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	<title>Arturu.it &#187; wi-fi</title>
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	<description>La necessità di parlare, l&#039;imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l&#039;uomo più grande.</description>
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		<title>Cracking di reti Wi-Fi</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/10/21/cracking-di-reti-wi-fi/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 21:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
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		<category><![CDATA[Ubuntu & C.]]></category>
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Gli ultimi anni sono stati segnati da una diffusione significativa delle connessioni wi-fi sia in ambito domestico che lavorativo. In entrambi gli ambiti, tuttavia, troppo spesso si sottovalutano i rischi connessi alla sicurezza delle reti wireless; il più degli utenti, infatti, ignora che il cracking di queste reti può essere davvero molto semplice e, fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-575" title="tux_scorpione" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/tux_scorpione.jpg" alt="tux_scorpione" width="100" height="100" />Gli ultimi anni sono stati segnati da una diffusione significativa delle <strong>connessioni wi-fi</strong> sia in ambito domestico che lavorativo. In entrambi gli ambiti, tuttavia, troppo spesso si sottovalutano i rischi connessi alla sicurezza delle reti wireless; il più degli utenti, infatti, ignora che il cracking di queste reti può essere davvero molto semplice e, fatto ancor più grave, può essere messo in pratica con successo anche da utenti poco esperti.</p>
<p>Questo breve articolo si propone di illustrare, anche attraverso esempi pratici, le tecniche di cracking più comuni al fine di consentire al lettore di adottare le opportune contromisure necessarie a mettere in sicurezza la propria rete senza fili.<br />
<span id="more-649"></span><br />
<strong>Reti WEP e WPA</strong></p>
<p>Attualmente la quasi totalità delle reti wi-fi è protetta mediante gli standard WEP e WPA-PSK.<br />
Il <strong>WEP</strong> (Wired Equivalent Privacy) è uno standard basato sull&#8217;algoritmo di cifratura dei dati RC4, il quale ha il vantaggio di essere molto veloce ma poco sicuro: nella particolare implementazione utilizzata, infatti, sono stati riscontrati difetti gravissimi che permettono il calcolo della chiave di rete a partire da dati ottenuti dall&#8217;analisi del traffico criptato.<br />
Il <strong>WPA-PSK</strong> (Wi-Fi Protected Access / Pre Shared Keys) è un protocollo creato per tamponare il problema scaturito dal fallimento del WEP. Utilizza chiavi di criptazione dinamiche a 128 bit e combina la chiave in uso con un vettore di inizializzazione (IVS). Le chiavi variano dinamicamente e la stessa non compare mai due volte consecutive.<br />
<strong>WPA2-AES</strong> è l&#8217;evoluzione dei protocolli precedenti, più robusto dei due sistemi appena trattati.</p>
<p><strong>La suite Aircrack-ng</strong></p>
<p>Per gli esempi pratici di questo articolo useremo la nota suite per l&#8217;auditing di reti wireless <em>Aircrack-ng</em> su sistema operativo Linux (è possibile, anche se più problematico, utilizzare la suite anche su sistemi Windows).<br />
Aircrack-ng offre all&#8217;utilizzatore un <em>packet sniffer</em> e una serie di tool di analisi che possono essere impiegati con qualsiasi scheda wireless munita di supporto per il <em>monitor mode</em>.</p>
<p>Dopo aver effettuato il download dal sito ufficiale dovremo procedere all&#8217;installazione; per farlo si consiglia di seguire le istruzioni presenti sul sito dell&#8217;autore; se avete Ubuntu ve la caverete con l&#8217;istruzione:</p>
<blockquote>
<pre>$ sudo apt-get install aircrack-ng</pre>
</blockquote>
<p><strong>Il Monitor Mode</strong></p>
<p>Le schede di rete funzionano normalmente in una modalità che legge in prima istanza il <strong>MAC Address</strong> del pacchetto catturato e lo scarta automaticamente se non è indirizzato nostro host. Per i nostri fini è invece necessario poter catturare tutto il traffico &#8220;circolante&#8221;.<br />
La modalità <strong>Monitor</strong> permette la ricezione del pacchetto anche nel caso in cui il nostro host non sia associato con l&#8217;access point o il terminale che lo ha generato.<br />
