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	<title>Arturu.it &#187; wireless</title>
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	<description>La necessità di parlare, l&#039;imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l&#039;uomo più grande.</description>
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		<title>Wi-Max com&#8217;è andata a finire..</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

L&#8217;asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-35" title="amarok-alt" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/amarok-alt.png" alt="amarok-alt" width="128" height="128" />L&#8217;asta per asegnare le frequenze del WiMax è finita, si sono assegnate le frequenze e le aree di utilizzo, quindi il WiMax potrà partire e portare benefici per tutti! Dovrebbero essere tutti felici e contenti, nessuna contestazione, nessun muso lungo, ma purtroppo non è così. Perché questo? forse perché non si è mai contenti? per il gusto di contestare? oppure c&#8217;è qualcosa che non và&#8230; In questo articolo cercherò di affrontare il problema e andare a vedere perché alcuni si ostinano a contestare anche quando sembrerebbe tutto risolto.<span id="more-599"></span></p>
<h4>La situazione italiana.</h4>
<p align="justify">Le licenze per l&#8217;utilizzo delle frequenze sono state assegnate. I costi sono esorbitanti, in totale <strong>136.337.000</strong> di euro, un valore molto superiore a quello registrato negli altri paesi europei, + 176% sulla base d&#8217;asta. Molti temono, specialmente le associazioni consumatori che le spese folli per le licenze portino ad un costo elevatissimo del servizio come è già successo per l&#8217;UMTS, cioè che il servizio diventi costoso a fronte del proposito di superare il problema del digital divide italiano.</p>
<p align="justify"><em>Una competizione vivace, che secondo il ministro delle TLC Paolo Gentiloni è &#8220;testimonianza sia dell&#8217;interesse per questa nuova tecnologia di <em>banda larga senza fili</em>, sia dell&#8217;impegno che le imprese vincitrici vorranno sostenere per far partire in Italia i servizi WiMax&#8221;. (si poteva fare benissimo statale, come avrebbero voluto molte regioni, provincie e comuni, ndr).</em></p>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/30.jpg" border="0" alt="copertura AIRadsl e AFT" width="500" height="348" /></div>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/31.jpg" border="0" alt="blocco B" width="500" height="350" /></div>
<div><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080230/32.jpg" border="0" alt="blocco c" width="500" height="353" /></div>
<p align="justify">Le frequenze assegnate, su cui si dovrà costruire le reti WiMax, sono da 3,4 a 3,6 GHz. Sono proprio queste bande di frequenze che generano molte discussioni e malcontenti.</p>
<h4>La questione delle frequenze</h4>
<p align="justify">Per costruire una rete senza fili le frequenze che si scelgono per trasmettere i dati sono vitali. Detto semplicemente: <span style="text-decoration: underline;">più</span> alta è la frequenza <span style="text-decoration: underline;">meno</span> lontano andrà il segnale. In termini pratici: a 900 MHz (0,9 GHz) si riesce ad arrivare fino a 25 Km (in aree extraurbane) con i 1800 MHz (1,8 GHz, il famoso dualband) bisogna scendere a 6 Km. All&#8217;avvento dell&#8217;UMTS, HSDPA e simili si è scelta come frequenza i 2,1 GHz, questo ha fatto si che delle tecnologie molto superiori al GSM hanno delle prestazioni pessime sulla distanza e decenti vicino alla cella. All&#8217;epoca del lancio dell&#8217;UMTS le compagnie per migliorare le prestazioni furono costrette ad avvicinare ed aumentare il numero di celle, di consegueza aumentarono i costi. Per un approfondimento su questo tema è utile leggere <a href="http://www.mvpnetwork.it/attualita/sitoriali/il-wimax-fa-schifo-se-non-si-conosce.html" target="_blank">questo articolo</a>. Visto cosa è successo con l&#8217;UMTS, l&#8217;HSDPA, ecc, non è servito d&#8217;esperienza, per il WiMax si è scelto comunque di utilizzare le frequenze molto alte che vanno da 3,4 a 3,6 GHz.</p>
<p align="justify">Questo modo di procedere, dalla scelta delle frequenze alla messa all&#8217;asta delle frequenze, fa diventare il WiMax da molto economico e affidabile a molto costoso e poco perfomante. Chi costruirà le reti dovrà prima di tutto costruire altre celle (ripetitori e antenne per intenderdi) molto più vicine rispetto a quelle già presenti (quindi con tutte le problematiche del caso, vedasi tutti i permessi e resistenze dei cittadini a mettere nuove antenne vicino alle case) che faranno lievitare i costi. Secondo, le compagnie dovranno rientrare dei costi delle licenze, sempre se non venderanno a pezzetti le aree ad altre compagnie (è previsto dal bando di gara, se chi si aggiudica la gara non utilizzerà le frequenze dovrà rivendere a chi ne faccia richiesta) che faranno lievitare i costi.</p>
