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	<title>Arturu.it &#187; Open Source</title>
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	<description>La necessità di parlare, l&#039;imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l&#039;uomo più grande.</description>
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		<title>Microsoft &#8211; La notizia che non ti aspetti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la notizia ha stupito tutti, in seguito ha sollevato un sacco di opinioni e pareri contrastanti.
Riassunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-460" title="windows_users" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/windows_users.png" alt="windows_users" width="128" height="128" />La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la notizia ha stupito tutti, in seguito ha sollevato un sacco di opinioni e pareri contrastanti.</p>
<h3>Riassunto delle puntate precedenti</h3>
<p align="justify">Per chi non fosse del settore riassumo velocenmente cosa è successo in questi ultimi anni.<span id="more-611"></span></p>
<div>
<ul>
<li>Fino a qualche anno fà Microsoft Office era la suite per l&#8217;ufficio predominante. Per il salvataggio dei documenti utilizza i formati proprietari della Microsoft (doc, xls, pps ecc., che non sono formati standard ISO), questo permette alla Microsoft di fare il bello e il cattivo tempo tagliando fuori tutte le persone e le aziende che non utilizzano Office.</li>
<li>Nasce OpenOffice.org che utilizza il formato ODF. Questo formato esisteva già da tempo ed era uno degli standard ISO XML. OpenOffice.org da la possibilità ai suoi utenti di elaborare i documenti di altre suite, compresa Microsoft Office.</li>
<li>Tutte le altre suite per l&#8217;ufficio a partire da Lotus della IBM passano ad ODF. L&#8217;unica suite a non supportare ODF rimane Microsoft Office.</li>
<li>La Microsoft, per far fronte al dilagare di OpenOffice.org e ODF, per riuscire a mantenere il suo regime di monopolio propone il suo formato in XML: OOXML. Dopo diversi anni di valutazione non viene dichiarato standard ISO al 100%. Intanto ODF, sotto la pressione di molti utenti e associazioni che si battono per la libera fruizione dei contenuti, sbarca nelle Pubbliche Amministrazioni di tutto il mondo (esclusa l&#8217;Italia).</li>
<li>Microsoft con il rilascio del SP2 per Office 2007 decide di supportare nativamente ODF.</li>
</ul>
</div>
<h3>I positivisti</h3>
<p align="justify">Molte sono le persone entusiaste di questa notizia perché vedono in questa novità diversi lati positivi:</p>
<div>
<ul>
<li>l&#8217;intercompatibilità tra tra diverse piattaforme e applicativi;</li>
<li>l&#8217;utente sarà libero di visualizzare i documenti indipendentemente dal programma e dalla piattaforma;</li>
<li>
<div>si utilizzerà un formato standard ISO XML che garantisce la longevità dei documenti nel tempo (ogni avanzamento di versione della suite non obbliga gli utenti a convertire i files);</div>
</li>
<li>un documento prodotto con l&#8217;ultima versione della suite sarà visualizzabile e modificabile anche con le versioni precedenti della suite.</li>
</ul>
</div>
<h3>I Dubbiosi</h3>
<p align="justify">Questa svolta inaspettata fa pensare, persone che lavorano nel settore pensano che visti i precedenti della Microsoft con i formati aperti bisgogna dubitare. In effetti qualche precedente c&#8217;è, ad esempio lo stravolgimento dell&#8217;HTML a partire dal &#8216;96/98 quando Internet Explorer è divenuto il browser più utilizzato (chiunque voglia approfondire può leggere questo articolo di <a title="[Collegamento Esterno] Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbraccia,_estendi_ed_estingui" target="_blank">Wikipedia</a>).</p>
<p align="left">Alcuni sospettano, dopo le dichiarazioni di microsoft che ODF non sarà supportato con tutte le sue funzionalità, che si voglia far fare un confronto tra i due formati in modo che l&#8217;utente scelga OOXML.</p>
<p align="justify"><em>Jason Matusow, director of corporate standards di Microsoft, e Doug Mahugh, senior product manager per OOXML, hanno fornito maggiori dettagli sull&#8217;implementazione di ODF in <a href="http://www.betanews.com/article/Microsofts_Matusow_and_Mahugh_on_Offices_move_to_open_format_support/1211408119" target="_blank">questa intervista</a> apparsa su <em>BetaNews</em>. Mahugh ha spiegato che <strong>non tutte le funzionalità fornite da Office 2007 sono supportate da ODF</strong>: tra queste, ad esempio, gli oggetti SmartArt, la formattazione condizionale e alcuni tipi di grafico di Excel. Per aggirare questo ostacolo, che è poi il problema più rilevante nella conversione tra differenti formati di documento, Microsoft farà in modo che, al momento del salvataggio in ODF, l&#8217;utente venga avvisato di eventuali elementi che potrebbero essere persi o non correttamente convertiti.</em></p>