Per impostare la scheda di rete nella modalità Monitor, si utilizzano comunemente le seguenti istruzioni:</p>
<blockquote>
<pre>$ su
# airmon-ng stop &lt;interfaccia&gt;
# airmon-ng start &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/airmon.png" border="0" alt="" /></p>
<p>Per verificare se il <strong>Monitor Mode</strong> sia stato attivato correttamente sarà sufficiente lanciare il comando:</p>
<blockquote>
<pre># iwconfig</pre>
</blockquote>
<p>e leggere il valore del campo Mode dall&#8217;output del comando.</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/monitor.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Sniffing dei pacchetti</strong></p>
<p>Si definisce &#8220;sniffing&#8221; l&#8217;attività di intercettazione passiva dei dati che transitano in una rete telematica. Lo sniffing, in pratica, non è altro che la cattura dei pacchetti in transito su una rete.<br />
Per visualizzare l&#8217;elenco delle reti sotto monitoraggio è sufficiente lanciare il comando</p>
<blockquote>
<pre># airodump-ng &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>Lanciato senza altri parametri il comando citato non salva i pacchetti ricevuti da nessuna parte ma si limita a fare <em>polling</em> tra tutti i canali alla ricerca del massimo numero di reti possibile (il polling consiste nel provare a connettersi su tutti i canali ad intervalli regolari di tempo).</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/airodump.png" border="0" alt="" /></p>
<p>Questa fase, generalmente, percede lo sniffing vero e proprio; in questa fase preliminare, in sostanza, si &#8220;sceglie la vittima&#8221; dell&#8217;attacco. Per farlo sarà innanzituitto necessario appuntarsi alcune informazioni sulla rete individuata:</p>
<ul>
<li>BSSID</li>
<li>ESSID</li>
<li><a id="ed_Id_1" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">Channel</a> (<a id="ed_Id_2" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">canale</a>)</li>
<li>SSID del/dei client/s</li>
</ul>
<p>Fatto questo sarà possibile lanciare il comando che avvia lo sniffing vero e proprio e salva su file il traffico catturato:</p>
<blockquote>
<pre># airodump-ng -c &lt;<a id="ed_Id_3" style="border-bottom: medium none; text-decoration: underline; color: #009900; cursor: pointer;">canale</a>&gt; -b &lt;BSSID&gt; -w &lt;filedicattura.ivs&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>A questo punto, a seconda del tipo di protezione che difende la rete-obiettivo si può agire con tecniche differenti.<br />
In certi casi, a dire il vero non frequentissimi, gli access point si proteggono da attacchi esterni tramite il <strong>MAC filtering</strong>, che consiste nell&#8217;accettare connessioni soltanto dagli host il cui indirizzo sia presente in una lista dedicata (whitelist).<br />
Sfruttando il fatto che almeno il MAC address dell&#8217;utente proprietario della rete sia presente in whitelist si può tentare di attaccare questo sistema facendo <strong>MAC Spoofing</strong>, ovvero cambiando con una riga di comando il proprio MAC Address con quello del proprietario della rete, che può essere ricavato ad esempio dalla lista delle connessioni tracciate da airodump.<br />
I seguenti comandi cambiano il proprio indirizzo MAC con quello inserito come argomento:</p>
<blockquote>
<pre># ifconfig &lt;interfaccia&gt; down
# ifconfig &lt;interfaccia&gt; hw ether &lt;nuovo_mac&gt;
# ifconfig &lt;interfaccia&gt; up</pre>
</blockquote>
<p><strong>Cracking WEP</strong></p>
<p>Come già accennato il WEP ha un difetto di implementazione che lo rende vulnerabile ad un attacco basato su un semplice calcolo statistico: qualora si sia intercettata una quantità sufficiente di traffico l&#8217;attacco ha percentuali di riuscita vicine al 99%.</p>
<p>Se il nostro obiettivo è bucare (o meglio testare) una rete protetta con WEP, il primo passo da compiere è, quindi, quello di catturare un adeguato numero di pacchetti nel più breve tempo possibile. Per farlo una comune attività di sniffing potrebbe essere sufficiente.<br />
Qualora si desideri velocizzare l&#8217;operazione è possibile utilizzare in combinazione tecniche di <strong>fake association</strong> e <strong>packet injection</strong>: con la prima tecnica si crea un&#8217;associazione fittizia con l&#8217;access point vittima mentre con la seconda si fa in modo che nella rete circolino un gran numero di pacchetti.<br />
