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> <channel><title>Arturu.it &#187; OS</title> <atom:link href="http://www.arturu.it/blog/category/os/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.arturu.it/blog</link> <description>Web 3.0? premi f11, poi f5 e poi sorridi...</description> <lastBuildDate>Wed, 11 Jan 2012 22:17:10 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Hardening Linux come utilizzare gli script: firewall, brute force e DDoS</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Aug 2011 15:40:57 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[CentOS]]></category> <category><![CDATA[hardening]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[os]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=943</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/solving/" title="Soluzioni">Soluzioni</a></p>Tempo fa in questo articolo sull&#8217;hardening di base dei sistemi linux si è parlato delle tecniche basilari per mettere in sicurezza un sistema linux esposto sulla rete. In questo articolo vedremo come aumentare di un altro gradino la sicurezza utilizzando [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/tux-pol-150x150/" rel="attachment wp-att-833"><img
class="alignleft size-full wp-image-833" title="Hardening linux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/tux-pol-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tempo fa in questo articolo sull&#8217;<a
title="Hardening di base di un sistema linux ovvero i vaneggiamenti di un sysadmin paranoico" href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/">hardening di base dei sistemi linux</a> si è parlato delle tecniche basilari per <strong>mettere in sicurezza</strong> un sistema linux esposto sulla rete. In questo articolo vedremo come aumentare di un altro gradino la sicurezza utilizzando alcuni tra gli <strong>script più famosi</strong>, ovvero: <strong>apf</strong> (Advanced Policy-based Firewall), <strong>bfd</strong> (Brute Force Detection) e <strong>DDoS Deflate</strong>. In questo articolo vedremo come installare i citati scripts e la prima configurazione, inoltre, vedremo dove si trovano i file di configurazione per eventuali regolazioni &#8220;di fino&#8221;. Questo articolo è rivolto a persone che hanno una buona padronanza dei sistemi linux, inoltre, l&#8217;uso del solo &#8220;copia e incolla&#8221; incosciente può causare un blocco del vostro sistema, come sempre consiglio di ragionare prima di compiere azioni avventate.</p><p><span
id="more-943"></span></p><h2>Installazione e configurazione di APF: Advanced Policy-based Firewall</h2><p>Questo script consente di pilotare iptables, su <a
title="Maggiori informazioni su apf" href="http://www.rfxn.com/projects/advanced-policy-firewall/" target="_blank">questa pagina</a> si trovano informazioni più dettagliate su apf. Per installare APF bisogna guadagnare i permessi di root e scaricare il seguente file:</p><pre># wget http://rfxnetworks.com/downloads/apf-current.tar.gz</pre><p>scompattiamo e installiamo</p><pre># tar xfz apf-current.tar.gz
# cd apf-*
# ./install.sh</pre><p>a questo punto il firewall è installato e bisogna configurarlo, apriamo il file:</p><pre>/etc/apf/conf.apf</pre><p>le prime opzioni da configurare sono le seguenti e rispettivamente servono per: attivare il firewall (di default, attraverso un cron job, ogni 5 minuti vengono aggiornate le regole); configurazione degli ingressi TCP e UDP attivi; AntiDos.</p><pre>DEVEL_MODE="1"
IG_TCP_CPORTS="21,22,25,53,80,110,143,443,3306"
IG_UDP_CPORTS="53,111"
USE_AD="1"</pre><p>successivamente possiamo far partire APF con il comando:</p><pre># apf --start</pre><p>Se non siamo contenti della configurazione possiamo muoverci tra la configurazione di APF, ogni singola impostazione è strettamente descritta nel file stesso. Se vogliamo modificare la configurazione AntiDos, per renderla più restrittiva dobbiamo editare il seguente file:</p><pre>/etc/apf/ad/conf.antidos</pre><h2>Installazione e configurazione di BFD: Brute Force Detection</h2><p>Questo è uno script che analizza i file di log alla ricerca di errori di autenticazione, per maggiori informazioni sul funzionamento si può consultare <a
title="Informazioni su bfd" href="http://www.rfxn.com/projects/brute-force-detection/" target="_blank">questa pagina</a>. Per installare BFD, come al solito guadagnamo i privilegi di root e rispettivamente con i seguenti comandi scarichiamo, scompattiamo e installiamo lo script:</p><pre># wget http://rfxnetworks.com/downloads/bfd-current.tar.gz
# tar xfz bfd-current.tar.gz
# cd bfd-*
# ./install.sh</pre><p>il file di configurazione si trova nella seguente posizione:</p><pre>/usr/local/bfd/conf.bfd</pre><p>attiviamo lo script e impostiamo una mail modificando le seguenti impostazioni</p><pre>ALERT="1"
EMAIL_USR="username@yourdomain.com"</pre><p>come per il precedente script possiamo modificare una miriade di impostazioni che si trovano nel file di configurazione, non è complicato in quanto ogni impostazione è minuziosamente descritta. Buona cosa è editare il file</p><pre>/usr/local/bfd/ignore.hosts</pre><p>inserendo il vostro IP, per evitare, in caso di errori, che lo script neghi a voi stessi l&#8217;accesso. Non ci resta che far partire lo script:</p><pre>/usr/local/sbin/bfd -s</pre><h2>Installazione e configurazione di DDoS Deflate</h2><p>Questo script inizialmente è stato sviluppare per funzionare sui server MediaLayer per arginare gli attacchi (D)Dos, molti sysadmin vista l&#8217;efficacia decidono di installarlo sui propri server. Come al solito guadagnamo i privilegi di amministratore e con i seguenti comandi scarichiamo e installiamo DDoS Deflate:</p><pre># wget http://www.inetbase.com/scripts/ddos/install.sh
# sh install.sh</pre><p>e già pronto per funzionare ma se vogliamo modificare qualche impostazione possiamo modificare il file:</p><pre>/usr/local/ddos/ddos.conf</pre><p>non ci resta che avviare lo script:</p><pre># /usr/local/ddos/ddos.sh -c</pre><h2>Conclusioni</h2><p>In questo articolo abbiamo visto come aumentare di una tacca la sicurezza del nostro sistema linux, ricordate sempre che la sicurezza in modo assoluto non esiste e buona fortuna.</p><p>Saluti</p><p>PS Per gli script appena installati ricordate che al riavvio non partiranno, bisogna impostarli per farli partire al reboot.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hardening di base di un sistema linux ovvero i vaneggiamenti di un sysadmin paranoico</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Jul 2011 15:34:25 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[hardening]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[os]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[Servizi Web]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <category><![CDATA[Zero-day]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=828</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/tux-pol-150x150/" rel="attachment wp-att-833"><img
class="alignleft size-full wp-image-833" title="Hardening linux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/tux-pol-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Premesso che la sicurezza in modo assoluto non esiste, oggi affronteremo un argomento molto vasto e complesso l&#8217;<strong>hardening di un sistema linux</strong>, cioè come rendere più sicuro un sistema esposto sulla rete. In realtà non esiste una guida o &#8220;<em>la guida</em>&#8221; per mettere in sicurezza un sistema linux ma esistono delle regole per evitare che un sistema sia meno attaccabile. Inoltre, questa non vuole essere una guida esaustiva ma una specie di promemoria sulle operazioni da compiere appena installato un sistema linux.<br
/> Questo promemoria sull&#8217;hardening di un sistema linux è destinato a persone che hanno un po&#8217; di esperienza su linux, particolari conoscenze o riti arcani non servono, basta conoscere un po&#8217; il sistema che si intende modificare e i concetti base di linux, comunque, se ricopiate paro paro i comandi senza ragionare rischiate di rendere inaccessibile il vostro sistema.</p><h2><span
id="more-828"></span>Le partizioni e il filesystem</h2><p>Come tutti sanno la radice del filesystem può essere su un unica partizione oppure articolata con diversi punti di montaggio. Come da molte guide che si possono trovare in giro per la rete è ormai assodato che le directory <em>/tmp</em> , <em>/var</em> , <em>/usr</em> e <em>/home</em> vanno montate in partizioni separate.</p><ul><li>Il punto di montaggio <em>/tmp</em> è pubblico, cioè tutti gli utenti devono avere la possibilità di scrivere, quindi, un aumento spropositato di questo punto di montaggio potrebbe mettere in crisi tutto il sistema se esso fosse su un&#8217;unica partizione. Non conviene montare questa partizione con l&#8217;opzione noexec poiché spesso alcuni software usano questa posizione per installare/aggiornare i pacchetti. Poi, se si è abbastanza paranoici come il sottoscritto, si può montare la partizione con l&#8217;opzione noexec, quando bisognerà fare manutenzione sul sistema <em>/tmp</em> verrà smontata e rimontata senza l&#8217;opzione noexec.</li><li>Il punto di montaggio <em>/var</em> è altrettanto importante per quanto riguarda la sicurezza del sistema, specialmente per la presenza di <em>/var/log</em>, in esso vengonono salvati i log di sistema e in caso di un attacco DOS o un brute force potrebbe aumentare a dismisura. Questa partizione si può montare tranquillamente con l&#8217;opzione noexec.</li><li>Il punto di montaggio <em>/usr</em> va montato in sola lettura, da smontare e rimontare in scrittura quando bisogna fare manutenzione al sistema.</li><li>Per il punto di montaggio <em>/home</em> è buona cosa usare una partizione separata, per una serie infinita di motivi, tra i quali vi è la necessità di montare la partizione con l&#8217;opzione noexec. Questo si fa per evitare che un utente possa caricare un eseguibile bacato con l&#8217;intento di sfruttare lo stesso eseguibile per ottenere i privilegi di amministratore tramite shellcode.</li></ul><p>Già queste impostazioni garantiscono una buona sicurezza, poi se si è abbastanza paranoici si può pensare di togliere il bit SUID/SGID da molti eseguibili non strettamente necessari, dipende da sistema a sistema. In caso si utilizza un sistema virtuale in remoto si potrebbe anche utilizzare le quote per settare le dimensioni massime che devono avere le cartelle.<br