<p align="justify">Secondo alcuni, questo supporto parziale convincerà gli utenti che ODF è un formato inferiore ad OOXML facendo scegliere per il secondo. Il supporto parziale potrebbe far visualizzare in modo differente i documenti costruiti con Office con le altre suite. Molti sono convinti che questa è una strategia della Microsoft per consolidare la sua posizione di monopolista e ostacolare la crescita della concorrenza.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p align="justify">Che la Microsoft sia in calo è un dato certo (un pò meno in Italia). La decisione di adottare ODF nativamente è il minimo da fare per non rimanere fuori dal mercato, visto che, sotto la pressione dei sostenitori delle libertà digitali, le Pubbliche Amministrazioni stanno puntanto sui formati aperti. E&#8217; successo in Inghilterra che le scuole del regno hanno rifiutato Microsoft perché non forniva formati standard e aperti, ci sarebbe stata un&#8217;intera generazione cresciuta con OpenOffice, eventualità disastrosa per Microsoft perché successivamente l&#8217;utilizzo di OpenOffice si sarebbe trasferito anche all&#8217;ambito lavorativo.</p>
<p align="justify">Questa è una scelta per rimanere a galla e non perdere posizioni. Starà a noi e agli organi antitrust vigilare in modo che la Microsoft non si ripeta come è successo in passato.</p>
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		<title>In Umbria legge regionale sul software libero</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:25:01 +0000</pubDate>
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Perugia &#8211; Gli uffici pubblici della Regione Umbria dovranno adottare software a codice aperto per produrre documenti e servizi, in modo tale da garantirne un accesso senza ostacoli da parte dei cittadini. Questo uno dei punti chiave di una nuova normativa, la prima in una regione italiana, che promuove nei fatti la diffusione del software [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="icona"><img src="http://punto-informatico.it/punto/20060720/20.gif" border="0" alt="In Umbria legge regionale sul software libero" align="left" /></div>
<p><!--inn--></p>
<div>Perugia &#8211; Gli uffici pubblici della Regione Umbria dovranno adottare <strong>software a codice aperto</strong> per produrre documenti e servizi, in modo tale da garantirne un accesso senza ostacoli da parte dei cittadini. Questo uno dei punti chiave di una nuova normativa, la prima in una regione italiana, che promuove nei fatti la diffusione del software libero.</p>
<p>La norma approvata dalla Regione al primo articolo promuove il pluralismo informatico e qualora la pubblica amministrazione dovesse ricorrere a programmi proprietari <strong>dovrà motivarne la scelta</strong> e adoperarsi in ogni caso per adottare &#8220;un formato dei documenti più possibile prossimo a formati a sorgente aperto&#8221;. Entro tre anni l&#8217;amministrazione regionale dovrà aver adeguato le proprie strutture informatiche e avviato programmi di formazione del personale.</div>
<div>A parte questi obblighi, la norma spinge gli uffici regionali ad adottare software aperto anche nelle procedure interne. Ad esempio nel caso del <strong>trattamento dei dati dei cittadini</strong>, &#8220;la cui diffusione o comunicazione a terzi non autorizzati possa comportare pregiudizio per la pubblica sicurezza&#8221;.</div>
<div>Di interesse che, proprio nel caso del trattamento dei dati, l&#8217;informativa sulle modalità della procedura dovranno comprendere anche <strong>le modalità di reperimento</strong> e le denominazioni dei software a codice aperto utilizzati dall&#8217;amministrazione.<br />
<span id="more-603"></span><br />
La nuova normativa, favorita dall&#8217;orientamento espresso già nella scorsa legislatura dal ministero all&#8217;Innovazione per la promozione dell&#8217;open source nella PA, impone all&#8217;amministrazione nuovi obblighi anche in fase di <strong>acquisto di software</strong>. Nell&#8217;analizzare quanto necessario ai servizi pubblici sarà infatti necessario includere nella valutazione il software libero.</p>
<p>Altri elementi comprendono <strong>l&#8217;incentivazione</strong> alla realizzazione di progetti open source in enti pubblici e scuole, la promozione del concetto stesso di open source nei programmi didattici e istituisce un <strong>fondo per lo sviluppo open source</strong>.</p>