In questo modo sarà sufficiente pochissimo tempo per raccogliere il nostro bottino.</p>
<p>Il comando che mette in pratica quanto appena descritto è aireplay-ng, lanciato coi parametri indicati:</p>
<p>1) Per la &#8220;Fake Association&#8221;</p>
<blockquote>
<pre># aireplay-ng -1 0 -e &lt;ESSID&gt; -a &lt;BSSID&gt; -h &lt;mio_mac&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>2) Per il &#8220;Packet Injection&#8221;</p>
<blockquote>
<pre># aireplay-ng -3 -b &lt;BSSID&gt; -h &lt;mio_mac&gt; &lt;interfaccia&gt;</pre>
</blockquote>
<p>Al termine delle operazioni lanciamo il comando:</p>
<blockquote>
<pre># aircrack-ng &lt;filedicattura.ivs&gt;</pre>
</blockquote>
<p>&#8230;ed attendiamo il responso.</p>
<p align="center"><img src="http://www.mrwebmaster.it/images/articoli/sicurezza_cracking_wifi/aircrack.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Cracking WPA-PSK</strong></p>
<p>Le reti WPA-PSK fortunatamente non soffrono della grave vulnerabilità del protocollo WEP. Craccare una rete di questo tipo necessità, pertanto, di un approccio per tentativi in cerca della giusta <em>passphrase</em>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo preliminare è catturare un <em>handshake</em> valido. Per chi non lo sapesse l&#8217;handshake è una sequenza di pacchetti scambiati tra un client autorizzato e un Access Point che porta all&#8217;autenticazione.</p>
<p>Per conseguire questo primo fine si possono seguire due strade, la prima è aspettare che un client si connetta spontaneamente, la seconda è usare il <strong>Deauthentication attack</strong>.<br />
Il principio è far disconnettere un client con lo scopo di fargli ripetere la procedura di autenticazione, che sarà attentamente catturata dal nostro sniffer.<br />
La prima opzione, che pare a prima vista &#8220;poco furba&#8221;, diventa l&#8217;unica praticabile quando nessun client è connesso alla rete obiettivo.</p>
<p>Una volta catturato l&#8217;handshake si passa alla ricerca della passphrase.<br />
Per questioni di tempo è impensabile effettuare un attacco a tentativi col grezzo &#8220;brute force&#8221; (prova sequenziale di tutte le combinazioni di un insieme di caratteri detto &#8220;charset&#8221;). E&#8217; da preferire un <strong>attacco a dizionario</strong>, che però richiede una <em>wordlist</em> (lista di parole di senso compiuto normalmente utilizzate come password; ad esempio nomi di persona) di buona qualità per risultare efficiente.<br />
Una volta ottenuta la wordlist sarà sufficiente eseguire il comando:</p>
<blockquote>
<pre>aircrack-ng -w &lt;wordlist.txt&gt; -b &lt;mac_address&gt; &lt;filedicattura.ivs&gt;</pre>
</blockquote>
<p>ed attendere speranzosi che la password cercata sia nel dizionario.<br />
Un tipo di attacco di questo tipo andrà difficilmente a buon fine se la password è stata scelta con le dovute cautele.</p>
<p><strong>Evoluzione del cracking e difesa della rete</strong></p>
<p>Ovviamente questo testo non ha pretese di esaustività nel trattare la materia del cracking di una rete senza fili: esistono, infatti, tecniche più sofisticate che sfruttano altri tipi di vulnerabilità ma di più difficile applicazione. Di contro sono veramente pochi gli utenti in grado di utilizzare metodi differenti da quelli qui descritti.</p>
<p>Negli ultimi tempi sono stati sviluppati sistemi software che velocizzano il numero di operazioni effettuabili nell&#8217;arco di tempo in un attacco: i più interessanti sfruttano i velocissimi <strong>processori grafici</strong>, molto adatti per fare calcoli di questa natura, oppure sono basati sulla <strong>programmazione distribuita</strong> (il calcolo viene affidato non a una sola macchina ma ad una rete di calcolatori). Questo genere di innovazioni può minare anche la sicurezza delle password più sofisticate e di lunghezza medio-alta.</p>
<p>Per proteggersi dal WEP, pare scontato che l&#8217;unica soluzione sia non usarlo. Il WEP non è mai sicuro, e il cracking risulta facile qualsiasi sia la passphrase impiegata.<br />
Il WPA-PSK offre protezione buona a patto che la password sia sufficientemente lunga, composta da vari tipi di caratteri (maiuscole/minuscole/numeri/caratteri speciali) e non sia una parola potenzialmente presente nel dizionario. La sicurezza cresce esponenzialmente con ogni carattere in più aggiunto alla password!<br />
In ogni caso, quando possibile, il sistema migliore è certamente passare a WPA2-AES oppure, soluzione consigliata in ambito professionale, dotarsi di un server di autenticazione, ad esempio un server RADIUS.</p>
