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Storia della musica
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Indice Musica Musica/ Storia/ Capitolo 1.2/


» Gli egiziani
» I popoli mesopotanici
» Israele
» I cinesi
» L'asia orientale
» Gli indiani

Gli egiziani

Fin dalle più antiche dinastie gli egiziani collegarono gli strumenti alle divinità e alle manifestazioni religiose.
La musica sascra era regolata dai sacerdoti, i quali si opponevano sempre a ogni tentativo di modificare o rinnovare i riti, e quindi anche i canti. Questi erano di loro pertinenza esclusiva; solo dal XVI secolo a.C. ne fu consentito l'esercizio alle donne, purchè di famiglia sacerdotale.
All'inizio del' III millennio a.C. la musica profana dell'egitto aveva già raggiunto un notevole grado di sviluppo; le esecuzioni erano affidate a cantori e a strumentisti di sesso maschile; gli strumenti più diffusi erano arpe e i flauti. In seguito alle imprese militari dei seecoli XVIII-XIV a.C. gli egiziani vennero a contatto con le usanze dei popoli vinti, che presero il sopravvento sulle loro tradizioni. Le esecuzioni musicali in quest'epoca vennero affidate soprattutto a danne professioniste, in particolare a quelle di origine siriana.

Della musica egiziana si conosce poco, ad eccezione degli strumenti che sono noti grazie ad esemplari che si sono ritrovati in tombe o raffigurati in pitture e illustrazioni sulle pareti delle tombe o su pariri. Uno strumento assai diffuso era l'arpa, già usata durante la IV dinastia, successivamente diffusa in varie dimensioni e focce e perfezionata nella fattura; un altro cordofono molto noto e antico era la cetra; meno diffusa la pandora, di orogine orientale.
Uno studio sulla'accordatura dell'arpa indusse Curt Sachs ad affermare che gli egiziani conoscevano ed impiegavano scale pentafoniche discendenti. Altri espressero l'opinioni che gli egiziani, come i greci, conoscessero anche la scala eptafonica.
Tra gli strumenti a fiato il più comune era il flauto di legno, già raffigurato in una tavoletta del III millennio a.C. Erano diffusi anche i flauti doppi, prima a canne parallele, poi disposte angolarmente. Antichissime erano anche le trombe. Tra gli strumenti a percussione, le castagnette costituite con meteriale di varie specie, i sistri, i crotali, ecc.
Nel III secolo a.C. l'egiziano Ctesibio di Alessandria inventò l'hydraulos, o organo idraulico, funzionante ad aria, ma sulla base del principio fisico dei vasi comunicanti.
Molte illustrazioni, su pareti o papiri, riproducono esecutori che suonano il loro strumento avendo di fronte cantori che atteggiano variamente le braccia, le mani, le dita. Sachs e Hickmann hanno proposto di dare a queste varie posizioni di chironomia e le hanno interpretate come una sorta di naotazione.


I popoli mesopotanici

Anche presso i popoli della mesopotania, fin dalla preistoria, la musica fu legata alle cerimonie religiosee agli dei vennero assegnati strumenti o attibuti musicali. Più avanti, la musica si sarebbe giovata dagli studi di matematica e di stronomia, molto coltivati.
Della musica e delle usanze musicali dei numeri, degli assiri e dei babilonesi conosciamo soprattutto gli strumenti. Ne sono stati conservati alcuni esemplari e molti sono raffigurati in dipinti, graffiti e bassorilievi. Dallo studio condotto sulle arpe alcuni studiosi hanno creduto d poter individuare i tipi di scale impiegati: secondo Curt Sachs la pentafonica, secondo Francis W. Galpin la eptafonica.
Gli strumenti più usati e più diffusi in oltre duemila anni di storia furono anzitutto l'arpa, che i Sumeri avevano già condotto a perfezione costruttiva, poi la cetra, di cui un bel esemplare è rappresentato sullo stendardo di Ur, opera dell'arte sumerica che risale al 2500 a.C. Vengono poi i flauti dritti, in legno e in metallo, castagnette, sistri, piatti.
La musica sacra era coltivata dai sacerdoti e dai cantori fin dal terzo millennio a.C. Accanto ad essa sbocco la musica profana, specialmente conviviale, realizzata da esecutori e cantori di entrambi sessi.
Nel I millennio gli Assiri impiegarono la musica anche per stimolare i soldati al combattimento.

Al British Museum di Londra sono conservati dei bassorilievi Assiri dei secoli VIII e VII a.C. che riproducono schiere di suonatori d'arpa, di flauto doppio e di tamburo, seguiti da cori di donne e fanciulli.