<p>Infine, attraverso un centro di competenza sull&#8217;open source si lavorerà con istituzioni pubbliche, sviluppatori e associazioni professionali per &#8220;lo studio, la promozione e la diffusione delle tecnologie&#8221; aperte.</p>
<p>La legge, disponibile <a href="http://www.dottorini.org/leggi/sw_libero.pdf" target="_blank">in pdf</a>, è frutto di una proposta di normativa avanzata dal consigliere regionale Oliviero Dottorini (Verdi e Civici) che spiega: &#8220;Prima fra tutte le regioni d&#8217;Italia (l&#8217;Umbria, ndr.) si dota di una legge che ha come finalità quella di garantire al cittadino il pluralismo informatico e di rompere i monopoli che di fatto ingessano il mercato, costringendo la pubblica amministrazione a investimenti spropositati e allo stesso tempo inevitabili&#8221;.</p>
<p>Il riferimento, sottolinea l&#8217;esponente del Sole che ride, è alle ingenti spese oggi sostenute per l&#8217;acquisizione di <strong>licenze per software proprietario</strong>: &#8220;Dal 2005 ad oggi la nostra regione ha speso circa un milione e mezzo di euro per il rinnovo e l&#8217;acquisto di nuove licenze software, di cui il novanta per cento prodotti targati Microsoft, azienda che è bene ricordare l&#8217;Unione Europea ha condannato per abuso di monopolio nel mercato europeo dell&#8217;informatica&#8221;.</p>
<p>&#8220;Grazie a questa legge ? conclude Dottorini &#8211; i progetti di diffusione e adozione del software libero possono contare sui trenta mila euro già stanziati a gennaio, grazie al nostro emendamento al Dap, che auspichiamo possano aumentare per il prossimo anno&#8221;.</p></div>
<p>Fonte <a title="Fonte" href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1578347" target="_blank">Punto-Informatico.it </a></p>
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		<title>La sanità investirà sull&#8217;Open source</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/la-sanita-investira-sullopen-source/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.

Talvolta però non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.</span></p>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Talvolta però non bastano la capacità e la professionalità dei medici, servono apparecchiature all&#8217;avanguardia e strumentazioni tecnologiche e innovative. Gli operatori sanitari devono essere in grado di scambiare le informazioni in tempo reale, devono poter accedere alle cartelle cliniche e ai reperti medici rapidamente senza ostacoli procedurali e organizzativi.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><span id="more-584"></span><br />
</span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">La sanità oggi non sembra essere in grado di sostenere la razionalizzazione di questi processi, convinta che una riorganizzazione globale sia sinonimo di costi aggiuntivi che i bilanci delle aziende sanitarie non possono coprire.</span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">L&#8217;utilizzo invece dell&#8217;Open source (letteralmente “sorgente aperta”) o del free software (sofware libero) può offrire una valida e qualitativa alternativa alla lentezza e alle difficoltà incontrate nell&#8217;interscambio di informazioni all&#8217;interno di un&#8217;azienda o di una struttura ospedaliera. Si tratta di uno strumento informatico rivoluzionario, ormai già presente sul mercato e in via di espansione, che nel giro di pochi anni è destinato ad aprire nuovi orizzonti in molti settori e campi lavorativi, nell&#8217;ottimizzazione dei processi gestionali e organizzativi anche della sanità pubblica e privata </span></div>
<div>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Con l&#8217;Open source &#8211; insieme di software distribuiti gratuitamente e corredati dei relativi codici sorgenti &#8211; un programma, o sistema operativo, deve rispettare i canoni del codice aperto, ossia dovrà essere liberamente diffusibile (senza costi o restrizioni, tipiche del software proprietario) ed anche personalizzabile attraverso la libera accessibilità ai codici sorgenti dell&#8217;applicativo stesso. In tal modo, chiunque avesse necessità di estendere un software (già solido e specializzato) con ulteriori funzionalità adatte a specifiche e soggettive esigenze, avrà la possibilità di realizzare tali modifiche in piena autonomia, senza dover chiedere autorizzazioni o versare pagamenti alla software house (casa produttrice di software).</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Solo dunque con la condivisione dei programmi è possibile trovare il “pacchetto informatico” più idoneo e vantaggioso per il proprio sistema procedurale e organizzativo e adeguarlo alle nuove esigenze che via via si presentano.<br />