<p><a href="http://www.mrwebmaster.it/sicurezza/articoli/cracking-reti-wi-fi_1083.html">Fonte mr webmaster</a></p>
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		<title>Wi-Max com&#8217;è andata a finire..</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/wi-max-come-andata-a-finire/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-35" title="amarok-alt" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/amarok-alt.png" alt="amarok-alt" width="128" height="128" />L&#8217;asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per il gusto di contestare? oppure c&#8217;è qualcosa che non và&#8230; In questo articolo cercherò di affrontare il problema e andare a vedere perché alcuni si ostinano a contestare anche quando sembrerebbe tutto risolto.<span id="more-599"></span></p>
<h4>La situazione italiana.</h4>
<p align="justify">Le licenze per l&#8217;utilizzo delle frequenze sono state assegnate. I costi sono esorbitanti, in totale <strong>136.337.000</strong> di euro, un valore molto superiore a quello registrato negli altri paesi europei, + 176% sulla base d&#8217;asta. Molti temono, specialmente le associazioni consumatori che le spese folli per le licenze portino ad un costo elevatissimo del servizio come è già successo per l&#8217;UMTS, cioè che il servizio diventi costoso a fronte del proposito di superare il problema del digital divide italiano.</p>
<p align="justify"><em>Una competizione vivace, che secondo il ministro delle TLC Paolo Gentiloni è &#8220;testimonianza sia dell&#8217;interesse per questa nuova tecnologia di <em>banda larga senza fili</em>, sia dell&#8217;impegno che le imprese vincitrici vorranno sostenere per far partire in Italia i servizi WiMax&#8221;. (si poteva fare benissimo statale, come avrebbero voluto molte regioni, provincie e comuni, ndr).</em></p>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/30.jpg" border="0" alt="copertura AIRadsl e AFT" width="500" height="348" /></div>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/31.jpg" border="0" alt="blocco B" width="500" height="350" /></div>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/32.jpg" border="0" alt="blocco c" width="500" height="353" /></div>
<p align="justify">Le frequenze assegnate, su cui si dovrà costruire le reti WiMax, sono da 3,4 a 3,6 GHz. Sono proprio queste bande di frequenze che generano molte discussioni e malcontenti.</p>
<h4>La questione delle frequenze</h4>
<p align="justify">Per costruire una rete senza fili le frequenze che si scelgono per trasmettere i dati sono vitali. Detto semplicemente: <span style="text-decoration: underline;">più</span> alta è la frequenza <span style="text-decoration: underline;">meno</span> lontano andrà il segnale. In termini pratici: a 900 MHz (0,9 GHz) si riesce ad arrivare fino a 25 Km (in aree extraurbane) con i 1800 MHz (1,8 GHz, il famoso dualband) bisogna scendere a 6 Km. All&#8217;avvento dell&#8217;UMTS, HSDPA e simili si è scelta come frequenza i 2,1 GHz, questo ha fatto si che delle tecnologie molto superiori al GSM hanno delle prestazioni pessime sulla distanza e decenti vicino alla cella. All&#8217;epoca del lancio dell&#8217;UMTS le compagnie per migliorare le prestazioni furono costrette ad avvicinare ed aumentare il numero di celle, di consegueza aumentarono i costi. Per un approfondimento su questo tema è utile leggere <a href="http://www.mvpnetwork.it/attualita/sitoriali/il-wimax-fa-schifo-se-non-si-conosce.html" target="_blank">questo articolo</a>. Visto cosa è successo con l&#8217;UMTS, l&#8217;HSDPA, ecc, non è servito d&#8217;esperienza, per il WiMax si è scelto comunque di utilizzare le frequenze molto alte che vanno da 3,4 a 3,6 GHz.</p>
<p align="justify">Questo modo di procedere, dalla scelta delle frequenze alla messa all&#8217;asta delle frequenze, fa diventare il WiMax da molto economico e affidabile a molto costoso e poco perfomante. Chi costruirà le reti dovrà prima di tutto costruire altre celle (ripetitori e antenne per intenderdi) molto più vicine rispetto a quelle già presenti (quindi con tutte le problematiche del caso, vedasi tutti i permessi e resistenze dei cittadini a mettere nuove antenne vicino alle case) che faranno lievitare i costi. Secondo, le compagnie dovranno rientrare dei costi delle licenze, sempre se non venderanno a pezzetti le aree ad altre compagnie (è previsto dal bando di gara, se chi si aggiudica la gara non utilizzerà le frequenze dovrà rivendere a chi ne faccia richiesta) che faranno lievitare i costi.</p>