Israele: la cantillazione, il jubilus, i salmi

In molti passi della bibbia si parla di canti, accompagnati da strumenti e talvolta da danze, con il quale il "popolo di dio" esprimeva coralmente i propri sentimenti di giubilo o di tristezza.
La musica ebraica toccò il maggior fulgore nel periodo dei re ( XI - X sec. a.C. ). Davide era provetto arpista, e compose molti salmi. ( La tradizione che attribuiva a lui la creazione di tutti i 150 salmi è stata confutata dalla moderna critica ). Dopo di lui Salomone organizzò professionalmente il servizio dei cantori del tempo di Gerusalemme. Della teoria e della pratica musicale degli ebrei si conosce ben poco.
Gli strumenti più usati dagli ebrei furono il kinnor ( strumento a 10 corde pizzicate ), l'ugab ( zampogna o flauto dritto ), lo sciofar ( corno di capra, antenato dello strumento tuttora in uso rituale nelle sinagoghe ).
All'inizio del nostro secolo un musicologo lettore, Abramo Z. Idelsohn registrò e trascrisse canti di alcune tribù ebraiche stanziate nello Yemen e nella palestina, le quali attraverso i secoli avevano conservato ( presumibilmente immune da contaminazioni ) il patrimonio di canti, specialmente religiosi, ereditano dal passato.
Questo fu il primo contributo scientifico allo studio della musica degli ebrei, successivamente ampliato e approfondito dagli studi musicologi. Il sucessivo raffronto dei canti raccolti dall'Idelsohn con melodie Gregoriane mostro evidenti affinità fra essi. Da qui si argomentò che la musica ebraica avesse profondamente influenzato la nascita del canto cristiano.
Gli studi più recenti confermarono che la matrice dei primi canti cristiani si trova in modi esecutivi e forme che erano propri della tradizione liturgica ebraica e sconosciuti della musica greco-romana. Essi sono la cantillazione, uno stile di recitazione intonata, regolata dal ritmo verbale dei testi sacri, la quale muove su poche note contigue; e il jubilus, vocalizzo a volte molto esteso svolto sulle sillabe di alcune parole rituali ( per esempio, l'invocazione alleluja ).
Grande spazio accupava nel culto ebraico l'esecuzione dei salmi, guidata da un cantore-solista a capo dell'assemblea dei fedeli, coinvolti in maniere diverse di partecipazione ( ripetizione o alternaza di versetti; risposte con formule fisse o variante ).


I Cinesi

Fonti numerosi e di vario genere ci ragguagliano sull'importanza che aveva la musica presso i cinesi.
Il primo elemento caratteristico è che essa non era solo un linguaggio, ma anche un aspetto di una concezione cosmologica unitaria. I suoni musicali venivano posti in relazione con l'ordine dell'universo: con i punti cardinali, con le stagioni, con i pianeti, gli elementi i colori, con determinate sostanze, con certe forze, ecc.
I cinesi inoltre ( come avverrà poi con i greci e nel medioevo cristiano ), attribuivano alla musica la capacità di influire sui costumi. Confucio scrisse: « Volete sapere se un popolo è ben governato e ha buoni costunmi? Ascoltate la sua musica ». Perciò vari imperatori emanarono leggi che ne regolavano l'uso, tra il II e il I secolo a.C. Wu Ti, fondò l'ufficio imperiale della musica.
Già durante le prime dinastie i cinesi avevano adottato la scal pentafonica ( composta di una successione analoga alla nostra do-re-mi-sol-la ); ma nel III secolo a.C. la loro teoria contemplava anche una scala di 12 note, formata dall'unione dei 6 liu femminili ci i 6 liu maschili. La serie dei 12 suoni non costituiva però una scala cromatica, ma "la disposizione ordinata di tutte le note nel firmamento musicale".

I cinesi impegano un gran numero di strumenti, che spesso venivano riuniti in organismi paragonabili alle nostre orchestre.
Uno degli strumenti più antichi, già consciuti all'epoca della dinastia Shang ( sec. XI a.C. ) fu il King ( litofono ), serie di lastre di pietra calcarea a forma di L, che venivano appese ad un telaio e percosse con un mazzuolo.
Durante la dinastia Chou ( sec. X - VIII a.C. ) furono inventati e diffusi altri idiofoni e alcuni cordofoni; tra questi ultimi il chin, salterio con la cassa a forma di semitubo munito di sette corde. Uno strumento caratteristico è il cheng, o organo a bocca: un recipiente sferico costituito da una zucca o in legno, con un'imboccatura; sul recipiente sono infisse 13 sottili canne di bambù, di diverse lunghezze.
Altri strumenti: campane, sonagli, flauti traversi, doppi flauti, siringa, altri tipi di salterii, il pipar liuto dal manico corto.
Le melodie cinesi più antiche a noi pervenute risalgono all'epoca Tang ( sec. VII - X d.C. ).