/> Se siete sysadmin molto paranoici come il sottoscritto, subito dopo l&#8217;installazione del sistema ci si può calcolare hash di alcuni file sensibili: grep, ls, ps, netstat ecc; infatti, essi sono i primi che un probabile un attaccante modifica per nascondersi nel sistema. Per questa operazione è meglio usare MD5 e SHA1 al posto di MD2 e MD4 che sono algoritmi già violati (teoricamente anche l&#8217;MD5 è violabile ma solo in determinate condizioni che non rientrano nel nostro caso). Logicamente ad ogni aggiornamento bisogna ricalcolare gli hash, ci si può costruire facilmente uno script che faccia questo.</p><h2>Utenti</h2><p>Per un servizio che è costantemente esposto sulla rete i nomi utente giocano un ruolo molto importante se non fondamentale. Da molti bruteforce subiti, sicuramente da parte di bot che scansionano la rete alla ricerca di sistemi vulnerabili, i nome utente più attaccati sono: root, admin, administrator, testing, spam, postgres, ftpuser, user, newsletter, fax, ftp, office, training, demo, oracle, master, contact, staff, sales, backup, info, test, marketing, smtp, bob, windows, webmaster, mysql, anonymous, guest, ecc., quindi di conseguenza utilizzare questi nome utente per i servizi non è un&#8217;idea molto buona, usare questi username si semplifica del 50% il compito di un eventuale attaccante.<br
/> Una buona soluzione è quella di utilizzare per i nome utente regole simili quelle delle passwords o quasi. Per esempio, all&#8217;utente Mario Rossi si potrebbe impostare un nome utente tipo &#8220;MarioRossi123z&#8221; oppure &#8220;mrossi56ScF&#8221; e così via. La stesso concetto si può estendere anche agli accessi ftp o mail se si fornisce un servizio di hosting o simili.<br
/> Vietare l&#8217;accesso ssh agli utenti e non permettere l&#8217;utilizzo di shell, altrimenti un utente malintenzionato potrebbe compilare o caricare un eseguibile con un bug costruito ad hoc e attraverso esso ottenere i privilegi di root. Impostando la partizione <em>/home</em> con noexec, vietando agli utenti l&#8217;utilizzo di shell e dei compilatori possiamo stare relativamente tranquilli.</p><p>Volendo essere paranoici ci si può costruire uno script che analizza ogni ora o mezzora i log di sistema e ad un tot numero di login falliti da parte di un ip metta in banlist lo stesso. Ci si può inventare un pò di tutto, basta un pò di fantasia.</p><h2>Servizi</h2><p>I servizi senza ombra di dubbio sono la via d&#8217;accesso dei nostri potenziali intrusi, dire che bisogna mantenere aggiornato il software è abbastanza scontato, quindi, la prima regola è un update di sicurezza giornaliero.<br
/> La scelta migliore che si possa fare è chiudere tutti i servizi che non ci servono e rinforzare quelli che offriamo. Come prima cosa eliminare totalmente telnet e simili, se per caso sono installati, ma ormai neanche nelle installazioni di default ci stanno sti servizi. Successivamente controlliamo quali servizi sono aperti digitando da terminale:</p><pre>netstat -t -u -l</pre><p>oppure se preferiamo il numero delle porte</p><pre>netstat -t -u -l --numeric-ports</pre><p>dovremmo ottenere un output simile a questo</p><pre>Active Internet connections (only servers)
Proto Recv-Q Send-Q Local Address      Foreign Addr  State
tcp        0      0 *:pop3s                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:mysql                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:pop3                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:imap                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 localhost.locald:domain*:*       LISTEN
tcp        0      0 *:smtp                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:imaps                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:http                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:domain               *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:ftp                  *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:https                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:ssh                  *:*       LISTEN
udp        0      0 localhost.locald:domain*:*
udp        0      0 localhost.locald:domain*:*
udp        0      0 *:36593                *:*
udp        0      0 *:domain               *:*</pre><p>Vediamo dove intervenire</p><h2>Mettere in sicurezza SSH</h2><p>Come detto in precedenza solo gli admin o l&#8217;admin dovrebbe essere abilitato a questo accesso, gli altri utenti non devono poter accedere a questo servizio. Inoltre, molto importante è disabilitare l&#8217;accesso all&#8217;utente root, i privilegi di superutente verranno acquisiti dagli admin tramite il comando su.<br
/> Apriamo il file <em>/etc/ssh/sshd_config</em> con un editor, per disabilitare l&#8217;accesso a root, lasciare l&#8217;accesso solo ad alcuni utenti e vietare l&#8217;uso di password vuote, modificare come segue le seguenti linee</p><pre>PermitRootLogin no
AllowUsers pincopallino, secondopinco
PermitEmptyPasswords no</pre><p>Una buona idea è cambiare la porta predefinita del servizio e forzare l&#8217;utilizzo del protocolo 2</p><pre>Port 65000
Protocol 2</pre><p>eventualmente per impedire l&#8217;utilizzo di sftp commentare la riga</p><pre>#Subsystem    sftp    /usr/libexec/openssh/sftp-server</pre><p>eventualmente se si volesse modificare il banner di presentazione del servizio, prima bisogna de-commentare la seguente riga e successivamente impostare una path dove salvare un file di testo con il banner</p><pre>#Banner /some/path</pre><p>modificato tutto, bisogna riavviare il servizio sshd stando attenti a non fare alcun errore, se si opera in remoto si rischia di autoescludersi dal sistema.</p><p>In caso la paranoia si fa sentire, si può abilitare l&#8217;accesso a ssh soltanto in possesso di una chiave crittografica impostando nel file di configurazione</p><pre>PubkeyAuthentication yes</pre><p>successivamente bisognerà generare una chiave privata e una pubblica per ogni utente a cui si vuole dare l&#8217;accesso, maggiori informazioni su <a
title="Informazioni sulle chiavi ssh" href="http://sial.org/howto/openssh/publickey-auth" target="_blank">http://sial.org/howto/openssh/publickey-auth</a> o <a
title="Sito ufficiale ssh" href="http://www.openssh.com" target="_blank">http://www.openssh.com</a>, l&#8217;accesso si effettua soltanto con la chiave e non verrà richiesta alcuna password.<br
/> Inoltre, possiamo fare in modo che ogni utente loggato lavori in un abiente simile ad un sistema linux ma limitato di alcuni comandi utilizzando un fake chroot, oppure, possiamo prevedere l&#8217;apertura della porta ssh con il port knocking (la classica bussata segreta) per queste e altre tecniche rimando sempre al sito ufficiale di openssh, altrimenti questo articolo diventerebbe troppo lungo.</p><h2>Gli altri servizi</h2><p>Secondo il mio punto di vista sono da prediligere pop3s, smtps e imaps e da chiudere pop3, smtp e imap a meno che non abbiate degli utenti che li utilizzano, in tal caso bisognerà costruire una specie di piano d&#8217;uscita da questi servizi obsoleti.</p><h2>Limitare un SYN Flood</h2><p>Questo era un attacco DOS molto comune alla fine del secolo scorso, le recenti impostazioni di rete tendono a limitare o annullare del tutto questo tipo di attacco. L&#8217;attacco tende a saturare le risorse di sistema, una descrizione dell&#8217;attacco la si può trovare su <a
title="Info SYN Flood" href="http://www.cert.org/advisories/CA-1996-21.html" target="_blank">http://www.cert.org/advisories/CA-1996-21.html</a> . Per limare ulteriolmente le impostazioni di sicurezza rispetto a quelle della vostra rete si possono utlizzare i SYN cookies, essi limitano il numero di richieste da parte di un singolo utente. Aprire il file <em>/etc/sysctl.conf</em> (è un file di configurazione del kernel) ed editare le seguenti linee</p><pre>#Prevent SYN attack
net.ipv4.tcp_syncookies = 1
net.ipv4.tcp_max_syn_backlog = xxx
net.ipv4.tcp_synack_retries = 2</pre><p>e le successive linee per la protezione contro l’IP Spoofing</p><pre># Enable IP spoofing protection, turn on source route verification
net.ipv4.conf.all.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.lo.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.eth0.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.default.rp_filter = 1</pre><p>poi se si desidera configurare la distribuzione come un firewall possiamo utilizzare la configurazione proposta da <a
title="Impostazioni firewall sysctl.conf " href="http://openskill.info/infobox.php?ID=1166" target="_blank">http://openskill.info/infobox.php?ID=1166</a></p><pre>net.ipv4.ip_forward = 1
net.ipv4.ip_dynaddr = 1
net.ipv4.icmp_echo_ignore_broadcasts = 1
net.ipv4.icmp_ignore_bogus_error_responses = 1
net.ipv4.tcp_sack = 0
net.ipv4.tcp_timestamps = 0
net.ipv4.tcp_syncookies = 1
net.ipv4.tcp_fin_timeout = 30
net.ipv4.tcp_window_scaling = 0
net.ipv4.tcp_syn_retries = 3
net.ipv4.tcp_synack_retries = 3
net.ipv4.conf.default.rp_filter = 0
net.ipv4.conf.default.accept_redirects = 0
net.ipv4.conf.default.accept_source_route = 0
net.ipv4.conf.default.log_martians = 1
net.ipv4.conf.all.rp_filter = 0
net.ipv4.conf.all.accept_redirects = 0
net.ipv4.conf.all.accept_source_route = 0
net.ipv4.conf.all.log_martians = 1
kernel.printk = 1 4 1 7
##
net.ipv4.tcp_max_syn_backlog=1280
net.ipv4.conf.all.send_redirects=0
net.ipv4.conf.all.forwarding=0
net.ipv4.conf.all.mc_forwarding=0
net.ipv4.vs.timeout_timewait=60</pre><p>Conclusioni</p><p>Secondo il mio punto di vista questo è il minimo sindacale per mettere in sicurezza il nostro sistema esposto ai rischi della rete. Certo l&#8217;hardening non finisce qua, anzi, questa è solo la punta dell&#8217;iceberg, è compito di ogni sistemista documentarsi e apprendere giorno per giorno nuove tecniche, anche tentando di violare i propri sistemi per saggiarne la sicurezza.</p><p>In rete si trovano numerosi script che ci aiutano in questo compito, magari in un prossimo futuro farò un articolo in merito.</p><p>Saluti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Come installare CentOS dalla rete con netinstall</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Jul 2011 16:10:59 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category> <category><![CDATA[CentOS]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <guid
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href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p>Continuano i miei &#8220;giochi&#8221; su CentOS, oggi vedremo come installare CentOS recuperando i file di installazione dalla rete utilizzando l&#8217;immagine netinstall. Inoltre, vedremo anche come configurare un&#8217;installazione minima, senza interfaccia grafica, utile per un server web, mail, e tutto quello [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/linux/" title="Linux">Linux</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/open-source/" title="Open Source">Open Source</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/web/" title="Web">Web</a></p><p><a