<p align="justify">Sul problema delle frequenze è utile leggere <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2233043" target="_blank">questo articolo</a> (vicenda) e <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2234514" target="_blank">questo articolo</a> (per sapere come è andata a finire), la vicenda poteva servire da esperienza per l&#8217;Italia, ma non è stato così.</p>
<h4>In altri paesi che si fa? Funziona?</h4>
<p align="justify">Alcuni paesi hanno più saggiamente scelto (a partire dall&#8217;UMTS, l&#8217;HSDPA, ecc.), frequenze molto più lunghe (basse). Queste scelte hanno portato dei vantaggi notevoli, in alcuni casi a prestazioni superiori alle aspettative come in Giappone.</p>
<p align="justify">Negli USA si vorrebbe costruire una rete WiMax nazionale e coprire tutto il territorio degli Stati Uniti. Per questo ci sono stati degli investimenti di circa 2,7 miliardi di dollari (1,7 miliardi di euro) si pensa che si riuscirà a costruire la rete entro 12-24 mesi. Ma la cosa più importante è la frequenza che si adotterà: saranno i 700 MHz (0,7 GHz). Per approfondire leggere <a href="http://punto-informatico.it/2235606/Telefonia/News/WiMax--S-igrave---mettiamoci-qualche-miliardo-di-dollari/p.aspx" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
<p align="justify">In Giappone, molto più avanzati, l&#8217;azienda <a href="http://www.nttdocomo.com/" target="_blank">NTT DoCoMo</a> dal 2006 si sta attrezzando (terminerà nel 2009) ad incrementare le velocità dell&#8217;HSDPA e dell&#8217;HSUPA fino a 300 Mbit in download e 75 Mbit in upload, questa azienda utilizza come frequenza i 20 MHz (0,02 GHz), approfondimento su <a href="http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2237023" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p align="justify">Trarre delle conclusioni è facile.</p>
<p align="justify"><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;utilità e l&#8217;economicità di una tecnologia dipende da chi decide e amministra.</span></p>
<p align="justify">Ciao, Arturu.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wi-MAX: l(&#8217;)a (a)rivoluzione democratica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal 2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare ma sta diventanto (come al solito) la gallina d&#8217;oro per i soliti operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere l&#8217;evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che con un costo irrisorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-321" title="network_local3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/network_local3.png" alt="network_local3" width="128" height="128" />Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal 2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare ma sta diventanto (come al solito) la gallina d&#8217;oro per i soliti operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere l&#8217;evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che con un costo irrisorio (intorno ai 1000 euro ogni 7850 km<sup>2</sup>) permette di collegare ad internet qualsiasi persona munita di computer, PDA, Smartphone e cellulare con velocità a partire da 1 Mbit/s fino a 70 Mbit/s. In questo articolo cercherò, nel limite delle mie capacità mentali, di affrontare questo problema controverso&#8230;</p>
<p><span id="more-591"></span></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-595" title="wimax" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/wimax.jpg" alt="wimax" width="300" height="210" />WiMAX è una tecnologia di trasmissione senza fili d&#8217;accesso a banda larga, in grado di fornire elevate prestazioni, in termini di velocità di trasmissione di dati, a basso costo. La possibilità di essere utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalle caratteristiche geografiche (si possono utilizzare sistemi WiMAX, in tutti gli ambienti, dall’urbano al rurale), rende WiMAX competitivo sul mercato per ogni tipo di utenza (dall’azienda all&#8217;utente singolo). WiMAX è in grado di operare sia su bande di frequenza sottoposte a licenza (cioè porzioni dello spettro frequenziale assegnate in uso esclusivo dalle istituzioni governative preposte a enti e aziende, solitamente dietro compenso) che su bande &#8220;non licenziate&#8221; (cioè su frequenze per il cui utilizzo non vi è alcun pagamento). La tecnologia supporta velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s in aree metropolitane, utilizzando una tecnologia che non richiede la visibilità ottica tra le stazioni. Secondo i proponenti di WiMAX questa ampiezza di banda è sufficiente per supportare simultaneamente almeno 40 aziende con connettività di tipo T1 e 70 abitazioni con connettività al livello DSL da 1 Mbit/s.