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	<title>Arturu.it &#187; Ubuntu &amp; C.</title>
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	<description>La necessità di parlare, l&#039;imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l&#039;uomo più grande.</description>
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		<title>Cracking di reti Wi-Fi</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/10/21/cracking-di-reti-wi-fi/</link>
		<comments>http://www.arturu.it/blog/2009/10/21/cracking-di-reti-wi-fi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 21:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category>
		<category><![CDATA[wi-fi]]></category>

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		<description><![CDATA[

Gli ultimi anni sono stati segnati da una diffusione significativa delle connessioni wi-fi sia in ambito domestico che lavorativo. In entrambi gli ambiti, tuttavia, troppo spesso si sottovalutano i rischi connessi alla sicurezza delle reti wireless; il più degli utenti, infatti, ignora che il cracking di queste reti può essere davvero molto semplice e, fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-575" title="tux_scorpione" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg" alt="tux_scorpione" width="100" height="100" />Gli ultimi anni sono stati segnati da una diffusione significativa delle <strong>connessioni wi-fi</strong> sia in ambito domestico che lavorativo. In entrambi gli ambiti, tuttavia, troppo spesso si sottovalutano i rischi connessi alla sicurezza delle reti wireless; il più degli utenti, infatti, ignora che il cracking di queste reti può essere davvero molto semplice e, fatto ancor più grave, può essere messo in pratica con successo anche da utenti poco esperti.</p>
<p>Questo breve articolo si propone di illustrare, anche attraverso esempi pratici, le tecniche di cracking più comuni al fine di consentire al lettore di adottare le opportune contromisure necessarie a mettere in sicurezza la propria rete senza fili.<br />
<span id="more-649"></span><br />
<strong>Reti WEP e WPA</strong></p>
<p>Attualmente la quasi totalità delle reti wi-fi è protetta mediante gli standard WEP e WPA-PSK.<br />
Il <strong>WEP</strong> (Wired Equivalent Privacy) è uno standard basato sull&#8217;algoritmo di cifratura dei dati RC4, il quale ha il vantaggio di essere molto veloce ma poco sicuro: nella particolare implementazione utilizzata, infatti, sono stati riscontrati difetti gravissimi che permettono il calcolo della chiave di rete a partire da dati ottenuti dall&#8217;analisi del traffico criptato.<br />
Il <strong>WPA-PSK</strong> (Wi-Fi Protected Access / Pre Shared Keys) è un protocollo creato per tamponare il problema scaturito dal fallimento del WEP. Utilizza chiavi di criptazione dinamiche a 128 bit e combina la chiave in uso con un vettore di inizializzazione (IVS). Le chiavi variano dinamicamente e la stessa non compare mai due volte consecutive.<br />
<strong>WPA2-AES</strong> è l&#8217;evoluzione dei protocolli precedenti, più robusto dei due sistemi appena trattati.</p>
<p><strong>La suite Aircrack-ng</strong></p>
<p>Per gli esempi pratici di questo articolo useremo la nota suite per l&#8217;auditing di reti wireless <em>Aircrack-ng</em> su sistema operativo Linux (è possibile, anche se più problematico, utilizzare la suite anche su sistemi Windows).<br />
Aircrack-ng offre all&#8217;utilizzatore un <em>packet sniffer</em> e una serie di tool di analisi che possono essere impiegati con qualsiasi scheda wireless munita di supporto per il <em>monitor mode</em>.</p>
<p>Dopo aver effettuato il download dal sito ufficiale dovremo procedere all&#8217;installazione; per farlo si consiglia di seguire le istruzioni presenti sul sito dell&#8217;autore; se avete Ubuntu ve la caverete con l&#8217;istruzione:</p>
<blockquote>
<pre>$ sudo apt-get install aircrack-ng</pre>
</blockquote>
<p><strong>Il Monitor Mode</strong></p>
<p>Le schede di rete funzionano normalmente in una modalità che legge in prima istanza il <strong>MAC Address</strong> del pacchetto catturato e lo scarta automaticamente se non è indirizzato nostro host. Per i nostri fini è invece necessario poter catturare tutto il traffico &#8220;circolante&#8221;.<br />
La modalità <strong>Monitor</strong> permette la ricezione del pacchetto anche nel caso in cui il nostro host non sia associato con l&#8217;access point o il terminale che lo ha generato.<br />
Per impostare la scheda di rete nella modalità Monitor, si utilizzano comunemente le seguenti istruzioni:</p>
<blockquote>
<pre>$ su
