente&#8221; divulgato i dettagli della falla prima che questa venisse corretta. Sebbene il ricercatore abbia anche pubblicato un exploit proof of concept, Microsoft afferma che al momento <strong>non è al corrente di attacchi che sfruttino la debolezza</strong>.</p><p>Il problema è causato da un bug nell&#8217;implementazione del protocollo System Message Block (SMB) Version 2, che si trova esclusivamente in Vista, Seven e Server 2008. La precedente versione di SMB alla base di XP e 2000 non è vulnerabile.</p><p><em>The Inquirer</em> <a
href="http://www.theinquirer.net/inquirer/news/1532862/ancient-flaw-hits-vista" target="_blank">sostiene</a> che quello appena corretto <strong>sia lo stesso bug che Microsoft corresse anni or sono in Windows 2000 e XP</strong>, e che per qualche ragione ha poi re-intrdotto in Vista. La debolezza può essere sfruttata inviando dei pacchetti malformati verso la porta 445 di un sistema vulnerabile e innescando un cosiddetto <em>Blue Screen of Death</em>, ossia un errore irreversibile di sistema. Questo tipo di attacco, secondo Gaffié, funziona sia con la versione a 32 bit che con quella a 64 bit di Vista.</p><p>In attesa di rilasciare una patch, Microsoft suggerisce ai propri utenti di disattivare SMB e bloccare nel firewall le porte 139 e 445.</p><p>SMB è un protocollo di rete che consente a Windows di condividere file, directory e dispositivi. SMB2 è un aggiornamento del protocollo originale che, tra le altre cose, ottimizza la comunicazione tra client e server.</p><p>Fonte: <a
class="wpGallery" href="http://punto-informatico.it/2705160/PI/News/sicurezza-caldo-settembre-microsoft.aspx">Punto Informatico</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/sicurezza-il-caldo-settembre-di-microsoft/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Oggi Sciopero. Sciopero dei Blog contro il DDL alfano.</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/oggi-sciopero-sciopero-dei-blog-contro-il-ddl-alfano/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/oggi-sciopero-sciopero-dei-blog-contro-il-ddl-alfano/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:38:51 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Senza categoria]]></category> <category><![CDATA[Sciopero DDL Aalfano]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=613</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/senza-categoria/" title="Senza categoria">Senza categoria</a></p>&#8220;Rumoroso silenzio&#8221; in Internet e sit in con bavaglio in piazza Navona a Roma (ore 19) comunicato stampa Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero. Accadrà domani, 14 luglio, con una giornata di rumoroso [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/senza-categoria/" title="Senza categoria">Senza categoria</a></p><p>&#8220;Rumoroso silenzio&#8221; in Internet e sit in con bavaglio</p><p>in piazza Navona a Roma (ore 19)</p><h3>comunicato stampa</h3><p><img
src="http://api.ning.com/files/ru1e5hAnWsFuTEYS55oimzW5rIp4MNrVr*7eQjbBorGsNddhy1wmRkh072zvJeyrI7Z7ErzD*oGc4wXH1XUIBfyIDzIoUw1V/locandinanavona.jpg" border="0" alt="Manifesto della protesta" hspace="5" vspace="5" width="258" height="355" align="right" />Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.<br
/> Accadrà domani, 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l&#8217;informazione in Rete.<br
/> Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant&#8217;anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.<br
/> <span
id="more-613"></span><br
/> Domani 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.</p><p>L&#8217;iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.</p><p>Hanno aderito all&#8217;iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni.</p><p>Tra gli altri: Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Antonio Di Pietro (Idv): Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI).</p><p>Hanno aderito a titolo personale anche Giuseppe Civati, Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino.</p><p>Anche alcuni parlamentari della maggioranza (come Antonio Palmieri e Bruno Murgia), seppur non verranno in piazza, hanno espresso la loro contrarietà alla norma imbavaglia-Rete presente nel ddl Alfano.</p><p>Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.</p><p><a
href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank">Alessandro Gilioli</a><br
/> <a
href="http://www.enzodifrennablog.it/" target="_blank">Enzo Di Frenna</a><br
/> <a
href="http://www.guidoscorza.it/" target="_blank">Guido Scorza</a></p><h2><img
src="http://api.ning.com/files/X1d1tq8cv-WGiWNI9j9I6zHDdkzO3IDrXsSYz0Jzc5x9gBElZI*ritNvH1MGIkvh1QTRfoKg2*lxz4-Rl8t*nFkFJNaJx-xS/bandierainglesemini.jpg" border="0" alt="" width="79" height="35" />ENGLISH VERSION</h2><p>On July 14, 2009, Italian bloggers will muzzle themselves in the Web as well as in Piazza Navona in Rome, at 7PM where they will meet to protest against an Italian government bill (the Alfano decree) introducing a number of new rules which will limit the freedom of expression in Italian internet. The so-called &#8220;obligation to rectify&#8221; imposed to the manager of an information site (blogs, social networks such as Facebook, Twitter etc) [....]<br