Claudio Saccavini, Cio del Dipartimento di Scienze medico-diagnostiche-Terapie speciali dell&#8217;Università di Padova, che sarà a Rovigo all&#8217;Open source Expo 2007 per la conferenza dal titolo “Open source e Open standard per lo sviluppo della sanità elettronica: potenzialità e opportunità”,<br />
è uno studioso nonché grande sostenitore dell&#8217;applicazione dell&#8217;Open    source nella sanità.<br />
“Oggi le aziende sanitarie e le strutture ospedaliere gestiscono un numero esponenziale di informazioni – avverte – e non basta più il supporto cartaceo. A Padova, ad esempio, si è passati in Radiologia dalla gestione di 250 immagini a 7-8.000 l&#8217;anno, è evidente che si rischia l&#8217;entropia delle informazioni dei clinici. Il vero problema non è l&#8217;informazione al paziente, ma la comunicazione interna tra i professionisti che devono poterle integrare e condividere. L&#8217;Università di Padova ha creato, utilizzando il sistema Open source, un programma per la gestione dati tra il reparto di Endoscopia e Radiologia, in modo che i referti medici o le indagini ragiologiche possano essere visionate in tempo reale”. Ma sono molte altre le applicazioni, come ad esempio per la cartella clinica elettronica, per l&#8217;organizzazione del centro unico di prenotazione, per la distribuzione dei farmaci a domicilio. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Secondo Saccavini però le difficoltà non si incontrano tanto nell&#8217;utilizzo delle tecnologie, quanto nella formazione delle risorse umane. “Per l&#8217;acquisto di una Tac o di una risonanza magnetica i fondi si trovano, ma il più delle volte le direzioni generali delle Ulss non calcolano o non prendono in considerazione poi i costi indotti, quelli della formazione che, se non attivata, di fatto frena la crescita e l&#8217;innovazione”. Così per il docente universitario diventa un luogo comune pensare che l&#8217;informatizzazione porti solo ad un vantaggio economico. “Bisogna essere più lungimiranti e pensare ai benefici a medio-lungo termine. Alle direzioni generali delle Ulss interessano il controllo di gestione e l&#8217;economia di scala, ai medici gli aspetti clinici. Ecco che con l&#8217;Open source ci può essere la giusta mediazione e integrazione tra le due esigenze. Il sistema sanitario sta cambiando e sono convinto che finito il tempo delle tecnologie d&#8217;avanguardia si apra la scommessa dell&#8217;adozione dei sistemi informatici Os e dell&#8217;automazione dei processi. Mi auguro anche che arrivi il momento degli investimenti nelle risorse umane”. I progetti che riguardano l&#8217;innovazione tecnologica trovano solitamente fondi e contributi a livello nazionale e regionale, ma il problema è che l&#8217;approccio all&#8217;Open source viene opzionato principalmente in centri di eccellenza. “Ci sono casi sporadici, come l&#8217;Ulss di Arzignano dove l&#8217;Os è stato applicato nell&#8217;ambito di un progetto per la gestione della privacy, che purtroppo rimane fine a se stesso – spiega Saccavini -. Sarebbe opportuno che il ministero finanziasse il “riuso” di questi sistemi aperti, in modo che le esperienze e le progettualità fossero messe a disposizione di tutti i soggetti interessati. Uno sforzo lo sta facendo in tal senso il Cnipa che ha creato un Osservatorio nazionale sull&#8217;Open source, uno strumento unico a livello europeo. E fa molto bene il responsabile Vittorio Pagani a lanciare l&#8217;idea di una community gestita dal ministero, perché fondamentale per chi accede all&#8217;open source è proprio la condivisione dei vari software e programmi, il riuso insomma. Non è solo un problema di fondi e finanziamenti, ma di entrare in un nuovo modo di pensare, in uno stile di vita che sostiene la cooperazione anche nella pubblica amministrazione in genere”. </span></p>
<p><a href="http://www.datamanager.it/articoli.php?idricercato=21363" target="_blank">Fonte datamanager.it </a></div>