# airmon-ng stop &lt;interfaccia&gt;
# airmon-ng start &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/airmon.png" border="0" alt="" /></p>
<p>Per verificare se il <strong>Monitor Mode</strong> sia stato attivato correttamente sarà sufficiente lanciare il comando:</p>
<blockquote>
<pre># iwconfig</pre>
</blockquote>
<p>e leggere il valore del campo Mode dall&#8217;output del comando.</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/monitor.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Sniffing dei pacchetti</strong></p>
<p>Si definisce &#8220;sniffing&#8221; l&#8217;attività di intercettazione passiva dei dati che transitano in una rete telematica. Lo sniffing, in pratica, non è altro che la cattura dei pacchetti in transito su una rete.<br />
Per visualizzare l&#8217;elenco delle reti sotto monitoraggio è sufficiente lanciare il comando</p>
<blockquote>
<pre># airodump-ng &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>Lanciato senza altri parametri il comando citato non salva i pacchetti ricevuti da nessuna parte ma si limita a fare <em>polling</em> tra tutti i canali alla ricerca del massimo numero di reti possibile (il polling consiste nel provare a connettersi su tutti i canali ad intervalli regolari di tempo).</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/airodump.png" border="0" alt="" /></p>
<p>Questa fase, generalmente, percede lo sniffing vero e proprio; in questa fase preliminare, in sostanza, si &#8220;sceglie la vittima&#8221; dell&#8217;attacco. Per farlo sarà innanzituitto necessario appuntarsi alcune informazioni sulla rete individuata:</p>
<ul>
<li>BSSID</li>
<li>ESSID</li>
<li><a id="ed_Id_1" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">Channel</a> (<a id="ed_Id_2" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">canale</a>)</li>
<li>SSID del/dei client/s</li>
</ul>
<p>Fatto questo sarà possibile lanciare il comando che avvia lo sniffing vero e proprio e salva su file il traffico catturato:</p>
<blockquote>
<pre># airodump-ng -c &lt;<a id="ed_Id_3" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">canale</a>&gt; -b &lt;BSSID&gt; -w &lt;filedicattura.ivs&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>A questo punto, a seconda del tipo di protezione che difende la rete-obiettivo si può agire con tecniche differenti.<br />
In certi casi, a dire il vero non frequentissimi, gli access point si proteggono da attacchi esterni tramite il <strong>MAC filtering</strong>, che consiste nell&#8217;accettare connessioni soltanto dagli host il cui indirizzo sia presente in una lista dedicata (whitelist).<br />
Sfruttando il fatto che almeno il MAC address dell&#8217;utente proprietario della rete sia presente in whitelist si può tentare di attaccare questo sistema facendo <strong>MAC Spoofing</strong>, ovvero cambiando con una riga di comando il proprio MAC Address con quello del proprietario della rete, che può essere ricavato ad esempio dalla lista delle connessioni tracciate da airodump.<br />
I seguenti comandi cambiano il proprio indirizzo MAC con quello inserito come argomento:</p>
<blockquote>
<pre># ifconfig &lt;interfaccia&gt; down
# ifconfig &lt;interfaccia&gt; hw ether &lt;nuovo_mac&gt;
# ifconfig &lt;interfaccia&gt; up</pre>
</blockquote>
<p><strong>Cracking WEP</strong></p>
<p>Come già accennato il WEP ha un difetto di implementazione che lo rende vulnerabile ad un attacco basato su un semplice calcolo statistico: qualora si sia intercettata una quantità sufficiente di traffico l&#8217;attacco ha percentuali di riuscita vicine al 99%.</p>
<p>Se il nostro obiettivo è bucare (o meglio testare) una rete protetta con WEP, il primo passo da compiere è, quindi, quello di catturare un adeguato numero di pacchetti nel più breve tempo possibile. Per farlo una comune attività di sniffing potrebbe essere sufficiente.<br />
Qualora si desideri velocizzare l&#8217;operazione è possibile utilizzare in combinazione tecniche di <strong>fake association</strong> e <strong>packet injection</strong>: con la prima tecnica si crea un&#8217;associazione fittizia con l&#8217;access point vittima mentre con la seconda si fa in modo che nella rete circolino un gran numero di pacchetti.<br />
In questo modo sarà sufficiente pochissimo tempo per raccogliere il nostro bottino.</p>
<p>Il comando che mette in pratica quanto appena descritto è aireplay-ng, lanciato coi parametri indicati:</p>
<p>1) Per la &#8220;Fake Association&#8221;</p>
<blockquote>
<pre># aireplay-ng -1 0 -e &lt;ESSID&gt; -a &lt;BSSID&gt; -h &lt;mio_mac&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>2) Per il &#8220;Packet Injection&#8221;</p>
<blockquote>