I popoli ell'asia orientale

La musica cinese influenzò largamente la musica di tutti i popoli dell'Asia orientale ed a est dell'India: Indocina e Siam, Tibet, Mongolia, Corea e Giappone, ma soprattutto Giava e Bali, nelle isole malesi.
Tutti impiegavamo in prevalenza scale pentafoniche, di vari generi e modi, a volte anche con intervalli di terza maggiore e semitoni, ma pure scale eptafoniche e con temperamento equabile.
Presso quasi tutti questi popoli, inoltre, erano diffuse orchestre, di corte e di villaggio, ipiegate per occasioni festive e per le danze.
Gli strumenti che di solito si trovavano in tali complessi, ma in formazioni che differiscono da luogo a luogo e da un'epoca all'altra, sono: le pietre sonore, il carillon di pietre, le campane, il carillon di campane, i metallofoni, gli xilofoni, i flauti dritti. i salteri a semitubo, i liuti, le arpe, i tamburi.
Per la sua singolarità o per sua curiosità che suscitò nel 1889 in occidente, quando fu presentata per la prima volta all'Esposizione Universale di Parigi, merita un cenno a parte la musica di Bali, piccola isola dell'arcipelago malese vicino a Giava.
L'orchestra balinese prende il nome di gamelan ed è costituita pressochè integralmente di idiofoni: metallofoni, xilofoni e gong, di diverse dimensioni e quindi con suoni di diverse altezze; inoltre tamburi. Di solito questi strumenti svolgono melodie di quattro suoni ( per esempio sol, la, si, re ); alcune con funzioni di cantus firmus ( e sono affidate a metallofoni chiamati gender ), altre con figurazioni più mosse.


Gli indiani

Nessuno dei popoli extraeuropei può vantare una storia musicale così estesa nel tempo evaria nella teoria e nella pratica quanto gli indiani.
La musica ebbe sempre una grande importanza nella loro cultura. I Veda contengono numerosi canti dello stadio più antico. Le varie dinastie, indigene o straniere, conferirono sempre un posto di rilievo alla musica; nelle cerimonie religiose e quelle di corte, nei trattamenti dei privati, nella letteratura e nei trattati.
Assai complesso è il sistema musicale indiano, che risale al II secolo a.C. e si basa sopra un numero grandissimo di scale. Base comune di tutte le scale è l'ottava, suddivisa come nel sistema occidentale, in sette tra toni e semitoni. Ma l'organizzazione di questa scala era molto complessa, in quanto ognuno degli intervalli era suddiviso in due, in tre o in quattro srutis o elementi: in tutto 22 srutis, come si vede dal seguente schema ricostruito da Sachs:


Scala indiana

Questa articolazione consentiva un numero notevolmente alto di scale modali, differenti tra loro per la posizine dei toni e dei semitoni per le note di riferimento ( le nostre toica, sottodominante, dominante ecc. ). Tali modi avevano il mone di râgas, che significa colore, stato d'animo; ogni râga stabiliva un modello di melodia. Il numero di râgas è molto alto i teorici ne elencavano diverse migliaia.

Gli indiani usarono numerosi strumenti, che i testi indiani raggruppavano in quattro categorie: gli idiofoni ( specialmente i cimbali ); i tamburi, molto antichi tra cui il tabla, coppia di tamburi: di ottone e semisferico quello suonato con la mano sinistra, di legno e cilindrico quello suonato con la mano destra; gli struemnti a fiato ( vari tipi di flauti di bambù; oboi ) e, più importanti di tutti i cordofoni.
Tra questi ultimi più importanti la vina, strumento attribuito alla dea della sapienza, Sarasvati. è costituita da un bastone cavo di bambù, sorretto alle due estremità da zucche, su cui sono allocate sette corde parallele sostenute da cavalletti; esse sono pizzicate mediante un plettro.
Uno strumento moderno a corde pizzicate è la sitar, affine alla vina e fornita di corde di risonanza.
Lo strumento ad arco più importante è il sarangi, di forma tozza e quadrata, munito di 4 corde, oltre a numerose altre che vibrano per simpatia.

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