/> <a
href="http://api.ning.com/files/X1d1tq8cv-V5*TWrJrPwlptiWyrHgvPKbkFizmmpYaIyCH12cSSw5Wk*8Y-0VKy6fHOeAD7rtjIcw3RgY3icKuemuYWjyY3P/downloadenglishversion.pdf">download english version.pdf</a></p><p>ECCO COSA FARE<br
/> il 14 luglio sul tuo blog<br
/> <img
src="http://api.ning.com/files/OG2MPW6V3GZe9Y1e30vQowBPMs-SkskXwgSArkQlinPYzPKrQteGcddvsZvtTr19RHGdNtyOembZZ1wOgBfwx0EyNizUKR-T/scaricaillogo2.jpg" border="0" alt="Logo Protesta" hspace="5" vspace="5" width="161" height="168" align="right" /></p><p>1 &#8211; pubblica sul tuo blog il logo col megafono che vedi a lato: <a
href="http://api.ning.com/files/dbITv0Vy15IfS0NgYA-XtugLAX2kJpk0eNbJK7Gvu4g-0AuOkbsSKddeGTY4M1PR54CmLdxLP9oR-21zY8Ek9VQkOO5URY3j/SCARICAILLOGOEPUBBLICALO.jpg">SCARICA IL LOGO E PUBBLICALO.jpg</a></p><p>2 &#8211; Titolo del post: &#8220;Oggi sciopero&#8221;</p><p>3 &#8211; Pubblica la tua foto col bavaglio, se puoi.</p><p>4 &#8211; Segnala il link a &#8220;Diritto alla Rete&#8221; per le nuove adesioni</p><p>Scrivi ad esempio: &#8220;Adesione all&#8217;appello di <a
href="http://dirittoallarete.ning.com/" target="_blank">Diritto alla Rete</a> contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/oggi-sciopero-sciopero-dei-blog-contro-il-ddl-alfano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Microsoft &#8211; La notizia che non ti aspetti</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:34:28 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Mercato]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[formati]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=611</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/mercato/" title="Mercato">Mercato</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a></p>La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/mercato/" title="Mercato">Mercato</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/open-source/" title="Open Source">Open Source</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-460" title="windows_users" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/windows_users.png" alt="windows_users" width="128" height="128" />La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la notizia ha stupito tutti, in seguito ha sollevato un sacco di opinioni e pareri contrastanti.</p><h3>Riassunto delle puntate precedenti</h3><p
align="justify">Per chi non fosse del settore riassumo velocenmente cosa è successo in questi ultimi anni.<span
id="more-611"></span></p><div><ul><li>Fino a qualche anno fà Microsoft Office era la suite per l&#8217;ufficio predominante. Per il salvataggio dei documenti utilizza i formati proprietari della Microsoft (doc, xls, pps ecc., che non sono formati standard ISO), questo permette alla Microsoft di fare il bello e il cattivo tempo tagliando fuori tutte le persone e le aziende che non utilizzano Office.</li><li>Nasce OpenOffice.org che utilizza il formato ODF. Questo formato esisteva già da tempo ed era uno degli standard ISO XML. OpenOffice.org da la possibilità ai suoi utenti di elaborare i documenti di altre suite, compresa Microsoft Office.</li><li>Tutte le altre suite per l&#8217;ufficio a partire da Lotus della IBM passano ad ODF. L&#8217;unica suite a non supportare ODF rimane Microsoft Office.</li><li>La Microsoft, per far fronte al dilagare di OpenOffice.org e ODF, per riuscire a mantenere il suo regime di monopolio propone il suo formato in XML: OOXML. Dopo diversi anni di valutazione non viene dichiarato standard ISO al 100%. Intanto ODF, sotto la pressione di molti utenti e associazioni che si battono per la libera fruizione dei contenuti, sbarca nelle Pubbliche Amministrazioni di tutto il mondo (esclusa l&#8217;Italia).</li><li>Microsoft con il rilascio del SP2 per Office 2007 decide di supportare nativamente ODF.</li></ul></div><h3>I positivisti</h3><p
align="justify">Molte sono le persone entusiaste di questa notizia perché vedono in questa novità diversi lati positivi:</p><div><ul><li>l&#8217;intercompatibilità tra tra diverse piattaforme e applicativi;</li><li>l&#8217;utente sarà libero di visualizzare i documenti indipendentemente dal programma e dalla piattaforma;</li><li><div>si utilizzerà un formato standard ISO XML che garantisce la longevità dei documenti nel tempo (ogni avanzamento di versione della suite non obbliga gli utenti a convertire i files);</div></li><li>un documento prodotto con l&#8217;ultima versione della suite sarà visualizzabile e modificabile anche con le versioni precedenti della suite.</li></ul></div><h3>I Dubbiosi</h3><p