<pre># aireplay-ng -3 -b &lt;BSSID&gt; -h &lt;mio_mac&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>Al termine delle operazioni lanciamo il comando:</p>
<blockquote>
<pre># aircrack-ng &lt;filedicattura.ivs&gt;</pre>
</blockquote>
<p>&#8230;ed attendiamo il responso.</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/aircrack.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Cracking WPA-PSK</strong></p>
<p>Le reti WPA-PSK fortunatamente non soffrono della grave vulnerabilità del protocollo WEP. Craccare una rete di questo tipo necessità, pertanto, di un approccio per tentativi in cerca della giusta <em>passphrase</em>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo preliminare è catturare un <em>handshake</em> valido. Per chi non lo sapesse l&#8217;handshake è una sequenza di pacchetti scambiati tra un client autorizzato e un Access Point che porta all&#8217;autenticazione.</p>
<p>Per conseguire questo primo fine si possono seguire due strade, la prima è aspettare che un client si connetta spontaneamente, la seconda è usare il <strong>Deauthentication attack</strong>.<br />
Il principio è far disconnettere un client con lo scopo di fargli ripetere la procedura di autenticazione, che sarà attentamente catturata dal nostro sniffer.<br />
La prima opzione, che pare a prima vista &#8220;poco furba&#8221;, diventa l&#8217;unica praticabile quando nessun client è connesso alla rete obiettivo.</p>
<p>Una volta catturato l&#8217;handshake si passa alla ricerca della passphrase.<br />
Per questioni di tempo è impensabile effettuare un attacco a tentativi col grezzo &#8220;brute force&#8221; (prova sequenziale di tutte le combinazioni di un insieme di caratteri detto &#8220;charset&#8221;). E&#8217; da preferire un <strong>attacco a dizionario</strong>, che però richiede una <em>wordlist</em> (lista di parole di senso compiuto normalmente utilizzate come password; ad esempio nomi di persona) di buona qualità per risultare efficiente.<br />
Una volta ottenuta la wordlist sarà sufficiente eseguire il comando:</p>
<blockquote>
<pre>aircrack-ng -w &lt;wordlist.txt&gt; -b &lt;mac_address&gt; &lt;filedicattura.ivs&gt;</pre>
</blockquote>
<p>ed attendere speranzosi che la password cercata sia nel dizionario.<br />
Un tipo di attacco di questo tipo andrà difficilmente a buon fine se la password è stata scelta con le dovute cautele.</p>
<p><strong>Evoluzione del cracking e difesa della rete</strong></p>
<p>Ovviamente questo testo non ha pretese di esaustività nel trattare la materia del cracking di una rete senza fili: esistono, infatti, tecniche più sofisticate che sfruttano altri tipi di vulnerabilità ma di più difficile applicazione. Di contro sono veramente pochi gli utenti in grado di utilizzare metodi differenti da quelli qui descritti.</p>
<p>Negli ultimi tempi sono stati sviluppati sistemi software che velocizzano il numero di operazioni effettuabili nell&#8217;arco di tempo in un attacco: i più interessanti sfruttano i velocissimi <strong>processori grafici</strong>, molto adatti per fare calcoli di questa natura, oppure sono basati sulla <strong>programmazione distribuita</strong> (il calcolo viene affidato non a una sola macchina ma ad una rete di calcolatori). Questo genere di innovazioni può minare anche la sicurezza delle password più sofisticate e di lunghezza medio-alta.</p>
<p>Per proteggersi dal WEP, pare scontato che l&#8217;unica soluzione sia non usarlo. Il WEP non è mai sicuro, e il cracking risulta facile qualsiasi sia la passphrase impiegata.<br />
Il WPA-PSK offre protezione buona a patto che la password sia sufficientemente lunga, composta da vari tipi di caratteri (maiuscole/minuscole/numeri/caratteri speciali) e non sia una parola potenzialmente presente nel dizionario. La sicurezza cresce esponenzialmente con ogni carattere in più aggiunto alla password!<br />
In ogni caso, quando possibile, il sistema migliore è certamente passare a WPA2-AES oppure, soluzione consigliata in ambito professionale, dotarsi di un server di autenticazione, ad esempio un server RADIUS.</p>
<p><a href="http://www.mrwebmaster.it/sicurezza/articoli/cracking-reti-wi-fi_1083.html">Fonte mr webmaster</a></p>
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		<title>Gestori di pacchetti</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/gestori-di-pacchetti/</link>
		<comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/gestori-di-pacchetti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[OS]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Soluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category>