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		<title>Mail sui gestori di pacchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:34:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come al solito mi sono arrivate alcune mail sull&#8217;articolo appena pubblicato: sui gestori di pacchetti. Ci sono alcune precisazioni e novità. Bisogna dire che i gestori di pacchetti non fanno ricerche su internet ma recuperano il software da indirizzi impostati nei repository. I Repository sono delle liste di indirizzi (detto semplicemente) che indicano al gestore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito mi sono arrivate alcune mail sull&#8217;articolo appena pubblicato: sui gestori di pacchetti. Ci sono alcune precisazioni e novità. Bisogna dire che i gestori di pacchetti non fanno ricerche su internet ma recuperano il software da indirizzi impostati nei repository. I Repository sono delle liste di indirizzi (detto semplicemente) che indicano al gestore dove si trovano i pacchetti da scaricare. Le liste di base con tutto il software ufficiale della distribuzione sono già preimpostate, ma nessuno vieta di inserire nuovi repository con tanti altri programmi aggiuntivi. Come ad esempio seguendo <a href="http://nothing-to-report.blogspot.com/2007/08/repository-aggiuntivi.html" target="_blank">questo link</a>, oppure inserendo nei repository <a href="http://www.getdeb.net/" target="_blank">questo sito</a>.</p>
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		<title>Gestori di pacchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:25:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-415" title="synaptic" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/synaptic.png" alt="synaptic" width="128" height="128" />Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del programmatore questa è la soluzione migliore ma dal punto di vista dell&#8217;utente, specialmente per chi non ha molta esperienza, può diventare un incubo. Infatti, per poter installare un determinato software bisogna installare prima i pacchetti necessari al suo funzionamento, stando attenti che questi pacchetti a loro volta non richiedano altri pacchetti per poter funzionare e così via; nel gergo Open Source questo procedimento viene chiamato “Risoluzione delle dipendenze”. Per ovviare a questo problema si utilizzano dei programmi appositamente costruiti che sono i “Gestori di Pacchetti”. Attualmente oltre a risolvere le dipendenze i gestori di pacchetti provvedono alla ricerca del software, al download, all&#8217;installazione e alla configurazione. Attualmente l&#8217;utente finale deve solo scegliere il programma che più preferisce, attendere il download, la configurazione ed utilizzare il software. Lo stesso gestore si occupa di rimuovere i programmi, di mantenere aggiornato il sistema, occuparsi dell&#8217;upgrade di versione della distribuzione (ad es. Ubuntu), di aggiornare i driver, ecc., mantenendo sempre pulito e stabile il sistema anche dopo anni e anni di installazione e rimozione del software.</p>
<p><span id="more-516"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi esistono diverse tecnologie per la gestione dei pacchetti, questa situazione è dovuta alla moltitudine delle distribuzioni GNU/Linux esistenti, infatti, ognuna di essa utilizza un gestore diverso. I gestori largamente usati sono:</p>
<ul>
<li>YUM, utilizzato in 	Fedora Core;</li>
</ul>
<ul>
<li>up2date, utilizzato dai sistemi Red Hat Enterprise Linux. La sua versatilità lo fa dialogare anche con reti di distribuzione YUM e APT che contengono pacchetti RPM;</li>
</ul>
<ul>
<li>YasT, utilizzato 	nelle distribuzioni Linux SUSE;</li>
</ul>
<ul>
<li>urpmi, utilizzato da 	Mandrakelinux;</li>
</ul>
<ul>
<li>Advanced Packaging 	Tool (APT) per RPM</li>
</ul>
<ul>
<li>dpkg utilizzato per primo sulle distribuzioni Debian GNU/Linux e poi da altre distribuzioni. Utilizza un formato di pacchetti .deb ed è stato il primo a risolvere le dipendenze.</li>
</ul>
<ul>
<li>portage/emerge utilizzato su Gentoo, famoso perché a differenza degli altri (che scaricano il programma già compilato) scarica il codice sorgente e provvede ad ottimizzarlo e compilarlo per l&#8217;hardaware installato sul computer, in questo modo si ha un software ottimizzato per il proprio computer e non uno generico che va bene per tutti.</li>