<p align="justify">Sul problema delle frequenze è utile leggere <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2233043" target="_blank">questo articolo</a> (vicenda) e <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2234514" target="_blank">questo articolo</a> (per sapere come è andata a finire), la vicenda poteva servire da esperienza per l&#8217;Italia, ma non è stato così.</p>
<h4>In altri paesi che si fa? Funziona?</h4>
<p align="justify">Alcuni paesi hanno più saggiamente scelto (a partire dall&#8217;UMTS, l&#8217;HSDPA, ecc.), frequenze molto più lunghe (basse). Queste scelte hanno portato dei vantaggi notevoli, in alcuni casi a prestazioni superiori alle aspettative come in Giappone.</p>
<p align="justify">Negli USA si vorrebbe costruire una rete WiMax nazionale e coprire tutto il territorio degli Stati Uniti. Per questo ci sono stati degli investimenti di circa 2,7 miliardi di dollari (1,7 miliardi di euro) si pensa che si riuscirà a costruire la rete entro 12-24 mesi. Ma la cosa più importante è la frequenza che si adotterà: saranno i 700 MHz (0,7 GHz). Per approfondire leggere <a href="http://punto-informatico.it/2235606/Telefonia/News/WiMax--S-igrave---mettiamoci-qualche-miliardo-di-dollari/p.aspx" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
<p align="justify">In Giappone, molto più avanzati, l&#8217;azienda <a href="http://www.nttdocomo.com/" target="_blank">NTT DoCoMo</a> dal 2006 si sta attrezzando (terminerà nel 2009) ad incrementare le velocità dell&#8217;HSDPA e dell&#8217;HSUPA fino a 300 Mbit in download e 75 Mbit in upload, questa azienda utilizza come frequenza i 20 MHz (0,02 GHz), approfondimento su <a href="http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2237023" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p align="justify">Trarre delle conclusioni è facile.</p>
<p align="justify"><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;utilità e l&#8217;economicità di una tecnologia dipende da chi decide e amministra.</span></p>
<p align="justify">Ciao, Arturu.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wi-MAX: l(&#8217;)a (a)rivoluzione democratica</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/29/wi-max-la-arivoluzione-democratica/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:15:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal 2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare ma sta diventanto (come al solito) la gallina d&#8217;oro per i soliti operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere l&#8217;evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che con un costo irrisorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-321" title="network_local3" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/network_local3.png" alt="network_local3" width="128" height="128" />Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal 2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare ma sta diventanto (come al solito) la gallina d&#8217;oro per i soliti operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere l&#8217;evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che con un costo irrisorio (intorno ai 1000 euro ogni 7850 km<sup>2</sup>) permette di collegare ad internet qualsiasi persona munita di computer, PDA, Smartphone e cellulare con velocità a partire da 1 Mbit/s fino a 70 Mbit/s. In questo articolo cercherò, nel limite delle mie capacità mentali, di affrontare questo problema controverso&#8230;</p>
<p><span id="more-591"></span></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-595" title="wimax" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/wimax.jpg" alt="wimax" width="300" height="210" />WiMAX è una tecnologia di trasmissione senza fili d&#8217;accesso a banda larga, in grado di fornire elevate prestazioni, in termini di velocità di trasmissione di dati, a basso costo. La possibilità di essere utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalle caratteristiche geografiche (si possono utilizzare sistemi WiMAX, in tutti gli ambienti, dall’urbano al rurale), rende WiMAX competitivo sul mercato per ogni tipo di utenza (dall’azienda all&#8217;utente singolo). WiMAX è