		<category><![CDATA[pacchetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-415" title="synaptic" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/synaptic.png" alt="synaptic" width="128" height="128" />Una delle tante filosofie del mondo Open Source riguarda l&#8217;economia del software, come concetto di base si tende a non replicare nel sistema codice o componente che già è stato implementato da un altro programmatore. Questi componenti vengono distribuiti attraverso internet in file compressi e vengono chiamati pacchetti o packange. Dal punto di vista del programmatore questa è la soluzione migliore ma dal punto di vista dell&#8217;utente, specialmente per chi non ha molta esperienza, può diventare un incubo. Infatti, per poter installare un determinato software bisogna installare prima i pacchetti necessari al suo funzionamento, stando attenti che questi pacchetti a loro volta non richiedano altri pacchetti per poter funzionare e così via; nel gergo Open Source questo procedimento viene chiamato “Risoluzione delle dipendenze”. Per ovviare a questo problema si utilizzano dei programmi appositamente costruiti che sono i “Gestori di Pacchetti”. Attualmente oltre a risolvere le dipendenze i gestori di pacchetti provvedono alla ricerca del software, al download, all&#8217;installazione e alla configurazione. Attualmente l&#8217;utente finale deve solo scegliere il programma che più preferisce, attendere il download, la configurazione ed utilizzare il software. Lo stesso gestore si occupa di rimuovere i programmi, di mantenere aggiornato il sistema, occuparsi dell&#8217;upgrade di versione della distribuzione (ad es. Ubuntu), di aggiornare i driver, ecc., mantenendo sempre pulito e stabile il sistema anche dopo anni e anni di installazione e rimozione del software.</p>
<p><span id="more-516"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi esistono diverse tecnologie per la gestione dei pacchetti, questa situazione è dovuta alla moltitudine delle distribuzioni GNU/Linux esistenti, infatti, ognuna di essa utilizza un gestore diverso. I gestori largamente usati sono:</p>
<ul>
<li>YUM, utilizzato in 	Fedora Core;</li>
</ul>
<ul>
<li>up2date, utilizzato dai sistemi Red Hat Enterprise Linux. La sua versatilità lo fa dialogare anche con reti di distribuzione YUM e APT che contengono pacchetti RPM;</li>
</ul>
<ul>
<li>YasT, utilizzato 	nelle distribuzioni Linux SUSE;</li>
</ul>
<ul>
<li>urpmi, utilizzato da 	Mandrakelinux;</li>
</ul>
<ul>
<li>Advanced Packaging 	Tool (APT) per RPM</li>
</ul>
<ul>
<li>dpkg utilizzato per primo sulle distribuzioni Debian GNU/Linux e poi da altre distribuzioni. Utilizza un formato di pacchetti .deb ed è stato il primo a risolvere le dipendenze.</li>
</ul>
<ul>
<li>portage/emerge utilizzato su Gentoo, famoso perché a differenza degli altri (che scaricano il programma già compilato) scarica il codice sorgente e provvede ad ottimizzarlo e compilarlo per l&#8217;hardaware installato sul computer, in questo modo si ha un software ottimizzato per il proprio computer e non uno generico che va bene per tutti.</li>
</ul>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<h4>Esempio pratico</h4>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Attualmente se voglio installare un programma o una libreria su un sistema GNU/Linux le uniche cose di cui mi devo preoccupare è decidere quale programma mi serve, al resto (download, istallazione e configurazione) ci pensa il gestore dei pacchetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Oggi ho comprato un bel DVD contenente una delle mie opere preferite “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, logicamente dopo aver speso un sacco di soldi vorrei farmi un bel Backup del disco, devo trovare un programma che mi permetta di farlo. Prima di tutto apro il gestore dei pacchetti che sul mio sistema (Kubuntu) è Adept (interfaccia grafica di dpkg-apt)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" align="justify"><img class="size-medium wp-image-527 aligncenter" title="mini_schermata1" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata1-300x183.png" alt="mini_schermata1" width="300" height="183" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il gestore dei pacchetti mi permette due tipi di visualizzazioni: il software disposto per categorie (come nel menù di sistema) oppure in ordine alfabetico, scelgo per categorie così posso trovare più facilmente il mio programma</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="mini_schermata3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata3-300x258.png" alt="mini_schermata3" width="300" height="258" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tramite