align="justify">Questa svolta inaspettata fa pensare, persone che lavorano nel settore pensano che visti i precedenti della Microsoft con i formati aperti bisgogna dubitare. In effetti qualche precedente c&#8217;è, ad esempio lo stravolgimento dell&#8217;HTML a partire dal &#8217;96/98 quando Internet Explorer è divenuto il browser più utilizzato (chiunque voglia approfondire può leggere questo articolo di <a
title="[Collegamento Esterno] Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbraccia,_estendi_ed_estingui" target="_blank">Wikipedia</a>).</p><p
align="left">Alcuni sospettano, dopo le dichiarazioni di microsoft che ODF non sarà supportato con tutte le sue funzionalità, che si voglia far fare un confronto tra i due formati in modo che l&#8217;utente scelga OOXML.</p><p
align="justify"><em>Jason Matusow, director of corporate standards di Microsoft, e Doug Mahugh, senior product manager per OOXML, hanno fornito maggiori dettagli sull&#8217;implementazione di ODF in <a
href="http://www.betanews.com/article/Microsofts_Matusow_and_Mahugh_on_Offices_move_to_open_format_support/1211408119" target="_blank">questa intervista</a> apparsa su <em>BetaNews</em>. Mahugh ha spiegato che <strong>non tutte le funzionalità fornite da Office 2007 sono supportate da ODF</strong>: tra queste, ad esempio, gli oggetti SmartArt, la formattazione condizionale e alcuni tipi di grafico di Excel. Per aggirare questo ostacolo, che è poi il problema più rilevante nella conversione tra differenti formati di documento, Microsoft farà in modo che, al momento del salvataggio in ODF, l&#8217;utente venga avvisato di eventuali elementi che potrebbero essere persi o non correttamente convertiti.</em></p><p
align="justify">Secondo alcuni, questo supporto parziale convincerà gli utenti che ODF è un formato inferiore ad OOXML facendo scegliere per il secondo. Il supporto parziale potrebbe far visualizzare in modo differente i documenti costruiti con Office con le altre suite. Molti sono convinti che questa è una strategia della Microsoft per consolidare la sua posizione di monopolista e ostacolare la crescita della concorrenza.</p><h3>Conclusioni</h3><p
align="justify">Che la Microsoft sia in calo è un dato certo (un pò meno in Italia). La decisione di adottare ODF nativamente è il minimo da fare per non rimanere fuori dal mercato, visto che, sotto la pressione dei sostenitori delle libertà digitali, le Pubbliche Amministrazioni stanno puntanto sui formati aperti. E&#8217; successo in Inghilterra che le scuole del regno hanno rifiutato Microsoft perché non forniva formati standard e aperti, ci sarebbe stata un&#8217;intera generazione cresciuta con OpenOffice, eventualità disastrosa per Microsoft perché successivamente l&#8217;utilizzo di OpenOffice si sarebbe trasferito anche all&#8217;ambito lavorativo.</p><p
align="justify">Questa è una scelta per rimanere a galla e non perdere posizioni. Starà a noi e agli organi antitrust vigilare in modo che la Microsoft non si ripeta come è successo in passato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Legge Stanca? Già applicabile così com&#8217;è</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/legge-stanca-gia-applicabile-cosi-come/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/legge-stanca-gia-applicabile-cosi-come/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:32:21 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[Legge Stanca]]></category> <category><![CDATA[PA]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=609</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p>Riporto una lettera inviata dal presidente dell&#8217;associazione IWA-Italy a Punto Informatico riguardo all&#8217;articolo sulla legge Stanca pubblicato alcuni giorni fà. Roma &#8211; Caro Direttore, sono a scrivere questa lettera come presidente dell&#8217;associazione IWA Italy, l&#8217;associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-259" title="kuser" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/kuser.png" alt="kuser" width="128" height="128" />Riporto una lettera inviata dal presidente dell&#8217;associazione IWA-Italy a Punto Informatico riguardo all&#8217;articolo sulla legge Stanca pubblicato alcuni giorni fà.   Roma &#8211; Caro Direttore, sono a scrivere questa lettera come presidente dell&#8217;associazione IWA Italy, l&#8217;associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità riconosciuta come tale dal CNIPA in relazione alla legge 4/2004. Come ben sa sono uno degli autori della legge 4/2004 e dei requisiti tecnici della suddetta legge e spesso mi capita di leggere discussioni in cui la normativa (ma soprattutto il decreto ministeriale contenente i requisiti tecnici) viene &#8211; forse per mancata conoscenza dell&#8217;argomento &#8211; indebitamente criticata.</p><p><span