in grado di operare sia su bande di frequenza sottoposte a licenza (cioè porzioni dello spettro frequenziale assegnate in uso esclusivo dalle istituzioni governative preposte a enti e aziende, solitamente dietro compenso) che su bande &#8220;non licenziate&#8221; (cioè su frequenze per il cui utilizzo non vi è alcun pagamento). La tecnologia supporta velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s in aree metropolitane, utilizzando una tecnologia che non richiede la visibilità ottica tra le stazioni. Secondo i proponenti di WiMAX questa ampiezza di banda è sufficiente per supportare simultaneamente almeno 40 aziende con connettività di tipo T1 e 70 abitazioni con connettività al livello DSL da 1 Mbit/s.</em> (Definizione tratta da Wikipedia, per approfondire <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/WiMAX" target="_blank">clicca qui</a>).</p>
<h3>2. In Italia che succede&#8230;?</h3>
<p align="justify">Per rendere operativa una rete WiMAX sono essenziali le frequenze radio su cui far transitare il segnale. In Italia fino a qualche tempo fà, queste frequenze, erano utilizzate dal Ministero della Difesa. Di recente, il Ministero, ha migrato le comunicazioni su altre frequenze con la seguente motivazione: <em><a href="http://www.comunicazioni.it/approfondimenti/pagina18.html" target="_blank">un contributo all&#8217;eliminazione del DIGITAL-DIVIDE nel Bel Paese</a>, la creazione di un&#8217;alternativa al terrestre per quanto riguarda la connettività, la risoluzione della copertura dell&#8217;ultimo miglio</em>, ecc., ecc. &#8230; bla, bla, bla &#8230; e paroloni vari&#8230;</p>
<h4>2.1 Potenzialità&#8230;</h4>
<p align="justify">Wooow!!! Bellissima iniziativa!!! Dunque ogni comune con 1000 euro (100 più, 100 meno) ogni 50 km può installare una bella antenna e condividere la connessione, così facendo si riuscirebbe a coprire l&#8217;intero territorio italiano con una bella rete pubblica. I vantaggi potrebbero essere molteplici: connessione per tutti i computer della nazione, connessione di tutti i dispositivi mobili. Con un solo investimento (quasi irrisorio) si <strong>riducono di circa il 90% il costo</strong> delle connessioni ad internet e si <strong>azzerano</strong> i costi delle telefonate sia per la Pubblica Amministrazione che per i cittadini. Per chi non fosse a conoscenza: su qualsiasi computer connesso ad internet si possono usare i programmi di VoIP (il più famoso è Skype) per far transitare attraverso internet le telefonate, la stessa cosa si può fare con un portatile, PDA e Smartphone; ultimamente esistono alcuni cellulari (io conosco quello della <a href="http://www.macitynet.it/macprof/aA23865/index.shtml" target="_blank">Nokia</a> di qualche anno fa, intanto ne sono nati altri) che possono aggangiarsi alle reti wireless e con skype installato si può chiamare gratis un altro dispositivo connesso ad internet (in tutto il globo). C&#8217;è una nazione vicino a noi che è riuscita a realizzare tutto questo: la macedonia (per approfondimenti cliccare <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1351175" target="_blank">qui</a> e <a href="http://blog.iltuoweb.net/2005/12/07/la-macedonia-verso-lopen-source.html" target="_blank">qui</a>).</p>
<h4>2.2 Dalla fantasia alla realtà&#8230;</h4>
<p>Ritorniamo in Italia, ops, alla realtà&#8230;</p>
<p align="justify">In Italia si è deciso di dividere in territorio in grandi maxi-aree e mettere all&#8217;asta le relative frequenze a cui si può partecipare soltando avendo dei requisiti particolari (<a href="http://www.comunicazioni.it/ministero/ufficio_stampa/comunicati_stampa/pagina111.html" target="_blank">bando</a>). Tutto questo procedere sembra in netto contrasto con quanto, anche a livello Comunitario, sia stato sempre espresso come <em><span style="text-decoration: underline;">diritto  					d&#8217;accesso alla tecnologia</span></em> da parte dei cittadini, ispiratore di varie direttive EU in ambito ICT a far capo dalla nota <em>direttiva  					quadro</em> del Parlamento Europeo e del Consiglio, n. 2002/21/CE del 7 marzo 2002, che <em>&#8220;istituisce un quadro normativo comune  					per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica&#8221;</em> (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l24216a.htm" target="_blank">leggi</a>) e ribadito nei vari titoli  					del capitolo <em>&#8220;Società dell&#8217;Informazione&#8221;</em>, (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/s21012.htm#APPROCHE" target="_blank">leggi</a>).</p>