</em> (Definizione tratta da Wikipedia, per approfondire <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/WiMAX" target="_blank">clicca qui</a>).</p>
<h3>2. In Italia che succede&#8230;?</h3>
<p align="justify">Per rendere operativa una rete WiMAX sono essenziali le frequenze radio su cui far transitare il segnale. In Italia fino a qualche tempo fà, queste frequenze, erano utilizzate dal Ministero della Difesa. Di recente, il Ministero, ha migrato le comunicazioni su altre frequenze con la seguente motivazione: <em><a href="http://www.comunicazioni.it/approfondimenti/pagina18.html" target="_blank">un contributo all&#8217;eliminazione del DIGITAL-DIVIDE nel Bel Paese</a>, la creazione di un&#8217;alternativa al terrestre per quanto riguarda la connettività, la risoluzione della copertura dell&#8217;ultimo miglio</em>, ecc., ecc. &#8230; bla, bla, bla &#8230; e paroloni vari&#8230;</p>
<h4>2.1 Potenzialità&#8230;</h4>
<p align="justify">Wooow!!! Bellissima iniziativa!!! Dunque ogni comune con 1000 euro (100 più, 100 meno) ogni 50 km può installare una bella antenna e condividere la connessione, così facendo si riuscirebbe a coprire l&#8217;intero territorio italiano con una bella rete pubblica. I vantaggi potrebbero essere molteplici: connessione per tutti i computer della nazione, connessione di tutti i dispositivi mobili. Con un solo investimento (quasi irrisorio) si <strong>riducono di circa il 90% il costo</strong> delle connessioni ad internet e si <strong>azzerano</strong> i costi delle telefonate sia per la Pubblica Amministrazione che per i cittadini. Per chi non fosse a conoscenza: su qualsiasi computer connesso ad internet si possono usare i programmi di VoIP (il più famoso è Skype) per far transitare attraverso internet le telefonate, la stessa cosa si può fare con un portatile, PDA e Smartphone; ultimamente esistono alcuni cellulari (io conosco quello della <a href="http://www.macitynet.it/macprof/aA23865/index.shtml" target="_blank">Nokia</a> di qualche anno fa, intanto ne sono nati altri) che possono aggangiarsi alle reti wireless e con skype installato si può chiamare gratis un altro dispositivo connesso ad internet (in tutto il globo). C&#8217;è una nazione vicino a noi che è riuscita a realizzare tutto questo: la macedonia (per approfondimenti cliccare <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1351175" target="_blank">qui</a> e <a href="http://blog.iltuoweb.net/2005/12/07/la-macedonia-verso-lopen-source.html" target="_blank">qui</a>).</p>
<h4>2.2 Dalla fantasia alla realtà&#8230;</h4>
<p>Ritorniamo in Italia, ops, alla realtà&#8230;</p>
<p align="justify">In Italia si è deciso di dividere in territorio in grandi maxi-aree e mettere all&#8217;asta le relative frequenze a cui si può partecipare soltando avendo dei requisiti particolari (<a href="http://www.comunicazioni.it/ministero/ufficio_stampa/comunicati_stampa/pagina111.html" target="_blank">bando</a>). Tutto questo procedere sembra in netto contrasto con quanto, anche a livello Comunitario, sia stato sempre espresso come <em><span style="text-decoration: underline;">diritto  					d&#8217;accesso alla tecnologia</span></em> da parte dei cittadini, ispiratore di varie direttive EU in ambito ICT a far capo dalla nota <em>direttiva  					quadro</em> del Parlamento Europeo e del Consiglio, n. 2002/21/CE del 7 marzo 2002, che <em>&#8220;istituisce un quadro normativo comune  					per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica&#8221;</em> (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l24216a.htm" target="_blank">leggi</a>) e ribadito nei vari titoli  					del capitolo <em>&#8220;Società dell&#8217;Informazione&#8221;</em>, (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/s21012.htm#APPROCHE" target="_blank">leggi</a>).</p>