id="more-609"></span></p><div>IWA ha fornito inoltre supporto al CNIPA (Centro Nazionale Informatica Pubblica Amministrazione) anche nella fase di formazione e divulgazione, tramite convegni ed attività di formazione gratuita erogata dallo stesso CNIPA tramite docenti esperti di accessibilità di IWA ITALY. Esperti di IWA inoltre stanno fornendo supporto al CNIPA nella fase del cosiddetto &#8220;monitoraggio&#8221; dei siti delle P.A. centrali, e stiamo vedendo che la situazione non è poi così nera come spesso viene dipinta.</div><div>Innanzitutto, spiace che spesso vengano travisate le parole delle persone, soprattutto &#8220;a scoppio ritardato&#8221;. Mi riferisco in particolar modo alle <a
href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2284470" target="_blank">considerazioni pubblicate nel Web</a> in cui ci si meraviglia che solo il 3% (tre per cento) delle P.A. centrali abbia ad oggi una home page (non un sito) conforme ai requisiti tecnici della legge 4/2004.</div><div>Da qui, tralasciando le solite esternazioni sui mancati obblighi normativi (forse quando si scrive velocemente ci si dimentica che oltre alla legge 4/2004 vi è anche il codice della P.A. Digitale&#8230;), nascono purtroppo delle incomprensioni che portano sempre alla stessa minestra: le P.A. non aggiornano i siti Web con conformità ai requisiti tecnici in quanto &#8220;di difficile applicazione e molto onerosi&#8221;. Lo stesso Antonio De Vanna nelle sue relazioni (la prima delle quali risale ancora al mese di dicembre 2007&#8230; ma solo oggi fa &#8220;scalpore&#8221;), fa ben capire che nel 3% figurano molti casi di eccellenza che dimostrano proprio quanto l&#8217;inapplicabilità dei requisiti sia una leggenda metropolitana.</div><div>Tra i casi citati dal dott. De Vanna vi sono oltre 150 scuole della Lombardia che &#8211; autonomamente e senza necessità di stanziamenti statali &#8211; hanno avviato dei processi per sviluppare/convertire i siti dei propri istituti alla conformità dei requisiti tecnici. Cosa significa? Significa che degli insegnanti (quindi non propriamente dei tecnici specializzati o, come si definiscono alcuni, dei &#8220;professionisti&#8221;) hanno investito del loro tempo per documentarsi, confrontarsi e quindi sviluppare siti Web conformi ai requisiti, incontrandosi e scambiandosi informazioni tramite il progetto <a
href="http://www.porteapertesulweb.it/" target="_blank">Porte aperte sul Web</a>. Se questo non è sufficiente a dimostrare la teoria per cui l&#8217;applicazione dei requisiti non è una cosa &#8220;per pochi eletti&#8221;, basti solo ricordare che ciò che richiama la legge è una raccomandazione del 1999 (del secolo scorso) che richiede di usare in modo corretto elementi ed attributi di linguaggi come HTML e XHTML presenti da oltre 10 anni: chi si vuol definire professionista e ad oggi non sa (o non vuol sapere) che per impaginare dei contenuti vanno seguite delle regole, più che professionista può definirsi un &#8220;webbista&#8221; e &#8211; come tale &#8211; non può certo proporsi per fornire servizi a realtà come le Pubbliche Amministrazioni che, per legge, devono fornire servizi fruibili da tutti, indipendentemente dalle disabilità a cui possono essere soggetti alcuni utenti. Per aiutare la crescita dei &#8220;webbisti&#8221; (o dei professionisti volonterosi), oltre a liste tecniche di discussione gratuite (<a
href="http://itlists.org/" target="_blank">http://itlists.org</a>), è stato reso disponibile anche un manuale.</div><div>Personalmente, dopo aver scritto il manuale di applicazione della legge 4/2004 (con prefazione dell&#8217;allora Ministro Lucio Stanca), ho ritenuto utile rilasciarlo gratuitamente a disposizione <a
href="http://www.pubbliaccesso.it/biblioteca/manualistica/Scano-Cap4.htm" target="_blank">nel sito del CNIPA</a>, onde evitare le infinite discussioni su liste e forum sulla corretta interpretazione per l&#8217;applicazione dei requisiti: il manuale c&#8217;è, è quindi scaricabile, fruibile ed è il riferimento anche per chi effettua le verifiche tecniche. Tramite <a
href="http://webaccessibile.org/" target="_blank">Webaccessibile.org</a>, la risorsa di IWA ITALY per l&#8217;accessibilità del Web, sono inoltre disponibili degli strumenti gratuiti di ausilio (citati dallo stesso Antonio De Vanna ai recenti convegni) per la valutazione dei requisiti, tra cui <a
href="http://webaccessibile.org/articoli/la-barra-dell-accessibilita-informazioni/" target="_blank">la barra dell&#8217;accessibilità</a>.</div><div>Rileggendo gli ultimi paragrafi, è ben chiaro che è tutto disponibile gratuitamente, senza alcun costo per lo sviluppatore: l&#8217;unico &#8220;costo&#8221; da sostenere è la riconversione dello sviluppatore dal mancato rispetto degli standard al corretto modo di sviluppare contenuti ed applicazioni per il Web. Spesso durante seminari e docenze veniamo in contatto con persone che, purtroppo, non hanno avuto adeguata formazione nello sviluppo di contenuti tramite linguaggi di marcatura: è un po&#8217; il medesimo problema che si trova quando si chiede quanti sanno formattare correttamente i titoli e &#8211; in generale &#8211; il documento con i programmi di word processing&#8230;</div><div>Vorrei quindi concludere questa prima parte della lettera ribadendo per l&#8217;ennesima volta che applicare i requisiti di legge non è una cosa riservata a pochi eletti ma è una serie di piccole regole applicabili da chiunque ne comprenda le motivazioni e le modalità di implementazione. Chi non riesce e/o non vuole applicarle spesso estrae dal cilindro la scusa della difficoltà o della particolare onerosità: in questo caso consigliamo sempre alle P.A. di cambiare fornitore in quanto inadeguato alle esigenze di garantire l&#8217;accesso a tutti i cittadini.