href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/08/come-attivare-wildcard-su-centos-con-directadmin/centos-jpg/" rel="attachment wp-att-768"><img
class="alignleft size-medium wp-image-768" title="CentOS" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/centOS.jpg-300x170.png" alt="" width="180" height="106" /></a>Continuano i miei &#8220;giochi&#8221; su CentOS, oggi vedremo come installare CentOS recuperando i file di installazione dalla rete utilizzando l&#8217;immagine netinstall. Inoltre, vedremo anche come configurare un&#8217;installazione minima, senza interfaccia grafica, utile per un server web, mail, e tutto quello che potrebbe offrirci un server. Non servono particolari conoscenze per installare CentOS, un minimo di conoscenze dei sistemi linux possono bastare.</p><p><span
id="more-786"></span>Come prima cosa bisogna recuperare l&#8217;immagine di avvio, esistono diversi mirrors da cui scaricare l&#8217;immagine che ci interessa, io utilizzo spesso <a
title="Server immagini iso linux" href="http://mirrors.kernel.org" target="_blank">http://mirrors.kernel.org</a> ma nessuno vieta di utilizzare altri server mirror compresi gli ftp pubblici. Ci spostiamo tra le cartelle e raggiungiamo <a
title="Server immagini iso linux" href="http://mirrors.kernel.org/" target="_blank">http://mirrors.kernel.org/centos/5/isos/</a> , qui dobbiamo scegliere l&#8217;architettura che ci interessa, nel mio caso i386 e scaricare l&#8217;immagine iso con il suffisso -netinstall che nel mio caso è <a
title="Immagine iso netinstall" href="http://mirrors.kernel.org/centos/5/isos/i386/CentOS-5.6-i386-netinstall.iso" target="_blank">http://mirrors.kernel.org/centos/5/isos/i386/CentOS-5.6-i386-netinstall.iso</a>. Masterizzare l&#8217;iso su un cd, reboot e avvio dell&#8217;immagine, oppure, configurare una macchina virtuale.</p><p>Alla schermata di boot premete invio per far iniziare l&#8217;installazione, come al solito rispondete ad un po&#8217; di domande tipo la scelta della lingua (consiglio evitare di scegliere il cinese, è un po&#8217; complicato <img
src='http://www.arturu.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> ) e il layout della tastiera fino ad arrivare alla schermata &#8220;Metodo d&#8217;installazione&#8221;.</p><p>A questo punto bisogna indicare dove si trovano i file di installazione, nel nostro caso si trovano su <a
title="File installazione Centos da rete" href="http://mirrors.kernel.org/centos/5/os/i386/" target="_blank">http://mirrors.kernel.org/centos/5/os/i386/</a> , quindi dobbiamo selezionare come &#8220;Media&#8221; il protocollo HTTP e cliccare OK.</p><p>Ci verrà chiesto di configurare la scheda di rete del nostro server, sia con ipv4 che con ipv6. Possiamo fare due scelte: lasciamo tutto automatico e a post-installazione impostiamo un indirizzo statico (tramite interfaccia grafica); oppure, impostiamo manualmente la scheda, io ho optato per la seconda opzione.</p><p>Siamo arrivati al punto cruciale di questa guida, appena impostata la scheda di rete ci verrà chiesto da dove reperire i file di installazione. Ci verrà chiesto di inserire il &#8220;nome del sito web&#8221;, è il dominio dove sono ospitati i files, inserire il nome senza il protocollo (l&#8217;avevamo già scelto in precedenza), nel nostro caso:</p><pre>mirrors.kernel.org</pre><p>e come &#8220;Directory CentOS&#8221; inseriamo</p><pre>centos/5/os/i386/</pre><p>rispettiamo rigorosamente gli slash, tenera presente che &#8220;http://&#8221; viene aggiunto in automatico prima del dominio, stessa cosa per lo slash &#8220;/&#8221; dopo il dominio. Al posto del nome di dominio si può mettere anche un indirizzo ip. Se precedentemente avete scelto un altro media verranno richiesti i parametri per quel tipo di connessione.</p><p>Inizierà il recupero dei file di installazione dalla rete, al termine verrà visualizzata l&#8217;interfaccia grafica per l&#8217;installazione di CentOS. Verranno richieste le solite impostazioni: partizioni disco, impostazione schede di rete, fuso orario e password di root. La schermata successiva all&#8217;impostazione della password di root è la scelta del tipo di configurazione, nel nostro caso scegliamo &#8220;server&#8221; e omettiamo di installare l&#8217;interfaccia grafica (orpello inutile e spreca-risorse per un server web), in questo passo possiamo scegliere di installare anche servizi aggiuntivi e aggiungere servizi all&#8217;installazione minimale, es: mysql, dns, posta, ecc. Cliccando avanti parte l&#8217;installazione, riavviare il sistema senza cd.</p><p>Al primo avvio partirà il tool di configurazione dei servizi (demoni, firewall, Selinux, ecc.), in caso il tool non parte o viene annullato si può farlo ripartire lanciando &#8220;setup&#8221; dopo il login.</p><p>Se si è scelto di installare il tutto su una macchina virtuale e la scheda di rete è impostata in bridge, in caso di mancata risoluzione dei dns modificare il file:</p><pre>/etc/sysconfig/network-scripts/ifcfg-eth0</pre><p>aggiungendo le seguenti stringhe alla fine (DNS1 è un esempio, DNS2 è OpenDNS)</p><pre>DNS1=192.168.1.254
DNS2=208.67.222.222</pre><p>Di seguito le immagini in sequenza per i più pigri che si scocciano a leggere tutto quello che ho scritto.</p><p>Saluti Arturu.it</p><p><a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-0/' title='installare-centos-0'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-0-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-0" title="installare-centos-0" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-1/' title='installare-centos-1'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-1-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-1" title="installare-centos-1" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-2/' title='installare-centos-2'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-2-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-2" title="installare-centos-2" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-3/' title='installare-centos-3'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-3-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-3" title="installare-centos-3" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-4/' title='installare-centos-4'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-4-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-4" title="installare-centos-4" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-5/' title='installare-centos-5'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-5-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-5" title="installare-centos-5" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-6/' title='installare-centos-6'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-6-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-6" title="installare-centos-6" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-8/' title='installare-centos-8'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-8-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-8" title="installare-centos-8" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-9/' title='installare-centos-9'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-9-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-9" title="installare-centos-9" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-10/' title='installare-centos-10'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-10-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-10" title="installare-centos-10" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-11/' title='installare-centos-11'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-11-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-11" title="installare-centos-11" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-12/' title='installare-centos-12'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-12-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-12" title="installare-centos-12" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-13/' title='installare-centos-13'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-13-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-13" title="installare-centos-13" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-14/' title='installare-centos-14'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-14-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-14" title="installare-centos-14" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-15/' title='installare-centos-15'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-15-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-15" title="installare-centos-15" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-16/' title='installare-centos-16'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-16-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-16" title="installare-centos-16" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-17/' title='installare-centos-17'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-17-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-17" title="installare-centos-17" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-18/' title='installare-centos-18'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-18-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-18" title="installare-centos-18" /></a><br
/> <a
href='http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/installare-centos-19/' title='installare-centos-19'><img
width="150" height="150" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/installare-centos-19-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="installare-centos-19" title="installare-centos-19" /></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/07/11/come-installare-centos-dalla-rete-con-netinstall/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come attivare Wildcard su CentOS con DirectAdmin</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/07/08/come-attivare-wildcard-su-centos-con-directadmin/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/07/08/come-attivare-wildcard-su-centos-con-directadmin/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Jul 2011 11:14:33 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[CentOS]]></category> <category><![CDATA[DirectAdmin]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=767</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/linux/" title="Linux">Linux</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/sistemista/" title="Sistemista">Sistemista</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/solving/" title="Soluzioni">Soluzioni</a></p>Recentemente ho avuto la necessità di attivare le WildCard su un server che gestisco. Visto che non esistono guide in italiano ne pubblico una io per chi si dovesse trovare nella mia stessa situazione. Il procedimento non è complesso e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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rel="attachment wp-att-768" href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/08/come-attivare-wildcard-su-centos-con-directadmin/centos-jpg/"><img