<p align="justify">Su questa decisione hanno protestato in molti, comprese alcune provincie e comuni (<a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/gara-wimax/polemiche-bando/polemiche-bando.html" target="_blank">come quello di genova</a>):</p>
<p align="justify"><em>Il punto è che questa promettente tecnologia banda larga senza fili è stata attesa per due anni, da vari soggetti, pubblici e privati; e ora che finalmente sta per essere lanciata si scontra con le aspettative di molti. Ognuno aveva fatto piani per utilizzarla ai propri scopi. &#8220;Noi avremmo voluto usare il WiMax per creare una rete cittadina a Genova, con servizi pubblici innovativi&#8221;, spiega a </em><em>Repubblica.it Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto Città Digitale. Il problema? &#8220;Per realizzare il nostro sogno saremmo costretti a concorrere con gli operatori, nell&#8217;asta prevista dal bando, per ottenere una licenza WiMax&#8221;, spiega Bollorino. &#8220;E con le risorse finanziarie di una pubblica amministrazione è cosa molto improbabile riuscire nell&#8217;intento. Tra l&#8217;altro non c&#8217;è nemmeno una licenza che vada bene per noi. Le licenze all&#8217;asta sono regionali o riguardano più regioni accorpate. Non ce ne sono per singole province&#8221;. </em></p>
<p align="justify">Queste licenze fanno talmente gola che anche aziende come la <a href="http://www.wimax-italia.it/2007/07/20/rai-way-pensa-gia-al-wimax/" target="_blank">rai</a> e <a href="http://www.wimax-italia.it/2008/02/05/mediaset-punta-al-wimax/" target="_blank">mediaset</a> si accapigliano, visti i costi/profitti&#8230; Un elenco dei concorrenti si può trovare <a href="http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/comunicati_stampa/elenco_offerte_iniziali_wimax2.pdf" target="_blank">qui in pdf</a>.</p>
<h4>2.3 Perchè le aste per il WiMAX sono la scelta peggiore per il cittadino&#8230;?</h4>
<p align="justify">Questa situazione si era presentata con la tecnologia UMTS. Tutti sappiamo come è andata a finire: una tecnologia di gran lunga superiore al GPRS e più economica; ma quante sono le persone che la sfruttano? magari solo per videotelefonare&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è stata intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l&#8217;accesso alle frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati. A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tutte le aziende vincitrici non avranno nessun interesse ad introdurre subito nel mercato la nuova tecnologia, prima dovranno sfruttare l&#8217;UMTS e l&#8217;HSPA, poi introdurranno piano piano il WiMAX a caro prezzo (dopo averlo blindato logicamente).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nessuno potrà ccostruirsi la propria rete senza fili WiMAX, come oggi succede per il wi-fi, in quanto trasmettere su quelle frequenze sarà un reato.</p>
<p align="justify">Nel caso particolare del WI-MAX, non stiamo parlando di tecnologie il cui costo in termini di infrastruttura sia molto elevato o riconducibile ad altre tipologie di servizi mobili anche di ultima generazione, ma di una SOLUZIONE DI INTERNETWORKING BEN DIFFERENTE, in grado di coprire molti aspetti e molti usi rispetto alle attuali soluzioni di connettività e servizi mobili e fissi ed il cui costo in configurazione ad uso personale rientra nei parametri di un investimento &#8220;casalingo&#8221; (poche centinaia di Euro), nonchè in quelli poco più elevati di un&#8217;attività amatoriale – quale potrebbe essere quella di un&#8217;associazione radioamatoriale – per un&#8217;installazione in grado di servire alcune decine di utenti.<br />
Non sembra quindi giustificato un approccio anteponente il permesso dello sfruttamento commerciale a vantaggio degli operatori del settore – con conseguente chiusura dello spettro radio interessato &#8211; all&#8217;uso privato SENZA SCOPO DI LUCRO a favore dei singoli cittadini italiani ed europei delle medesime frequenze e tecnologie.<br />
In tal modo si verificherebbe di fatto una DISCRIMINAZIONE di TECNOLOGIA ai danni dei cittadini e consumatori, poichè diverrebbe di fatto impossibile o molto difficile utilizzare il WI-MAX in regime libero a fronte di un&#8217;assegnazione dell&#8217;intero spettro frequenze (o della maggior parte di esso), a fini commerciali; verrebbe cancellata quindi la possibilità per chiunque di utilizzare in maniera AUTONOMA e LIBERA le apparecchiature STANDARD atte a realizzare le reti in questione, il cui commercio e diffusione sono invece mondialmente permessi (e riconosciuti anche in territorio Europeo). Una tale DISCRIMINAZIONE TECNOLOGICA sarebbe in contrasto con i principi cardine contenuti nell&#8217;emanazioni Comunitarie del settore <em>&#8220;Società  					dell&#8217;informazione&#8221;</em> sopracitata, cap. <em>Verso un nuovo quadro per l&#8217;infrastruttura delle comunicazioni elettroniche</em>, oltreché ben poco libertaria  					e democratica.</p>