</div><div>Tra le altre critiche che sorgono in questi giorni vi è il mancato adeguamento della legge ai nuovi &#8220;standard&#8221;, quali il cosiddetto &#8220;Web 2.0&#8243;. È doveroso fare una premessa secondo cui il &#8220;Web 2.0&#8243; non è altro che un termine commerciale per vendere qualcosa di vecchio come fosse novità anche alle stesse P.A.. Vorrei ricordare ad esempio che AJAX non è altro che la combinazione di Javascript con chiamate tramite oggetto <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/XMLHttpRequest" target="_blank">XMLHTTPRequest</a> disponibile già da Microsoft Internet Explorer 5.0, quindi nulla di nuovo a livello di &#8220;tecnologia&#8221;. È pur vero che l&#8217;attuale normativa (basata sulle uniche raccomandazioni internazionali ritenute &#8220;stabili&#8221; dalla stessa UE) pone un vincolo all&#8217;uso di script: il requisito 15, difatti, prevede che la pagina deve essere fruibile anche in assenza di script. Questo, in alcuni casi, è possibile farlo anche per applicazioni AJAX-based in quanto un buon sviluppatore AJAX sa che deve pensare all&#8217;uso di AJAX all&#8217;interno dell&#8217;applicazione ma deve applicarlo alla fine, ovvero deve comunque garantire l&#8217;utilizzo dell&#8217;applicazione anche in mancanza di AJAX.</div><div>Il Web evolve, e col Web evolvono anche le specifiche: stiamo difatti sviluppando all&#8217;interno del W3C le future raccomandazioni per il Web tra cui le <a
href="http://www.w3.org/TR/WCAG20/" target="_blank">WCAG 2.0</a> per l&#8217;accessibilità dei contenuti e le <a
href="http://www.w3.org/TR/ATAG20/" target="_blank">ATAG 2.0</a> per l&#8217;accessibilità delle applicazioni che generano contenuti per il Web. Le WCAG 2.0 porteranno, tra le novità, la possibilità di utilizzare tecnologie &#8220;accessibility supported&#8221;, ovvero una serie di tecnologie (HTML, CSS, Javascript) dichiarate direttamente accessibili da utenti con tecnologie assistive, supportate dai browser più comuni in modo nativo e/o tramite plug-in. Questo significa che le WCAG 2.0 rimuoveranno il limite del requisito 15 ma chiederanno allo sviluppatore di garantire direttamente l&#8217;accessibilità degli script e degli oggetti di programmazione. Non sarà quindi sufficiente, ad esempio, inserire una mappa di Google o un widget di Flickr/YouTube nel sito della P.A. ma si dovrà &#8220;potenziare&#8221; l&#8217;oggetto inserendo delle funzionalità che consentiranno &#8211; per ogni elemento presente &#8211; l&#8217;identificazione del ruolo, dello stato e delle proprietà (ovvero, quanto richiesto dalla nascente specifica WAI-ARIA del W3C).</div><div>Pertanto consigliamo già da oggi di documentarsi su come produrre applicazioni accessibili: personalmente ho prodotto <a
href="http://applicazioniaccessibili.org/" target="_blank">un libro</a> a cui hanno partecipato esperti internazionali del settore e, per chi vuole essere all&#8217;avanguardia, consiglio di studiarsi i nuovi frame work accessibili.</div><div>Allo sviluppo di queste specifiche partecipano, come unici italiani, i soci IWA che nella fase di adeguamento della 4/2004 potranno portare il loro attivo contributo nello sviluppo di requisiti basati sui nuovi standard. Anche l&#8217;ISO si sta muovendo nello sviluppo di nuove norme per le interfacce Web (ISO 9241-151) ed anche in questo caso i soci IWA partecipano attivamente alla definizione di tali norme tecniche. Ci tengo a precisare che chiunque, all&#8217;interno di IWA, può partecipare a queste attività sapendo bene che richiedono tempo (audio conferenze settimanali, discussioni in liste tecniche, ecc. ecc.) e non prevedono compensi. Lo stesso W3C sta riconoscendo le potenzialità di italiani e questo ha portato alla nascita di una nostra divisione (IWA Labs) dedicata alla sperimentazione delle future specifiche: stiamo testando soluzioni per XHTML 2, per SMIL 3.0, WAI-ARIA e vediamo come sia possibile effettivamente garantire maggior solidità ed accessibilità alle applicazioni Web.</div><p>Riguardo all&#8217;adeguamento normativo italiano, ricordando che siamo legati all&#8217;art. 12 della legge 4/2004:</p><blockquote><p><em>1.Il regolamento di cui all&#8217;articolo 10 e il decreto di cui all&#8217;articolo 11 sono emanati osservando le linee guida indicate nelle comunicazioni, nelle raccomandazioni e nelle direttive sull&#8217;accessibilità dell&#8217;Unione europea, nonché nelle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore.<br