</ul>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<h4>Esempio pratico</h4>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Attualmente se voglio installare un programma o una libreria su un sistema GNU/Linux le uniche cose di cui mi devo preoccupare è decidere quale programma mi serve, al resto (download, istallazione e configurazione) ci pensa il gestore dei pacchetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi ho comprato un bel DVD contenente una delle mie opere preferite “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, logicamente dopo aver speso un sacco di soldi vorrei farmi un bel Backup del disco, devo trovare un programma che mi permetta di farlo. Prima di tutto apro il gestore dei pacchetti che sul mio sistema (Kubuntu) è Adept (interfaccia grafica di dpkg-apt)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" align="justify"><img class="size-medium wp-image-527 aligncenter" title="mini_schermata1" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata1-300x183.png" alt="mini_schermata1" width="300" height="183" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il gestore dei pacchetti mi permette due tipi di visualizzazioni: il software disposto per categorie (come nel menù di sistema) oppure in ordine alfabetico, scelgo per categorie così posso trovare più facilmente il mio programma</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="mini_schermata3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata3-300x258.png" alt="mini_schermata3" width="300" height="258" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tramite la casella cerca trovo il software che mi interessa, in questo caso è k9copy (purtroppo ancora le descrizioni dei programmi sono ancora in inglese, solo le descrizioni) che mi permette di fare un backup di un film DVD 9GB su un supporto da 4.7GB, del tutto simile a DVDShrink esistente sui sistemi Microsoft Windows:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-530" title="mini_schermata4" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata4-300x253.png" alt="mini_schermata4" width="300" height="253" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Seleziono e clicco su “Applica le modifiche” e attendo il download dei 5 MB necessari</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-531" title="mini_schermata5" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata5-300x253.png" alt="mini_schermata5" width="300" height="253" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Al termine del download il gestore provvederà ad installare e a configurare il programma appena scaricato:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-532" title="mini_schermata6" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata6-300x254.png" alt="mini_schermata6" width="300" height="254" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Appena completata l&#8217;installazione il programma sarà subito disponibile nel menù di sistema sotto la categoria Multimedia, stessa catalogazione del gestore dei pacchetti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-533" title="mini_schermata7" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata7-300x110.png" alt="mini_schermata7" width="300" height="110" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ecco k9copy in azione:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-534" title="mini_schermata8" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata8-300x233.png" alt="mini_schermata8" width="300" height="233" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il programma è totalmente in italiano e rispecchia la descrizione contenuta nel gestore dei pacchetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Successivamente mi accorgo che nel trascrivere su disco un vecchio backup di un DVD fatto con Clone CD non mi viene riconosciuta l&#8217;immagine. Come al solito apro il gestore dei pacchetti (stavolta con l&#8217;altra visualizzazione) e cerco Clone CD e trovo la mia libreria.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-535" title="mini_schermata9" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata9-300x248.png" alt="mini_schermata9" width="300" height="248" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Dopo aver cliccato su Applica modifiche come al solito verrà scaricata, installata e configurata la libreria. Ad esempio sarà usata come: plug-in nel programma di masterizzazione, come un normale programma se dispone di un&#8217;interfaccia grafica, oppure, dalla linea di comando.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In questo articolo ho cercato di portare a conoscenza i grossi passi avanti fatti dalle distribuzioni GNU/Linux riguardante l&#8217;installazione del software. Fino a poco tempo fa per un nuovo utente riuscire ad installare un software, senza troppe preoccupazioni, era quasi impossibile, infatti, ancora oggi si pensa che per installare i programmi sui sistemi Linux sia sempre necessario compilare i sorgenti e risolvere le dipendenze, attualmente sulla maggior parte delle distribuzioni tutto il software che si scarica è già precompilato e le dipendenze vengono risolte in automatico. Esistono distribuzioni come Gentoo che ottimizzano il software per l&#8217;hardware in uso compilando il codice sorgente del programma prima di installarlo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Infine vorrei fare un&#8217;osservazione prima di concludere: attualmente sulla maggior parte dei sistemi GNU/Linux servono due clic per installare e usare qualsiasi tipo di software senza pagare nulla, cosa che non succede su altri sistemi.</p>