<h3>3. Conclusioni&#8230;</h3>
<p align="justify">Per concludere, come al solito non ci si capisce niente&#8230; Tutto ingarbugliato, quando in altri stati è stato semplice senza bandi e senza giochini politici. Comunque mi frullano in testa alcune domande:</p>
<div>
<ul>
<li>perché si è deciso di mettere all&#8217;asta le frequenze? Magari lo stato deve guadagnare&#8230;</li>
<li>ma non guadagnerebbe di più non pagando telefonate e la connettività? allora deve guadagnare un privato (per logica se non guadagna lo stato guadagna il privato)&#8230;</li>
<li>ma allora chi ci guadagna? bho&#8230;</li>
<li>avremmo vantaggi dal WiMAX commerciale? si, sicuramente costerà un pò meno dell&#8217;UMTS a parità di prestazioni, un pò più caro a prestazioni superiori, sicuramente spropositatamente più caro del costo reale (cioè pochissimo)&#8230;</li>
<li>negli altri stati con il WiMAX libero, quali sono i costi? in Macedonia si và da 15 a 19 euro mensili qualsiasi tipo di comunicazione: fisso, cellulare o internet 24h/24h&#8230;</li>
<li>Ma il digital-divide? resterà sempre, non serve che il popolo comunichi altrimenti diventa troppo informato ed è un pericolo&#8230;</li>
</ul>
</div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ciao Saluti&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ps. Chiunque voglia firmare la petizione si trova <a href="http://www.wimaxlibero.org/" target="_blank">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cracking WEP-128bit in 60 secondi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni ricercatori della Technical University of Darmstadt hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel loro paper come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.
Una rete wireless protetta con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="xclock" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/xclock.png" alt="xclock" width="128" height="128" />Alcuni ricercatori della <a href="http://www.tu-darmstadt.de/index.en.html" target="_blank">Technical University of Darmstadt</a> hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.<br />
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel <a href="http://eprint.iacr.org/2007/120.pdf" target="_blank">loro paper</a> come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.<br />
Una rete wireless protetta con chiave 128-bit WEP può ora essere compromessa in meno di un minuto sfruttando la loro nuova metodologia di attacco.</p>
<p><span id="more-8"></span></p>
<p align="justify">Dal <a href="http://www.cdc.informatik.tu-darmstadt.de/aircrack-ptw/" target="_blank">loro sito web</a> è possibile scaricare un archivio compresso contenente il necessario per aggiungere il nuovo metodo al noto programma di cracking disponibile su Linux: &#8220;WEP Aircrack&#8221;.<br />
Fino ad adesso gli attacchi WEP più efficienti richiedevano per lo meno 500.000 pacchetti WEP utili per calcolare la chiave 104-bit usata dal sistema di protezione WEP 128-bit.<br />
Una maniera molto semplice per collezionare pacchetti dati è quello di usare la tecnica dell’ARP reinjection, injection forzata di query ARP crittate.<br />
In questo modo anche una rete wireless poco trafficata può essere compromessa in un tempo variabile dai 10 ai 40 minuti.</p>
<p align="justify">I ricercatori sono stati in grado di migliorare l’attacco sviluppato da Klein contro l’algoritmo RC4 usata dal WEP, in maniera che i singoli bytes della chiave possano essere calcolati in maniera indipendente.<br />
Il risultato è che con 40.000 pacchetti WEP c’è il 50% di possibilità di calcolare la chiave corretta.<br />
Con 85.000 pacchetti la percentuale sale al 95%.<br />
Il loro attacco stando a quanto dichiarato dovrebbe funzionare anche con WEPPlus, visto che la loro metodologia non è diretta verso la debolezza degli IVs, cosa che appunto WEPPlus nel tentativo di migliorare la sicurezza evita di utilizzare.</p>
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