/> 2.Il decreto di cui all&#8217;articolo 11 è periodicamente aggiornato, con la medesima procedura, per il tempestivo recepimento delle modifiche delle normative di cui al comma 1 e delle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute.</em></p></blockquote><div>Chi si occupa di aggiornare il decreto con i requisiti? Il Ministro per l&#8217;Innovazione e le tecnologie che, nella definizione dei primi requisiti, affidò lo sviluppo alla &#8220;Commissione interministeriale permanente per l&#8217;impiego delle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione a favore delle categorie deboli o svantaggiate&#8221; presieduta dal Prof. Pierluigi Ridolfi che, nel 2003, costituì una <a
href="http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/segreteria_tecnico_scientifica.htm" target="_blank">segreteria tecnico-scientifica</a> coordinata dal dott. Antonio De Vanna ed alla quale parteciparono rappresentanze di associazioni di produttori di hardware e software, associazioni di disabili ed associazioni di sviluppatori esperti di accessibilità. La segreteria tecnico-scientifica avviò una serie di gruppi di lavoro, arrivando alla predisposizione dei requisiti tecnici tra cui i requisiti per i siti Internet, pubblicati (cosa mai successa in precedenza) nelle bozze di lavoro per raccogliere commenti dal mondo degli sviluppatori.</div><div>Successivamente, viste anche le fasi di mancata applicazione della legge legate all&#8217;idea secondo cui in mancanza di un contratto non vi sono obblighi per le P.A., come IWA abbiamo scritto <a
href="http://www.iwa.it/files/comunicati/2006/modifiche_4_2004.pdf" target="_blank">nel novembre 2006</a> una lettera al Ministro Nicolais, ai sottosegretari Magnolfi e Scanu e alla Commissione Trasporti della Camera sollecitando la discussione del <a
href="http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Ddliter/25967.htm" target="_blank">progetto di legge 1226 Campa-Palmieri II</a>, depositato tra l&#8217;altro già dal 31 luglio 2006,lettera che ad oggi non ha avuto alcuna risposta.</div><div>Ulteriore nota negativa è legata al fatto che l&#8217;attività della commissione interministeriale permanente (e quindi della Segreteria) è rimasta ferma per oltre due anni: solo verso la fine del 2007 il Ministro Nicolais tramite un Decreto rimuoveva la commissione interministeriale permanente a favore di una commissione ministeriale la cui durata era limitata alla legislatura. La commissione fu riassegnata con presidenza a Pierluigi Ridolfi e con la Segreteria tecnica assegnata ad Antonio De Vanna: sfortuna volle che la segreteria riuscì ad effettuare una sola riunione in cui chiaramente si intendeva analizzare l&#8217;attuale situazione per adeguare i requisiti tecnici ai nuovi standard &#8211; non appena questi saranno disponibili.</div><div>Ora si è quindi in attesa della ricostituzione della Commissione (auspicando ad un ritorno alla Commissione Interministeriale) e con la costituzione di una Segreteria tecnica che &#8211; a mio avviso &#8211; dovrebbe non dipendere dalla durata della legislatura ma dovrebbe garantire un costante monitoraggio delle norme e raccomandazioni al fine di poter agevolmente fornire al Ministro competente delle proposte di adeguamento delle cosiddette regole tecniche.</div><div>I tempi quindi sono maturi per iniziare a discutere di WCAG 2.0, ATAG 2.0, WAI-ARIA ed ISO 9241-151 magari predisponendo una versione transitoria dei requisiti per garantire un tempo utile di adeguamento sia agli sviluppatori che alle P.A. La mia idea è quella di proporre inizialmente la sostituzione del requisito 15 con un requisito di chiara ispirazione alle WCAG 2.0, in particolar modo al criterio di successo 4.1.2:</div><p><em><strong>4.1.2. Nome, ruolo, valore.</strong> Per tutti i componenti presenti nell&#8217;interfaccia utente come: il nome, il ruolo, gli stati, le proprietà e i valori di programmazione possono essere determinati programmaticamente mentre gli stati, le proprietà, ed i valori che anche l&#8217;utente è in grado di impostare, possono anche essere stabiliti in modo programmatico. Qualsiasi notifica delle modifiche a questi elementi è disponibile ai programmi utente, tra cui le tecnologie assistive.</em></p><div>In questo modo si chiede quindi allo sviluppatore di usare in modo corretto le nuove tecnologie &#8220;Web 2.0&#8243;, garantendo alla tecnologia assistiva di comprendere il ruolo di elementi che, per definizione, non sono oggetti attivi (esempio: elementi &#8220;div&#8221; o &#8220;span&#8221; utilizzati per simulare menu a tendina, checkbox, ecc. ecc.) e soprattutto di comprendere eventuali azioni/modifiche di contenuto generate in modo dinamico (esempio: notifica di invio e-mail tramite AJAX, ecc.).