<p align="justify">Su questa decisione hanno protestato in molti, comprese alcune provincie e comuni (<a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/gara-wimax/polemiche-bando/polemiche-bando.html" target="_blank">come quello di genova</a>):</p>
<p align="justify"><em>Il punto è che questa promettente tecnologia banda larga senza fili è stata attesa per due anni, da vari soggetti, pubblici e privati; e ora che finalmente sta per essere lanciata si scontra con le aspettative di molti. Ognuno aveva fatto piani per utilizzarla ai propri scopi. &#8220;Noi avremmo voluto usare il WiMax per creare una rete cittadina a Genova, con servizi pubblici innovativi&#8221;, spiega a </em><em>Repubblica.it Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto Città Digitale. Il problema? &#8220;Per realizzare il nostro sogno saremmo costretti a concorrere con gli operatori, nell&#8217;asta prevista dal bando, per ottenere una licenza WiMax&#8221;, spiega Bollorino. &#8220;E con le risorse finanziarie di una pubblica amministrazione è cosa molto improbabile riuscire nell&#8217;intento. Tra l&#8217;altro non c&#8217;è nemmeno una licenza che vada bene per noi. Le licenze all&#8217;asta sono regionali o riguardano più regioni accorpate. Non ce ne sono per singole province&#8221;. </em></p>
<p align="justify">Queste licenze fanno talmente gola che anche aziende come la <a href="http://www.wimax-italia.it/2007/07/20/rai-way-pensa-gia-al-wimax/" target="_blank">rai</a> e <a href="http://www.wimax-italia.it/2008/02/05/mediaset-punta-al-wimax/" target="_blank">mediaset</a> si accapigliano, visti i costi/profitti&#8230; Un elenco dei concorrenti si può trovare <a href="http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/comunicati_stampa/elenco_offerte_iniziali_wimax2.pdf" target="_blank">qui in pdf</a>.</p>
<h4>2.3 Perchè le aste per il WiMAX sono la scelta peggiore per il cittadino&#8230;?</h4>
<p align="justify">Questa situazione si era presentata con la tecnologia UMTS. Tutti sappiamo come è andata a finire: una tecnologia di gran lunga superiore al GPRS e più economica; ma quante sono le persone che la sfruttano? magari solo per videotelefonare&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è stata intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l&#8217;accesso alle frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati. A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tutte le aziende vincitrici non avranno nessun interesse ad introdurre subito nel mercato la nuova tecnologia, prima dovranno sfruttare l&#8217;UMTS e l&#8217;HSPA, poi introdurranno piano piano il WiMAX a caro prezzo (dopo averlo blindato logicamente).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nessuno potrà ccostruirsi la propria rete senza fili WiMAX, come oggi succede per il wi-fi, in quanto trasmettere su quelle frequenze sarà un reato.</p>
<p align="justify">Nel caso particolare del WI-MAX, non stiamo parlando di tecnologie il cui costo in termini di infrastruttura sia molto elevato o riconducibile ad altre tipologie di servizi mobili anche di ultima generazione, ma di una SOLUZIONE DI INTERNETWORKING BEN DIFFERENTE, in grado di coprire molti aspetti e molti usi rispetto alle attuali soluzioni di connettività e servizi mobili e fissi ed il cui costo in configurazione ad uso personale rientra nei parametri di un investimento &#8220;casalingo&#8221; (poche centinaia di Euro), nonchè in quelli poco più elevati di un&#8217;attività amatoriale – quale potrebbe essere quella di un&#8217;associazione radioamatoriale – per un&#8217;installazione in grado di servire alcune decine di utenti.<br />
Non sembra quindi giustificato un approccio anteponente il permesso dello sfruttamento commerciale a vantaggio degli operatori del settore – con conseguente chiusura dello spettro radio interessato &#8211; all&#8217;uso privato SENZA SCOPO DI LUCRO a favore dei singoli cittadini italiani ed europei delle medesime frequenze e tecnologie.<br />
In tal modo si verificherebbe di fatto una DISCRIMINAZIONE di TECNOLOGIA ai danni dei cittadini e consumatori, poichè diverrebbe di fatto impossibile o molto difficile utilizzare il WI-MAX in regime libero a fronte di un&#8217;assegnazione dell&#8217;intero spettro frequenze (o della maggior parte di esso), a fini commerciali; verrebbe cancellata quindi la possibilità per chiunque di utilizzare in maniera AUTONOMA e LIBERA le apparecchiature STANDARD atte a realizzare le reti in questione, il cui commercio e diffusione sono invece mondialmente permessi (e riconosciuti anche in territorio Europeo). Una tale DISCRIMINAZIONE TECNOLOGICA sarebbe in contrasto con i principi cardine contenuti nell&#8217;emanazioni Comunitarie del settore <em>&#8220;Società  					dell&#8217;informazione&#8221;</em> sopracitata, cap. <em>Verso un nuovo quadro per l&#8217;infrastruttura delle comunicazioni elettroniche</em>, oltreché ben poco libertaria  					e democratica.</p>