class="alignleft size-medium wp-image-768" title="CentOS" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/centOS.jpg-300x170.png" alt="" width="159" height="95" /></a>Recentemente ho avuto la necessità di attivare le WildCard su un server che gestisco. Visto che non esistono guide in italiano ne pubblico una io per chi si dovesse trovare nella mia stessa situazione. Il procedimento non è complesso e non richiede una conoscenza approfondita, ma ciò non toglie che quando si vanno a fare questo tipo di operazioni una conoscenza e una coscienza di quello che si sta facendo è obligatoria. <span
id="more-767"></span>Come prima cosa bisogna inserire un nuovo record DNS per il dominio che ci interessa:</p><pre><em>* A INDIRIZZO_IP_DEL_SERVER</em></pre><p>dove INDIRIZZO_IP_DEL_SERVER è l&#8217;indirizzo ip del server dove risiede il dominio su cui attivare le WildCard es:</p><pre><em>* A 8.8.8.8</em></pre><p>Ora dobbiamo modificare il file <em>httd.conf</em> di apache relativo ai virtualhost. <strong>ATTENZIONE</strong>: questo file non si trova in <em>/etc/httpd</em> ma è &#8220;linkato&#8221; da DirectAdmin in altra posizione. Questo file di configurazione lo possiamo  modificare manualmente o dall&#8217;interfaccia di DirectAdmin, ognuno  scelga il modo che preferisce.</p><h3>Modifica manuale</h3><p>Questo è il metodo che preferisco perché mi piace tenere sotto controllo tutto, e specialmente, non mi fido tanto delle interfaccie grafiche.</p><ol><li>Recarsi nella cartella <em>/usr/local/directadmin/data/users</em> ed entrare nella cartella dell&#8217;utente che ci interessa</li><li>Aprire il file httpd.conf</li><li>modificare la linea ServerAlias, relativa al dominio che ci interessa nel seguente modo</li><li><pre><em>ServerAlias *.il_tuo_dominio.tld</em></pre></li><li>Salvare e uscire.<em><br
/> </em></li></ol><h3>Modifica con interfaccia Grafica</h3><ol><li>Recarsi al <em>Livello Amministratore</em></li><li>Cliccare su <em>Configurazione HTTPD Personalizzata</em></li><li>Selezionare il dominio che ci interessa e aggiungere la seguente linea</li><li><pre><em>ServerAlias *.|DOMAIN|</em></pre></li></ol><h3>Applicazione delle modifiche</h3><p>Dopo questa operazione bisogna riavviare httpd e named. I domini di terzo livello attivati automaticamente con le WildCard saranno visibili dopo che il nuovo record DNS si sarà diffuso per la Rete. Tenere presente che se usate OpenDNS per la vostra connessione ci vogliono un paio d&#8217;ore prima che i domini di terzo livelli costruiti in automatico siano visibili, se usate la gestione dei DNS del vostro server la visibilità è immediata, invece, usando quelle dell&#8217;adsl (alice, tiscali, ecc.) ci vogliono fino a 72 ore dall&#8217;inserimento del record DNS.</p><p>Un consiglio per chi usa sftp per modificare i file, nautilus e gedit  hanno il vizio di cambiare user quando salvano i file, o meglio  impostano l&#8217;user di chi ha effettuato l&#8217;accesso, ma questo è un altro  discorso; tenete presente che se qualche servizio si blocca dopo aver  modificato un file con sftp, un chown può risolvere i problemi. In questo caso il proprietario del file appena modificato è 100 e come gruppo quello dell&#8217;utente a cui appartiene il dominio.</p><p>Saluti <img
src='http://www.arturu.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /></p><div
id="_mcePaste" class="mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 120px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><blockquote><ul><li> ed entrare nella cartella dell&#8217;utente che ci interessa</li></ul><ul><li>Aprire il file httpd.conf</li></ul><ul><li>modificare la linea ServerAlias nel seguente modo &#8220;<em>ServerAlias *.il_tuo_dominio.tld</em>&#8220;</li></ul></blockquote></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/07/08/come-attivare-wildcard-su-centos-con-directadmin/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sicurezza, il caldo settembre di Microsoft</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/sicurezza-il-caldo-settembre-di-microsoft/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/sicurezza-il-caldo-settembre-di-microsoft/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 19:39:13 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[bug]]></category> <category><![CDATA[Zero-day]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=623</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/microsoft/" title="Microsoft">Microsoft</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Cinque bollettini di sicurezza, tutti critici, e un advisory nel quale si conferma l&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day. Salva la versione finale di Seven, problemi per le release candidate e Vista Roma &#8211; Nella tarda serata di ieri Microsoft ha [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-564" title="Vista_Logo_circolare" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/Vista_Logo_circolare.png" alt="Vista_Logo_circolare" width="90" height="133" />Cinque bollettini di sicurezza, tutti critici, e un advisory nel quale si conferma l&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day. Salva la versione finale di Seven, problemi per le release candidate e Vista</p><p> Roma &#8211; Nella tarda serata di ieri Microsoft ha pubblicato <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms09-sep.mspx" target="_blank">cinque bollettini di sicurezza</a>, tutti classificati con il massimo grado di rischio e tutti relativi a vulnerabilità che, almeno potenzialmente, potrebbero essere sfruttate da malintenzionati per eseguire del codice a distanza. BigM ha anche pubblicato un advisory in cui prende atto dell&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day in Windows Vista.<br
/> <span
id="more-623"></span><br
/> Come previsto, <a
href="http://punto-informatico.it/2703886/PI/News/ftp-microsoft-nel-mirino-dei-cracker.aspx" target="_blank">la recente vulnerabilità zero-day</a> nel servizio FTP di Internet Information Services rimane aperta: Microsoft sta ancora testando la relativa patch, che conta di distribuire non appena possibile <em>out-of-band</em>, ossia fuori dal suo tradizionale ciclo mensile. Nel frattempo il big di Redmond invita i propri utenti a consultare <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/975191.mspx" target="_blank">questo advisory</a>, dove fornisce alcune soluzioni temporanee al problema.</p><p>Tutte le vulnerabilità descritte nei nuovi bollettini di sicurezza riguardano versioni di Windows precedenti alla 7, e sono causate da bug contenuti nel motore JScript (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkId=157304" target="_blank">MS09-045</a>), nel Wireless LAN AutoConfig Service (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=151360" target="_blank">MS09-049</a>), nel formato Windows Media (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=158082" target="_blank">MS09-047</a>), nell&#8217;implementazione del protocollo TCP/IP (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkId=155978" target="_blank">MS09-048</a>) e nel controllo ActiveX DHTML Editing Component (<a
href="http://go.microsoft.com/fwlink/?LinkID=158009" target="_blank">MS09-046</a>).</p><p><a
href="http://blogs.technet.com/msrc/default.aspx" target="_blank">Sul blog</a> del <em>Microsoft Security Response Center</em> (MSRC) si evidenzia come le debolezze contemplate nei bollettini MS09-045, MS09-046 e MS09-047 possano essere sfruttate inducendo un utente a visitare una pagina web maligna, mentre quelle corrette nei bollettini MS09-048 e MS09-049 sono potenzialmente innescabili da attacchi diretti via rete tesi ad eseguire del codice a distanza o creare condizioni di denial of service.</p><div
style="text-align: center;"><img
src="http://www.punto-informatico.it/punto/20090910/tabellams.gif" alt="" /></div><p>Microsoft ritiene che <strong>le patch da applicare con più urgenza</strong> siano quelle relative alle vulnerabilità del motore JScript e del formato Windows Media: in entrambi i casi la probabilità che i cracker riescano a sfruttare queste falle è assai elevata. Gli scenari di attacco sono piuttosto classici: una pagina web contenente uno script maligno o un file Windows Media appositamente creato per innescare il bug ed eseguire del codice con gli stessi privilegi dell&#8217;utente locale. Le versioni di Windows interessate sono tutte quelle attualmente supportate (tranne Seven).</p><p><strong>La seconda falla più urgente</strong> è quella legata al controllo ActiveX DHTML Editing Component, che Microsoft afferma non essere in alcun modo legata a quella dell&#8217;<a
href="http://punto-informatico.it/2684415/PI/Brevi/microsoft-ecco-patch-salva-windows.aspx" target="_blank">Active Template Library</a>. In questo caso gli utenti a rischio sono quelli di Windows 2000, XP e Server 2003.</p><p>Il problema relativo al <strong>servizio di autoconfigurazione del Wireless</strong> riguarda invece Windows Vista e Windows Server 2008 e, sebbene potenzialmente serio, Microsoft sostiene sia piuttosto difficile da sfruttare per via delle protezioni contenute nei suoi più recenti sistemi operativi.</p><p>Delle <strong>tre vulnerabilità relative allo stack TCP/IP</strong>, una interessa Windows Vista e Windows Server 2008 e potrebbe essere sfruttata per eseguire codice in modalità remota. Le altre due falle possono essere utilizzate per lanciare attacchi di denial of service contro sistemi su cui giri Windows 2000: in questo caso Microsoft afferma che, a causa dell&#8217;architettura stessa del componente TCP/IP di Windows 2000, non è possibile risolvere il problema mediante un semplice aggiornamento. Per tale ragione BigM invita i clienti che non posso migrare ad una versione più recente di Windows Server di configurare attentamente il proprio firewall.</p><p>Il blog sulla sicurezza <em>Threatpost</em> <a