</div><div>IWA ha attivato un gruppo di lavoro (aperto a tutti gli associati) nel progetto IWA LABS con lo scopo di lavorare già alla predisposizione di una bozza di requisiti tecnici basati sulle versioni &#8220;2.0&#8243; delle linee guida del progetto WAI del W3C, con finalità di predisporre un documento che sarà presentato come base di discussione alla prima riunione utile della futura segreteria tecnico-scientifica a cui IWA parteciperà, come in precedenza, come associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità (tra i quali, ricordo, figurano gli unici italiani che stanno sviluppando le raccomandazioni W3C-WAI).</div><div>Sperando che quanto detto sopra possa chiarire anche ai Vostri lettori che la mancata applicazione della normativa non è legata all&#8217;inefficienza della legge 4/2004 ma va ricercata all&#8217;interno di altre problematiche dirigenziali e tecniche all&#8217;interno delle P.A., cordiali saluti.</div><p><strong>Roberto Scano</strong><br
/> Presidente <a
href="http://www.iwa.it/" target="_blank">IWA ITALY</a></p><p><a
title="[Nuova Finestra] Fonte" href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2290891" target="_blank">Fonte Punto-Informatico.</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/legge-stanca-gia-applicabile-cosi-come/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Legalità nei siti della Pubblica Amministrazione</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/legalita-nei-siti-della-pubblica-amministrazione/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/legalita-nei-siti-della-pubblica-amministrazione/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:30:12 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Mercato]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[Legge Stanca]]></category> <category><![CDATA[PA]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=607</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-13" title="Community Help" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/Community-Help.png" alt="Community Help" width="128" height="128" />Non ci sono mezzi termini per descrivere i risultati dell&#8217;analisi del <a
href="http://www.cnipa.gov.it/" target="_blank">CNIPA</a> sui progressi delle presenze web della pubblica amministrazione: i disabili non sono considerati, gli strumenti che utilizzano per accedere ad Internet, ai contenuti e ai servizi non sono presi in considerazione, le loro necessità sono semplicemente dimenticate dalla PA online.Il CNIPA, il braccio informatico del Governo, ha condotto una rilevazione sulla presenza web delle amministrazioni pubbliche riscontrando, a molti anni dalla <a
href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22legge+stanca%22&amp;t=4&amp;o=0" target="_blank">Legge Stanca</a> sull&#8217;accessibilità dei siti web pubblici, che <strong>solo il 3 per cento dispone di siti web accessibili</strong>.</p><p><span
id="more-607"></span></p><div>Ieri al Forum PA ne ha parlato l&#8217;esperto dell&#8217;organismo tecnico, Antonio De Vanna, che nel corso del convegno <em>Accessibilità tra attuazione ed evoluzione</em> ha spiegato che &#8220;sulle home page di 1.426 siti di Pubbliche Amministrazioni centrali, emerge che la conformità alle 9 caratteristiche analizzate, riconducibili a 8 dei 22 requisiti previsti dal DM 8 luglio 2005, è raggiunta solo dal 3 per cento del totale, con alcune amministrazioni la cui conformità raggiunge il 6 per cento&#8221;.</div><p
align="justify">Sono passati quattro anni dal varo della Legge Stanca, ha sottolineato De Vanna, e &#8220;a circa tre anni dalla sua entrata in vigore non sono ancora soddisfacenti i risultati raggiunti su questo fronte dalla Pubblica Amministrazione Centrale e da quella Locale&#8221;.</p><p>La norma è in sé promossa a pieni voti, ha spiegato l&#8217;esperto del CNIPA, evidenziando come sia stata presa a modello a livello europeo. Il problema sta tutto nella <strong>lentezza del processo di attuazione</strong> ma anche nel <strong>mancato ricorso alle sanzioni</strong>: come a dire che molti siti delle PA violano la norma ma questo non ha conseguenze. Questi elementi, uniti alla &#8220;necessità di presidiare l&#8217;innovazione tecnologica e l&#8217;evoluzione del concetto di categoria svantaggiata &#8211; ha continuato De Vanna &#8211; ci spingono a riflettere su nuove azioni normative, culturali ed organizzative che diano nuovo slancio all&#8217;adeguamento da parte della Pubblica amministrazione e che consentano di raggiungere l&#8217;obiettivo fissato dalla Conferenza Ministeriale di Riga, ovvero la piena conformità di tutti i siti della Pubblica amministrazione entro il 2010&#8243;.</p><p>Il tempo non abbonda ma, secondo De Vanna, con un &#8220;maggior coinvolgimento della classe dirigente responsabile dei Sistemi Informatici, della Comunicazione e dell&#8217;Accessibilità&#8221; è possibile portare a casa il risultato. Per ora rimane il fatto che i molti servizi online della PA, pur tempestati dal ricorso ossessivo a piattaforme proprietarie e talvolta criticati perché scarsamente funzionati ed utili, sono accessibili perlopiù alla sola popolazione abile. Sul sito del CNIPA una <a