la casella cerca trovo il software che mi interessa, in questo caso è k9copy (purtroppo ancora le descrizioni dei programmi sono ancora in inglese, solo le descrizioni) che mi permette di fare un backup di un film DVD 9GB su un supporto da 4.7GB, del tutto simile a DVDShrink esistente sui sistemi Microsoft Windows:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-530" title="mini_schermata4" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata4-300x253.png" alt="mini_schermata4" width="300" height="253" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Seleziono e clicco su “Applica le modifiche” e attendo il download dei 5 MB necessari</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-531" title="mini_schermata5" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata5-300x253.png" alt="mini_schermata5" width="300" height="253" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Al termine del download il gestore provvederà ad installare e a configurare il programma appena scaricato:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-532" title="mini_schermata6" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata6-300x254.png" alt="mini_schermata6" width="300" height="254" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Appena completata l&#8217;installazione il programma sarà subito disponibile nel menù di sistema sotto la categoria Multimedia, stessa catalogazione del gestore dei pacchetti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-533" title="mini_schermata7" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata7-300x110.png" alt="mini_schermata7" width="300" height="110" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ecco k9copy in azione:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-534" title="mini_schermata8" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata8-300x233.png" alt="mini_schermata8" width="300" height="233" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il programma è totalmente in italiano e rispecchia la descrizione contenuta nel gestore dei pacchetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Successivamente mi accorgo che nel trascrivere su disco un vecchio backup di un DVD fatto con Clone CD non mi viene riconosciuta l&#8217;immagine. Come al solito apro il gestore dei pacchetti (stavolta con l&#8217;altra visualizzazione) e cerco Clone CD e trovo la mia libreria.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-535" title="mini_schermata9" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mini_schermata9-300x248.png" alt="mini_schermata9" width="300" height="248" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Dopo aver cliccato su Applica modifiche come al solito verrà scaricata, installata e configurata la libreria. Ad esempio sarà usata come: plug-in nel programma di masterizzazione, come un normale programma se dispone di un&#8217;interfaccia grafica, oppure, dalla linea di comando.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In questo articolo ho cercato di portare a conoscenza i grossi passi avanti fatti dalle distribuzioni GNU/Linux riguardante l&#8217;installazione del software. Fino a poco tempo fa per un nuovo utente riuscire ad installare un software, senza troppe preoccupazioni, era quasi impossibile, infatti, ancora oggi si pensa che per installare i programmi sui sistemi Linux sia sempre necessario compilare i sorgenti e risolvere le dipendenze, attualmente sulla maggior parte delle distribuzioni tutto il software che si scarica è già precompilato e le dipendenze vengono risolte in automatico. Esistono distribuzioni come Gentoo che ottimizzano il software per l&#8217;hardware in uso compilando il codice sorgente del programma prima di installarlo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Infine vorrei fare un&#8217;osservazione prima di concludere: attualmente sulla maggior parte dei sistemi GNU/Linux servono due clic per installare e usare qualsiasi tipo di software senza pagare nulla, cosa che non succede su altri sistemi.</p>
<h4>Collegamenti utili</h4>
<div><a href="http://sourceforge.net/" target="_blank">http://sourceforge.net/</a> Sito di riferimento per il mondo Open Source per il download dei sorgenti dei programmi.</div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><a href="http://www.kde-apps.org/" target="_blank">http://www.kde-apps.org/</a> , sito in inglese che illustra le applicazioni disponibili per KDE, molto utile per i meno esperti, contenente recensioni suoi programmi disponibili.</p>
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