href="http://threatpost.com/blogs/microsoft-cisco-issue-patches-tcp-dos-flaw-108" target="_blank">spiega</a> che le patch relative al TCP/IP appena rilasciate da Microsoft e <a
href="http://www.cisco.com/warp/public/707/cisco-sa-20090908-tcp24.shtml" target="_blank">da Cisco</a> risolvono <a
href="http://punto-informatico.it/2427930/PI/Commenti/sockstress-buco-che-minaccia-internet.aspx" target="_blank">alcuni problemi</a> scoperti circa un anno fa in molte implementazioni del celebre protocollo di Internet.</p><p>Microsoft <strong>ha infine aggiornato il bollettino <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms09-037.mspx" target="_blank">MS09-037</a></strong> relativo alla famosa e già citata vulnerabilità Active Template Library (ATL). Il motivo dell&#8217;update è da ricercare nella scoperta di una falla correlata a quella ATL e contenuta in un altro controllo ActiveX contenuto in Windows XP Media Center 2005 e in Windows Vista.</p><p>Una tabella sinottica dei bollettini di settembre è stata pubblicata <a
href="http://isc.sans.org/diary.html?storyid=7099&amp;rss" target="_blank">qui</a> dall&#8217;<em>Internet Storm Center</em>.</p><p><strong>Security Advisory 975497</strong><br
/> Nella giornata di ieri Microsoft ha anche pubblicato un <a
href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/975497.mspx" target="_blank">advisory di sicurezza</a> che conferma l&#8217;esistenza di una vulnerabilità zero-day legata al protocollo <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Server_message_block" target="_blank">SMB</a> 2.0 in alcune recenti versioni di Windows. A differenza di <a
href="http://g-laurent.blogspot.com/2009/09/windows-vista7-smb20-negotiate-protocol.html" target="_blank">quanto riportato</a> dallo scopritore della falla, l&#8217;esperto di sicurezza Laurent Gaffié, Microsoft afferma che il problema interessa esclusivamente Windows Vista, Windows Server 2008 e Windows 7 RC, ma non la versione finale (RTM) di Seven.</p><p>BigM ha criticato Gaffié per aver &#8220;irresponsabilmente&#8221; divulgato i dettagli della falla prima che questa venisse corretta. Sebbene il ricercatore abbia anche pubblicato un exploit proof of concept, Microsoft afferma che al momento <strong>non è al corrente di attacchi che sfruttino la debolezza</strong>.</p><p>Il problema è causato da un bug nell&#8217;implementazione del protocollo System Message Block (SMB) Version 2, che si trova esclusivamente in Vista, Seven e Server 2008. La precedente versione di SMB alla base di XP e 2000 non è vulnerabile.</p><p><em>The Inquirer</em> <a
href="http://www.theinquirer.net/inquirer/news/1532862/ancient-flaw-hits-vista" target="_blank">sostiene</a> che quello appena corretto <strong>sia lo stesso bug che Microsoft corresse anni or sono in Windows 2000 e XP</strong>, e che per qualche ragione ha poi re-intrdotto in Vista. La debolezza può essere sfruttata inviando dei pacchetti malformati verso la porta 445 di un sistema vulnerabile e innescando un cosiddetto <em>Blue Screen of Death</em>, ossia un errore irreversibile di sistema. Questo tipo di attacco, secondo Gaffié, funziona sia con la versione a 32 bit che con quella a 64 bit di Vista.</p><p>In attesa di rilasciare una patch, Microsoft suggerisce ai propri utenti di disattivare SMB e bloccare nel firewall le porte 139 e 445.</p><p>SMB è un protocollo di rete che consente a Windows di condividere file, directory e dispositivi. SMB2 è un aggiornamento del protocollo originale che, tra le altre cose, ottimizza la comunicazione tra client e server.</p><p>Fonte: <a
class="wpGallery" href="http://punto-informatico.it/2705160/PI/News/sicurezza-caldo-settembre-microsoft.aspx">Punto Informatico</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/sicurezza-il-caldo-settembre-di-microsoft/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Microsoft &#8211; La notizia che non ti aspetti</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:34:28 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Mercato]]></category> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[formati]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=611</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/open-source/" title="Open Source">Open Source</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a></p>La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-460" title="windows_users" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/windows_users.png" alt="windows_users" width="128" height="128" />La Microsoft con il rilascio del secondo service pack (SP2) per Office 2007, adotterà nativamente il formato ODF (quello di Open Office per intendersi). Con questo aggiornamento gli utenti avranno la possibilità di impostare ODF in modo predefinito. Inizialmente, la notizia ha stupito tutti, in seguito ha sollevato un sacco di opinioni e pareri contrastanti.</p><h3>Riassunto delle puntate precedenti</h3><p
align="justify">Per chi non fosse del settore riassumo velocenmente cosa è successo in questi ultimi anni.<span
id="more-611"></span></p><div><ul><li>Fino a qualche anno fà Microsoft Office era la suite per l&#8217;ufficio predominante. Per il salvataggio dei documenti utilizza i formati proprietari della Microsoft (doc, xls, pps ecc., che non sono formati standard ISO), questo permette alla Microsoft di fare il bello e il cattivo tempo tagliando fuori tutte le persone e le aziende che non utilizzano Office.</li><li>Nasce OpenOffice.org che utilizza il formato ODF. Questo formato esisteva già da tempo ed era uno degli standard ISO XML. OpenOffice.org da la possibilità ai suoi utenti di elaborare i documenti di altre suite, compresa Microsoft Office.</li><li>Tutte le altre suite per l&#8217;ufficio a partire da Lotus della IBM passano ad ODF. L&#8217;unica suite a non supportare ODF rimane Microsoft Office.</li><li>La Microsoft, per far fronte al dilagare di OpenOffice.org e ODF, per riuscire a mantenere il suo regime di monopolio propone il suo formato in XML: OOXML. Dopo diversi anni di valutazione non viene dichiarato standard ISO al 100%. Intanto ODF, sotto la pressione di molti utenti e associazioni che si battono per la libera fruizione dei contenuti, sbarca nelle Pubbliche Amministrazioni di tutto il mondo (esclusa l&#8217;Italia).</li><li>Microsoft con il rilascio del SP2 per Office 2007 decide di supportare nativamente ODF.</li></ul></div><h3>I positivisti</h3><p
align="justify">Molte sono le persone entusiaste di questa notizia perché vedono in questa novità diversi lati positivi:</p><div><ul><li>l&#8217;intercompatibilità tra tra diverse piattaforme e applicativi;</li><li>l&#8217;utente sarà libero di visualizzare i documenti indipendentemente dal programma e dalla piattaforma;</li><li><div>si utilizzerà un formato standard ISO XML che garantisce la longevità dei documenti nel tempo (ogni avanzamento di versione della suite non obbliga gli utenti a convertire i files);</div></li><li>un documento prodotto con l&#8217;ultima versione della suite sarà visualizzabile e modificabile anche con le versioni precedenti della suite.</li></ul></div><h3>I Dubbiosi</h3><p
align="justify">Questa svolta inaspettata fa pensare, persone che lavorano nel settore pensano che visti i precedenti della Microsoft con i formati aperti bisgogna dubitare. In effetti qualche precedente c&#8217;è, ad esempio lo stravolgimento dell&#8217;HTML a partire dal &#8217;96/98 quando Internet Explorer è divenuto il browser più utilizzato (chiunque voglia approfondire può leggere questo articolo di <a
title="[Collegamento Esterno] Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbraccia,_estendi_ed_estingui" target="_blank">Wikipedia</a>).</p><p
align="left">Alcuni sospettano, dopo le dichiarazioni di microsoft che ODF non sarà supportato con tutte le sue funzionalità, che si voglia far fare un confronto tra i due formati in modo che l&#8217;utente scelga OOXML.</p><p
align="justify"><em>Jason Matusow, director of corporate standards di Microsoft, e Doug Mahugh, senior product manager per OOXML, hanno fornito maggiori dettagli sull&#8217;implementazione di ODF in <a
href="http://www.betanews.com/article/Microsofts_Matusow_and_Mahugh_on_Offices_move_to_open_format_support/1211408119" target="_blank">questa intervista</a> apparsa su <em>BetaNews</em>. Mahugh ha spiegato che <strong>non tutte le funzionalità fornite da Office 2007 sono supportate da ODF</strong>: tra queste, ad esempio, gli oggetti SmartArt, la formattazione condizionale e alcuni tipi di grafico di Excel. Per aggirare questo ostacolo, che è poi il problema più rilevante nella conversione tra differenti formati di documento, Microsoft farà in modo che, al momento del salvataggio in ODF, l&#8217;utente venga avvisato di eventuali elementi che potrebbero essere persi o non correttamente convertiti.</em></p><p
align="justify">Secondo alcuni, questo supporto parziale convincerà gli utenti che ODF è un formato inferiore ad OOXML facendo scegliere per il secondo. Il supporto parziale potrebbe far visualizzare in modo differente i documenti costruiti con Office con le altre suite. Molti sono convinti che questa è una strategia della Microsoft per consolidare la sua posizione di monopolista e ostacolare la crescita della concorrenza.</p><h3>Conclusioni</h3><p
align="justify">Che la Microsoft sia in calo è un dato certo (un pò meno in Italia). La decisione di adottare ODF nativamente è il minimo da fare per non rimanere fuori dal mercato, visto che, sotto la pressione dei sostenitori delle libertà digitali, le Pubbliche Amministrazioni stanno puntanto sui formati aperti. E&#8217; successo in Inghilterra che le scuole del regno hanno rifiutato Microsoft perché non forniva formati standard e aperti, ci sarebbe stata un&#8217;intera generazione cresciuta con OpenOffice, eventualità disastrosa per Microsoft perché successivamente l&#8217;utilizzo di OpenOffice si sarebbe trasferito anche all&#8217;ambito lavorativo.</p><p