href="http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/Attivit%c3%a0/Accessibilit%c3%a0/" target="_blank">sezione dedicata</a> può consentire a tutte le amministrazioni, centrali e locali, di riscattare il proprio clamoroso ritardo, offrendo le linee guida per mettere in atto le misure necessarie a trasformare le proprie presenze su web. Altre info e riferimenti, oltreché sui numerosi siti di settore, si trovano su <a
href="http://www.pubbliaccesso.gov.it/" target="_blank">publiaccesso.gov.it</a>.</p><p><em>(<a
href="http://www.tecaccess.net/content/services/training.shtml" target="_blank">fonte immagine</a>) </em></p><p
align="justify"><a
title="Fonte" href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2284470" target="_blank">Fonte Punto-Informatico</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/legalita-nei-siti-della-pubblica-amministrazione/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come Bypassare Le protezioni di Windows con due click</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/come-bypassare-le-protezioni-di-windows-con-due-click/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/come-bypassare-le-protezioni-di-windows-con-due-click/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:27:41 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=605</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Di Cofee si sa poco e nulla. E&#8217; certo che questo insieme di tools sia stato sviluppato da Anthony Fung un investigatore di Hong Kong, ed è altrettanto noto che si tratta di un tema caldo per gli esperti di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-170" title="hd-windows" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/hd-windows.png" alt="hd-windows" width="128" height="128" />Di Cofee si sa poco e nulla. E&#8217; certo che questo insieme di tools sia stato sviluppato da Anthony Fung un investigatore di Hong Kong, ed è altrettanto noto che si tratta di un tema caldo per gli esperti di sicurezza informatica. La stessa Microsoft ha convocato il suoi dirigenti per discutere di questo progetto. In concreto <strong>Cofee è uno strumento eseguibile da chiavetta USB in grado di superare le restrizioni di accesso di Windows e consentire in chiaro la lettura delle informazioni presenti in un computer</strong>, dai dati cifrati, alla cronologia, alle password. Proprio per queste caratteristiche il software sarebbe già <strong>in dotazione a 2000 funzionari di polizia in 15 paesi</strong> che lo utilizzano come potente strumento investigativo.</p><p><span
id="more-605"></span></p><p
align="justify">La Microsoft successivamente ha assunto il programmatore cinese inglobando il progetto. Attualmente lo promuove presso le strutture di difesa di diversi paesi nel mondo.</p><p
align="justify">Questo ha sollevato un una montagna di polemiche nella rete. In quanto confermerebbe una delle tesi che alcuni sostengono da svariati anni, ovvero, la presenza di una <a
title="Backdoor" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Backdoor" target="_blank">backdoor</a> privata all&#8217;interno del codice di Windows. La conferma di un&#8217;eventuale backdoor privata della Microsoft all&#8217;interno del codice di Windows ha sollevato un sacco di polemiche e scenari (alcuni fanta-informatici) molto interessanti:</p><ul><li><div>Un programmatore senza scrupoli potrebbe costruire un tool simile a quello costruito dal programmatore cinese;</div></li><li><div>Una persona senza scrupoli, in possesso di questo tool, lo potrebbe usare per violare la privacy di un qualsiasi utente Windows;</div></li><li><div>Una persona senza scrupoli potrebbe usare il tool per lanciare attacchi informatici dal computer del primo che gli viene sotto tiro con conseguenti guai legali per il povero malcapitato (<a
title="Botnet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Botnet" target="_blank">BotNet</a>);</div></li><li>Qualsiasi persona in possesso del tool potrebbe controllare (spiare) un&#8217;altra&#8230;</li><li>ecc&#8230;</li></ul><p>Per approfondire l&#8217;argomento si possono leggere questi articoli che ho trovato in giro per la rete:</p><ul><li><a
title="Punto-Informatico" href="http://punto-informatico.it/2270988/PI/News/L-extractor-di-Microsoft-svela-i-contenuti-di-Windows/p.aspx" target="_blank">Punto-Informatico</a>;</li><li><a
title="Azpoint" href="http://www.azpoint.net/software/sicurezza/16003/Cofee-svela-i-segreti-di-Windows.asp" target="_blank">AzPoint</a>;</li><li><a
title="TecLife" href="ttp://www.hi-techlife.com/2008/04/30/cofee-il-software-che-ti-permette-di-bypassare-tutte-le-protezioni-di-windows/" target="_blank">Hi-TechLife</a>;</li></ul><p>Ciao, Arturu.it<br
/> Ps. Prossimamente cercherò altre informazioni e vi farò sapere&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/come-bypassare-le-protezioni-di-windows-con-due-click/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