<h4>Collegamenti utili</h4>
<div><a href="http://sourceforge.net/" target="_blank">http://sourceforge.net/</a> Sito di riferimento per il mondo Open Source per il download dei sorgenti dei programmi.</div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><a href="http://www.kde-apps.org/" target="_blank">http://www.kde-apps.org/</a> , sito in inglese che illustra le applicazioni disponibili per KDE, molto utile per i meno esperti, contenente recensioni suoi programmi disponibili.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ascesa del software libero nella P.A.</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/lascesa-del-software-libero-nella-p-a/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[OS]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[OpenSource]]></category>
		<category><![CDATA[PA]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fenomeno dell&#8217;open source continua a diffondersi nelle Pubbliche Amministrazioni (PA). Dopo anni e anni di imposizione di formati e di software proprietari incomincia a diffondersi una filosofia di condivisione e di assolutà libertà. Una delle prime amministrazioni locali a fare il passo è stata la provincia autonoma di Bolzano che ha incominciato ad utilizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Il fenomeno dell&#8217;open source continua a diffondersi nelle Pubbliche Amministrazioni (PA). Dopo anni e anni di imposizione di formati e di software proprietari incomincia a diffondersi una filosofia di condivisione e di assolutà libertà. Una delle prime amministrazioni locali a fare il passo è stata la provincia autonoma di Bolzano che ha incominciato ad utilizzare i fondi europei (<a href="http://www.provincia.bz.it/lpa/news/news_i.asp?art=166324" target="_blank">vedi dettagli</a>) per far migrare le proprie scuole dal costosissimo e incostituzionale software proprietario all&#8217;Open Source, successivamente ha incominciato ad estendere l&#8217;utilizzo all&#8217;intera amministrazione pubblica, abbattendo i costi delle licenze software del 100% (cioè l&#8217;acquisto e l&#8217;aggiornamento dei programmi), rimangono solo i costi relativi alla manutenzione. Dopo questo successo economico&#8230;</p>
<p><span id="more-509"></span></p>
<p align="justify">Dopo questo successo economico e costituzionale questa politica ha incominciato a diffondersi in tutte le pubbliche amministrazioni italiane come ad esempio quella della provincia di Bari che ha dato il via al progetto:</p>
<p align="justify"><em>&#8220;Disegno di Legge Regionale recante norme in materia di trasformazione ed adeguamento tecnologico della Pubblica Amministrazione Regionale secondo criteri di difesa della libertà, della democrazia e della sicurezza informatica nell&#8217;era della comunicazione digitale&#8221;.</em></p>
<p align="justify"><em>&#8220;Per la prima volta in Italia &#8211; si legge in una nota diffusa dal PRC &#8211; viene proposto un disegno di legge regionale che si propone di regolamentare e trasformare la Pubblica Amministrazione attraverso l&#8217;adozione di un altro modello di impiego e di realizzazione del software utilizzato nella Pubblica Amministrazione passando da quello proprietario, costosissimo, a codice chiuso, immodificabile e con licenza d&#8217;uso a pagamento, a quello Open Source, modificabile e quasi sempre gratuito ed adattabile ad ogni esigenza dell&#8217;utilizzatore&#8221;.</em></p>
<p><em>Secondo i promotori, &#8220;le ricadute positive che deriverebbero dall&#8217;approvazione di questo DDL in termini di contenimento dei costi a bilancio, di sviluppo e crescita dell&#8217;economia e dell&#8217;occupazione sono già evidenti in numerose esperienze già realizzatesi altrove nel mondo, in Italia ed in Europa. Lo stesso DDL affronta, per la prima volta attraverso un atto legislativo, anche il grave problema dell&#8217;Hardware condizionato all&#8217;uso di software ad alto costo economico e sociale&#8221;. </em></p>