align="justify">Questa è una scelta per rimanere a galla e non perdere posizioni. Starà a noi e agli organi antitrust vigilare in modo che la Microsoft non si ripeta come è successo in passato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/microsoft-la-notizia-che-non-ti-aspetti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come Bypassare Le protezioni di Windows con due click</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/come-bypassare-le-protezioni-di-windows-con-due-click/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/come-bypassare-le-protezioni-di-windows-con-due-click/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:27:41 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Microsoft]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[Windows]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=605</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Di Cofee si sa poco e nulla. E&#8217; certo che questo insieme di tools sia stato sviluppato da Anthony Fung un investigatore di Hong Kong, ed è altrettanto noto che si tratta di un tema caldo per gli esperti di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-170" title="hd-windows" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/hd-windows.png" alt="hd-windows" width="128" height="128" />Di Cofee si sa poco e nulla. E&#8217; certo che questo insieme di tools sia stato sviluppato da Anthony Fung un investigatore di Hong Kong, ed è altrettanto noto che si tratta di un tema caldo per gli esperti di sicurezza informatica. La stessa Microsoft ha convocato il suoi dirigenti per discutere di questo progetto. In concreto <strong>Cofee è uno strumento eseguibile da chiavetta USB in grado di superare le restrizioni di accesso di Windows e consentire in chiaro la lettura delle informazioni presenti in un computer</strong>, dai dati cifrati, alla cronologia, alle password. Proprio per queste caratteristiche il software sarebbe già <strong>in dotazione a 2000 funzionari di polizia in 15 paesi</strong> che lo utilizzano come potente strumento investigativo.</p><p><span
id="more-605"></span></p><p
align="justify">La Microsoft successivamente ha assunto il programmatore cinese inglobando il progetto. Attualmente lo promuove presso le strutture di difesa di diversi paesi nel mondo.</p><p
align="justify">Questo ha sollevato un una montagna di polemiche nella rete. In quanto confermerebbe una delle tesi che alcuni sostengono da svariati anni, ovvero, la presenza di una <a
title="Backdoor" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Backdoor" target="_blank">backdoor</a> privata all&#8217;interno del codice di Windows. La conferma di un&#8217;eventuale backdoor privata della Microsoft all&#8217;interno del codice di Windows ha sollevato un sacco di polemiche e scenari (alcuni fanta-informatici) molto interessanti:</p><ul><li><div>Un programmatore senza scrupoli potrebbe costruire un tool simile a quello costruito dal programmatore cinese;</div></li><li><div>Una persona senza scrupoli, in possesso di questo tool, lo potrebbe usare per violare la privacy di un qualsiasi utente Windows;</div></li><li><div>Una persona senza scrupoli potrebbe usare il tool per lanciare attacchi informatici dal computer del primo che gli viene sotto tiro con conseguenti guai legali per il povero malcapitato (<a
title="Botnet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Botnet" target="_blank">BotNet</a>);</div></li><li>Qualsiasi persona in possesso del tool potrebbe controllare (spiare) un&#8217;altra&#8230;</li><li>ecc&#8230;</li></ul><p>Per approfondire l&#8217;argomento si possono leggere questi articoli che ho trovato in giro per la rete:</p><ul><li><a
title="Punto-Informatico" href="http://punto-informatico.it/2270988/PI/News/L-extractor-di-Microsoft-svela-i-contenuti-di-Windows/p.aspx" target="_blank">Punto-Informatico</a>;</li><li><a
title="Azpoint" href="http://www.azpoint.net/software/sicurezza/16003/Cofee-svela-i-segreti-di-Windows.asp" target="_blank">AzPoint</a>;</li><li><a
title="TecLife" href="ttp://www.hi-techlife.com/2008/04/30/cofee-il-software-che-ti-permette-di-bypassare-tutte-le-protezioni-di-windows/" target="_blank">Hi-TechLife</a>;</li></ul><p>Ciao, Arturu.it<br
/> Ps. Prossimamente cercherò altre informazioni e vi farò sapere&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/come-bypassare-le-protezioni-di-windows-con-due-click/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La sanità investirà sull&#8217;Open source</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/la-sanita-investira-sullopen-source/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/la-sanita-investira-sullopen-source/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:56:23 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Mercato]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[PA]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=584</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a></p>Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a></p><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><img
class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza della cura. Principi fondamentali della sanità che consentono al paziente di sentirsi più protetto e sicuro, soddisfatto nei suoi bisogni di salute, tranquillo nell&#8217;affidarsi ad un équipe medica o ad un sistema organizzativo sanitario in grado di assistere il paziente a 360 gradi e in modo tempestivo ed efficace.</span></p><div><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Talvolta però non bastano la capacità e la professionalità dei medici, servono apparecchiature all&#8217;avanguardia e strumentazioni tecnologiche e innovative. Gli operatori sanitari devono essere in grado di scambiare le informazioni in tempo reale, devono poter accedere alle cartelle cliniche e ai reperti medici rapidamente senza ostacoli procedurali e organizzativi.</span></p><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><span
id="more-584"></span><br
/> </span></div><div><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">La sanità oggi non sembra essere in grado di sostenere la razionalizzazione di questi processi, convinta che una riorganizzazione globale sia sinonimo di costi aggiuntivi che i bilanci delle aziende sanitarie non possono coprire.</span></div><div><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">L&#8217;utilizzo invece dell&#8217;Open source (letteralmente “sorgente aperta”) o del free software (sofware libero) può offrire una valida e qualitativa alternativa alla lentezza e alle difficoltà incontrate nell&#8217;interscambio di informazioni all&#8217;interno di un&#8217;azienda o di una struttura ospedaliera. Si tratta di uno strumento informatico rivoluzionario, ormai già presente sul mercato e in via di espansione, che nel giro di pochi anni è destinato ad aprire nuovi orizzonti in molti settori e campi lavorativi, nell&#8217;ottimizzazione dei processi gestionali e organizzativi anche della sanità pubblica e privata </span></div><div><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Con l&#8217;Open source &#8211; insieme di software distribuiti gratuitamente e corredati dei relativi codici sorgenti &#8211; un programma, o sistema operativo, deve rispettare i canoni del codice aperto, ossia dovrà essere liberamente diffusibile (senza costi o restrizioni, tipiche del software proprietario) ed anche personalizzabile attraverso la libera accessibilità ai codici sorgenti dell&#8217;applicativo stesso. In tal modo, chiunque avesse necessità di estendere un software (già solido e specializzato) con ulteriori funzionalità adatte a specifiche e soggettive esigenze, avrà la possibilità di realizzare tali modifiche in piena autonomia, senza dover chiedere autorizzazioni o versare pagamenti alla software house (casa produttrice di software).</span></p><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Solo dunque con la condivisione dei programmi è possibile trovare il “pacchetto informatico” più idoneo e vantaggioso per il proprio sistema procedurale e organizzativo e adeguarlo alle nuove esigenze che via via si presentano.<br
/> Claudio Saccavini, Cio del Dipartimento di Scienze medico-diagnostiche-Terapie speciali dell&#8217;Università di Padova, che sarà a Rovigo all&#8217;Open source Expo 2007 per la conferenza dal titolo “Open source e Open standard per lo sviluppo della sanità elettronica: potenzialità e opportunità”,<br
/> è uno studioso nonché grande sostenitore dell&#8217;applicazione dell&#8217;Open    source nella sanità.<br
/> “Oggi le aziende sanitarie e le strutture ospedaliere gestiscono un numero esponenziale di informazioni – avverte – e non basta più il supporto cartaceo. A Padova, ad esempio, si è passati in Radiologia dalla gestione di 250 immagini a 7-8.000 l&#8217;anno, è evidente che si rischia l&#8217;entropia delle informazioni dei clinici. Il vero problema non è l&#8217;informazione al paziente, ma la comunicazione interna tra i professionisti che devono poterle integrare e condividere. L&#8217;Università di Padova ha creato, utilizzando il sistema Open source, un programma per la gestione dati tra il reparto di Endoscopia e Radiologia, in modo che i referti medici o le indagini ragiologiche possano essere visionate in tempo reale”. Ma sono molte altre le applicazioni, come ad esempio per la cartella clinica elettronica, per l&#8217;organizzazione del centro unico di prenotazione, per la distribuzione dei farmaci a domicilio. </span></p><p><span
style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">Secondo Saccavini però le difficoltà non si incontrano tanto nell&#8217;utilizzo delle tecnologie, quanto nella formazione delle risorse umane. “Per l&#8217;acquisto di una Tac o di una risonanza magnetica i fondi si trovano, ma il più delle volte le direzioni generali delle Ulss non calcolano o non prendono in considerazione poi i costi indotti, quelli della formazione che, se non attivata, di fatto frena la crescita e l&#8217;innovazione”. Così per il docente universitario diventa un luogo comune pensare che l&#8217;informatizzazione porti solo ad un vantaggio economico. “Bisogna essere più lungimiranti e pensare ai benefici a medio-lungo termine. Alle direzioni generali delle Ulss interessano il controllo di gestione e l&#8217;economia di scala, ai medici gli aspetti clinici. Ecco che con l&#8217;Open source ci può essere la giusta mediazione e integrazione tra le due esigenze. Il sistema sanitario sta cambiando e sono convinto che finito il tempo delle tecnologie d&#8217;avanguardia si apra la scommessa dell&#8217;adozione dei sistemi informatici Os e dell&#8217;automazione dei processi. Mi auguro anche che arrivi il momento degli investimenti nelle risorse umane”. I progetti che riguardano l&#8217;innovazione tecnologica trovano solitamente fondi e contributi a livello nazionale e regionale, ma il problema è che l&#8217;approccio all&#8217;Open source viene opzionato principalmente in centri di eccellenza. “Ci sono casi sporadici, come l&#8217;Ulss di Arzignano dove l&#8217;Os è stato applicato nell&#8217;ambito di un progetto per la gestione della privacy, che purtroppo rimane fine a se stesso – spiega Saccavini -. Sarebbe opportuno che il ministero finanziasse il “riuso” di questi sistemi aperti, in modo che le esperienze e le progettualità fossero messe a disposizione di tutti i soggetti interessati. Uno sforzo lo sta facendo in tal senso il Cnipa che ha creato un Osservatorio nazionale sull&#8217;Open source, uno strumento unico a livello europeo. E fa molto bene il responsabile Vittorio Pagani a lanciare l&#8217;idea di una community gestita dal ministero, perché fondamentale per chi accede all&#8217;open source è proprio la condivisione dei vari software e programmi, il riuso insomma. Non è solo un problema di fondi e finanziamenti, ma di entrare in un nuovo modo di pensare, in uno stile di vita che sostiene la cooperazione anche nella pubblica amministrazione in genere”. </span></p><p><a