<h3>3. Conclusioni&#8230;</h3>
<p align="justify">Per concludere, come al solito non ci si capisce niente&#8230; Tutto ingarbugliato, quando in altri stati è stato semplice senza bandi e senza giochini politici. Comunque mi frullano in testa alcune domande:</p>
<div>
<ul>
<li>perché si è deciso di mettere all&#8217;asta le frequenze? Magari lo stato deve guadagnare&#8230;</li>
<li>ma non guadagnerebbe di più non pagando telefonate e la connettività? allora deve guadagnare un privato (per logica se non guadagna lo stato guadagna il privato)&#8230;</li>
<li>ma allora chi ci guadagna? bho&#8230;</li>
<li>avremmo vantaggi dal WiMAX commerciale? si, sicuramente costerà un pò meno dell&#8217;UMTS a parità di prestazioni, un pò più caro a prestazioni superiori, sicuramente spropositatamente più caro del costo reale (cioè pochissimo)&#8230;</li>
<li>negli altri stati con il WiMAX libero, quali sono i costi? in Macedonia si và da 15 a 19 euro mensili qualsiasi tipo di comunicazione: fisso, cellulare o internet 24h/24h&#8230;</li>
<li>Ma il digital-divide? resterà sempre, non serve che il popolo comunichi altrimenti diventa troppo informato ed è un pericolo&#8230;</li>
</ul>
</div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ciao Saluti&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ps. Chiunque voglia firmare la petizione si trova <a href="http://www.wimaxlibero.org/" target="_blank">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cracking WEP-128bit in 60 secondi</title>
		<link>http://www.arturu.it/blog/2009/09/16/cracking-wep-128bit-in-60-secondi/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arturu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni ricercatori della Technical University of Darmstadt hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel loro paper come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.
Una rete wireless protetta con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="xclock" src="http://www.arturu.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/xclock.png" alt="xclock" width="128" height="128" />Alcuni ricercatori della <a href="http://www.tu-darmstadt.de/index.en.html" target="_blank">Technical University of Darmstadt</a> hanno raggiunto un nuovo traguardo per quanto riguarda il cracking di rete wireless protette da WEP.<br />
Erik Tews, Andrei Pychkine e Ralf-Philipp Weinmann hanno descritto nel <a href="http://eprint.iacr.org/2007/120.pdf" target="_blank">loro paper</a> come siano stati in grado di ridurre il numero di pacchetti catturati necessari per un attacco valido.<br />
Una rete wireless protetta con chiave 128-bit WEP può ora essere compromessa in meno di un minuto sfruttando la loro nuova metodologia di attacco.</p>
<p><span id="more-8"></span></p>
<p align="justify">Dal <a href="http://www.cdc.informatik.tu-darmstadt.de/aircrack-ptw/" target="_blank">loro sito web</a> è possibile scaricare un archivio compresso contenente il necessario per aggiungere il nuovo metodo al noto programma di cracking disponibile su Linux: &#8220;WEP Aircrack&#8221;.<br />
Fino ad adesso gli attacchi WEP più efficienti richiedevano per lo meno 500.000 pacchetti WEP utili per calcolare la chiave 104-bit usata dal sistema di protezione WEP 128-bit.<br />
Una maniera molto semplice per collezionare pacchetti dati è quello di usare la tecnica dell’ARP reinjection, injection forzata di query ARP crittate.<br />
In questo modo anche una rete wireless poco trafficata può essere compromessa in un tempo variabile dai 10 ai 40 minuti.</p>
<p align="justify">I ricercatori sono stati in grado di migliorare l’attacco sviluppato da Klein contro l’algoritmo RC4 usata dal WEP, in maniera che i singoli bytes della chiave possano essere calcolati in maniera indipendente.<br />
Il risultato è che con 40.000 pacchetti WEP c’è il 50% di possibilità di calcolare la chiave corretta.<br />
Con 85.000 pacchetti la percentuale sale al 95%.<br />
Il loro attacco stando a quanto dichiarato dovrebbe funzionare anche con WEPPlus, visto che la loro metodologia non è diretta verso la debolezza degli IVs, cosa che appunto WEPPlus nel tentativo di migliorare la sicurezza evita di utilizzare.</p>
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