<p align="justify">Su questa scia di innovazione e miglioramento (oltre ad altre PA come Puglia, Toscana ed Umbria, e presso enti locali come la provincia di Pescara o i comuni di Torino e Firenze) ieri la Regione Lombardia annuncia che migrerà al software Open Source reinderizzando i fondi risparmiati per far lavorare i giovani programmatori della regione, in questo modo si evita di mandare i propri fondi all&#8217;estero e lasciare senza lavoro altrettanti validi giovani programmatori italiani. L&#8217;intervista fatta all&#8217;autore di questo progetto si può leggere <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=2005737&amp;r=PI" target="_blank">cliccando qui</a>, invece il testo della proposta di legge si può trovare <a href="http://politicadelsoftware.openlabs.it/files/regione-lombardia-pdl-software-libero.pdf" target="_blank">cliccando qui</a>.</p>
<p align="justify">Sulla scia del fenomeno Open Source il governo recentemente ha aperto un portale dedicato all&#8217;Open che si può trovare <a href="http://www.osspa.cnipa.it/home/" target="_blank">cliccando qui</a>. Questo nuovo portale serve principalmente per favorire la collaborazione, la cooperazione, la condivisione delle informazioni e del supporto all&#8217;Open alle diverse PA, evitando quello che è successo fino ad ora a causa dell&#8217;utilizzo del software proprietario, cioè mi riferisco a tutte quelle problematiche comuni a tutte le PA che si ripresentano spesso e che devo essere risolte in modo autonomo a causa delle restizioni di questi software, invece con l&#8217;utilizzo dei Software Open Source la soluzione di un problema viene messa a disposizione di tutti facendo risparmiare tempo e denaro in quanto la condivisione dei dati e delle conoscenze è alla base di tutto il sistema.</p>
<p align="justify">Un Saluto, Arturu.</p>
<p align="justify">PS Riflettete&#8230; E&#8217; meglio collaborare ed essere un&#8217;unico continente che essere migliaia di isole sparse per l&#8217;oceano&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cracking WEP-128bit in 60 secondi</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/cracking-wep-128bit-in-60-secondi/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[wi-fi]]></category>
		<category><![CDATA[wireless]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni ricercatori della Technical University of Darmstadt hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel loro paper come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.
Una rete wireless protetta con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="xclock" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/xclock.png" alt="xclock" width="128" height="128" />Alcuni ricercatori della <a href="http://www.tu-darmstadt.de/index.en.html" target="_blank">Technical University of Darmstadt</a> hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.<br />
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel <a href="http://eprint.iacr.org/2007/120.pdf" target="_blank">loro paper</a> come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.<br />
Una rete wireless protetta con chiave 128-bit WEP può ora essere compromessa in meno di un minuto sfruttando la loro nuova metodologia di attacco.</p>
<p><span id="more-8"></span></p>
<p align="justify">Dal <a href="http://www.cdc.informatik.tu-darmstadt.de/aircrack-ptw/" target="_blank">loro sito web</a> è possibile scaricare un archivio compresso contenente il necessario per aggiungere il nuovo metodo al noto programma di cracking disponibile su Linux: &#8220;WEP Aircrack&#8221;.<br />
Fino ad adesso gli attacchi WEP più efficienti richiedevano per lo meno 500.000 pacchetti WEP utili per calcolare la chiave 104-bit usata dal sistema di protezione WEP 128-bit.<br />
Una maniera molto semplice per collezionare pacchetti dati è quello di usare la tecnica dell’ARP reinjection, injection forzata di query ARP crittate.<br />
In questo modo anche una rete wireless poco trafficata può essere compromessa in un tempo variabile dai 10 ai 40 minuti.</p>
<p align="justify">I ricercatori sono stati in grado di migliorare l’attacco sviluppato da Klein contro l’algoritmo RC4 usata dal WEP, in maniera che i singoli bytes della chiave possano essere calcolati in maniera indipendente.<br />
Il risultato è che con 40.000 pacchetti WEP c’è il 50% di possibilità di calcolare la chiave corretta.<br />
Con 85.000 pacchetti la percentuale sale al 95%.<br />
Il loro attacco stando a quanto dichiarato dovrebbe funzionare anche con WEPPlus, visto che la loro metodologia non è diretta verso la debolezza degli IVs, cosa che appunto WEPPlus nel tentativo di migliorare la sicurezza evita di utilizzare.</p>
]]></content:encoded>
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