href="http://www.datamanager.it/articoli.php?idricercato=21363" target="_blank">Fonte datamanager.it </a></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/la-sanita-investira-sullopen-source/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mail sui gestori di pacchetti</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/539/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/539/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:34:39 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Mail dei lettori]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[mail]]></category> <category><![CDATA[pacchetti]]></category> <category><![CDATA[ubuntu]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/539/</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a></p>Come al solito mi sono arrivate alcune mail sull&#8217;articolo appena pubblicato: sui gestori di pacchetti. Ci sono alcune precisazioni e novità. Bisogna dire che i gestori di pacchetti non fanno ricerche su internet ma recuperano il software da indirizzi impostati [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a></p><p>Come al solito mi sono arrivate alcune mail sull&#8217;articolo appena pubblicato: sui gestori di pacchetti. Ci sono alcune precisazioni e novità. Bisogna dire che i gestori di pacchetti non fanno ricerche su internet ma recuperano il software da indirizzi impostati nei repository. I Repository sono delle liste di indirizzi (detto semplicemente) che indicano al gestore dove si trovano i pacchetti da scaricare. Le liste di base con tutto il software ufficiale della distribuzione sono già preimpostate, ma nessuno vieta di inserire nuovi repository con tanti altri programmi aggiuntivi. Come ad esempio seguendo <a
href="http://nothing-to-report.blogspot.com/2007/08/repository-aggiuntivi.html" target="_blank">questo link</a>, oppure inserendo nei repository <a
href="http://www.getdeb.net/" target="_blank">questo sito</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/539/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gestori di pacchetti</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/gestori-di-pacchetti/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/gestori-di-pacchetti/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:25:39 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category> <category><![CDATA[pacchetti]]></category> <category><![CDATA[ubuntu]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=516</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-415" title="synaptic" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/synaptic.png" alt="synaptic" width="128" height="128" />Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del programmatore questa è la soluzione migliore ma dal punto di vista dell&#8217;utente, specialmente per chi non ha molta esperienza, può diventare un incubo. Infatti, per poter installare un determinato software bisogna installare prima i pacchetti necessari al suo funzionamento, stando attenti che questi pacchetti a loro volta non richiedano altri pacchetti per poter funzionare e così via; nel gergo Open Source questo procedimento viene chiamato “Risoluzione delle dipendenze”. Per ovviare a questo problema si utilizzano dei programmi appositamente costruiti che sono i “Gestori di Pacchetti”. Attualmente oltre a risolvere le dipendenze i gestori di pacchetti provvedono alla ricerca del software, al download, all&#8217;installazione e alla configurazione. Attualmente l&#8217;utente finale deve solo scegliere il programma che più preferisce, attendere il download, la configurazione ed utilizzare il software. Lo stesso gestore si occupa di rimuovere i programmi, di mantenere aggiornato il sistema, occuparsi dell&#8217;upgrade di versione della distribuzione (ad es. Ubuntu), di aggiornare i driver, ecc., mantenendo sempre pulito e stabile il sistema anche dopo anni e anni di installazione e rimozione del software.</p><p><span
id="more-516"></span></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi esistono diverse tecnologie per la gestione dei pacchetti, questa situazione è dovuta alla moltitudine delle distribuzioni GNU/Linux esistenti, infatti, ognuna di essa utilizza un gestore diverso. I gestori largamente usati sono:</p><ul><li>YUM, utilizzato in 	Fedora Core;</li></ul><ul><li>up2date, utilizzato dai sistemi Red Hat Enterprise Linux. La sua versatilità lo fa dialogare anche con reti di distribuzione YUM e APT che contengono pacchetti RPM;</li></ul><ul><li>YasT, utilizzato 	nelle distribuzioni Linux SUSE;</li></ul><ul><li>urpmi, utilizzato da 	Mandrakelinux;</li></ul><ul><li>Advanced Packaging 	Tool (APT) per RPM</li></ul><ul><li>dpkg utilizzato per primo sulle distribuzioni Debian GNU/Linux e poi da altre distribuzioni. Utilizza un formato di pacchetti .deb ed è stato il primo a risolvere le dipendenze.</li></ul><ul><li>portage/emerge utilizzato su Gentoo, famoso perché a differenza degli altri (che scaricano il programma già compilato) scarica il codice sorgente e provvede ad ottimizzarlo e compilarlo per l&#8217;hardaware installato sul computer, in questo modo si ha un software ottimizzato per il proprio computer e non uno generico che va bene per tutti.</li></ul><p></p><h4>Esempio pratico</h4><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Attualmente se voglio installare un programma o una libreria su un sistema GNU/Linux le uniche cose di cui mi devo preoccupare è decidere quale programma mi serve, al resto (download, istallazione e configurazione) ci pensa il gestore dei pacchetti.</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi ho comprato un bel DVD contenente una delle mie opere preferite “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, logicamente dopo aver speso un sacco di soldi vorrei farmi un bel Backup del disco, devo trovare un programma che mi permetta di farlo. Prima di tutto apro il gestore dei pacchetti che sul mio sistema (Kubuntu) è Adept (interfaccia grafica di dpkg-apt)</p><p
style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" align="justify"><img
class="size-medium wp-image-527 aligncenter" title="mini_schermata1" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata1-300x183.png" alt="mini_schermata1" width="300" height="183" /></p><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il gestore dei pacchetti mi permette due tipi di visualizzazioni: il software disposto per categorie (come nel menù di sistema) oppure in ordine alfabetico, scelgo per categorie così posso trovare più facilmente il mio programma</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="mini_schermata3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata3-300x258.png" alt="mini_schermata3" width="300" height="258" /></p><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tramite la casella cerca trovo il software che mi interessa, in questo caso è k9copy (purtroppo ancora le descrizioni dei programmi sono ancora in inglese, solo le descrizioni) che mi permette di fare un backup di un film DVD 9GB su un supporto da 4.7GB, del tutto simile a DVDShrink esistente sui sistemi Microsoft Windows:</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-530" title="mini_schermata4" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata4-300x253.png" alt="mini_schermata4" width="300" height="253" /></p><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Seleziono e clicco su “Applica le modifiche” e attendo il download dei 5 MB necessari</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-531" title="mini_schermata5" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata5-300x253.png" alt="mini_schermata5" width="300" height="253" /></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Al termine del download il gestore provvederà ad installare e a configurare il programma appena scaricato:</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-532" title="mini_schermata6" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata6-300x254.png" alt="mini_schermata6" width="300" height="254" /></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Appena completata l&#8217;installazione il programma sarà subito disponibile nel menù di sistema sotto la categoria Multimedia, stessa catalogazione del gestore dei pacchetti:</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-533" title="mini_schermata7" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata7-300x110.png" alt="mini_schermata7" width="300" height="110" /></p><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ecco k9copy in azione:</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-534" title="mini_schermata8" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata8-300x233.png" alt="mini_schermata8" width="300" height="233" /></p><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il programma è totalmente in italiano e rispecchia la descrizione contenuta nel gestore dei pacchetti.</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Successivamente mi accorgo che nel trascrivere su disco un vecchio backup di un DVD fatto con Clone CD non mi viene riconosciuta l&#8217;immagine. Come al solito apro il gestore dei pacchetti (stavolta con l&#8217;altra visualizzazione) e cerco Clone CD e trovo la mia libreria.</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img
class="aligncenter size-medium wp-image-535" title="mini_schermata9" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata9-300x248.png" alt="mini_schermata9" width="300" height="248" /></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Dopo aver cliccato su Applica modifiche come al solito verrà scaricata, installata e configurata la libreria. Ad esempio sarà usata come: plug-in nel programma di masterizzazione, come un normale programma se dispone di un&#8217;interfaccia grafica, oppure, dalla linea di comando.</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"></p><h4>Conclusioni</h4><p></p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In questo articolo ho cercato di portare a conoscenza i grossi passi avanti fatti dalle distribuzioni GNU/Linux riguardante l&#8217;installazione del software. Fino a poco tempo fa per un nuovo utente riuscire ad installare un software, senza troppe preoccupazioni, era quasi impossibile, infatti, ancora oggi si pensa che per installare i programmi sui sistemi Linux sia sempre necessario compilare i sorgenti e risolvere le dipendenze, attualmente sulla maggior parte delle distribuzioni tutto il software che si scarica è già precompilato e le dipendenze vengono risolte in automatico. Esistono distribuzioni come Gentoo che ottimizzano il software per l&#8217;hardware in uso compilando il codice sorgente del programma prima di installarlo.</p><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Infine vorrei fare un&#8217;osservazione prima di concludere: attualmente sulla maggior parte dei sistemi GNU/Linux servono due clic per installare e usare qualsiasi tipo di software senza pagare nulla, cosa che non succede su altri sistemi.</p><h4>Collegamenti utili</h4><div><a
href="http://sourceforge.net/" target="_blank">http://sourceforge.net/</a> Sito di riferimento per il mondo Open Source per il download dei sorgenti dei programmi.</div><p
style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><a
href="http://www.kde-apps.org/" target="_blank">http://www.kde-apps.org/</a> , sito in inglese che illustra le applicazioni disponibili per KDE, molto utile per i meno esperti, contenente recensioni suoi programmi disponibili.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/gestori-di-pacchetti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;ascesa del software libero nella P.A.</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/lascesa-del-software-libero-nella-p-a/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/lascesa-del-software-libero-nella-p-a/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:00:45 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[PA]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=509</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/open-source/" title="Open Source">Open Source</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a></p>Il fenomeno dell&#8217;open source continua a diffondersi nelle Pubbliche Amministrazioni (PA). Dopo anni e anni di imposizione di formati e di software proprietari incomincia a diffondersi una filosofia di condivisione e di assolutà libertà. Una delle prime amministrazioni locali a [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/pubblica-amministrazione/" title="Pubblica Amministrazione">Pubblica Amministrazione</a></p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Il fenomeno dell&#8217;open source continua a diffondersi nelle Pubbliche Amministrazioni (PA). Dopo anni e anni di imposizione di formati e di software proprietari incomincia a diffondersi una filosofia di condivisione e di assolutà libertà. Una delle prime amministrazioni locali a fare il passo è stata la provincia autonoma di Bolzano che ha incominciato ad utilizzare i fondi europei (<a
href="http://www.provincia.bz.it/lpa/news/news_i.asp?art=166324" target="_blank">vedi dettagli</a>) per far migrare le proprie scuole dal costosissimo e incostituzionale software proprietario all&#8217;Open Source, successivamente ha incominciato ad estendere l&#8217;utilizzo all&#8217;intera amministrazione pubblica, abbattendo i costi delle licenze software del 100% (cioè l&#8217;acquisto e l&#8217;aggiornamento dei programmi), rimangono solo i costi relativi alla manutenzione. Dopo questo successo economico&#8230;</p><p><span
id="more-509"></span></p><p
align="justify">Dopo questo successo economico e costituzionale questa politica ha incominciato a diffondersi in tutte le pubbliche amministrazioni italiane come ad esempio quella della provincia di Bari che ha dato il via al progetto:</p><p
align="justify"><em>&#8220;Disegno di Legge Regionale recante norme in materia di trasformazione ed adeguamento tecnologico della Pubblica Amministrazione Regionale secondo criteri di difesa della libertà, della democrazia e della sicurezza informatica nell&#8217;era della comunicazione digitale&#8221;.</em></p><p
align="justify"><em>&#8220;Per la prima volta in Italia &#8211; si legge in una nota diffusa dal PRC &#8211; viene proposto un disegno di legge regionale che si propone di regolamentare e trasformare la Pubblica Amministrazione attraverso l&#8217;adozione di un altro modello di impiego e di realizzazione del software utilizzato nella Pubblica Amministrazione passando da quello proprietario, costosissimo, a codice chiuso, immodificabile e con licenza d&#8217;uso a pagamento, a quello Open Source, modificabile e quasi sempre gratuito ed adattabile ad ogni esigenza dell&#8217;utilizzatore&#8221;.</em></p><p><em>Secondo i promotori, &#8220;le ricadute positive che deriverebbero dall&#8217;approvazione di questo DDL in termini di contenimento dei costi a bilancio, di sviluppo e crescita dell&#8217;economia e dell&#8217;occupazione sono già evidenti in numerose esperienze già realizzatesi altrove nel mondo, in Italia ed in Europa. Lo stesso DDL affronta, per la prima volta attraverso un atto legislativo, anche il grave problema dell&#8217;Hardware condizionato all&#8217;uso di software ad alto costo economico e sociale&#8221;. </em></p><p
align="justify">Su questa scia di innovazione e miglioramento (oltre ad altre PA come Puglia, Toscana ed Umbria, e presso enti locali come la provincia di Pescara o i comuni di Torino e Firenze) ieri la Regione Lombardia annuncia che migrerà al software Open Source reinderizzando i fondi risparmiati per far lavorare i giovani programmatori della regione, in questo modo si evita di mandare i propri fondi all&#8217;estero e lasciare senza lavoro altrettanti validi giovani programmatori italiani. L&#8217;intervista fatta all&#8217;autore di questo progetto si può leggere <a
href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=2005737&amp;r=PI" target="_blank">cliccando qui</a>, invece il testo della proposta di legge si può trovare <a
href="http://politicadelsoftware.openlabs.it/files/regione-lombardia-pdl-software-libero.pdf" target="_blank">cliccando qui</a>.</p><p
align="justify">Sulla scia del fenomeno Open Source il governo recentemente ha aperto un portale dedicato all&#8217;Open che si può trovare <a
href="http://www.osspa.cnipa.it/home/" target="_blank">cliccando qui</a>. Questo nuovo portale serve principalmente per favorire la collaborazione, la cooperazione, la condivisione delle informazioni e del supporto all&#8217;Open alle diverse PA, evitando quello che è successo fino ad ora a causa dell&#8217;utilizzo del software proprietario, cioè mi riferisco a tutte quelle problematiche comuni a tutte le PA che si ripresentano spesso e che devo essere risolte in modo autonomo a causa delle restizioni di questi software, invece con l&#8217;utilizzo dei Software Open Source la soluzione di un problema viene messa a disposizione di tutti facendo risparmiare tempo e denaro in quanto la condivisione dei dati e delle conoscenze è alla base di tutto il sistema.</p><p
align="justify">Un Saluto, Arturu.</p><p
align="justify">PS Riflettete&#8230; E&#8217; meglio collaborare ed essere un&#8217;unico continente che essere migliaia di isole sparse per l&#8217;oceano&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/lascesa-del-software-libero-nella-p-a/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Qualcosa stà cambiando&#8230;</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/qualcosa-sta-cambiando/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/qualcosa-sta-cambiando/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:27:22 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[dell]]></category> <category><![CDATA[ubuntu]]></category> <category><![CDATA[vista]]></category> <category><![CDATA[xp]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=492</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/news/" title="News">News</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/os/" title="OS">OS</a></p>Da qualche giorno Dell (il secondo distributore al mondo di computer), difronte alle migliaia di richieste dei suoi utenti ha dovuto fare delle scelte che di certo non faranno piacere a Bill Gates. Come prima cosa ha reintrodotto Windows XP [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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class="alignleft size-full wp-image-437" title="tux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux.png" alt="tux" width="128" height="128" />Da qualche giorno Dell (il secondo distributore al mondo di computer), difronte alle migliaia di richieste dei suoi utenti ha dovuto fare delle scelte che di certo non faranno piacere a Bill Gates. Come prima cosa ha reintrodotto <a
href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1965548&amp;r=PI" target="_blank">Windows XP al posto di Vista</a> (che riesce a vendere solo nella categoria Consumer) e poi con l&#8217;annuncio che venderà i propri computer con <a
href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1972312&amp;r=PI" target="_blank">Linux Ubuntu già preinstallato</a>&#8230;<span
id="more-492"></span></p><div>Il mondo incomincia ad accorgersi che le politiche aziendali e i prodotti di Microsoft non sono veramente all&#8217;altezza della situazione come vorrebbero far intendere i &#8220;venditori&#8221;.</div><p>Facciamo il punto della situazione:</p><div>1) Dell, secondo produttore al mondo di pc, riceve un sacco di lamentele da parte dei suoi clienti che sono scontenti di Windows Vista. Per ricorrere ai ripari Dell in un primo momento fa reinstallare Windows XP per non vedere calare i suoi profitti;</div><p>2) Microsoft risponde che gli utenti che hanno richiesto questo sono &#8220;una minoranza&#8221; e che hanno &#8220;esigenze particolari&#8221; (poter usare un computer, ndr);<br
/> 3) Microsoft per evitare che si continui ad installare Windows XP e costringere tutti i distributori di pc a passare a Vista annuncia che da gennaio prossimo non venderà più licenze di Windows XP;<br
/> 4) Dell, sotto queste imposizioni e su una grandissima richiesta dei suoi clienti decide di installare Ubuntu 7.04 al posto di Windows Vista.</p><div>Ottimo!!!</div><p>Dopo questa bella notizia posso andare a dormire&#8230; <img
title="Laughing" src="../../home/mambots/editors/tinymce/jscripts/tiny_mce/plugins/emotions/images/smiley-laughing.gif" border="0" alt="Laughing" /></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/qualcosa-sta-cambiando/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
